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Una storia di IBonamiciFredducci

L'incidente di Goiania

Il 4° incidente nucleare più grave di sempre...e ben pochi ne conoscono la storia!

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7 minuti

Pubblicato il 30 novembre 2019 in Giornalismo

Tags: #goiania #incidente #nucleare #radiazioni #radioterapia

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Oggi voglio parlare di uno degli eventi che mi ha sempre affascinato di più, la cui storia è purtroppo sconosciuta alla maggior parte delle persone e invece andrebbe insegnata a chiunque come testimonianza dei danni che l’ignoranza umana può causare: è la storia dell'INCIDENTE DI GOIANIA, IL QUARTO PIU' GRAVE INCIDENTE NUCLEARE DELLA STORIA UMANA, E IL SOLO A NON COINVOLGERE UNA CENTRALE NUCLEARE (O UN IMPIANTO DI ARRICCHIMENTO O DI RIPROCESSAMENTO DEL COMBUSTIBILE ATOMICO). Accorcio i nomi visto che si parla di Brasile e quindi sono troppo lunghi, e voglio stringere un po' (anche se vorrei raccontare tutti i particolari...).

Siamo a Goiania. La sera del 13 settembre 1987 i due amici spazzini Roberto Alves e Wagner Pereira si intrufolano nella vecchia sede dell'Istituto Goiano de Radioterapia. Il posto è abbandonato da 2 anni perchè l'istituto si è trasferito in una nuova sede; ma per assurde dispute legali una macchina per teleterapia (tra l'altro di fabbricazione Italiana) è rimasta dentro alla struttura. Essendo a conoscenza della pericolosità di questa macchina, la Corte di Giustizia aveva disposto che fosse sempre presente una Guardia di Sicurezza a presidio dell'edificio; ma quella sera non c'è nessuno perchè la guardia di turno si è presa un giorno libero per vedere "Herbie sbarca in Messico" con la famiglia!! I due amici, dopo aver vagato per l'ospedale abbandonato in cerca di qualcosa di valore da poter rivendere, si imbattono nella macchina: ignorano che cosa sia di preciso, ma si convincono che possa valere molti soldi. Riescono a smontare proprio la parte contenente la fonte radioattiva, ovvero la testa rotante (il lettino e tutto il resto dell'apparecchio sono troppo grandi e ancorate al pavimento) e la caricano su una carriola, portandola a casa di uno dei due. Iniziano a smantellarla la sera stessa, perchè vogliono venderne il metallo ad un robivecchi. Entrambi si sentono male poco dopo aver iniziato a smontare il marchingegno ed iniziano a vomitare, ma se ne fottono e vanno avanti, estraendo un curioso cilindro metallico molto piccolo (5 cm di diametro e 5 di altezza) ma molto pesante (è ovviamente di piombo). Ha un'apertura su un lato ma è chiusa e, dopo vari tentativi di scalfire il materiale ed aprire il cilindro, desistono. Alves il giorno dopo va all'ospedale con vertigini, diarrea e la mano con cui ha tenuto la capsula molto gonfia, con la pelle cadente ed una ustione perfettamente identica alla forma del cilindro misterioso. Sorprendentemente all'ospedale gli dicono che si tratta di una semplice intossicazione alimentare, e lo rimandano a casa!!! Pereira, intanto, non ha assolutamente desistito dal tentativo di aprire il cilindretto e, dopo ore di tentativi sotto un albero di mango usando solo un cacciavite, riesce a creare un piccolo foro nell'apertura sigillata! Vede una misteriosa e bellissima luce blu provenire da dentro e, scavicchiando con il cacciavite (non riesce ad allargare l'apertura), estrae un po' di quella sostanza. Per lui è una bellissima e misteriosa polvere blu che brilla magicamente di luce propria; non sa che si tratta di cloruro di cesio-137, altamente radioattivo, che emette luce blu per l’effetto Cerenkov!

Pereira prova addirittura a dare fuoco alla sostanza, credendola una particolare polvere da sparo!!! Non ritenendo più interessante la misteriosa polvere luminosa, il 18 Settembre Pereira porta il cilindro col cesio-137 e gli altri rottami ricavati dalla testa rotante al suo amico robivecchi Devair Ferreira, che lo paga 25 dollari (!). Quella notte, entrando nel deposito rottami, Ferreira vede la luce blu che si sprigiona dal cilindretto e pensa che si tratti di qualcosa di soprannaturale: porta immediatamente il contenitore in casa e, nei 3 giorni successivi, convoca parenti ed amici per mostrare loro il misterioso cilindro, offrendo addirittura una ricompensa per chi fosse riuscito a liberare tutta la polvere luminescente che contiene! Pare che Devair Ferreira volesse un po’ di quella polvere per far realizzare uno splendido anello luminoso per la moglie Maria Gabriela. La voce della polvere “soprannaturale” si sparge, e tutti vogliono vederla. Un amico di Ferreira, il 21 Settembre, riesce a tirar fuori dal contenitore alcuni granelli di cesio-137, grandi come chicchi di riso: ne tiene un po’ per sè e per il fratello e consegna il resto a Ferreira che, a sua volta, li distribuisce a parenti ed amici. La moglie mette un po’ di polvere luminosa sui vestiti: quella stessa sera inizia a stare male. Il 24 Settembre Ivo, fratello di Devair Ferreira, riesce ad estrarre ancora un po’ di polvere e la porta a casa sua: per sbaglio ne fa cadere un po’ per terra e la figlioletta di 6 anni Leide, che in quel momento sta mangiando un panino seduta per terra, incantata dalla luce blu emessa dalla polvere, la raccoglie e se la sparge addosso, mostrandola festante alla madre. La piccola deve averne anche ingerita un po’ toccandola e continuando a mangiare il suo panino: è stato calcolato che ha assorbito 6 sievert di radiazioni, una dose mortale.

