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Una storia di AriaBeffardi

Questa storia è presente nel magazine Isole

L'uomo di Vetro

del tempo, del destino e della vita

62 visualizzazioni

10 minuti

Pubblicato il 12 marzo 2020 in Altro

Tags: #uomo #writing #italy #quarantine #vetro

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Un tempo conoscevo un ragazzo, aveva quasi trent'anni, un uomo quasi quindi.0

Beh lui aveva una qualità, una cazzo di capacità che poteva farvi gelare i sangue a sentirla, almeno finchè non vi trovavate intorno quel ragazzo.

Se gli si stava vicino in un suo giorno di felicità, preso dai suoi studi di fisica, innamorato del mondo, delle stelle, delle energie e di ogni minima stronzata, quel giovane bastardo vi riempiva di calore. Di calore proprio, poteva essere dicembre, ma se gli si stava accanto ci si doveva togliere almeno il cappotto e la sciarpa e chessoaltro. Era primavera il giorno di Natale, come si potevano avvertire microscopiche gelide punture sulla pelle, da neve, solitamente, in piena estate, nel caso in cui fosse certamente triste.

Era seriamente contagioso. Non in quel senso, era una cosa temporanea. Non aveva superpoteri da svitati o magie e polverine varie, era una cosa molto più seria, contagiava l'aria intorno a lui e di conseguenza chi la respirava. Feromoni, bacilli, spore, che diavolo ne posso sapere io, ora ascolta, perchè se ti sconvolge questo, hai da sentire quello che viene dopo.

Insomma questo tipo se ne sta tranquillo, fa i suoi studi, continua ad appestare l'aria, eccetera. E' promettente però, dannazione, un portento sul serio. Insomma una cosa che lo fa notare da aziende di un certo calibro, niente giacche e cravatte, di quelle che i manager si mettono le giacche di pelle, fanno le interviste per vogue e fanno schifo esattamente come gli altri, ma invece di esporre la merce marcia e putrescente di cui sono decomposti, ci mettono su un bel telo i legname fine ed ecologico, con vere scheggiature partite dalle mani di qualche schiavo della moda del capitalismo sottopagato.

Diventa importante per loro, non così tanto però da non avere tempo di uscire con qualche bella ragazza. Ah, territori semisconosciuti per lui, rinchiuso nei suoi studi, nella corsa al perchè del mondo, mentre proprio il perchè del mondo gli sfilava sotto il naso con su dei pantaloni a vita alta e una camiia da uomo, molti capelli in disordine, un pacchetto di nervosismo cento's e commenti da sola ad alta voce.

Insomma, non fece nemmeno in tempo a capire cosa gli piacesse di quella montatura spessa di occhiali che già glieli stava sfilando bacio dopo bacio dopo spallina dopo calza dopo fazzoletti e sigarette.


Passarono settimane, forse anche qualche mese. Tutti sembravano abituarsi facilmente all'assurda qualità dell'uomo, divertendosi perfino, a volte approfittandone, come parassiti a tempo determinato, per provare qualcosa di buono e di caldo, durante il vuoto stomachevole che era la loro passeggiata a bordo del pianeta. Che poi fosse colpa loro o no, chissà e chissenefrega.

Un giorno il Grande Amico di Tutti, a capo dell'azienda, lo avvertì: sarebbe stato testato in settimana, sarebbe stato presentato ogni giorno ad una persona diversa, alla fine della settimana gli sarebbe stato detto quale, fra quegli individui, fosse il partner a cui l'azienda puntava per avviare il suo progetto.

Il suo progetto, cazzo, il progetto per cui lavorava da tutta la vita, quello per cui si era privato del sapore di tabacco femminile per decisamente troppo tempo, doveva dirlo a lei, doveva, sennò scoppiava, e quando era piccolo per una gioia troppo intensa per poco non manda a fuoco mezzo campeggio, quindi sì, doveva perchè troppo voleva. Sul tragitto, le macchine al suo passaggio acceleravano senza motivo, cominciavano a suonare allarmi, i matti in silenzio prendevano a litigare con i nemici nelle loro orecchie e tutti si eccitavano per un secondo, ma un secondo incredibile.

Era come se il dio dei fattoni avesse deciso di chiudere i battenti e di concedere un secondo di trip da eroina, casualmente, a chiunque incontrasse quell'uomo mentre correva.

