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Una storia di DomenicoDeFerraro

CANTO DEL SABATO SANTO

Canzone Pasquale

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6 minuti

Pubblicato il 03 aprile 2021 in Poesia

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CANTO DEL SABATO SANTO

Canzone Pasquale

Canto del sabato santo , su questa terra in cui sono nato, dalle molte lingue , alcune di fuoco, alcune leggere come le ali di aprile , nel vento torbido , dal cuore di pietra , tra il dire che mena vanto, invano io gioco con il vivere, con rime ed amori trascorsi . Avanza il mio tempo, il momento d'un bacio, ora mi ridestò in logiche e reati vari in metriche poco usate.


Vado ed immagino, ora , divento un altro , vendo la mia lingua , mi trasformo in nuove arcane figure , angeli e agnelli , pellegrino , vado per lidi , immaginando mondi diversi . Evadere da questo dolore , da sotto questa croce che pesa sulle spalle , andando per mondi possibili, ancora ed oltre non conosco una via per giungere a quell’ amore bagnato dal mare . Ora io rimango qui , per poi fuggire dove tutto ebbe inizio ,dove tutto , si tramutò in dolci rime . Tanti versi in fila pronti a richiedere un loro salvacondotto , con un cuore sofferto, con un nemico accanto , con te che parli alle stelle , sotto una luna piena , in universi sconfinati ,fino all’alba fino a quando , tutto si potrà comprendere. Provare a cercare, un senso a cosa si vuol dire , andare verso terre lontane in altre guerre , pronto a combattere una nuova guerra. Mille navi di migranti , solcano il mare delle memorie , verso quel tutto , verso di te , fino a giungere ad una dignità che non ha più voce.


Escono allegri i bambini dalla scuola , vivono la loro vita nei loro sorrisi primaverili , corrono nell’aria salubre, intrisa di tante meste canzoni , nella dolce aria d’aprile che spira come fosse un vento scuotente il corpo del redentore sul suo patibolo. Ed innanzi a tale realtà , davanti a quella croce, il mondo si ferma. Si ferma il passante vestito a festa con il suo vestito cucito da un povero sarto davanti a quella croce , ove vengono posati cesti colme di uova pasquali.

Hai visto i miei occhi piangere

Mi hai visto , seduto davanti questo specchio

Dietro a tante domande, mi sono abbassate le mutande

Sono corta , come la corda che cinge il collo dell’impiccato

Sono cosciente di essere me stesso

Ehi mi scusi mi da un pacchetto di sigaretta

An vedi come sè fatto bello

Me sono impomatato per la mia bella

Te trovo assai gagliardo

Me lo potevi dire che te, sei cuccato quella monella

Mi sono comprato una nuova moto

Ed il linguaggio coatto che fai lo lasci fuori la porta di casa

Me possono cecare che dice il linguaggio è come un ginocchio rotto.

Che eri matto lo sapevo

Vorrei cambiare casa

Spero no , questo linguaggio

Hai ragione ci sarà sempre qualcuno ad implorare un miracolo

Questa notizia , me l’hai servita , sopra un piatto d’argento

Quanto mi resta da sognare , quanto da sperare . Quante spiagge dovrò percorrere per giungere a bagnarmi nel mare dei ricordi Sull'onda, di questo mare sporco di sangue , macchiate di parole mai dette da ignoti poeti, fatte di rime e ritmi . Tante carezze , baci , sussurri , tutto svanisce, scema in questo improvvisare primaverile , all'interno del corpo d'una città che si desta all'alba, ed afferra per il collo un poveretto ubriaco di poesie , seduto fuori l’osteria di tutti santi . E quando tutto avrà inizio , quando i cannoni smetteranno di sparare cazzate , il cielo diventerà un luogo sicuro . Sarà finalmente pasqua, con i suoi santi , neri e bianchi , seduti dentro e fuori le millenarie chiese . Voci sussurrate nel vento della vita che soffia forte e mi conduce a cercare , fino alla fine , di questo sacrificio la pasqua tra tanti agnelli sgozzati . Pasqua, occhi pieni di lacrime, pasqua, sul dorso d'un asinello , prima di entrare nella città santa . Il redentore porta la sua palma , sopra le spalle in segno di pace , una voce si diffonde per le strade , tanta gente, chi cieca, chi zoppa, chi piena di rancore s’avvicina a quel corpo a chi si vende questa vita per pochi denari.


Strano vivere, morire come quell'agnello, appeso a testa giù. Con questo cuore che va lento, tanto lento nell'eco delle campane , che ascolto, seduto , in disparte. C'è chi sà, c'è chi non sà , c'è chi ride, prega, chi naufrago dentro una scialuppa in derelitta, dignitosa esistenza , posa il suo piede straniero sulla sabbia, sporca di sconfitte che crescono, salgono, verso l'alto, verso un nuovo mondo, nella dolcezza di un divenire legato a molte lingue.


Son felice, folle, forse son salvo e ritorno a cosa ero ai tanti anni patiti lungo la strada in questo guazzabuglio. Eccomi son qui, non mi vedi , si ricomincia incompreso , sopra una pietra, tra tanti dubbi. Ancora tutto intero , con il resto del mondo che attende che tu risorga dal male partorito , tu ritorni a vivere , nello spirito ove mi beo ed ascolto le voci sparse per strade insanguinate, perdute nel tempo, nell'amore che infrange le tante barriere linguistiche .Sabato santo , quale colpa ho io , quale colpa pesa sulla mia coscienza, di padre, di uomo ,d' individuo qualunque che sogna vicino al mare, una vita diversa.


Vado ,lungo il mio cammino, fino a sera con i miei poveri sentimenti con le mie liriche che giocano con le chimere e con tanti altri compagni d’arme, corro e mi perdo, dove termina questo canto . Dove termina questa canzone che mi spinge verso il golgota.

Cosi proseguo con le mani legate dietro la schiena, fino alla fine del tragitto . Lasciando sulla strada il ricordo della mia tristezza . Lasciando la mia canzone, le mie ossa al sole di aprile. Primavera verso il golgota , verso il martirio, verso la fine di questo viaggio fino al principio , fino all’inizio di questa canzone che vado cantando .

Fino sul monte dove sta il vecchio cimitero, dove il sole gioca dietro i cipressi , dietro i miei pensieri , dentro un salvezza, detro questa bellezza che mi alza a nuova vita , verso nuove canzoni , inizio di una nuova stagione . Camposanto mi sembra , un campo seminato di teschi . E sono fioriti i cipressi, si sono schiusi i dolci pensieri , la voglia di volare e di andare dove tutto ebbe inizio. Rinascere in un crescendo di versi , figli del sacrificio . Divino aprile , rimembra le ombre di un passato incerto tra mille croci ove sono fioriti i verdi teschi del mio passato.

Sabato santo , sono qui di fronte alla santa croce , seduto su un sasso , cercando un senso , ai miei versi , chete parole giovane e forte, simile ai tuoi baci , simili alle tue carezze, simili ai tuoi pensieri che liberi volano via, verso altri lidi, in altri destini, in vite congiunte , verso lo spirito santo. Odo suonare le campane da lontano, fiato alle trombe, chitarre elettriche, mandolini , violini zigani , tutti uniti in un solo suono , in una sola melodia ,messaggio di pace , che ci conduce verso di te eterno padre, nel tuo regno , ove pasce il tenero agnello.



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