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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

Cantico di Natale / 3

Tradizione e leggenda di una cultura sempre viva.

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12 minuti

Pubblicato il 07 dicembre 2020 in Giornalismo

Tags: #Natale #Tradizioni #Laudi #Canzoni #Libri

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Cantico di Natale / 3

Tradizione e leggenda di una cultura sempre viva.

Avvistamento della cometa - Tapestry Bayeaux afferente alla Cometa di Halley.
Avvistamento della cometa - Tapestry Bayeaux afferente alla Cometa di Halley.


“ECCE ADVENIT DOMINUS”


“...da Te verrammi colui che dee essere dominatore in Israele, e la generazione di Lui è da principio, dai giorni dell’eternità”.

(Michea V v.II – Antico Testamento)

La “Lauda della Natività” di Girolamo da Cremona, Codice 91 dell’Accademia Etrusca di Cortona e qui riprodotta, il cui manoscritto risale al XIII sec., è il primo documento noto in volgare italiano posto in musica, rinvenuto nel libro di preghiera di una confraternita

mista laico-religiosa, una rarità musicologica il cui canto ci permette di recuperare il passato e di riscoprire una dimensione poetica e letteraria della festa a noi più cara, la cui commemorazione, ritroviamo in noi stessi quel sentimento di lietezza che ci conduce verso una nuova speranza di pace.

Copertina del disco.
Copertina del disco.

“Lauda della Natività” di Girolamo da Cremona,


Da ciel venne messo novello

ciò fo l’angel Gabriello.
Nella città di galilea
là ve’ era la gente Judea,
favellavano en lengua ebrea
in città et in castello,
ch’è chiamata Nazareth
là u’ la vergene nacque e stette;
sponsata era a Josefe,
secondo la legge coll’anello.
Stella nuova ‘n fra la gente
c’aparuisti novamente,
Stella c’apparist’ al mundo
quanto nacque ‘l re iocondo,
stette ‘n mezzo a tutto ‘l mondo
per aluminar la gente” .


Di là dall’apparente semplicità questa 'Lauda della Natività' (*) si rivela patrimonio di testimonianze originali in cui l’avvicendarsi esultante del canto, invita all’esultanza corale per una celebrazione che dal lontano passato ci conduce al quotidiano essere della tradizione italiana, in quella cadenza rituale e celebrativa che è la festa più rappresentativa della cristianità. Il Natale infatti è nella ricorrenza cristiana, la manifestazione gaudiosa dell’avvenuta rivelazione del sacro, in cui il segreto nascere alla vita conferma un’antica promessa d’eternità nell’atto celebrativo della festa, il ringraziamento per il dono ricevuto. La testimonianza di un sentimento comune che va oltre la veridicità della 'storia' narrata, che supera la dimensione temporale per raggiungere nella coscienza cristiana, la propria grande affermazione di fede.

Una rivisitazione del Natale attraverso il canto delle laudi, il rileggere i racconti o i semplici testi delle canzoni dedicate alla natività, così come prendere parte alle manifestazioni popolari a qualsiasi titolo, comunque equivale a riscoprire l’infanzia del mondo, quel sentimento mistico che ad esso si ispira. Equivale cioè a ridestare nell’uomo il fanciullo che è stato, quando per gioco rincorreva gli astri nel cielo, nella speranza di afferrare il vago incedere dei sogni, in cui si perpetua la conciliazione della natura con la divina trascendenza e si rinnova la magica rinascenza alla vita; punti di discernimento che sono all’origine di questa festa entrata con il suo alone di leggenda nella storia dell’umanità.

Copertina del libro strenna  illustrato.
Copertina del libro strenna  illustrato.

Presente nella memoria di molti popoli che l’hanno tramandata attraverso leggende e racconti, cantici e rappresentazioni, la ricorrenza del Natale ha assunto nel tempo simboli e significati diversi, rispettivamente della solennità religiosa e della celebrazione festosa, ricche di un apparato scenografico prezioso e variegato, e da una simbologia funzionale insostituibile, che ha influenzato grandemente la creatività popolare nell’arte come nel canto e nella musica. Intesa come riunione conviviale la festa del Natale ha assunto nel tempo il significato di messaggio, di scambio, di presenza; di invito alla diretta e attiva partecipazione all’unione familiare. Quella stessa festa che i primi cristiani salutarono come il giorno della nascita del Bambino in Betlemme, data di partenza di una nuova era.

Il genere musicale della 'laude' è prevalentemente quello liturgico ufficiale in cui non mancano elementi di canto popolare vicini alla melica di Giuliano da Spira (1250 circa). La prima trascrizione completa della parte letteraria del 'Laudario di Cortona' si deve invece a Guido Mazzoni (1889) e più recentemente a Gianfranco Contini (1960) che ne ha proposta un'edizione critica con un’ampia scelta di laudi. Per la parte musicale, la trascrizione completa è stata curata per la prima volta da Ferdinando Liuzzi (1935), mentre la più recente è quella adottata dal Quartetto Polifonico Italiano diretto da Clemente Terni e da questi condotta secondo i criteri di modifica della innodia liturgica del gregoriano a una vocalità popolare e moderna, fondata sul senso della tonalità lineare e conchiusa in coerente architettura formale.