Poco prima di entrare incontrò la signora del piano di sopra. Era molto anziana, ma molto dritta per esserlo. Era molto diretta, ma parlava anche molto poco. Era molto strana, ma se l'avessi vista, l'avresti definita una molto classica vecchia. Sembrava l'equilibrio, molto di tutto, molto poco del contrario di tutto.

Chiese all'uomo cosa avesse, se volesse dell'acqua, sudato com'era, e che lei scendeva a fare una passeggiata. Non sembrava essere coinvolta dal suo “potere” speciale. Mh.

Lui dal suo canto non si era mai dovuto troppo dilungare nel dare spiegazioni, data la sua incredibile influenza sugli sltri, ch'era cambiata, indubbiamente, sa signora, da bambino mi bastava respirare, poi mi bastava ridere, poi provare intensamente, adesso devo muovermi nello spazio e agitarmi per aver quel risultato. Ma a lei non sembra interessare...vero? La mia giornata? OH DIAMINE, CHE SBADATO, SCUSI MA IO DEVO PROPRIO CORRERE DALLA MIA FIDANZATA, IO DEVO SPOSARLA, MI FARANNO UN TEST, UN TEST SIGNORA, se lo passo diventerò migliore e ancora più felice e aiuterò davvero questo mondo...No, su questo non mi trova d'accordo. Dica la verità, è invidia la sua, per dire queste cose. Come? E' la politica dell'azienda, e io lo trovo giusto, ah non riuscirà a trarmi in inganno, sono troppo felice per poter mettere in dubbio qualsiasi cosa, arrivederci.

Le chiese di sposarlo, la contagiò con la sua allegria, brindarono, scoparono, dormirono.

No, non del tutto. Lui rimase sveglio e dovette cominciare a spargere l'ansia perchè lei si svegliò e prese a piegare tutti i suoi vestiti, poi dormirono di nuovo.

Al mattino incontrò il signore 1. era simpatico, gli faceva moltissime domande, lui rispondeva prontamente senza mai sbagliare, cosa che lo metteva di buonumore, aumentava la sua autostima, e se ne andò soddisfatto. Pacca sulla spalla, buon lavoro.

Poi ci fu la signora due, la signora 3, che furono rispettivamente spavalda e serenamente speranzosa, esattamente come lui.

Venne il giorno della signora 4. A lei non interessavano i dettagli del progetto, e nemmeno i profitti. Interessava la visibilità del progetto, diceva appeal, young, fresh. Avrebbe potuto racchiudere tutto dicendo “merda”, ma si vede che era un'amante degli approfondimenti.

La signora numero 4 lo confuse, e se ne andò esattamente come era arrivata. Senza u minimo, impercettibile cambiamento di umore, e nemmeno confusa.

Venne per ultimo il signor 5. Ma l'uomo era strano di fronte a quel signore, quel giorno.

La sera prima accadde questo: l'uomo era arrivato a casa e sentiva uno dei polpastrelli della mano destra completamente liscio. Niente impronta digitale, niente di niente. Se l'era ripassato con le altre dita per tutto il tragitto in tram, senza guardarlo, come arrabbiato ma senza provar davvero rabbia, come deluso ma non da qualcosa di piccolo come sé stesso, insomma, non capiva molto e si sfregava quel dito. L'autista, dal suo canto, sbaglio percorso due volte, finendo la corsa a metà strada, nello scontento lento e malinconico di quello strano vagone di storditi.

Insomma, quella stronza di merda, non aveva capito un cazzo. Un cazzo di niente, e di sicuro era lei, er alei che era una cagna e non gliene sbatteva una nerchia del perchè quel progetto era stato scritto per essere assolutamente solo un bene per il mondo.

Schifosa maledetta.

A casa aveva poggiato in silenzio la mano sulla sua spalla, diamine che fredda, cos'è?In ogni caso devo dirti, sai devo dirti che tu avanzerai di carriera, questo lavoro ti terrà qui e io come farò con i miei documentari? Già sto per partire per due settimane, e non credo...sai, io non credo più che dovremmo sposarci. E poi il matrimonio è così borghese. Quindi ecco, questo. Ciao. E mettiti dei guanti, hai le mani gelide.


Del signor 5 non gliene sbatteva assolutamente una nerchia, e almeno questo era qualcosa che lui e la stronza numero 4 avevano in comune. Ma non era questo a renderlo strano, e non era stata nemmeno gli occhiali con le lentiggini che lo avevano amato fino ad un giorno fa.


