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Una storia di Mrhappy

LE API NON PRODUCONO SOLO MIELE

“L’unica cosa che non avevo messo in conto erano le api. Fottute api, avrei preferito trovarmi faccia a faccia con un leone“

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8 minuti

Pubblicato il 12 ottobre 2018 in Humor

Tags: #api #contraccettivi #scoglio #spiaggia

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Non a caso tra i tre ragazzi che Martina conobbe quel martedì sera, mentre era seduta su un muretto, sola, mentre parlava al telefono con un’amica di Roma, scelse me. Martina era una ragazza molto bella di viso, fisicamente un po’ meno (ma poco importava), occhi di gatto, sveglia, aperta e solare. Aveva 15 anni, io 17. Ci conoscemmo per caso. Io ero una testa di cazzo, avevo fatto un gioco con alcuni amici, e lo scopo era questo: riuscire ad ottenere il maggior numero possibile di numeri di cellulare di ragazze conosciute in giro (“A’Pustegg, come si dice a Napoli). Eravamo nove amici, tre gruppi da tre. Era un martedì sera e il luogo di vacanza dove eravamo non offriva niente. La mia squadra era avvantaggiata; avevamo uno straniero nel gruppo che con la scusa di non capire un cazzo di italiano si avvicinava alle ragazze e noi in qualche modo facevamo da traduttori, da lì poi iniziavamo a conoscerci. Ci va sempre bene, riusciamo ad ottenere 9 numeri di telefono, 3 numeri a testa. Avevamo la vittoria in pugno. Nessuna di quelle ragazze poi decise di rispondere e quindi rimasero solo parte del gioco. Tutte tranne una! Verso mezzanotte, stanchi e soddisfatti, ci sediamo sul muretto che costeggia i lidi. All’improvviso si sente una voce: “Ma sti cazzi. Giorgio è solo un povero coglione. Tra un po’ mi sa che vado su. Ciao ciao Laurè”. “Cristo santo!”, esclama uno dei due, “E’ una ragazza, possiamo fare 10!”. Questo gioco ormai mi dava noia, ma comunque decido di seguire gli altri due. Con la solita scusa dello straniero iniziamo a parlare con questa tizia. “Regà, mi chiamo Martina, voi?”. Incredibile, ci sta la tipa. Dopo aver fatto le dovute presentazioni iniziano i soliti discorsi noiosi. “Sono stata a Ibiza quest’estate, nonostante i miei 15 anni so entrata ovunque”. “No, ma sti cazzi, nun so per le storie serie. Troppe delusioni d’amore.” Ma che cazzo di delusioni puoi aver avuto a 15 anni? Pensai io. Verso la fine della serata lei stava andando via perché era in albergo con la famiglia, fu allora che le spiegammo le regole del gioco. La fortuna volle che fossi l’unico ad avere il telefono carico. Fui io a prendere il suo numero. “Mi raccomando, chiamame domani che me rompo er cazzo a sta da sola qui!”. “Certo Martina, contaci!”, risposi io. Inizialmente non mi colpì più di tanto ma volevo comunque scoparmela. Lei forse voleva uscire con il resto della comitiva. Inizialmente. Con fare trionfante torniamo dal resto del gruppo e come da pronostico, siamo noi i vincitori: straniero, occhi azzurri e ragazzo sveglio. Il giorno successivo è una noia mortale in spiaggia, avevamo dimenticato i volti e i nomi di tutte le ragazze a cui avevamo rubato il numero di telefono. Tutti tranne uno: Martina. Nella mia mente contorta ero convinto che se le avessi scritto mi avrebbe risposto, era l’unica ad aver detto “chiamame domani”. E così feci. Quando avevo 17 anni non ero mai stato fidanzato prima, solo storielle, quindi non avevo una promozione sulla scheda telefonica come tutti; fu così che dopo 5 mesi andai a ricaricare 10 euro di credito sul cellulare.

Iniziammo a parlare tramite sms: “Ciao Marti, sono quello di ieri, il ragazzo del muretto. Ti ricordi di me? Che fai di bello?”. Ero in ansia. E se mi avesse dato buca?

Passarono solo 10 minuti e il mio telefono vibrò: “Ciaooo, certo che mi ricordo! Qui una noia mortale, sono in spiaggia ma tra un po’ salgo in albergo, sono le 18 e 30. Devo lavarmi, vestirmi e cenare”.

“Allora facciamo così, dopo cena passo da te e andiamo a prendere un cornetto, un caffè o quello che vuoi. Ti va?”.

“Certo, adoro i dolci”.

“Bene, ci vediamo alle 22 sotto il tuo albergo”. Era fatta, Martina era mia.

Torno a casa e ceno molto velocemente; rientrai a casa tardi quella sera, purtroppo non avevo motorino o macchinetta dato che non ero uno studente modello e a detta dei miei genitori non li meritavo, quindi tornavo sempre a casa a piedi o in pullman, se non c’era il controllore. I pochi spiccioli dovevano bastarmi per le sigarette: Winston blu, 1.75 euro. Mia mamma dopo cena come al solito mi chiede di buttare la spazzatura. Accetto a patto e condizione che mi dia almeno 10 euro per offrire un cornetto a Martina. “I 10 euro sono sul tavolo, prendili e portami anche il resto!”. Erano già le 21 e 40 e Martina pressava da morire con i messaggi. Scendo in fretta, e percorro tutta la parte vecchia della città. Non so per quale motivo, una volta arrivato sotto il suo albergo decido di controllare il mio portafogli. “PORCA PUTTANA LURIDA STRONZA VACCA!”. Avevo dimenticato i 10 euro a casa. Fretta di merda, spazzatura di merda! Martina scende e io vado nel panico.

“Ma sei venuto a piedi? Pensavo che passassi a prendermi in motorino o macchinetta!”, esordì lei.