Cometa di halley nel dipinto di Giotto da Bondone.
Cometa di halley nel dipinto di Giotto da Bondone.
Giotto di Bondone - "Adorazione dei Magi
Giotto di Bondone - "Adorazione dei Magi

Se Natale vuol dire speranza di pace allora volersi tutti un po’ più di bene, fa dell’amore la memoria occulta del mondo. Parafrasando la bella fiaba che sentiamo raccontare da sempre, possiamo dedurre che questo nostro mondo continuerà a girare, almeno finché ci sarà amore. Ed ecco, infatti, che dietro l’esperienza di una vita passata alla ricerca di significati, di dare un senso alle cose, ai gesti, alle parole, possiamo ben apprezzare quella che indubla biamente è la festa più bella dell’anno, festa dell’incontro e dell’amicizia, una festa d’amore da condividere con gli altri.
Dunque guarda! Già il tuo Presepe s’illumina, s’accendono a cento a mille le candele sugli alberi. Attraverso le tue finestre s’intravede gente festose che si scambia auguri, baci, sorrisi, regali... è questo il tuo Natale d’amore. Natale vuol dire... esultanza, e lassù, in alto, le stelle illuminano la notte del tuo Presepe, che danzar sembra vederle. Guarda il passante che s’attarda freddoloso lungo la via, che si ferma davanti alle vetrine illuminate, che affolla i negozi in cerca di un suggerimento per i prossimi regali. Perché Natale vuol dire...il piacere di un dono, il prestigio di un regalo sapientemente scelto, ma anche di un biglietto d’auguri, o una telefonata a una persona cara o lontana. Tutto allora può servire allo scopo.

Guarda il barbone che non ha nessuno, che ha freddo e non sa dove andare a dormire, anche per lui è Natale. E se ti capita di ascoltare le ‘ciaramelle’ di uno zampognaro, sappi che anche per lui Natale vuol dire...ch’è un giorno di festa, che il suono del suo strumento è ben accetto alle orecchie di Dio, che ci ha creato in tanti, proprio per non farci sentire soli. E se nel cielo scorgi una stella, afferrala, come il sole e la luna accendila, ti servirà per illuminare la tua notte, e gli astri a profusione ripeteranno all’eco il tuo messaggio d’amore, per un mondo migliore, di fratellanza e amore.

Come è detto in questo moderno ‘gospel’, eseguito solitamente dal vivo a ridosso delle feste in ogni parte del mondo, dal gruppo degli Up With People: “What color is God’s skin?” di Thomas Wilkes e David Stevenson, portata al successo dagli Up With The People, un gruppo formato da bambini di tutte le razze, e che in qualche modo, invita alla conciliazione, alla fraternità di questa umanità così diversa e così uguale, con le stesse speranze e le stesse disillusioni comuni:


What color is God’s skin?

Good night I said
to my little son
so tired out, when
the day was done.

Then he said as I
tucked him in,
‘Tell me Daddy,
what color is God’s skin?’
I said it’s black,
brown it’s yellow,
it’s red, it is white
every one’s the same
in the good Lord’s sight.
He looked at me
with those shining eyes.
Well I knew, that I
Could tell no lies.
When he said
‘Daddy, why do the
different races fight,
Il we’ve the same in
the good Lord’s sight?’
Son, that’s part of
our suffering past
but we whole
human family is
learning at last.
That the thing we
missed on the road
we trod.
Was walking as the
daughters and the
sons of God.
Yes, every one’s
the same in the
Good Lord’s sight”.

“Di che colore è la pelle di Dio?”
“Buona notte dissi al mio bambino / tanto stanco quando il giorno finì. / Allora chiese: "Dimmi, papà, / la pelle di Dio che colore ha?"/ Di che color è la pelle di Dio? / E' nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché / lui ci vede uguali davanti a sé. / Lui ci vede uguali davanti a sé. / Con l'occhio innocente egli mi guardò, / mentire non potevo quando domandò: / "Perché le razze s'odiano, papà, / se per Dio siamo una sola umanità?" / "Questo, figliolo, non continuerà, / l'uomo al fine imparerà / come dobbiamo vivere noi / figli di Dio da ora in poi." / Si, perché ognuno è uguale / Agli occhi di Dio.”

Gli Up With the People in concerto.
Gli Up With the People in concerto.

Scritta nel 1971 da John Lennon e Yoko Ono, “Happy Xmas” (War Is Over) è una canzone di protesta contro la guerra in Vietnam; i bambini del sottofondo fanno parte dell’Harlem Community Choir:


Happy Xmas” (War Is Over).

