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Una storia di Brividogiallo

Una scelta sbagliata

“Un uomo che ha commesso un errore e non lo ha riparato, ha commesso un altro errore.” CONFUCIO

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17 minuti

Pubblicato il 03 febbraio 2021 in Storie d’amore

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C'è stato un periodo in cui Arianna usciva con due uomini.

Li aveva conosciuti al compleanno di una collega, i soliti amici di amici.

Era lì, a quella festa dove non conosceva nessuno e si sentiva un po' spaesata.

Oltretutto Arianna non era tipo da feste, non sapeva ballare e la confusione la infastidiva.

Beveva pochissimo alcol, soprattutto quando sapeva di dover poi guidare e non le piaceva trovarsi in mezzo a sconosciuti, non era abbastanza disinvolta da prendere iniziative per socializzare.

"Bene, è un atto dovuto. Michela è la mia collega preferita non potevo dirle di no. Speriamo non vada avanti per le lunghe."

Su un divanetto a due posti, mentre tutti ballavano, lei stava seduta e si guardava le unghie, quando un tipo esageratamente alto con una lunga zazzera scura che gli arrivava quasi fin sulle spalle, si sedette accanto a lei.

"Sono Paolo e anche a me non piace ballare. Facciamo amicizia?"

"E io sono Arianna. Si vede tanto?" gli chiese sottovoce vicino ad un orecchio

"Che cosa?"

"Che mi sto annoiando. La festa sta riuscendo benissimo, sono io che non vado bene per questo genere di cose"

"Non dirlo a me Arianna.... sono il miglior amico e collega del fratello di Michela. Ho accettato ma solo per l'affetto che provo per lui"

"Quindi sei un poliziotto?"

"Già. Ispettore capo"

"Non lo avrei mai immaginato. Beh...con questo look tutto sembri tranne che un poliziotto."

"È una concessione che mi viene fatta per la mia buona condotta" rispose Paolo con l'evidente intento di prenderla in giro.

Arianna sorrise con aria complice facendogli capire che non ci era cascata.

"Non so ballare ma so raccontare barzellette e aneddoti curiosi e divertenti che mi sono capitati sul lavoro"

E così cominciò a raccontare storie buffe di gente strana che chiama la polizia per i motivi più assurdi.

A mezzanotte Paolo prese una mano di Arianna, fece il gesto di baciarla e le disse :"Devo proprio andare. Domattina il mio turno inizia alle sei. Fammi uno squillo con il tuo cellulare così memorizzo il tuo numero."

Si salutarono come si conoscessero da anni e Paolo scappò via.

Arianna fu improvvisamente contenta di aver partecipato a quella festa.

Un tipo così stravagante e attraente non è da tutti i giorni incontrarlo.

Stava ancora ripensando a quell'inaspettata conoscenza mentre, appoggiata alla balaustra del camino, beveva una Coca.

"Ottimo! Rimanere sobri dopo una festa è da persone intelligenti." Un uomo sui quaranta si era avvicinato a lei e le sorrideva un po' timidamente dopo averle rivolto la parola.

"Sì e poi non mi piacciono molto le bevande alcoliche, non è solo virtuosismo."

L'uomo sorrise :"Mi piacciono le persone sincere. Mi chiamo Andrea." e le porse la mano.

Arianna la strinse, presentandosi a sua volta.

Andrea era molto diverso da Paolo.

Cercava di non farlo vedere ma, almeno al primo approccio, doveva combattere non poco contro la sua timidezza. Aveva un'espressione serena e Arianna percepì che non era dovuta all'ambiente e alla circostanza, era una serenità che lui aveva dentro, che faceva parte del suo essere.

Anche il suo modo di parlare pacato, il suo sorridere per piccole cose, l'entusiasmo che mostrò quando le parlò della sua passione che era poi diventata la sua professione, la fotografia, trasmettevano la sensazione che fosse un uomo soddisfatto della sua vita, tranquillo e accomodante al punto che, pur annoiandosi a morte anche lui da almeno tre ore, non perdeva la calma e il sorriso.

Parlò con lui fino alle tre del mattino, quando gli invitati cominciarono, a gruppi, a lasciare la festa.

"Andiamo anche noi? Forse parlando ce ne siamo dimenticati ma domani si lavora." le disse lui con un sorriso quasi di scusa.

"Oh si! È tardissimo. Mi ha fatto davvero piacere conoscerti Andrea. Ti va se ci scambiamo i numeri?" mio Dio! L'aveva detto. Le parole le erano defluite dalla bocca senza che se ne rendesse conto, era stato come esprimere un desiderio ad alta voce.

