scrivi

Una storia di RosannaRobiglio

Una  terrazza sul mare

emozioni impareggiabili  dettate dal mare

141 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 11 gennaio 2019 in Altro

Tags: #fra #le #onde #ricordi

0

Una terrazza sul mare


Custodia degli attrezzi da pesca, canna a tracolla, secchio per eventuali prede e l’immancabile sgabello, nonno Andrea, protetto da un cappello con visiera sulle ventitré e occhiali da sole appoggiati sopra, si arrampica sugli scogli per raggiungere la piattaforma naturale a strapiombo sul mare.

Sistemate le sue cianfrusaglie e accesa la prima sigaretta, aggancia l’esca all'amo e con un lungo e mirato gesto, lancia la canna verso il largo poi, silenzioso, attende che abbocchi qualche pesce.

Le onde avanzano e indietreggiano spumeggianti cancellando le orme lasciate dai bagnanti, mentre spruzzi a sorpresa lo raggiungono fin lassù, ma lui insensibile resta al suo posto.

Attende e respira a pieni polmoni l’odore di salmastro. Osserva la fine sabbia ai suoi piedi che ad ogni folata di vento, con un sussulto si solleva e ricade sparpagliandosi intorno come zucchero a velo su una torta.

Tutti i giorni, quando il tempo lo permette, va ad occupare quella terrazza come fosse di sua proprietà e in quel silenzio rotto solo dal continuo rombo del susseguirsi delle onde, attende lo scorrere del tempo.

Aspetta, e mentre aspetta il suo sguardo si sofferma su quella linea all'orizzonte che separa il cobalto del mare dall'azzurro del cielo in cui sembrano fondersi sogni e ricordi.

Socchiude gli occhi, nonno Andrea, e mentre aspetta ascolta la melodia della risacca interrotta dall'eco delle voci dei bimbi e delle mamme che li richiamano perché immersi troppo a lungo fra le onde.

Ammira le ingegnose costruzione dei castelli di sabbia che si sgretolano al sopraggiungere di onde dispettose e, accarezzato da una leggera brezza, ritorna bambino.

Rivive quel tempo lontano, quando anche lui si tuffava con gli amici fra le onde e quando giocava a palla sul bagnasciuga scusandosi coi bagnanti sfiorati da quell'innocuo proiettile. Ricorda quando anche loro facevano capriole o costruivano fantasiosi castelli con ponti e gallerie.

Allora le onde sembravano persino assecondare quei giochi e si addentravano lungo i cunicoli appena scavati, per poi scomparire inghiottite dalla sabbia.

Gli sembra ancora di udire la squillante voce della mamma quando lo chiamava per la merenda o quando incontrava il complice sguardo dei nonni che compiaciuti, osservavano le sue prodezze di bambino.

Giocava con quel niente di allora condividendolo con Stefano, suo amico più caro che un crudele destino gli aveva sottratto troppo presto.

Stefano, giovane e volenteroso ragazzo, fisico possente di chi pratica sport, nel tempo libero aiutava la famiglia nel loro avviato negozio di forniture idrauliche. A lui piaceva quell'attività e stava progettando, finiti gli studi, di ampliarla e renderla più importante.
Appena diciannovenne ottenne la patente di guida, unico del gruppo ad averla e conquistò, con buoni risultati, anche il diploma di maturità.

Era felice ed orgoglioso di quei primi traguardi che condivideva con Clara per cui nutriva una forte attrazione ricambiata. Una simpatica coppia di amici con tanti sogni e speranze per un futuro che non ci sarebbe mai stato.
Le prime avvisaglie della sua terribile malattia avvennero a ottobre quando, dopo essere andato ad iscriversi all'università, tornando verso casa alla guida dell’auto della mamma, un improvviso malore lo fece sbandare e per poco evitò un grave incidente.

Ricoverato per accertamenti, fu invece trattenuto in ospedale e gli amici, a turno erano sempre accanto a lui. Nonostante il ricovero forzato, Stefano non aveva mai perso il suo ottimismo e riusciva persino ad infondere una lezione di coraggio in tutti loro.
Felice di quella assidua presenza, nell'attesa di tornare a riprendere la vita di sempre, gli descriveva i programmi futuri, ma le sue condizioni peggiorarono e, poco prima di Natale, quei sogni svanirono per sempre, lasciando in tutti, un incolmabile vuoto.
Un velo di commozione assale nonno Andrea e si asciuga le lacrime camuffate da sudore che scorrono copiose nei solchi scavati nelle guance dall'età. In cuor suo sa che quelle magiche onde, col loro andirivieni, fanno da portavoce con tutti coloro che non ci sono più, per rassicurarli che non sono mai stati dimenticati.

Pensieri che si interrompono solo quando qualche preda abbocca all'amo e dagli occhi che si illuminano, traspare un po’ di felicità. L’entusiasmo però diventa doppio quando anche i nipoti, appostati accanto a lui, imitano la sua arte di pescatore.

E mentre insieme aspettano altre prede, il nonno descrive i momenti più o meno felici della sua infanzia trascorsa sempre sulle rive del mare, avventure e storie di esperienze vissute.

Verso sera, quando la spiaggia si spopola, quel silenzio è animato dallo sciabordio delle onde e dal sussurrare della corrente che accarezzando la riva si fanno sempre più netti.

Quella corrente che si dirige verso il largo, trascina con sé tutto ciò che persone sbadate hanno abbandonato sulla rena e il nonno brontolone indignato commenta: “A che servono i contenitori se poi non si utilizzano? Il mare è di tutti e va rispettato”. Dice con voce severa.

Una sera in cui era particolarmente loquace, non solo rispondeva alle domande dei nipotini, ma le anticipava anche, forse per evitare che glie ne facessero troppe.

“Il mare è amico di tutti, ma quando diventa irrequieto e scontroso, è solo per difendersi da quei venti umidi e freddi venuti da lontano che portano preoccupanti temporali, allora la sua voce si fa più cupa.

Anche quegli scogli dove ci si sente al sicuro, se presi di mira da quelle gigantesche onde che sembrano volerli disintegrare, vengono velocemente abbandonati e in quei momenti emerge la fragilità degli uomini, anche di quelli che sembrano essere molto coraggiosi”. Spiega serio ai suoi interlocutori.

In quei casi nonno Andrea non fa eccezione. Paziente si ritira fra le sicure mura della sua casa e attende che quel mare abbia vinto la sua battaglia contro il maestrale. Quando quel rumore si placa e le onde ritornano ad accarezzare la sabbia dorata, lui si avventura di nuovo sulla sua terrazza, per continuare a dare libero sfogo ai ricordi di una vita vissuta tutta in compagnia del suo mare.






Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×