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Una storia di DomenicoDeFerraro

NERO COME L’AMORE

FIABA BREVE ED ORRIBILE

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7 minuti

Pubblicato il 31 ottobre 2019 in Fiabe

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NERO COME L’AMORE


FIABA BREVE ED ORRIBILE


Lo squillo della vecchia sveglia risuonò interrottamente quella mattina di fine ottobre come fosse un fischio lungo e incessante penetrante la vastità della stanza. Ebbi un sobbalzo , quasi saltai dal letto , provai ad afferrarla a gettarla per terra. Forse avrei voluta calpestarla. Non udire più quel maledetto frastuono di trilli interrotti che si propagavano come onde radio remote nell’aria . Quel rumore assordante mi destarono da un terribile incubo avuto durante la notte. Era giunto il mattino come tanti , uguali alla barba del profeta , uguale alla sorte dell’uomo che legge i fumetti sulla fermata dell’autobus. Come un albero di natale spoglio che aspetta in un angolo d’essere decorato. La neve scende. L’aria diventa gelida , fa battere i denti fa rosicare l’esistenza incompresa . E nel funambolo gioco dell’essere e apparire. Tutto scorre , tutto è simile ad una pallina decorata da mettere sull’albero. La vecchia sveglia, immobile, posata sul comò s’ udii decisa come fosse la tromba che saluta l’alza bandiera, il clacson del vecchietto che corre lesto per strade deserte, lo scricchiolio delle travi del solaio rosichiate da un stuolo di termite .Mattina di lunedì, fa molto freddo , una nuova settimana spunta nell’alba del nuovo giorno , un nuovo approccio con la realtà, un correre verso l’assurdità , incontro ad una guerra che non ha mai fine. Un sogno che si bagna di sangue ed altre storie affiorano dal senso delle cose . Fluiscono in un crescendo di esistenze di mezzo , si destano nella loro acerba esperienza , deleteria , asincrona, incapace di credere ad un mondo migliore . Tutto ad un tratto udii un grido stridulo risuonare nell’aria di quel mattino. Ebbi paura , non sapevo come comportarmi, una disgrazia , un terribile infortunio , una caduta accidentale , pensai fosse capitata al mio vicino di casa Amilcare Compagnoni il quale accortosi del ritardò al lavoro , saltò giù dal letto di corsa con le ciabatte bucate si precipitò in fretta in bagno . Amilcare compagnoni un tipo segaligno con pochi capelli in testa, impiegato agli uffici comunali. Un rompiscatole di primo ordine. Un uomo di poche parole. Con occhiali spessi venticentimetri. Cieco come una talpa. Sempre pronto a bastronarti , ad insultare il prossimo, soprattutto chi è di colore diverso dal suo , senza riguardo per chi fatica a vivere con quei pochi denari sudati . Una tenera alba dalle labbra rosate copriva i lontani monti di vellutati colori. Tutto scorreva , tutto andava nel caso e nel vento di questa vita che cambia ogni momento faticosamente , prendeva forma in ciò che noi speriamo o temiamo , si amalgama nelle parole copiate , nello slancio creativo , nella sostanza delle cose decifrate con cura che emergono dalla coscienza. Ingurgitò tre uova sbattute , ed un bicchiere di latte fresco Amilcare e dopo essersi ritenuto sazio . Andò in bagno a radersi . In un primo momento non gli sembrò ,vedere nulla di strano allo specchio nella tiepida penombra, il suo viso si rifletteva , lievemente, s’illuminava prendeva , forma , colore. Accesa la luce, incominciò a notare qualcosa d’ incredibile strano , sul suo viso come una pugnalata dietro la schiena ,qualcosa si materializzò nella sostanza del peccato , che s’incancrenisce ed oscura la nostra esistenza. A poco a poco si fece visibile la terribile verità ripudiata , la sostanza oscura delle parole concentriche , incline alla piorrea , lascive nell’insipido sapore dei sostantivi. Il suo viso di solito roseo , era divenuto nero, la sua pelle aveva cambiato colore . Lanciò un urlo disumano, alzò le mani al cielo ,mentre un gatto di passaggio sopra al tetto, di casa , drizzo il pelo , l’orecchie , corse terrificato all’udire quel lancinante urlo di dolore si lanciò nel vuoto per cadere in testa ad una massaia che si recava a far la spesa , senza il suo solito cappellino. La signora Cinzia sua vicina di casa ottantenne , mezza sorda a quell’urlo atroce si svegliò di colpo e corse a chiudere la finestra pensando fosse in arrivo una terribile bufera. Amilcare accertato la sua trasformazione dopo aversi a lungo lavato il viso , pensò fosse fuliggine o grasso caduto dal cielo. E con abbondante acqua calda provò a strofinare tutto il corpo con la spugna da bagno. Dopo diversi tentativi e ripetuti lavaggi , dovette amaramente, ammettere d’ aver cambiato aspetto. D’essere divenuto un terribile negrone. Un uomo di colore , nero, cosi nero come il carbone Non riuscendo a dar spiegazione a quello strano fenomeno. Dopo essere svenuto. Rialzatosi. Fattosi due ,tre bicchiere di cognac stravecchio. Incominciò a riflettere su quel suo sfortunato cambiamento. Un accidente. Una trasformazione , una mutazione genetica. Forse lo scherzo di qualche stupido suo conoscente . Pensò a cosa gli fosse capitato se fosse uscito di casa , in quello stato di certo non sarebbe stato più il solito Amilcare di sempre. Addio lavoro , amici. Ripensò a quello , poteva, accadergli andando incontro ai tanti curiosi. Pensò di recarsi da un chirurgo plastico. Avrebbe voluto precipitarsi in ospedale. Ma l’avrebbero preso per matto. Provò anche a darsi un poderoso pizzicotto. Forse stava solo sognando. Nero tutto nero si vedeva allo specchio , come un indigeno dello Zimbabwe. Pensò alle tante domande , ai perché , ai come, a quella folla di curiosi che gli avrebbe corso indietro chiedendogli cosa gli era successo . E sé lui non fosse il solo , ad aver cambiato pelle ? Ma no, stava vivendo, solo degli attimi di follia , tra dieci minuti avrebbe sentito squillare di nuovo la sveglia si sarebbe alzato e dopo essersi lavato il viso , ogni cosa sarebbe sicuramente ritornato normale come prima.

