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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine I 7 - Racconto ad episodi

I 7 - parte 49

49 visualizzazioni

10 minuti

Pubblicato il 02 settembre 2020 in Fantascienza

Tags: #superpoteri #esperimenti #supereroi #mutanti #amore

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Torniamo finalmente al sognoricordo che Lentiggini stava facendo!!!

Avevamo già detto che stavolta poteva godere di una visuale in prima persona, giusto? Lunedì 3 Luglio 1961: la diafana Sintetica multipotere entrò in uno di quei due giganteschi ascensori che conducevano alle strutture sotterranee del Centro e le cui enormi porte scorrevoli divise in 6 parti si aprivano con una lentezza disarmante. Digitò un codice su un tastierino alfanumerico con tasti di plastica nera e cifre bianche, e le porte iniziarono a chiudersi... Soffiò e mostrò i denti per la rabbia, pensando che con la velocità con la quale si chiudevano, la cabina avrebbe iniziato a scendere dopo delle ore, e lei sarebbe arrivata giù con la Terza già attiva!!!

Ah sì...la Prima soffiava, ringhiava e mostrava i denti (e tirava morsi) anche quando non aveva i canini artificiali estendibili (e i suoi canini originali erano comunque vistosamente più lunghi dei normali canini umani): in diversi avevano indagato per scoprire se quello fosse un comportamento istintivo programmato nel suo DNA, o se magari lo avesse copiato da qualche animale incontrato nel periodo che aveva passato dalla Signora Sauer ad Erfurt.

Finalmente l’ascensore iniziò la sua lunga discesa, a velocità piuttosto sostenuta: si sarebbe fermato al Settore 17, il livello più profondo dell’intera struttura. Situato 85 metri sottoterra, il Livello 17 non aveva quel numero in quanto diciassettesimo piano del Centro, ma per “scaramanzia inversa”: si scelse di assegnare quel numero notoriamente portatore di sfortuna al piano che avrebbe ospitato le strutture impegnate in un progetto così importante come la creazione di esseri derivati dalla Regina delle Wunderwaffen...

La cabina iniziò a rallentare la sua corsa e, quando si arrestò in modo un po’ brusco, le porte scorrevoli si aprirono piano piano: Valeria era molto snella e vi si infilò appena la fessura tra i due lati fu abbastanza grande (il vantaggio di quando arrivavi; quando partivi, invece, dovevi aspettare che si chiudessero perché ovviamente l’ascensore non si muoveva prima che la cabina fosse chiusa alla perfezione), lanciandosi in una corsa fulminea attraverso il lungo corridoio di cemento armato grezzo.

Mentre correva si chiedeva perché le sale di quel piano si trovassero alla fine di un corridoio lungo la bellezza di 175 metri che, prima della sua fine, non aveva assolutamente nessuna stanza!!!!

Raggiunse una porta, l’unica.

Una porta di metallo dipinto con un particolare Rosso carminio che la rendeva inquietante.

Non c’erano guardie armate, non c’era un tastierino dove inserire un codice, un lettore di schede magnetiche o qualsiasi altro dispositivo di sicurezza che si sarebbe potuto trovare nel 1961: Lentiggini abbassò la maniglia e spinse la porta, che si aprì.

C’era una stanza non molto grande con due porte piccole sulle pareti laterali ed una a doppio battente sulla parete di fronte: la ragazza quasi si lanciò contro quest’ultima e la spalancò, irrompendo nel laboratorio dove già si era data la vita allo Zar.

Nei film e nelle serie tv ci sono sempre stanze gigantesche con soffitti di altezze spropositate e piene zeppe di macchinari ciclopici e molto, molto, molto complessi…

Il cuore del Settore 17 era un locale non certo piccolo, perché misurava 300 metri quadri, ma nemmeno ciclopico e, soprattutto, aveva un’altezza di soli 2.70 metri. La console di un supercomputer BESM faceva bella mostra di se proprio al centro, ed il resto del locale era pieno di mainframes, stampanti e altre periferiche. Il BESM in questione sembrava chiaramente un 6, che sarebbe stato presentato solo 4 anni più tardi (e prodotto addirittura nel 1968)…

Diversi uomini e donne in camice si affaccendavano sui computer e fumavano tutti quanti! Si poteva fumare in una struttura situata 85 metri sottoterra? Che domande fate: era il ‘61!!! L’Unione Sovietica!!! Si poteva praticamente fumare ovunque anche in Italia fino al 1975, compreso sui mezzi pubblici, nei cinema e negli ospedali!!!