"Certo. Se non me lo avessi chiesto tu l'avrei fatto io."


Il giorno successivo, Arianna stava raccogliendo le sue cose dalla scrivania del suo ufficio quando ricevette una telefonata.

"Ciao Arianna. Sei libera stasera? Io posso star fuori fino a mezzanotte, poi inizia il mio turno."

Lei rimase un po' stupita dalla rapidità con cui Paolo aveva preso l'iniziativa ma, non avendo nulla da fare accettò.

Le disse di andare a prenderlo in Questura. Lui l'avrebbe aspettata sulla piazzetta antistante.

Anche questo stupì Arianna perché si aspettava che sarebbe passato lui a prenderla ma pensò che forse si trattava di una questione di praticità.

"Ciao bella" Paolo si avvicinò ad Arianna e le diede un bacio sulla guancia.

Rimasero in macchina a parlare un po' poi lo stomaco vuoto di Arianna emise un gemito.

"Ma non hai mangiato?" chiese Paolo

"No e nemmeno a pranzo. Sono abituata a mangiare solo la sera."

"Io ho già mangiato. Se vuoi ti indico un posto dove puoi mangiare qualcosa."

Arianna non poteva crederci! Aveva immaginato, per la loro prima uscita, una cenetta in un localino grazioso, invece niente di tutto questo. Avrebbe mangiato chissà cosa da sola, mentre lui la guardava. Assurdo!


Arrampicata sullo sgabello di una rosticceria, Arianna addentava con gusto un pezzo di pizza, mentre un supplì attendeva su un piattino. Non riusciva a nascondere la sua delusione ma Paolo sembrava non farci caso. Continuava a parlare allegramente mentre lei mangiava a grandi bocconi perché quella situazione imbarazzante finisse presto.

Alla fine lui, con molta galanteria, si diresse alla cassa e pagò la cena di Arianna.

"Cerca un posticino tranquillo, fuori dal centro dove possiamo parlare senza troppa gente intorno." disse Paolo, dando per scontato che questo fosse anche il desiderio di Arianna.

Lei si diresse verso la periferia di Verona e si fermò in uno spiazzo dove c'era una terrazza panoramica. Era il primo luogo che le era venuto in mente. Non si era sforzata di pensare ad un luogo che le piacesse particolarmente perché era evidente che, almeno per lei, la serata non era iniziata affatto bene.

Spense il motore e Paolo iniziò a guardarla. Lo spiazzo era illuminato da antichi lampioni che emettevano una fioca luce giallastra, in parte coperta dalle fronde degli alberi.

Nell'auto erano quasi al buio e Arianna non riusciva a distinguere l'espressione di Paolo.

Non fece in tempo a cercare di scrutare il suo volto, che venne travolta da un abbraccio che non le lasciò scampo.

Lui la teneva stretta, nella morsa delle sue braccia e cominciò a baciarla con passione.

Lei, inizialmente, rimase spiazzata da questo assalto inaspettato, poi provò un senso di ribellione, infine rimase preda della sensualità che Paolo trasmetteva e si lasciò andare ai suoi baci.

Era presa da un'emozione forte che le fece dimenticare la brutta gaffe di Paolo, quando sentì che una delle sue mani si insinuava tra le sue gambe, mentre l'altra le aveva afferrato un seno.

"Nooooo." gridò e si staccò da lui

"Scusami" disse lui con un'espressione più risentita che pentita "Credevo lo volessi anche tu"

Arianna era furiosa. Ma per chi l'aveva presa? Dopo solo ventiquattro ore che si conoscevano pensava di potersi permettere tutto?

"Ti riaccompagno in caserma, vai a dormire e a smaltire i tuoi bollenti spiriti." gli urlò in faccia

Di fronte all'atteggiamento aggressivo di Arianna, Paolo capì di aver sbagliato tutto e restarono in silenzio fin quando non giunsero a destinazione.

Quando Arianna fermò la macchina davanti alla Questura, Paolo aprì lo sportello ed uscì dicendole semplicemente un mesto "Ciao" che non ebbe risposta.


Per qualche giorno Arianna e Paolo non ebbero più contatti fino a quando, il terzo giorno dopo il disastroso appuntamento, lei ricevette un messaggio :"Non posso fare altro che chiederti sinceramente scusa. Mi sono comportato da stronzo ma credimi, non è da me.

Non so cosa mi abbia preso. Tu mi piaci da morire ma questo non giustifica quello che ho fatto. Se puoi perdonarmi, mandami un sorriso."

