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Una storia di Giuseppe66

“I Vicoli di Roma e la mia dolce Sconosciuta”

Sottile...

292 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 05 settembre 2018 in Erotici

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Quanto è bella Roma de notte, con le viuzze ricoperte de sampietrini, Via della Longara, Vicolo degli Osti, Via de Ripetta…con le luci soffuse, li profumi da ogni parte e li strilloni che te invitano a entrà dentro sti locali a conduzione familiare, pé gustà le loro prelibatezze.

A signòòò vole provàààà?.....è tutto casereccio….fatto a mano…è tutto bonooo ..pure er padrone…


Camminavo lentamente con la testa rivolta a mille pensieri, quando incontrai lo sguardo di una ragazza seduta su una panchina, dove ero solito fermarmi e sentire le voci di Roma, la mia città di sempre.
Indossava una gonna non molto corta ma svasata e un corpetto lilla che richiamava l’attenzione.

Io, invece, una camicia di lino bianca e dei jeans.

Lei poteva avere una trentina d'anni non di più.

Era intrigante il suo sguardo e mi fermai a fissarla.

Non capivo bene se era brilla, se rideva o piangeva.
Lei si alzò dalla panchina venendomi incontro, come se mi conoscesse.

Erano quasi le undici non c'era molta gente per i vicoli, tutti rintanati dentro casa o in qualche Osteria a vedere la Roma che giocava.
Si avvicinò e mi guardò a lungo per bene, mi scrutava come a voler carpire da me un cenno di qualcosa, io osservavo lei, compreso il suo piccolo seno messo in mostra, sorretto dal reggiseno a balconcino.
<< Mi faresti fare una telefonata? >> Mi disse lei.
Rimasi sorpreso dalla richiesta. Non stava piangendo e non era nemmeno brilla, decisi di giocare un po’ con lei, ero in vena e piuttosto eccitato, particolare che sicuramente non le era sfuggito.
<< Certo >> Presi il mio cellulare e lo sbloccai per darglielo.
Lei mi guardò un attimo poi capì e si tranquillizzò, allungò la mano e toccò la mia, stando attenta a non farlo cadere. Tremava, come impaurita.

Prese il cellulare non smettendo di fissare i miei occhi, il mio petto e scendendo un po’ più giù si soffermò anche sul mio pacco che cominciava a gonfiarsi, preso da mille idee e dalla sua presenza.
Lei compose un numero. Qualcuno rispose. Lei parlò:
<< Piero amore, torno a casa a piedi faro un po’ tardi perché mi si è fermata l’auto, ma non preoccuparti sono in buona compagnia, poi ti spiego! >>
Era sposata. Questo era ancora più avvincente. Lo sguardo mi andò al suo dito e non ebbi dubbi, portava la fede.

Riagganciò velocemente, forse impaziente di gustarsi la serata.

Mi porse il cellulare con un sorriso ed io lo riposi nel taschino della mia camicia.
Allungai la mano prendendole la sua e stringendola, la avvicinai a me, eravamo a pochi centimetri uno dall’altro, i nostri sguardi divennero caldi, intensi, lei lo capì e fece il primo passo, palpeggiando sopra il mio rigonfiamento.

Non potevo crederci, le misi le mani sulle spalle bloccandola.
<< Non posso farlo! >> Dissi io, bugiardo più che mai, nel vano tentativo di darmi un certo contegno.
I miei occhi ardevano di desiderio, sentivo dolore nelle mutande.

<< Non ti credo! >> Mi rispose lei molto audace.
Si lanciò e mi prese il viso tra le mani, baciandomi con delicatezza e passione.

A quel punto cercavo la sua lingua e la trovai che cercava la mia. Preso dalla passione la strinsi a me e le accarezzai il culetto sodo, duro e molto voglioso.
Eravamo in mezzo alla strada però!
La presi per mano ridendo per la mia pazza idea.
<< Vieni! >> Le dissi, trascinandola barcollante su quei tacchi non proprio comodi su quei sampietrini.

Proprio come si trascina un toro verso il macello, solo che in quel caso il toro ero io.

Lei mi seguiva un po’ incerta, ma aveva riacquistato il sorriso.
Fatti un centinaio di metri, più avanti c'era un piccolo vicolo stretto e cieco “Vicolo del Fico” il nome della via era già tutta un programma, era a ridosso di Piazza Navona, e separava due case con balconi affacciati sul vicolo.

Sopra uno di questi scorsi l'ombra di una vecchietta ancora seduta con un plaid sulle gambe a godersi il fresco della sera, era luglio inoltrato.

L'ombra era immobile, ferma, come se non respirasse, forse incuriosita da noi due e dalle mie risa. La sconosciuta ragazza osservò la scena…<< Tu sei pazzo >> Mi disse ridacchiando a bassa voce...non sapevo neanche il suo nome.

La baciai, spingendola contro il muro del vicolo ormai buio sotto il balcone della vecchina.

Le presi una gamba tirandola su, la avvicinai al mio cazzo ormai gonfio ma ancora rinchiuso nei pantaloni.

Ero noncurante di chi potesse passare in quel momento e sollazzarsi dello spettacolo, non volevo e non potevo fermarmi. Abbassai il capo e cercai i capezzoli tirando il reggiseno giù e liberandoli definitivamente.