Nella stanza c’era una leggera nebbia perchè il sistema di aerazione e ricircolo dell’aria faceva un po’ di fatica ed il controsoffitto di pannelli forati era già un po’ ingiallito, nonostante fosse stato installato solo due anni prima: lo stress dei fallimenti ed il peso della responsabilità crescente aveva fatto bruciare chissà quante decine di migliaia di sigarette in quel laboratorio…

Le pareti laterali erano praticamente tutte occupate da periferiche varie e componenti del BESM: nei pochi spazi vuoti si poteva notare che erano comunque di cemento grezzo. Il pavimento era di linoleum di un verde assurdamente sgargiante.

Quando “pelle d’alabastro” fece il suo ingresso, si voltarono tutti a guardarla.

Una donna con capelli nerissimi raccolti in un precisissimo chignon le andò incontro e fece un sorriso che cozzò vivamente coi suoi lineamenti duri.

-Valiera...- sì, i Sovietici avevano preso a chiamarla in quel modo fin dal ‘45, e così continuarono sempre...ma a lei a quei tempi non dispiaceva.

La Prima domandò immediatamente: -E’ già attiva???? Voglio vederla!!!!!!-

La donna le fece una carezza sul viso e rispose in modo calmo e gentile: -Tesoro...stiamo aspettando il Professor Romanyshyn: procederemo appena darà l’ordine in persona-

-Ok: io lo aspetto nella “camera sepolcrale”-

-Certo...vuoi che ti faccia portare qualcosa da bere o da mangiare? Vuoi delle sigarette?-

-Oh, sì...delle sigarette sì, grazie!-

La donna prese dalla tasca destra del camice un porta sigarette d’argento ed un accendino dello stesso materiale, dandole alla Sintetica che ringraziò.

Lerunia si avviò verso un’altra porta metallica a doppio battente, di un bel verde acceso, che quando entravi era nascosta alla vista dalla console di comando del BESM.

La Fulva entrò in quello che era conosciuto come la “camera sepolcrale”: era il luogo dove fisicamente erano stati creati lo Zar e la Terza, più diversi altri soggetti fallimentari…

Era uno stanzone che si trovava un metro più in basso del centro di controllo e aveva una superficie di circa 200 mq. Il pavimento era interamente composto da griglie ma il pezzo forte dell’ “arredamento” era rappresentato da 8 cilindri di metallo in posizione orizzontale, poggiati su robusti telai e divisi in due file parallele da 4. Tra l’uno e l’altro c’era circa un metro e mezzo di distanza. Quei cilindri ricordavano vagamente dei polmoni c’acciaio ma non avevano il buco da dove far uscire la testa del paziente. Si aprivano esattamente a metà e si notavano cardini molto robusti e servomotori idraulici per permettere una confortevole movimentazione del pesante coperchio. Erano lunghi circa 2 metri ed avevano 3 oblò di ispezione su un lato ed uno in alto, sulla sommità del coperchio.

Cavi e tubi di diametro importante uscivano da diversi punti delle parti inferiori di queste particolari capsule, e si infilavano direttamente in appositi attacchi nel pavimento.

Tutti i pod erano verniciati di verde. Sì, erano l’esatta replica di quello in cui era stata sviluppata Valeria: i Nazisti avevano bruciato tutti i faldoni sul progetto ed ucciso tutto il personale che ci aveva lavorato, ma non avevano fatto in tempo a distruggere macchinari e strumentazioni, che i Sovietici avevano replicato dopo aver preso Valeria ed essersi fatti raccontare tutto quello che ricordava sulle proprie origini.

Tutte le capsule avevano lampade perfettamente piazzate per illuminarle al meglio, ma solo una ce le aveva accese: Lerusia si avvicinò a questa, che emetteva un particolare ronzio continuo e dei piccoli tonfi sordi al ritmo di uno ogni 5 secondi.

Guardò attraverso l’oblò del coperchio, che permetteva di osservare il viso del soggetto sdraiato all’interno ed immerso in un liquido vagamente gelatinoso e dal colore giallastro: lo aveva fatto moltissime volte negli ultimi 3 anni…

Già: 3 anni. Allo Zar era servito così tanto tempo perché fosse pronto, e la Terza festeggiava proprio quel giorno i 36 mesi all’interno del pod.

