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Una storia di Emanuelle

Questa storia è presente nel magazine EMANUELLE

APRES MIDI

une journée de femme

593 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 14 maggio 2018 in Erotici

Tags: #moda #fashion #glamour #luxury #emanuelle

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Guardo in strada attraverso la vetrina

sotto il portico

passanti veloci

passanti oziosi

passanti sperduti

Alla chiusura degli uffici, tra poco, arriverà la seconda ondata delle clienti e qui è tutto a posto, come sempre.

Una coppia si ferma e osserva i capi esposti. Lei sembra interessata a un paio di scarpe da sera. Ne discutono, lei fruga con gli occhi la vetrina (immagino alla ricerca della targhetta con il prezzo).

Lui guarda più in alto e oltre l'esposizione, verso di me. Lei gli parla, lui guarda me.

"Un po cafone" penso, ma accenno comunque un sorriso (amaro).

Perché non guardarmi? del resto anch'io ora momento faccio parte della vetrina ma non so se sono più viva dei manichini tronchi.

Penso a te, che sei lontano (oppure vicino, ma questo non mi è mai stato dato di conoscerlo).

Penso a te, che ora non ci sei più. Penso a noi, a quella volta che vestita solo con tacchi Chanel mi volevi in vetrina, a scoparmi, tu solo, di fronte al mondo livido d'invidia bruciante.

Penso alla meraviglia di quello che è stato e che io, per allontanarti ho voluto rovinare.

Apparire tremenda scostante inopportuna matta era l'unico modo per farti scappare.

E ci sono riuscita.

Nessuno più ad ammirarmi sparsa sul mio letto sola "a giocare, nessuno più a partecipare con me alle vicende che, della mia vita, ti spiegavo.

Nessuno più a sconvolgermi le viscere

nessuno più a visitarmi dentro

nessuno più a spingermi all'oscenità estrema che tu -solo- conosci.

Ora mi racconto, ma solo per distrarmi dal pensiero di te, perché vuoi che sia così la puttana di tutti?

Qualcuno chiama e mi tocca la spalla, dai pensieri torno in me.

La mia collaboratrice domanda la mia presenza per una insistenza di favore su di un paio di scarpe. Quelle in vetrina.

È la coppia di qualche attimo fa è entrata e lei ne ha calzata una.

Mi avvicino, sorrido inclinando lievemente il capo. Chiedo se sia tutto a posto, rispondono di sì, ma lui vorrebbe che il prezzo ...

-Qui lo sconto non esiste- ma non posso dirlo così. Suggerisco di indossarle entrambe per provare la magnifica sensazione di averle ai piedi.

Lei domanda "davvero?". E' poco più di una ragazzina timida.

(Cosa che non faccio quasi mai) con garbo mi genufletto per aiutarla a calzare

Il suo uomo è di fianco a me, la sua gamba tocca la mia spalla. Alzo lo sguardo verso di lui che mi osserva dall'alto verso il basso e immagino che sia tu....

Ti fisso l'inguine intuendo che...

Per l'emozione schiudo lievemente la bocca

e la mia splendida mano artigliata

si appoggia lì, dove tu vuoi che vada.

Ti accarezzo fissandoti negli occhi ma con sguardo reso severo dal desiderio che mi sale. Dentro. Lo sento. E tu chiudi gli occhi.

"Signora?" la commessa mi chiama stupita che sia rimasta in ginocchio.

Mi alzo leggermente stordita.

La cliente sta facendo qualche passo e lui le sta dicendo che sono proprio belle.

Mi basta un'occhiata all'insieme per capire che non potranno mai permettersi

un paio di scarpe così. A meno di fare una follia.

Succede sovente di avere clientela che entra solo per provare capi che sa di non poter mai possedere.

Qualcuna si fa persino fotografare dall'amica prima di cambiarsi e dire che ci penserà.

Tutti mi osservano in attesa.

Guardo oltre la vetrina, tu non ci sei e questo mi fa male e questo dolore si mescola all'istante di piacere prima immaginato e mi uccide.

Mi accosto alla commessa e la lascio sgomenta sussurrandole "togli il sessanta per cento".

Guardo oltre la vetrina, tu non ci sei.


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