So this is Christmas
And what have you done
Another year over
And a new one just begun
And so this is Christmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very merry Christmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear
And so this is Christmas
For weak and for strong
For rich and the poor ones
The world is so wrong
And so happy Christmas
For black and for white
For yellow and red ones
Let’s stop all the fight
A very merry Christmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear.
And so this is Christmas
And what have we done
Another year over
And a new one just begun
And so this is Christmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very merry Christmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear
War is over
If you want it
War is over
Now…”


"Buon Natale. E così è arrivato il Natale, / e tu cosa hai fatto? / Un altro anno se n’è andato / e uno nuovo è appena iniziato. / E così è Natale, / auguro a tutti di essere felici / alle persone vicine e a quelle care / ai vecchi ed ai giovani. / Buon Natale / e felice anno nuovo. / Speriamo sia un buon anno / senza timori né paure. / E così è Natale, / per i deboli ed i forti, / per i ricchi ed i poveri, / il mondo è così sbagliato. / E così è Natale, /per i neri ed i bianchi, / per i gialli ed i rossi, / smettiamola di combattere. / Buon Natale / e felice anno nuovo. /Speriamo sia un buon anno / senza timori né paure. / E così è Natale, / con tutto quello che è successo. / Un altro anno se n’è andato / e uno nuovo è appena iniziato. / E così è Natale, / auguro a tutti di essere felici / alle persone vicine / e a quelle care / ai vecchi ed ai giovani. / Buon Natale / e felice anno nuovo. / Speriamo sia un buon anno / senza timori né paure. /La guerra è finita / Se tu lo vuoi / La guerra è finita / La guerra è finita, adesso".

Facciamo anche noi in modo di poter cantare un giorno ‘la guerra è finita' nel mondo e uniamoci al coro, con Leonard Cohen in questo straordinario “Hallelujah”:

"Now I've heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you don't really care for music, do you?
It goes like this
The fourth, the fifth
The minor fall, the major lift
The baffled king composing Hallelujah
Hallelujah , Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew you
She tied you
To a kitchen chair
She broke your throne, and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah ...
You say I took the name in vain
I don't even know the name
But if I did, well really, what's it to you?
There's a blaze of light
In every word
It doesn't matter which you heard
The holy or the broken Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah ...
I did my best, it wasn't much
I couldn't feel, so I tried to touch
I've told the truth, I didn't come to fool you
And even though
It all went wrong
I'll stand before the Lord of Song
With nothing on my tongue but Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah"


"Anch'io ho sentito che c’era un accordo segreto / Che David suonava, e piaceva al Signore/ Ma non è che ti interessa la musica, vero? / Fa così / La quarta, la quinta / Minore diminuita, maggiore aumentata / L’imperscrutabile re compone l’Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
La tua fede era forte / ma avevi bisogno di prove / L’hai vista farsi il bagno sul tetto / la sua bellezza e la luce della luna ti sconfissero / Ti ha legato / alla sedia d’una cucina / Ruppe il tuo trono, / e tagliò i tuoi capelli / E dalle tue labbra delineò l’Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah ...
Dici che ho preso il nome invano / Non lo conosco neanche il nome / Ma se lo conoscessi, bè, davvero, / cosa significa per te? / C’è un incendio di luce / In ogni parola / Non importa quale hai sentito / L’Hallelujah santo o quello stentato
Hallelujah, Hallelujah ...
Ho fatto del mio meglio, non è stato molto / Non riuscivo a “sentire”, / così ho provato a toccare / Ho detto la verità, / Non sono venuto a raggirarti / E anche se / Fosse stato tutto sbagliato / Starò dritto davanti al Signore della canzone / Solo con l’Hallelujah nella mia bocca
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah!"

Voglio qui ricordare il più grande poeta italiano del novecento, Giuseppe Ungaretti, al quale devo l’aver ritrovato il ‘senso’ intrinseco del Natale, delle cose buone che da sempre mi legano alla famiglia, ai bei ricordi sempre vivi della mia infanzia, alle fantasticherie giovanili, alla quiete e alla serenità della vecchiaia, mentre aspetto che arrivino i Magi o chissà, forse, la Befana:

Non ho voglia di tuffarmi
in un gomitolo di strade.
Ho tanta stanchezza

sulle spalle.
Lasciatemi così, come una cosa
posata in un angolo e dimenticata.
Qui non si sente altro
che il caldo buono.
Sto con le quattro capriole
di fumo del focolare
”.


E anche tu che mi leggi: “Pensa quattro parole, scrivile su un biglietto, allegalo a una musica che sò, a un disco strenna, e resta ad ascoltare. Presto la musica si leverà nell’aria e porterà il tuo messaggio sulle note di un violino, o forse di una celesta, in un concerto di voci o nell’insieme di una grande orchestra. E il tuo Natale si trasformerà in una festa”. (GioMa)

Termina qui il lungo excursus letterario e canoro il cui messaggio, solo apparentemente banale, che spero alleggerisca il peso di questo momento di sconforto che stiamo vivendo: che le difficoltà non esistono per si sa cantarle o interpretarle con un verso, la ‘poesia’ non porta gli allori ma indubbiamente può far molto per rallegrare questa nostra 'meravigliosa' esistenza, straordinaria solo per il fatto che c’è.


Vivissimi auguri a tutti di un Felice Natale di serenità e di pace.
Giorgio Mancinelli


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