Era solo un brutto sogno , quello che ora stava vivendo .

La colpa forse era di quei peperoni mangiati la sera prima? I peperoni gli avevano sempre procurato una tormentata non facile digestione.

Prese ad ammirarsi in tutti gli specchi della casa.

Si denudò e con suo enorme stupore dovette ammettere definitivamente d’essere diventato tutto nero dalla testa ai piedi. Lui che aveva sempre avuto un rapporto conflittuale con quel colore .Al punto da considerare, ogni cosa colorata d’oscuro segno di disgrazia. Era diventato tutto ad un tratto nero come un corvo , nero come un lupo mannaro, nero come un incubo prima d’un dolce dormiveglia in una notte di plenilunio piena di stelle.


Povero me cosa mi è successo

Sei diventato nero

Hai detto niente

Ben ti sta, eri nemico di chi nero vive

Sono nero per volontà divina

Ecco uomo diventerai nero quando il mondo sarà tutto bianco.

Chi me la fatto fare di leggere la bibbia

Non proferire frasi sconce

Sono indignato , signore perché mi tratti in questo modo

Ti ho reso nero , come la notte per amarti di più

Signore sei grande e saggio ma voglio ritornare ad essere come ero prima

Uomo non dire falsa testimonianza il nero e l’anima di questo mondo

Si ma chi mi prende per scarafaggio che faccio l‘ammazzo

Non alzare le mani contro chi ti ama

Amare che parolone quello mi danno un calcio nel sedere mi fanno andare a casa , dicendomi vai via sporco negro

Nero , sei una storia d’amore, il colore dell’universo , il senso di questa storia nera , più nera della sorte degli uomini , sarai alfine il signore di questo mondo.

Bello essere nero , ma se quelli si muoiono di fame patiscono tutte le sofferenze.

Gli ultimi saranno i primi , cosa credi anch’io sono nero

Tu signore, grande signore dell’universo, nero come la notte , nero come l’idea che si trasforma nella sostanza delle cose.

Si caro , sono nero e desidero che anche tu lo sia

Grazie signore, accetto il tuo regalo ma lo scherzo è bello quando dura poco

Non è uno scherzo

Da oggi sarai per sempre nero

Va bene allora voglio essere un nero ricco

Il nero non accetta raccomandazione chi è nero si guadagna da vivere da solo.

Signore non abbandonarmi

Dovresti essere fiero, uomo di essere nero

Va bene accetto la sorte sarò nero per amor tuo


Cosi Amilcare diventò per sempre nero ed era confesso stupito quando lo vidi la prima volta sotto l’androne, nero più nero del carbone mentre aspettava di prendere l’ascensore.

Lui non accennò nessun discorso io non gli dissi nulla salimmo in silenzio fino allo stesso pianerottolo dove abitavamo. Ci salutiamo normalmente come se nulla fosse mai accaduto. Confesso dopo l’essermi stupito nel vederlo rimasi assai meravigliato ed ebbi quasi invidia per ciò che gli era successo . Era bello vedere Amilcare nero non più bianco come un cadavere , nero signore del suo destino , nero come l’anima del mondo, nero come l’amore. Nero il come il resto del mondo , che vive e spera nel buio dell’esistenza e và sperando , verso giorni migliori.



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