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Una storia di Mrhappy

IL NOSTRO PRIMO BACIO

"Ma poco mi importa, sono troppo rapito dai suoi occhi e dal movimento delle sue labbra"

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6 minuti

Pubblicato il 19 ottobre 2018 in Storie d’amore

Tags: #alba #bacio #inizio #primo

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“Posso farti una proposta?”

“Cioè?”

“Ti va di andare nel luogo in cui ci siamo visti per la prima volta?”

“Si, per me va bene!”.

Molto timidamente ci avviamo entrambi verso quel luogo a noi molto familiare, eravamo entrambi goffi a causa dell’alcol; lei pensava fossi matto o estremamente romantico, lo ero davvero, io la vedevo quasi in difficoltà come se si aspettasse chissà cosa da me e non fosse stata in grado di saper reggere magari quel qualcosa, ma comunque più serena di me. Era la terza volta che ci vedevamo nonostante ci conoscessimo da due anni. La prima volta che ci siamo visti fu così per caso nel luogo in cui ci stavamo recando, da quel giorno, poi, è passato un anno e nessuno dei due ha avuto l’occasione di rivedersi; giri diversi, luoghi diversi, amici diversi. Dopo un anno per caso invece ci fu il secondo incontro. Eravamo nello stesso bar, entrambi sbronzi, lei mi salutò ma io non la riconobbi e per farmi perdonare allora le scrissi. Dopo aver parlato per un po’ mi annunciò di una sua partenza che sarebbe durata una settimana: “Cazzo che agonia”, pensai, però quel tempo volò. Ci mandavamo molti messaggi ed eravamo contenti di farlo. Poi c’è oggi, la terza volta che ci siamo visti. C’è un concerto in città solo che non ci importa, a noi importa solo di stare insieme e allora andiamo a bere in un bar; fino alla fatidica proposta che le ho avanzato prima. Arrivati in quella piazzetta così familiare le avanzo un’altra proposta.

“Saliamo sull’elefantino?”

“Certo che sei strano. Come mai? Vuoi guardarmi il culo mentre salgo?”, mi chiese lei scherzando. Io le rispondo con un sorriso.

“E perché allora?”

“Dici che ti ascolto poco, quindi ho deciso che saliamo e siamo uno di fronte all’altra in modo tale che possiamo guardarci in faccia.”.

“Bene, allora accetto la tua proposta!”.

Una volta saliti siamo occhi negli occhi e non potevo desiderare cosa migliore. Dopo tanto tempo di solitudine e vita vuota, vedevo degli occhi sorridermi, occhi color smeraldo che incrociavano i miei azzurri.

“Parlami di te adesso, sono tutto occhi e orecchie!”, le ho detto.

È parecchio imbarazzata, non riesce a guardarmi in faccia quando parla di lei, si sente in soggezione perché la fisso e allora decido di abbassare timidamente lo sguardo non perdendola comunque di vista. Non riesco a staccarmi dai suoi occhi.

“Baciala, baciala, baciala, baciala, avvicinati, dai, fallo ora; lo vuole anche lei”, penso.

Mi piace tantissimo solo che io sono un codardo perché quando mi piace davvero una persona, non riesco ad avere la sfacciataggine di provarci, sono troppo timido per avvicinarmi. Lei è perplessa perché nota questo mio comportamento e lo trova molto strano ma continua a parlare.

Dopo un po’ di tempo decido di interromperla per cambiare posto, volevo darglielo su una panchina il nostro primo bacio, ci recammo lì allora; accanto all’elefantino. È quasi l’alba. Le chiedo se posso stendermi sulle sue gambe e lei mi da l’ok. Siamo lì, noi due, da soli, lontani da tutti; aspettiamo che il sole sorga completamente, solo le quattro e trenta del mattino ed è giugno, quindi è anche piacevole stare lì, vediamo tanti aerei in cielo, mi parla di quando tra qualche mese dovrà prendere un volo di sola andata per la Spagna ma poco mi importa, sono troppo rapito dai suoi occhi e dal movimento delle sue labbra. Infine, dopo avermi raccontato di tutte le sue storie e scherzando su come teneva alla larga i presunti spasimanti che provavano ad autoinvitarsi a casa sua consigliando loro un B&B nelle vicinanze (questa storia mi fa ridere a crepapelle, ma quelle risate belle, sincere), decidiamo che ormai è tardi e forse è il caso di tornare a casa. “Imbecille perché non l’hai baciata, ora l’hai persa”, penso odiando me stesso.

