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Una storia di OrnellaStocco

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Diversamente giovane

842 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 07 febbraio 2019 in Humor

Tags: #vecchiaiamatrimonioregaliragazzi

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Un tempo non troppo lontano, una donna dopo i cinquant'anni veniva considerata anziana. Vecchia. La sua vita era praticamente finita. I capelli ingrigiti venivano lasciati al naturale come una dichiarazione di arresa. I colori degli abiti sfilavano in tutte le sfumature del nero.
Il viso era segnato da tristezza e rassegnazione.
Dopo aver cresciuto un numero considerevole di figli la cosa migliore che poteva capitarle era incontrare nel negozio del salumiere una coetanea alla quale poter snocciolare tutte le magagne del coniuge precocemente invecchiato. Non ancora deceduto.
I matrimoni erano matrimoni veri. Con la chiesa traboccante di fiori e parenti.
Il corredo, (mi chiedo: le future spose di oggi alla parola “corredo” che reazione hanno?) pronto da quando la sposa aveva fatto il suo ingresso in prima elementare, era composto da: una dozzina di lenzuola, un’altra dozzina di tovaglie, una mezza dozzina di camicie da notte, due vestaglie e poi mutande calze e calzettoni pesanti, asciugamani e quant'altro. Il corredo veniva accumulato negli anni e stipato in grossi bauli in attesa che qualche pretendente chiedesse la mano al padre della sposa pasciuto e panciuto il quale, dopo un leggero tentennamento del capo, dava il tanto atteso consenso alle nozze.

Fino agli anni settanta la situazione era questa. Più o meno.

Finita l’era dei fidanzamenti con tanto di anello e dichiarazione ufficiale? Non lo so, ma andiamo avanti.

L'abito della sposa non poteva che essere un romantico vestito bianco virginale. I regali venivano esibiti come trofei nel salotto buono della casa dei genitori della sposa. L’esposizione, poco mediatica ma molto reclamizzata tra i vicini, era un infallibile indicatore del reddito che l’ISEE al confronto risulta essere una banale operazione aritmetica. Sui bigliettini bianchi appoggiati su argenti e cristalleria, le parole scritte con eleganti penne stilografiche, invocavano figli maschi!

Ed eccoli i nipotini che nel giro di pochi anni riempivano nuovamente la casa. Neanche il tempo di tirare un sospiro. A volte l'ultimo.

La crisi economica di oggi ci fa risparmiare. Su tutto. Anche sui nipoti che non arrivano.
E sui regali. E naturalmente sul corredo ridotto, forse, a qualche canovaccio e un paio di teli per doccia.
I giovani non si sposano più. Convivono. Dividono le spese. Da buoni amici.
Mio figlio quando è andato ad abitare con la sua ragazza lo ha fatto perché era "conveniente".
- Ma…almeno, vi amate?

I due fidanzati, amici, conoscenti, non so bene come definirli, mi lanciarono uno sguardo come avessi detto un’assurdità. Che caspita di domanda era la mia?
- Pensiamo di sì, per il momento non abbiamo ancora deciso…
Ha risposto la mia non futura nuora.
- Deciso, che cosa? - Azzardo guardandola negli occhi quasi a sfidarla.
- Se rimanere assieme. - Taccio.

Non capisco ma sono così carini. Una perfetta coppia di sconosciuti che si mette insieme per provare se stanno bene insieme. Mah!
Il tasto: "e di figli ne volete?" mi sono guardata bene dal toccarlo.
Come possono pensare di avere figli se ancora si sentono figli.
Eppure hanno trent'anni. Una volta, a trent'anni, si era già quasi nonni.
Ma non c'era la crisi.
C'era, c'era. Dalle nostre parti le fette di polenta andavano via come i telefonini.
E non serviva fare la fila per averne una.
Oggi c'è crisi perché c'è il mutuo da pagare, la rata dell'auto nuova, ovviamente non può mai mancare l'ultimo modello di I-phone, il televisore che sembra un cinema, le scarpe firmate. E mi fermo qui.
Quella di oggi è una crisi prodotta dal nostro benessere.

Il brutto della vecchiaia è che nessuno ti chiede più il numero di telefono.
E non trovi più bigliettini amorosi sul tergicristallo. Ne conservo una discreta rappresentanza.
Nella scatola dei ricordi. Di quelli che non lasciano il segno. Dovrò decidermi di buttarli. Ma ancora non mi sento pronta ad abbandonare quella “me” che non c’è più. Mi devo abituare alla nuova donna che arbitrariamente ha preso il posto della ragazza che cercava di immaginarsi da vecchia.
Ma, a parte questo, noi diversamente giovani di oggi ci possiamo ritenere fortunate.
Ci ritroviamo single, (dire "sole" fa tristezza) sempre prima e sempre più velocemente. Gli uomini o muoiono prima o scappano con la badante.
Le vedove, che di sicuro sono allegre, si consolano velocemente, intascano la pensione della buonanima e si iscrivono alla scuola di danza del ventre; si possono permettere frequenti sedute dal parrucchiere, dall'estetista, dal podologo. Avere i piedi in ordine è fondamentale per andare a ballare.
Una cinquantenne che balla con dei giovanotti!
Figlia mia come ti sei ridotta. Direbbe mia madre che a cinquant'anni non si tingeva i capelli, non frequentava la scuola di danza del ventre ma intascava la sua bella pensione di vedova. (non allegra però).
Il bello di essere vecchi nel 2019 è che i figli non fanno figli, non hai nipotini da accudire e ti avanza un sacco di tempo da riempire con tutte le passioni e gli hobby tenuti per anni a riposo. E' un vantaggio.
E una donna a sessantacinque anni è ancora una donna. Non una vecchia.
Se poi è vedova o divorziata, insomma se è "single" può ancora sperare in una ripescata.
Adesso il nero si usa al massimo solo per la biancheria intima.
A dirla tutta mi sento felicemente diversamente giovane mentre vedo in giro tante ragazze
diversamente vecchie.


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