Erano duri quei capezzoli vogliosi.

Li presi tra le mie labbra e li pizzicai facendola sussultare.

Non riusciva più a spiccicare parola, teneva solo stretta tra le sue manine la mia testa, accettando di buon grado il piacere che le stavo regalando.
<< Quanto sei bella ...>> Le sussurrai nell'orecchio.
Mi abbassai furtivo e mi intrufolai sotto la sua gonna svasata, cercando le sue mutandine umide.

MMM che profumo di donna …che odore di umori che mi rimescolavano i sensi!

Cominciai a baciarla e leccare quella stoffa che in pochi attimi divenne zuppa.

Scostai appena lo slip nascosto dal suo vestitino iniziai a passare la lingua in quella fessura grondante e bollente, soffermandomi sul clitoride impazzito e duro all’inverosimile.

Piccoli mugolii uscivano dalla sua bocca HOO SSIII…

Ma chi sei tu? Balbettava lei sottovoce, chi ti ha mandato stasera a me e perche?

Mi liberò da quella presa e mi tirò su, dopo un bacio, a voler assaggiare i suoi umori, con il reggiseno ancora abbassato. Si abbassò e mi tirò giù la zip e scostati i miei boxer esclamò “Eccolo” e sorrise maliziosamente.
Un cazzo dalle proporzioni medie, ma bello gonfio e pronto a tutte le sue idee.

Me lo accarezzava tutto con quella manina fredda e piccola, me lo toccava a lungo, poi lo avvicinava alla bocca facendo scivolare dapprima la cappella gonfia e violacea e poi tutto pompando forte, su e giù.

MMM mi spinse contro il muro ed io me ne stavo con gli occhi spalancati a guardarti divorare il mio cazzo.
Mia moglie non era così brava.

Le misi le mani dietro la nuca e continuai a spingere, lei leccava e roteava la lingua, meravigliosamente, scendendo anche alle palle ormai gonfie di crema bollente.

Dovevo distrarmi e pensare ad altro per non venire. Poi la fermai e la feci alzare, appoggiando lei ora alla panchina lì accanto a noi, una di quelle panchine con il piano in marmo spesso dieci centimetri, e le dissi: << Stenditi.>>
Non ci mise molto ad eseguire l'ordine.
Quando si stese io finii di denudarla completamente e mi piaceva passarle il cazzo tra le tette tenendole chiuse con entrambe le mani, però mettendomi dietro la sua testa. Che goduria!

Così facendo le mie palle penzolavano sul suo viso e lei fu ben lieta di leccare e succhiarle. Era bravissima!
Tornai davanti a lei, le allargai le gambe e in quel momento si accorse che qualcuno sopra di noi, la vecchietta di prima, si era alzata e appoggiata alla ringhiera guardava giù.

Vecchietta curiosa pensai tra me e me.
Le aprii le gambe rivolgendo la sua fica verso di me, l’ammirai con la luce che veniva dal lampione poco distante, le sue meravigliose labbra che pulsavano al solo pensiero di essere penetrate.
Mi chinai, cominciando a leccarla con piacere, succhiando.
Lei, con le gambe spalancate...era la fine del mondo, mi distesi sopra e finalmente lo appoggiai dolcemente sulle sue labbra strusciandolo un po’, su e giù, per farle salire ancora la tensione e infine lo spinsi dentro e mi fermai.

Lei accusato il colpo se lo godeva e sentivo la sua fica contrarsi e adattarsi al mio membro: si agitava muovendosi frenetica.

Guardavo e guardavo affascinato il suo seno ballare in preda ai miei colpi.

La stavo possedendo selvaggiamente.

Dopo alcuni minuti mi accorsi che l'orgasmo per lei era vicino, le tappai la bocca con una mano per non far riecheggiare tutto il suo piacere per l’intero vicolo, voleva urlare forte, voleva che io la sentissi e anche quella vecchietta lassù.

Stetti ancora un poco dentro di lei rallentando il ritmo e accompagnandola nel suo piacere.

Quando si riprese, la feci mettere seduta e mentre continuavo a masturbarla dolcemente glielo rimisi in bocca, lei riprese a succhiarlo e a leccarlo velocemente, durai tremendamente poco e mentre mi irrigidivo come un pezzo di legno venni nella sua bocca.
<< Sei una forza della natura! >> Sospirai soddisfatto.
Ristabilitasi, le si ricompose prendendomi per mano, perché ancora tremava sulle gambe e mentre ci accingevamo ad andarcene, i nostri occhi si sollevarono verso la vecchietta curiosa e con fare cortese le augurammo “Buonasera signora”
La donna lassù ci stava ancora guardando e accennò ad un bellissimo sorriso.

Chissà quei vicoli quante volte si son trovati ad essere spettatori degli amanti.

Chissà a quella vecchietta quanti e quali ricordi saranno tornati in mente.

Chissà magari quella panchina era stata teatro anche della sua prima volta.
Chissà chi era quella vecchietta...
Chissà quanto avrebbe voluto in altre epoche essere scesa a giocare con noi...

Chissà quanti vicoli a Roma…



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