Aveva, sai cosa?Aveva su quel cazzo di polpastrello del giorno prima come una copertura in vetro. Ma incredibilmente bizzarra. Usciva in modo naturale, da pelle a vetro a di nuovo pelle. Nessuno sembrava essersene accorto, e ogni persona intorno a lui per settimane, riflettendolo, se ne sbattè di ogni minimo cambiamento.


Il progetto dell'uomo fu preso, avviato, dalla signora numero 3, quella serena. Che finanziò il tutto e venne a testarne i primi risultati dopo un primo anno di rodaggio.

Ecco, quello che vedeva la signora 3 era...assolutamente inspiegabile.


L'uomo era ricoperto, in modo del tutto fluido e naturale, da un sottile strato trasparente, riflettente, ma allo stesso tempo morbido e adamitico, in linea con ogni suo movimento.


Nessuno intorno a lui sembrava esserne troppo turbato, il processo era stato graduale e quotidiano e , abituati come erano tutti, alla sua straordinaria capacità, non si erano fatti troppe domande.


Ma il suo potere, beh quello era un po' mutato. Le persone attorno a lui potevano cambiare di stato solo toccandolo e sentendone o il gelo o il tepore. Non ne diffondeva più naturalmente nell'aria, ma manteneva ancora una certa abilità. La signora 3 dopo un'iniziale sbigottimento, se ne fece a sua volta una ragione, e continuò ad avere fiducia nell'uomo.


Passarono i giorni, i venti, il sole innumerevoli volte e i campi seccarono il grano e diedero alla luce nevi e piogge.


Dopo molti alberi e molti caffè, l'uomo dell'azienda Amici di Tutte le Brave Persone, era diventato un signore. Un 1, un 3, talvolta un 5.


Ci furono anche molti giorni in cui il signore di vetro, diventava un 4, e allora lo strato prendeva ad ispessirsi.

Il mutare del mondo metteva un'asticella sempre più lontana al proprio stesso miglioramento che il Grande Progetto avrebbe dovuto arrecargli, senza, di fatto, dare soddisfazione ai suoi occhi, ormai secchi.


Lo strato si ispessì irreversibilmente. Il morbido signore di vetro divenne completamente inefficace nel diffondere il benchè minimo segnale di ciò che provava. Presto si chiese i motivi di quel maledetto strato, il motivo del eprchè le persone non riuscissero più a capirlo, del suo sorriso di finzione perenne e di come gli altri pensassero fosse autentico. Aveva così tante cose dentro di sé, ma quello strato prese a crescergli anche dentro, senza che lui potesse agirvi nell'arrestarlo, preso com'era dal cercare un senso di sé stesso, di quel che era, lui che non si era mai chiesto nulla di tutto questo, che era corso verso il centro della terra per afferrarne il significato.


Un giorno, invernale come solo certi pomeriggi di noia estiva sanno essere, si sedette su una panchina, di fronte ad un piccolo parco. L'espressione serena e semi sorridente era stata scolpita ormai da quel vetro. Un bambino non molto lontano, piuttosto iracondo, prese a innervosire tutti i bambini attorno a lui, infastidendoli, e venne escluso dai giochi.

Si girò, vide il signore. Prese a giocare vicino a lui con un bastone. Che cazzo hai da sorridere?

Il signore non rispose. Da qualche giorno le parole gli uscivano a fatica, ma aveva appena ricevuto l'Alta Onoreficenza Dei Grandi Signori Amici di Tutte le Brave Persone, e poco gli interessava del resto. Che cazzo hai da sorridere? Perchè sei così strano?

Silenzio

Mamma dice che quelli come te non hanno mai un cazzo di problema, vero? Tu hai tutto, si vede da quei vestiti del cazzo.

Tua madre ti dice anche che sei una piccola testa di cazzo a rivolgerti così alle persone più grandi te?


Fu una frazione di secondo.

Quel sassolino di ghiaia, nemmeno tagliente, non avrebbe ferito nemmeno un uccellino appena nato.


Mentre il bambino indietreggiava sconvolto da ciò che aveva fatto, per poi darsi alla fuga verso casa, le migliaia di pezzi di vetro si sdraiavano al suolo, l'una sull'altra, guardando tutte al sole.


Era il 15 di agosto, e lo spazzino lo portò via due giorni dopo.



Se non sbaglio, prima, mi avevi chiesto del tempo, del destino e della vita.

Vero?



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