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Una storia di IBonamiciFredducci

Sulle Videochiamate

431 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 15 aprile 2020 in Humor

Tags: #covid19 #isolamento #pensieri #riflessioni #vita

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Non amo le videochiamate. No no. Non è assolutamente come stare assieme davvero. Le trovo deprimenti e snervanti perché, pur con ottime connessioni ed ottimi devices, finisce che la qualità non è comunque ottima e comprendi non oltre il 77.3% di quanto dice la gente che è in gruppo con te. Oltretutto non so mai che cosa cazzo devo dire, anche perché parto già col mood depresso per la videochiamata in sé.

Nelle poche a cui ho partecipato sono sempre apparso come nella immagine postata qua sopra, ovvero come il ventilatore della mia camera, eternamente impegnato a girare.

Come mai? Semplicemente non accetto il mio corpo, odio il mio aspetto fisico e mi faccio 10 volte più ribrezzo del solito se a riprendermi è la camera frontale di un telefono o la webcam di un laptop, quindi è ovvio che preferisco inquadrare in modo fisso il ventilatore…

Giorni fa pensavo però, parlando con mia cugina (su whatsapp e scrivendo, perché anche gli audio non li godo granché, ritenendo la mia voce ridicola): com’è che un critico d’arte contemporanea motiverebbe questa mia scelta, che in realtà ha una spiegazione del tutto semplice e banale come ho già spiegato, di apparire sempre e solo come un ventilatore da soffitto?

Ha subito risposto il mio cervello, naturalmente, sparandomi sto discorsone nella testa con una voce impostata ed esagerata degna di un esagitato esegeta:

-Che cosa vuole comunicarci l’artista, con questa sua ostinata decisione di mostrarsi solo ed esclusivamente con le sembianze di un ventilatore da soffitto??? Beh...in un mondo soggiogato dall’estetica, dall’apparenza fisica, dal Dio Denaro, dal capitalismo e dal consumismo più sfrenati e dalla ostentazione continua di oggetti e stili di vita che in realtà nemmeno possiamo permetterci, ha deciso di mostrarsi come un oggetto piuttosto semplice e dimesso: ci sta dicendo che è ora che l’Umanità vada in tutt’altra direzione!!! In un mondo dominato da Instagram e quindi dall’aspetto fisico e dalla pura forma, l’artista va controcorrente rinunciando alla propria esteriorità, mostrando a tutti che la vera cosa che conta è l’essenza! L’artista ci invita a piantarla con le nostre vite fatte solo di parvenza perché, per quanto possa sembrare assurdo, le cose più reali nelle nostre insulse parabole terrene non sono quelle che puoi vedere, ma quelle che possiamo sentire nel profondo dell’animo, quelle incorporee: ciò che conta seriamente è quello che davvero siamo come entità e ciò che percepiamo!

Il ventilatore include una lampadina ed appare sempre accesa e quella testimonia chiaramente 2 cose: che lui (o lei: abbiamo usato il maschile perché “ventilatore” è un termine maschile; ma se usassimo “ventola” allora sarebbe femminile) ha ottenuto l’illuminazione e allo stesso tempo vuole illuminare il cammino delle nostre vite, verso la conoscenza!!!

Ultima questione da analizzare: perché il ventilatore è sempre in movimento? Perché non è mai raffigurato fermo, spento, ma gira vorticosamente su sé stesso in ogni istante?? Beh...è un chiaro rimando che l’artista fa allo scorrere inesorabile del tempo, alla caducità delle cose ma anche la dimostrazione che è portato a credere alla ciclicità del tempo stesso ed al ripetersi continuo degli eventi storici: nulla in realtà passa e si perde nei meandri del passato, perché è tutta una immensa ruota che gira! Corsi e ricorsi storici! Come diceva l’immensa Miss Shirley Bassey nel 1997, “To me it seems quite clear that's it's all just a little bit of history repeating”!-

THAT’ALL, FOLKS!!!


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