Il viso dentro quel marchingegno era così simile al suo…

La Fulva aveva seguito anche tutto lo sviluppo dello Zar ma, quando la Terza era “in progresso” all’interno del pod da sei mesi, Romanyshyn le disse mentre lei osservava quello strano feto con una sonda artificiale collegata all’ombelico: -Sono contento di trovarti qui, perché volevo darti una notizia...-

-Che notizia?-

-E’ ufficiale che il terzo Soggetto Sintetico è una femmina: da adesso la chiameremo “la Terza”-

-E’ una femmina????-

-Sì: molto probabilmente ti somiglierà in modo impressionante… Sei contenta?-

-Potrò darle io il nome?-

-Certo: sarai tu a decidere il nome che porterà. L’abbiamo creata grazie a te e, come lo Zar ma addirittura più di lui, ha in pratica il tuo stesso DNA: mi sembra il minimo...-

Ripensò a quel piccolo e strampalato feto, osservando quel bel visino dagli occhi chiusi e quel corpo dai vari oblò: Non poteva capire alla perfezione il colore della pelle poiché si trovava immersa in quel liquido colorato, ma di certo non era incredibilmente bianca come la sua.

Il corpo sembrava identico al suo in misure e proporzioni. La sonda collegata all’ombelico era di diametro ben diverso da quando la terza era solo un feto (venivano sostituite via via che il soggetto cresceva).

La ragazza era completamente immobile, non sembrava neppure viva: il termine tecnico era “inattiva”.

Alla prima Sintetica della storia tornò in mente anche un altro suo dialogo col capo del progetto, quando iniziò ad essere sicura che quel nuovo esemplare avesse realmente un incarnato ben diverso dal suo:

-Perchè la Terza è così scura?- aveva domandato, continuando a spostarsi per osservare dai vari oblò di controllo

-E’ davvero molto simile a te; ma non volevamo che fosse identica. Di Valiera ce n’è una sola ed è giusto così, non trovi?-

-Per lo stesso motivo ha i capelli così corti?-

-Sì, ma quello è soprattutto una questione di comodità: la tua meravigliosa criniera è lunga quanto oltre metà del tuo corpo e può esserti d’intralcio in battaglia o limitare un po’ la tua agilità in certi tipi di movimento felino...-

-Non è assolutamente vero!!! I miei capelli sono indistruttibili come il resto del mio corpo: non devo preoccuparmi di loro se lotto o qualsiasi altra cosa io faccia e non mi danno molto fastidio perché non sento il dolore e sono decisamente più forte ed agile di voi!!! E i tedeschi ci erano arrivati!!-

-E’ vero, hai ragione...diciamo che è una cosa che abbiamo pensato noi Sapiens e da Sapiens...-

-Come per il seno...-

-Già...ma lì nemmeno i tedeschi c’erano arrivati...-

-I miei capelli non cadono e non si possono tagliare, ma nemmeno crescono. Non cresceranno neppure i suoi, e resteranno sempre corti?-

-Beh...credo proprio di sì, cara...-

-Voi giocate a fare gli Dei per realizzare creature praticamente divine ma ragionando da Sapiens...- -Sei arrabbiata? Per una questione puramente estetica? Io trovo che la Terza sia bellissima anche così, e in questo modo si differenzia ancora di più da te!-

-Non è una questione estetica: è solo un po’ di frustrazione perché voi Sapiens decidete esattamente come dovremo essere...-

-Solo quello: non abbiamo la minima idea di come funziona la parte del vostro codice genetico che riguarda i poteri...e poi anche noi Umani mica decidiamo come essere!-

-Già, ma non lo decidono neppure i vostri genitori! Tu non hai capelli mica perché i tuoi genitori hanno pensato che ti sarebbero stati d’intralcio! La Terza avrà per sempre i capelli corti perché tu lo hai deciso...-

-E’ stata una decisione della squadra, non solo mia!-

-E’ comunque molto frustrante: e se le piacesse la mia chioma? Se me la invidiasse?-.

Il Professor Romanyshyn, in quel momento, per la prima volta aveva davvero avuto un po’ di paura di Valeria, percependo nelle sue parole un certo astio nei confronti degli umani.

CONTINUA...


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