Il 25 settembre Devair Ferreira vende tutti i rottami, cilindro compreso, ad uno sfasciacarrozze.

La moglie Maria Gabriela è la prima a rendersi conto che un gran numero di persone della zona si sono ammalate (come lei, che sta sempre peggio) da quando quella misteriosa polvere blu è arrivata: il 28 Settembre, con un dipendente del marito, si dirige dal tipo che aveva comprato i rottami e si ricompra tutto, sigillando ogni cosa in sacchi di plastica e facendosi immediatamente portare all’ospedale. Ascoltata la sua storia i medici ipotizzano subito una grave contaminazione radioattiva e convocano un fisico nucleare che il 29, analizzata Maria Gabriela e i rottami con apposita strumentazione, confuta la tesi dei medici. Il Governo Brasiliano viene immediatamente avvisato ed in città arrivano soldati con tute anti radiazioni e contatori geyger. Si ricostruisce rapidamente il percorso che il cesio-137 ha fatto nei 15 giorni passati dal furto della testa rotante della macchina per teleterapia all’ingresso di Maria Gabriela Ferreira all’ospedale. A 250 persone vengono trovati residui radioattivi sulla pelle, 54 persone soffrono di avvelenamento acuto da radiazioni (20 in modo molto grave) e restano in ospedale per settimane. Viene controllata un’area di 67 km quadrati: le violente piogge cadute tra il 21 ed il 28 settembre hanno sortito l’effetto di espandere la contaminazione ambientale! 159 edifici vengono analizzati minuziosamente e 85 sono contaminati, 41 in modo serio. Gli sfollati vengono accolti nello stadio della città dove si allestisce un centro di accoglienza, e tutti i loro oggetti personali vengono immediatamente distrutti. Dopo 2 settimane di decontaminazione 30 edifici sono nuovamente abitabili. Alla fine saranno demoliti 11 edifici e anche lo stadio utilizzato per accogliere gli sfollati e visitare i cittadini: viene anche rimosso e sostituito il terreno degli edifici demoliti (fino a 30 cm di profondità).

Dal 30 settembre al 22 Dicembre, in un centro medico allestito nello stadio, vengono controllare 112.000 persone. All’inizio del 1988 saranno stati controllati 2.000km di strade.

I morti di questa incredibile storia furono 4:

Admilson Alves, il ragazzo che riuscì a tirar fuori un po’ di polvere blu dal cilindro di piombo il 21 settembre, assorbì radiazioni per 5,3 sievert e morì il 18 ottobre, a soli 18 anni;

la piccola Leide Ferreira di 6 anni, esposta a 6 sievert, morì il 23 ottobre. 2.000 persone cercarono di impedirne la sepoltura nel cimitero di Goiania erigendo barricate di mattoni lungo la strada poichè, nonostante la bara di piombo, temevano che avrebbe contaminato l’ambiente circostante;

Maria Gabriela Ferreira, che ha salvato una moltitudine di vite recuperando il cilindro col cesio-137 e correndo in ospedale, assorbì una dose di 5,7 sievert e anche lei morì il 23 ottobre, a 37 anni;

Israel Dos Santos, anche lui dipendente di Devair Ferreira, morì il 27 ottobre a 22 anni. Anche lui aveva lavorato sul cilindro di piombo per estrarre un po’ di polvere luminosa.

Roberto Alves e Wagner Pereira, ovvero i due che rubarono la testa rotante della macchina per teleterapia, si salvarono; a Pereira (quello che passò ore sotto un albero di mango per aprire il cilindro col cesio-137) furono prima amputate le dita della mano destra e, a fine Ottobre, l’intero braccio.

Incredibilmente Devair Ferreira, nonostante avesse assorbito una dose di 7 sievert di radiazioni, sopravvisse: morì nel 1994 di cirrosi epatica. Lui ed il fratello Ivo (che è morto nel 2003 per enfisema) non si ripresero mai per l’accaduto che ha portato alla morte della moglie del primo e della figlia del secondo, e passarono il resto delle loro vite lottando contro alcolismo e depressione.

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