Arianna rimase diversi minuti incerta su ciò che sarebbe stato più opportuno fare.

Se almeno fosse stata certa della sincerità delle sue parole, gli avrebbe dato una seconda opportunità. Tutti possono sbagliare. Ma come poteva sapere cosa passava davvero nella testa di Paolo?

Decise che comunque, quale che fosse stata la sua decisione, lo avrebbe fatto attendere.

Stava guardando un film quando senti la vibrazione del cellulare e pensò subito che era Paolo che sollecitava una sua risposta.

Invece, aprendo il messaggio, vide che era Andrea a scrivergli.

"Ciao cara. Domani è sabato. Che ne dici di passare una serata insieme?"

Arianna rimase sorpresa da quella proposta. Durante quei quattro giorni che erano passati dal loro primo incontro lui non le aveva mandato nemmeno un saluto e lei era ormai sicura che lui si fosse dimenticato di lei.

Forse, al contrario di Paolo, Andrea aveva i suoi tempi e questo deponeva a suo favore.

Rispose accettando l'invito ma prima di mettere via il telefono, inviò uno smile a Paolo.


Il giorno dopo, ancora scottata dalla precedente esperienza, nel vestirsi, non concesse nulla alla sua femminilità.

Niente gonne, né tacchi, né camicie un po' scollate.

Un paio di jeans, una maglia semplice ma graziosa e sneakers.

Per evitare imbarazzanti gorgoglii allo stomaco, prima di uscire, mangiò un piccolo panino.

Questa volta non dovette fare da autista. Uno squillo al cellulare significò che Andrea era sotto casa sua ad attenderla.

"Ciao Arianna, bello rivederti." disse Andrea tendendole la mano che Arianna strinse con un sorriso rilassato.

"Dimmi subito se hai appetito o se preferisci prima farci un giro."

"Cominciamo molto meglio" pensò Arianna dentro di sé. Ma il panino le aveva riempito un po' lo stomaco quindi scelse di fare prima una passeggiata.

Andrea si diresse verso il centro e, trovato un parcheggio fermò la macchina e scesero.

"Se ancora non hai molta fame, un giro per le stradine di Verona te la farà venire."

Passeggiarono lungo le vie più pittoresche e romantiche mentre parlavano cercando di approfondire la loro conoscenza.

Andrea si sentiva completamente a suo agio con Arianna, il suo equilibrio, l'essere una buona ascoltatrice, l'interesse che dimostrava verso la fotografia, fecero dileguare quella difficoltà che lui aveva all'inizio di ogni conoscenza femminile.

Anche Arianna stava bene con lui, aveva abbassato ogni difesa perché la differenza tra Paolo e Andrea era evidente.

Non mancò la visita al balcone di Giulietta dove entrambi infilarono nel muro un bigliettino segreto.

Dopo un'ora erano seduti al tavolo di un ristorante piccolo ma delizioso dove consumarono un'ottima cena.

Col passare delle ore, Arianna scoprì tante cose di Andrea.

Accantonata la timidezza, lui dimostrò di essere un uomo molto interessante, non raccontava barzellette esilaranti, ma le fece un succinto resoconto di molti dei viaggi che aveva fatto per lavoro in tutto il mondo e Arianna lo ascoltava con estremo interesse perché tutto quello che lui le raccontava, con la sua voce calma, profonda, l'attirava e le faceva vedere, con gli occhi della mente, tutto quello che di spettacolare Andrea aveva visto durante i suoi viaggi.

Fu una serata piacevole, da ricordare.

Si lasciarono sotto casa di lei come due buoni amici, e lui le disse che sperava di poterla rivedere presto.

"Non ci sono dubbi!" pensò Arianna mentre apriva il portone.


Il giorno successivo fu la volta di Paolo. Incoraggiato dal sorriso che lei le aveva inviato, le telefonò.

"Ho preferito chiamarti per chiederti scusa di nuovo. Ho sbagliato con te e, se fosse possibile, vorrei rimediare."

"Voglio credere che tu sia sincero e poi, una seconda chance si concede sempre."

Questa volta fu Paolo ad andare a prenderla sotto casa e la loro serata iniziò in un locale, una cena a lume di candela.

All'inizio Paolo era in imbarazzo, cosa che meravigliò Arianna avendolo conosciuto un po' ma quando si rese conto che lei aveva tutta l'intenzione di mettere una pietra sopra a quanto successo tra loro, tornò ad essere quello di sempre, spensierato e divertente.

