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Una storia di FrancescoAltrui

Le zampe di Favolo

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6 minuti

Pubblicato il 28 aprile 2018 in Fiabe

Tags: #zampe #insieme

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- Ho una gran colite al menisco del piede - disse Favolo, il giovane serpentello, scendendo dall'albero. Rotolando, in verità, da quando si era messo in mente di strisciare il meno possibile, con conseguenze disastrose.

- Destro o sinistro? - gli chiese Rosa.

Su questo, Favolo fu colto impreparato. Sapeva ancora così poco dei mammiferi... gli piacevano, però.

- Eeeehhhh... - rispose - La colite... sinistra... nel menisco... destro... -

- Ah - rispose Rosa - sicuro? -

- Siete troppo indiscreti - rispose lui un po' scontroso.

Rosa e Flepo lo guardarono, si guardarono, Flepo si mise a ridere e Rosa gli fece cenno di no: non era di molto tatto prendere in giro sulla anatomia delle zampe uno che le zampe non le aveva; e che oltretutto le desiderava da matti.

Favolo aveva incontrato Rosa e Flepo tanti anni prima, quasi nel chissà quando, nota epoca storica, quando tutti e tre erano dei giovani frugoli. Non che fossero poi così maturi e scafati, ma chissà perché credevano a volte di esserlo. Flepo e Rosa erano due bimbi, i primi che aveva conosciuto che non avessero paura dei serpenti.

Così avevano fatto conoscenza, poi amicizia e alla fine Favolo ricordò un giorno improvvisamente, la storia che gli aveva raccontato il nonno serpente, Strissio.

Strissio era un serpente progressista ed evoluto, a cui non era mai andata giù sta cosa di aver fregato, secondo alcuni testi di storia, Adamo ed Eva. Ancora meno gli andava giù il fatto di essere discriminato perché era diverso dagli altri animali del posto. Secondo lui sta storia dell'albero, della mela e dei due che ci cascano suonava come una cosa montata ad arte.

Che al limite che Adamo ci cascasse poteva anche essere, che quando Eva gli faceva gli occhi dolci, come ogni buon maschietto, perdeva la rotella, gli si inchiodava il neurone su un certo pensierino e non campanava più un tubo; ma Eva? No, troppo avanti per farsi fregare così.

...e poi, cacchio, Strissio non era uno che fregava la gente.

Porco cane.

Scusa, cane.

Scusa, porco.

Così tramandò al nipote il suo sapere e le sue meditazioni e Favolo in parte crebbe con l'idea di essere discriminato perché strisciava ed in parte con il viaggio mentale di non voler essere quello che fregava tutti.

Un giaguaro? Un ovino? Una pecorella gay? Qualcosa, ma non uno striscievole animaletto che tirava a far mangiare le mele a tutti.

Che a lui le mele non piacevano neanche, oltretutto.

- Io non vendo frutta - commentò ad alta voce.

Rosa e Flepo, ben sapendo la radice del suo pensiero, sbuffarono.

- Dai, giaguaro. Fai presto, che ci avevi promesso di accompagnarci per fare un giro - rispose Flepo, facendo finta di niente.​

- Si dice 'striscievole'? - chiese lui.

- Comunque suona bene - rispose Rosa - dai, su, rapido -

Favolo aveva trovato un modo ingegnoso di muoversi, pericoloso, ma di grande inventiva. Si tendeva le vertebre - e di vertebre ne aveva anche da vendere, altro che mele, si raggomitolava, poi con un colpo di reni (reni, diciamo così... per dire) si stendeva di scatto, saltando. I primi tempi aveva provato di nascosto, da solo, quando nessuno guardava, poi aveva perfezionato il gesto atletico ed era capace di salti in lungo mica male. Aveva deciso di camminare così, fintanto che non gli fossero cresciute le zampe. Insieme a Flepo e Rosa, che ormai ci avevano fatto il callo, si mosse, o meglio saltò, fino al luogo di ritrovo dei Giovani Drughi.

