scrivi

Una storia di GeorgeDebilatis

DP

OVVERO: COME DI UN CAMPO BRUCIATO NON FAI RACCOLTO

305 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 02 aprile 2020 in Thriller/Noir

Tags: #nottambuli #portoghesi #cleptomania #moralita #immoralit

0

DP era un ometto tignoso di 52 anni, il muso ingrugnito, pochi capelli,

e un corpo talmente esile da parere sul punto di spezzarsi a ogni

soffio di vento. Aveva occhi sottilissimi e grigi, del genere che celano

l'indifferenza e l'assenza di un'autentica morale, gambe corte e in

perenne movimento.

Preferiva decisamente la notte; quando poteva fare andare le mani
e darsi al suo hobby favorito: la cleptomania. Rubava di tutto:
dagli stipiti arrugginiti di ferro, alle piante con relativo sottovaso,
fino alle biciclette e alle scale abbandonate lungo i muri. Poi ficcava tutto
nella sua capiente cantina, dove si dava d'attorno per contraffare parte
del materiale rubato. Lavorava su una ferrovia regionale, come capotreno,

e anche lì la tentazione di sgraffignare qualcosa era stata potentissima

ma DP, oltre che furfante era anche furbo, e sapeva sin dove spingersi
per coltivare il suo vizio senza rischi.

Sostanzialmente rubava ai poveri, spesso autentiche carabattole e oggetti
del tutto inutili, ma era un brivido che lo prendeva ogni volta, e con il suo
muso lungo batteva il circondario quando calavano le tenebre. Aveva avuto
una donna, ma questa lo aveva lasciato presto per fare un figlio con un altro
mentre era ancora sposata.


Stranamente DP perdonava tutto alla signora, e anche adesso che erano separati,

le faceva da scendiletto, iscriveva il piccolo bastardo alla colonia, le teneva il posto macchina libero per quando tornava dalle visite sessuali al suo nuovo compagno,
la portava in macchina fino a Orio al Serio, se lei doveva partire per qualche meta
esotica con il figlio, e in dolce compagnia.

Non era comprensibile questo atteggiamento sottomesso verso la zoccola,

tanto più se paragonato alla rabbia malcelata che indirizzava su tutti.
Di sicuro aveva i suoi interessi, riguardo i quali ancora oggi sono totalmente
all'oscuro.


Fatto era che con i poveri cristi l'ombra del suo carattere tenebroso
e violento si allungava nella vita extra-curriculare, così come durante il lavoro.

Se gli capitava di imbattersi in qualche magrebino male in arnese, un ciadiano

portoghese (non nel senso di nazione, ovvio), oppure il classico scoppiato
entroconfine, allora masticava amaro, diventava cianotico e, spesso,
esplodeva in bestemmie, insulti e spintoni.

Lui in qui momenti entrava in deliquio: adorava infierire e alzare la voce,
e doveva mordersi a sangue le labbra per non perdere il lume della ragione,
in conseguenza menare quei disgraziati a martello e chiodo.


DP era solitario, paranoico, inquietante e aggressivo. Trascorreva i giorni
a infervorarsi per arrotondare con qualche lavoretto sporco i suoi già
non indifferenti introiti. Così poteva regalare qualcosa alla sua ex moglie,
e fare il gentile con il bamboccio bastardo e viziato. Poi aspettava con voluttà
le sue notti, quando finalmente libero dalle costrizioni di una divisa e dalle
incombenze di rappresentanza, poteva sgraffignare tutto ciò che gli capitava
sotto mano, con metodicità e determinazione.

Si raccontava di suo padre che, un tempo, durante una partita a carte aveva

messo il piede sopra il portafoglio caduto dalla tasca a un compagno di poker.

Notato da tutti gli altri aveva dovuto abbandonare le sue intenzioni losche

e restituire i soldi. Ma Il Demonio solo sa quanto dovesse avere masticato
amaro quel giorno, il vecchio.
Perché, come si dice da queste parti, il ciocco non casca tanto lontano

dal ceppo. E DP era spiccicato suo padre: come due lati di una moneta
falsa.


Avvenne tutto in quell'aprile del 2014, che ricordo bene perché non la finiva
mai di piovere, e persino il pigiama che indossavo in casa sapeva di muffa
e umidità spettrale. Poi le folate di vento arricchivano il tutto di ulteriore
miseria fisiologica.
DP il 17 del mese venne pigliato sul treno, e scagliato contro
i portelloni dell'uscita-ingresso ancora ermeticamente serrati,
con quanta forza un bestione nigeriano poteva avere in corpo,
e in testa.
Tutto mentre si entrava nella stazione di un paesucolo come
un altro. Per poco il capotreno col vizietto non frantumò
il materiale resistente con cui allestiscono quei particolari
transiti.

E la tragedia per una banalissima storia di biglietti non pagati.
Un dramma ingigantito dalla realtà che due fresconi fossero

sotto una specie di droga a bassissimo costo (quindi ancora
più pericolosa); che uno dei due, un tizio del Bourkina-Faso,
fosse estremamente sereno ma purtroppo il suo compagno
di marachelle, Yewande Carama nigeriano ventiduenne di
Ibadan, già con qualche precedente giudiziario problematico,
non fornisse lo stesso quadro comportamentale.

Lì si conclude, in parte, la storia controversa del capotreno ladro
delle ferrovie regionali trentine; dal momento che egli non si riebbe
più completamente dall'aggressione.

Yewande ha ricevuto il suo tentato omicidio, mentre DP cerca
di rimettersi in sesto con la fisioterapia e e gli stabilizzatori
dell'umore. Ancora adesso, comunque, si mormora di un
suo piede sopra il portafoglio di un compagno gioco d'azzardo
all'interno di una casa di recupero fisica e mentale...
Di quello si mormora. E di un sorriso recepito dal suo unico
amico (?) recentemente.
Ghigno sbilenco, in tralice, piuttosto folle
e carico di promesse di rivalsa.
E vendetta.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×