“Mi dispiace, non ho né l’uno né l’altra”.

“Vabbè, fa lo stesso. 'Ndo 'nnamo a magnà sto cornetto?”.

E adesso che cazzo faccio? Pensai.

“Marti in realtà non ho voglia di prendere niente, ti va una passeggiata sulla spiaggia? Magari domani andiamo nella parte vecchia della città e prendiamo qualcosa”. Mi stavo giocando tutto. All in.

“Avoja, me fa piacere!”, risponde lei.

Ora più che mai ero sicuro che volesse la stessa cosa che volevo io, fanculo il cornetto, voleva scopare! Scendiamo a metà strada sfruttando una spiaggia libera. Era una fresca sera estiva, poca umidità, era luglio e il cielo era pieno di stelle, era piacevole passeggiare con lei. Martina non era una quindicenne che voleva tenerti la mano come le altre, lei era diversa, era anche più grande di me. Arrivammo al mio lido e ci sedemmo comodamente sui lettini. Mi aveva raccontato tante cose di lei, tra queste: “Sono miliardaria. Ho due ville a Roma e altre in giro per l’Italia”. “Ho perso la verginità a 12 anni”. “Scopavo fino ad un mese fa con un cestista di 28 anni. Mi sfondava, aveva il cazzo enorme”. Insomma, questa qui aveva solo 15 anni ed aveva più esperienza di una trentenne. Dopo che mi raccontò ancora un po’ della sua vita, decisi di metterla a tacere. Le ficcai la lingua in bocca. “Era ora!”, disse lei, quasi disturbata dal fatto che non l’avessi già fatto prima. Baciava in modo violento, a momenti mi mangiava il viso, ma era estremamente arrapante e lei notò la mia erezione immediata. Dopo esserci toccati per un po’ inizio a prendere coraggio e le infilo la mano nel pantalone. “FERMO!”. Mi si gelò il sangue, che cazzo avevo fatto? Una ragazza del genere che mi intima di fermarmi? Vuoi vedere che tutte le cose dette prima erano solo chiacchiere per atteggiarsi a più grande? Pensai io. “Ho il ciclo! Ma domani mi passa”, disse lei. Scampato pericolo! La scopata era solo rimandata. Quella sera mi accontentai di una sega. La ragazza non faceva pompini, che disgrazia! Tornai a casa senza dire niente ai miei amici perché ci eravamo promessi di passarcela, almeno una sera a testa, però ero troppo egoista per dare loro il numero. Lei doveva rimanere lì altri 2 giorni, dovevo scoparla solo io.

La mattina seguente è lei a scrivermi: “Ti va una passeggiata in spiaggia?”.

“Certo!”, risposi io.

Conoscevo un luogo appartato, una piccola insenatura tra le rocce che aveva una scala che portava su un piccolo terrazzino abbandonato. Conoscevo quel luogo perché ero un grande tuffatore, quindi pratico di rocce e scogli. Decisi di portare lì Martina, si, l’avrei scopata lì. Mi infilo un preservativo nella tasca del costume e le dico di raggiungermi. Passeggiamo insieme come la sera precedente fino ad arrivare all’insenatura. Ci tuffiamo ed io mi improvviso guida turistica. Tra tante risate e ansie varie (da parte sua perché era la prima volta che saliva quelle scale) raggiungiamo il terrazzino. Il luogo era incantevole, si vedevano scorci di mare tra le piante e le rocce, avevamo tutto il lungomare ai nostri piedi. L’unica cosa che non avevo messo in conto erano le api. Fottute api, avrei preferito trovarmi faccia a faccia con un leone piuttosto che con un’ape, quel cazzo di posto era pieno di quegli insetti. “Fatti coraggio!”, iniziai a pensare. Respiro profondo e iniziamo a baciarci ecc. ecc. All’improvviso ci troviamo stesi a terra, io sopra di lei. Le sposto il costume senza toglierglielo ed abbasso il mio, iniziamo a scopare. Passano i minuti e non mi sento a mio agio. Qualcosa di strano stava succedendo, Martina si era accorta di questo mio disagio. Continuo a darmi da fare ma all’improvviso sento una presenza sui miei piedi, qualcosa che ronza e vola.

“PORCA TROIA, UN’APEEEE! L’hai vista santo Dio? Era enorme cazzo, io ho una paura fottuta delle api!”, dissi urlando.

“Ma che fai sul serio?”.

“Si, cazzo! Andiamo via ti prego, qui è pieno”.

Mi stavo cagando sotto, nel vero senso della parola (durante l’atto forse mi è scappata anche qualche scoreggia a causa dell’ansia). Scendiamo le scale senza dire una parola, il mio pene ormai era morto. Una volta tornati al mio lido ci salutiamo.

“Ci vediamo stasera?”, le chiedo io.

“Guarda non so, vedo i miei cosa dicono, forse devo andare a cena fuori…”.

Suona nella mia testa una musica che sa tanto di funerale. Torno a casa ed esco con i miei amici. Scrivo di nuovo a Martina il giorno seguente (era il suo ultimo giorno).

“Marti, ci sei oggi? Vorrei salutarti!”.

“Caro, mi dispiace nun sai quanto, ma sto a prende il sole e sul tardo pomeriggio dovrei annà a Roma”.

“Ho capito. Vabbè dai, ci sentiamo e vengo a trovarti a Roma quest’inverno, avrò anche la macchina!”.

“Si daje, facciamo così, ci sentiamo e ci vediamo a Roma. Buona estate!”.

“Buona estate anche a te Marti”.

Non l’ho più rivista ne sentita. Grazie mille api, dovrebbero utilizzarvi come contraccettivo naturale, non siete utili solo a produrre il miele a quanto pare.

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