I Giovani Drughi erano i cuccioli di quella zona. Si contavano i giaguarini più ispirati, i vitelli più vitellosi, le pecorelle omo o etero più ganze, le trotine più zigzagose e tanti altri. In realtà era un giardino dove i cuccioli si trovavano bene perché si trovavano bene insieme. Le gazzelle, sì, è vero, invidiavano un po' i salti di Favolo, una volta che si era perfezionato al livello di un arco con la freccia. Ai giaguarini piacevano le squamette del serpentello, perché... perché piacevano, ecco. L'unica cosa che al gruppo, dopo tanto tempo, cominciava a scocciare era che Favolo fosse perennemente impegnato a saltare, a cadere, a parlare di colite al piede, a far di tutto pur di non far vedere che era un serpente. Loro l'avevano notato fin dall'inizio e - davvero - andava bene così.

Si salutarono e Flip, il cucciolo di iguana, esordì:

- Ragazzi, vi posso dire che siamo contenti di aver inventato una cosa nuova? -

- Cosa, cosa? - chiese Rosa, intuendo già, in realtà, dove l'iguana volesse andare a parare.

- Vi piace quello che fate? Ci troviamo qui, giochiamo... stiamo insieme... a me piace molto. Ogni sera, però, c'è qualcuno che torna a casa contento e un po' impaurito... -

- Impaurito? Chi? Da noi? - chiesero alcuni.

- No, impaurito da quello che pensa. Di non piacere agli altri. Di non essere uguale sputacchiato agli altri. Beh, adesso gli diciamo tutti insieme che a noi piace com'è. Non ce n'è uno qui che sia uguale a un altro ed è bellissimo. In più, questo qualcuno a noi piace da matti. Perché è così com'è, perché ha tante idee, perché sa fare cose che noi non immagineremmo neanche -

- Porco cane... -

Scusa, porco.

Scusa, cane.

L'ultimo commentino era di Favolo che continuò con occhi sognanti: - E chi sarebbe? qui siete tutti meravigliosi -

- Siete? - chiese l'iguana - Sicuro? -

Ci fu un momento di silenzio e forse Favolo cominciò a capire.

- Ecco, adesso vorrei parlare dell'idea che abbiamo avuto. Ci piace fare tante cose e da adesso dichiaro aperta la prima edizione dei giochi dei Drughi. La prima gara è di salto. chi si prenota? -

- Noi! - gridarono le gazzelle con una certa aria di supponenza.

- Noi - alzarono le mani Rosa e Flepo - E lui - conclusero, indicando Favolo.

- Ma... io... - provò a difendersi il serpentello - un po' di colite... -

- Sei uno dei migliori, piantala - lo bloccò il leoncino senza tante cerimonie - Iscritto -

Andarono avanti a saltare finché il sole non fu al tramonto e nell'arancionità rosata fu proclamato il campione. Quello che aveva fatto il record assoluto di sette metri e quindici, ineguagliato da gazzelle, leoncini vivaci, bambini impegnatissimi, perché cavolo, giocare è una cosa seria, l'unico ineguagliato ed inestimabile.

A proposito, si dice 'arancionità'?

Favolo fu portato in trionfo, fu sollevato, spupazzato, celebrato, sbaciucchiato e strapazzato dai Drughi e in quel momento, ridendo, si rese conto che sì, le sue zampe c'erano eccome.

Se le era guadagnate.

La gazzella lo guardò e gli disse, piano: - Le tue zampe... sono qui - e lo toccò con dolcezza sulla testa e sul cuore - e qui. Niente paura, Grande Drugo -

...e visto che in una situazione così si rischierebbe di andare sul sentimental - sdolcinato, porco cane...

Susa, porco.

Scusa, cane.

...con un discreto ruttino, ma lui ha sempre dichiarato che si trattava di un ruggito, il leoncino chiuse la prima edizione dei Giochi.

- Avanti, che ci aspettano a casa. Rapidi! -

e mentre tornavano a casa, a Favolo venne da ridere a pensare che per la prima volta al mondo non gli era venuto da rispondere:

"Corriamo"

***

[ apparsa su 20lines a fine gennaio 2017; accolta da un certo favore di pubblico, mi rendo conto adesso che tra le mie mille sciocchezze merita forse davvero di essere salvata, e ripostata ]


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