“Aspetta!”, le dico io avviandoci verso la piazza principale.

“Cosa c’è?”, mi risponde quasi spazientita.

“Dato che abiti abbastanza lontana dal centro ed è tardi per tornare a casa da sola, che ne diresti di passare a prendere un caffè a casa mia? Giuro che non ci provo!”. Mi sto giocando tutto con questa frase. “Avrei dovuto girarla mentre stavamo andando verso la piazza e baciarla, ok, fa molto da film, ma cazzo! Sii un po’ più audace e sicuro di te”, pensai.

“Io ho un’idea migliore”, dice lei, “perché invece non mi accompagni a casa, ti fermi tu da me e resti a prendere un caffè?”,

“Non mi mandi nel B&B?”, dico io scherzando.

“No, tranquillo, tu non mi sembri come gli altri quindi ti concedo l’onore di entrare a casa mia. Non ci è mai venuto nessuno.”

“Che onore allora! Non vedo l’ora di venirci!”.

Ci incamminiamo verso casa sua e il cuore batte così forte che a momenti rischio un infarto, abbiamo entrambi il passo veloce nonostante la stanchezza perché abbiamo fretta di tornare a casa, fretta di stare insieme ed io fretta di provare quest’ultimo tentativo per baciarla: o la va o la spacca. Camminando per i vicoli, intanto, continuiamo a chiacchierare e lei mi domanda se io sia stato sempre così logorroico, le rispondo di si; che è sia un pregio sia un difetto del mio carattere.

Finalmente siamo arrivati da lei. La casa è grande, ci vivono sei persone, molto ordinata e abbastanza dispersiva ma allo stesso tempo accogliente. Arrivati in camera sua non perdiamo tempo, lei mette il pigiama io invece opto per le mutande e la t-shirt della serata. Ci facciamo stretti in quel letto per una sola persona.

“È un problema se ti abbraccio per stare più comodo?”, le chiedo.

“No anzi, è più comodo anche per me”.

Passa qualche secondo ed entrambi ci giriamo in modo tale da trovarci faccia a faccia e naso contro naso. Dura un attimo, il tempo di sfiorarci le labbra, così inizia, facendo finta che sia successo per caso e poi sfocia in un lungo bacio: coinvolgente e passionale. Una volta che ci stacchiamo ci guardiamo negli occhi per qualche secondo finché lei non mi sussurra:

“Dai, alla fine ce l’hai fatta a baciarmi.”

“Perché, te ne sei accorda che volevo provarci?”

“Noooooo guarda, non mi sono accorta di nulla!”, risponde lei sarcasticamente e ridendo.

Rido anche io, ci guardiamo negli occhi e riprendiamo a baciarci. Questa volta, però, una volta che ci stacchiamo da quel lungo bacio l’unica cosa che diciamo guardandoci intensamente negli occhi è: “Buonanotte”. Poi ci addormentiamo abbracciati. Il giorno dopo ci svegliamo, ci baciamo e alzandoci andiamo a fare colazione, io prendo solo un caffè perché ho un pranzo con la mia famiglia che è venuta a trovarmi a Siena e in giornata riparte. Saluto le sue coinquiline mentre lei mi accompagna alla porta. Sull’uscio di questa ci salutiamo decidendo di rimanere in contatto per un caffè o altro nel pomeriggio o durante la settimana e infine ci baciamo, di nuovo, come abbiamo fatto dall’alba di quel giorno, consapevoli che da quel momento sarebbe stato il primo di una lunga serie.




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