Si notava quanto fosse contento di aver risolto i suoi problemi con Arianna e i suoi occhi luminosi, il suo sguardo disteso lo facevano sembrare più giovane di quanto fosse.

Usciti dal ristorante, lui non le chiese di appartarsi, non ce ne fu bisogno.

Iniziarono a baciarsi con trasporto davanti al ristorante.

Arianna si rese conto che, in effetti, soffocare quella chimica che si era instaurata tra di loro richiedeva un grande sforzo.

Ma quella sera si limitarono a scambiarsi effusioni e baci passionali, poi lui la riaccompagnò a casa e le disse che le avrebbe telefonato per darle la buonanotte chiudendo la serata con un tocco di romanticismo che era ciò che a lui mancava.


Due giorni dopo, Arianna accettò di uscire con Andrea che le aveva promesso una serata diversa.

Alle venti lui era puntuale sotto casa di lei che salì sull'auto e vide una valigetta di discrete dimensioni sul sedile posteriore.

"Cos'è quella?" chiese Arianna

"Lo saprai presto" rispose Andrea con un sorriso misterioso

"Ristorantino della volta scorsa?" chiese lui

"Va benissimo"

Dopo cena lui aprì l'auto e, dal sedile posteriore prese la valigetta e la mise a tracolla.

"Ho capito!" esclamò Arianna "Si tratta della tua attrezzatura fotografica!"

"Bravissima! Stasera farò un servizio fotografico a Verona ma soprattutto a te."

Passarono il resto della serata a fotografare gli angoli più belli e particolari di Verona, Andrea insegnò ad Arianna a usare la sua complicatissima reflex e lei scoprì che con quell'apparecchio potevano vedere subito le foto che avevano scattato su un piccolo monitor presente sulla macchina fotografica.

Dopo aver fotografato la città, Andrea scattò delle foto ad Arianna che si prestò volentieri a fare da modella e ne venne fuori un vero servizio fotografico professionale.

Era stata una serata divertente, rilassante e Arianna aveva voglia di baciare Andrea.

Non fu difficile. Il desiderio c'era anche in lui e dopo poco si trovarono avvinghiati in un bacio che ad Arianna parve estatico.

Tornata a casa, si sentiva incredibilmente bene. Andrea aveva tutto quello che a lei piaceva in un uomo. Eleganza, fascino, gentilezza, con lui si sentiva donna, avvertiva il desiderio di lui ma era abbastanza intelligente da voler portare anche lei a provare le stesse cose, senza fare pressioni che avrebbero potuto ottenere il risultato opposto. Esattamente come era successo con Paolo.

Eh già Paolo...certo Andrea non sapeva nemmeno dell'esistenza di Paolo nella sua vita e mai l'avrebbe dovuto sapere, per fortuna non si conoscevano neppure tra loro.

Ora doveva fare la sua scelta e fare ordine, così non poteva continuare e sapeva già l'esito della sua scelta.


Era tornata a casa da poco dall'ufficio, quando sentì suonare il campanello.

Andò ad aprire e si trovò davanti Paolo con un bel mazzo di fiori in mano.

"Passavo da qui, ho visto delle persone entrare nel tuo portone e mi sono accodato. Disturbo?"

Arianna rise e lo fece entrare. Non disturbava affatto. Anzi, ne avrebbe approfittato per dirgli che di incontri, tra loro, non ce ne sarebbero più stati. Lo avrebbe fatto con tatto ma gli avrebbe detto la verità.

Prese il mazzo di fiori e lo sistemò con cura in un grande vaso.

Si sentiva in ansia e in colpa, non sapeva come Paolo l'avrebbe presa. Come giustificare la sua doppia vita?

Questa volta si sentiva lei in fallo, lui le avrebbe chiesto sicuramente perché non gli aveva detto che usciva contemporaneamente con un altro ma soprattutto perché vedeva un altro uomo, cosa c'era tra loro, che tipo di donna fosse.

Qualunque fosse stata la sua reazione, doveva liberare il campo da Paolo e lasciare spazio ad Andrea.

"Tutto bene? Forse ho fatto male a venire da te senza avvisarti."

"No, hai fatto bene, tranquillo è tutto a posto." mentì Arianna vedendo la faccia contrita di Paolo

"Senti Arianna, nonostante io sia partito malissimo con te e ti abbia fatto una pessima impressione, sappi che non è il mio modo abituale di fare. Il problema è che tu, per me, sei stata il classico colpo di fulmine per cui mi sta risultando facilissimo innamorarmi di te."

Pronunciò queste frasi a testa bassa, colpito da un improvviso impaccio che stupì Arianna.

"Stai parlando sul serio o è solo uno dei tuoi momenti ludici?"

"Posso scherzare su tutto ma non sull'amore." rispose con espressione seria e pensierosa

"A cosa stai pensando?"

"Che potresti rifiutarmi." c'era quasi dell'umiltà sul suo viso che lasciava trasparire un'autentica apprensione.

Arianna provò una fitta al cuore. Non per il discorso che si era ripromessa di fargli ma perché la freccia di Cupido lo aveva centrato in pieno.

Era in totale confusione. Fino a pochi minuti prima era certa che stava cominciando a provare dei sentimenti per Andrea ed ora riusciva a ricordare solo i momenti passati con Paolo, la passione con cui si erano baciati, i brividi che le correvano per il corpo, quella inconfessabile voglia di lui che aveva provato.

E che provava anche in quel momento.

Non provò nemmeno a riuscire a capire, si buttò tra le sue braccia cercando la sua bocca con avidità.


Paolo uscì dalla casa di Arianna a tarda notte.

Si erano amati fino allo sfinimento, fino a quando quella voglia ormai incontenibile non fu placata.

Si giurarono che era amore e che da quel momento l'uno apparteneva all'altra.

La mattina successiva, Arianna inviò un messaggio ad Andrea nel quale gli diceva che aveva passato momenti molto belli con lui ma che era necessario non vedersi più.

Non dette nessuna spiegazione ma Andrea era abbastanza intelligente da capire quando una donna non ti potrà mai appartenere e rispose con un laconico "OK"

Passarono due mesi, durante i quali i sentimenti di Arianna e Paolo maturarono fino a diventare un amore vero e completo.

Paolo viveva in un monolocale all'interno della Questura, un alloggio che gli era stato assegnato perché lui non era di Verona ma la sua casa era a Firenze.

In pochi giorni radunò tutte le sue cose e si trasferì a casa di Arianna.

Furono mesi di amore, di felicità e senso di completezza.

Arianna, occasionalmente, continuava a pensare ad Andrea ma soprattutto avrebbe voluto sapere come stava, come viveva, se anche lui aveva trovato l'amore.

Provava dei sensi di colpa nei suoi confronti ma poi si diceva che in fondo non c'era stato niente di importante tra loro, nessuna promessa, solo delle ore piacevoli ed un unico bacio.

Alla felicità di Arianna e Paolo mancava solo una cosa, un figlio.

Cominciarono a parlarne e tutti e due si trovarono d'accordo che un bambino avrebbe chiuso il cerchio della loro felicità.

Un giorno Arianna, mentre era in ufficio, svenne.

I colleghi volevano portarla al pronto soccorso ma Arianna si oppose.

Non ne aveva nessuna certezza ma dentro di sé sapeva il motivo del suo malore, era sicura di essere incinta, quindi chiese di essere accompagnata a casa.

Paolo aveva il turno di notte per cui non sarebbe rimasta sola.

Entrò in casa e sentì che Paolo era al telefono.

"Lo so, mi manchi anche tu ma finché vivevo solo tutto era più facile. Ora che vivo con lei mi è più difficile vederti. Sai che ci tengo a te ma non voglio assolutamente rovinare il mio rapporto con Arianna."

Fu un colpo duro da incassare, soprattutto inaspettato.

Sembrava andare tutto così bene tra loro che forse ora era anche in dolce attesa.

Poi capì che Paolo era quello, esattamente quello che aveva conosciuto la prima volta che erano usciti insieme.

Era sicura che lui l'amasse ma faceva parte di quella nutrita schiera di uomini che, pur essendo appagati sentimentalmente, non possono fare a meno di prendersi delle distrazioni.

Ma un uomo così, per quanto ne fosse innamorata, non era un uomo giusto per lei.

Lui non l'aveva sentita entrare, preso dalla sua telefonata, e lei si sedette sul divano in attesa.

Quando lui entrò nel salone la vide lì, seduta con un'aria così furiosa che temette volerlo prendere a schiaffi.

Ma Arianna non si mosse da lì.

Con grande freddezza lo guardò dritto negli occhi e disse :"Ti do tre ore di tempo per fare le valigie e tornare da dove sei venuto. Ora esco e tornerò stasera. Se al mio rientro sarai ancora qui chiamerò i tuoi colleghi per farti portare via."


Da quel giorno Arianna non vide né sentì più Paolo.

Dopo otto mesi nacque un bel bambino che Arianna chiamò Andrea.












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