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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

LANTERNA MAGICA

(..le Macchine della Meraviglia).

183 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 09 agosto 2019 in Scienza

Tags: #Avventura #Cinema #Gioco #Letteratura #Ricordi

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LANTERNA MAGICA




“Ne è passato di tempo, tanto che non me ne ricordo più … una volta non era così … una volta c’era la Lanterna Magica, quelli sì che erano spettacoli!” – aveva detto il nonno Luigi davanti al moderno televisore. E noi, più giovani di almeno due generazioni, non sapendo a cosa egli facesse riferimento, lo lasciavamo dire, ridendo talvolta delle sue reminiscenze d’altri tempi.

Quando ci lasciò ognuno di noi fra i più piccoli, ricevette qualcosa in suo ricordo.


A me spettò un astuccio di legno ruvido abbastanza pesante da lasciarmi incuriosito per il suo contenuto. Quando lo aprii, vidi con mio grande stupore che conteneva una serie di piccoli vetri dipinti che davvero non avrei saputo cosa farne, se non mi fossi ricordato che in soffitta c’era anche una vecchia lanterna. “Che fosse magica davvero?” – mi chiesi con stupore.


Corsi a prenderla e con l’aiuto di mio padre finalmente riuscimmo a farla funzionare. I piccoli vetrini quindi, altro non erano che “lastrine da proiezione” sulle quali erano dipinte, non senza un certo estro artistico, le immagini da visualizzare: immagini bellissime e multicolori immerse nella trasparenza della luce. Un mondo nuovo si aprì allora davanti ai miei occhi increduli nel rivelarsi pian piano delle piccole immagini dipinte che, perdute le opacità delle ombre, assunsero l’aspetto variopinto della fantasia.


Fu così che la ‘macchina della meraviglia’ si rivelò parte di un racconto appartenuto a un tempo ormai senza memoria, di quando il cinema d’animazione non aveva ancora fatto i suoi primi passi. Ma, come mio nonno sempre diceva con entusiasmo a noi più piccoli che non capivamo: “Ogni storia deve pur avere un inizio se la si vuole portare avanti” – così si abbandonava ai ricordi di quando, allora ancor giovane, aveva assistito al suo primo spettacolo della Lanterna Magica.


“A quali meraviglie dunque mi stavo avvicinando?” – mi chiesi, quando per la prima volta produssi il mio spettacolo alla Lanterna Magica, quasi avessi dato forma a un sogno che non avrei mai più dimenticato. E trovai strano come l’immaginazione prendesse talvolta l’aspetto dei sogni e come, al tempo stesso, i sogni rendessero la realtà più fruibile, più di quanto avessi creduto in quel momento – pensai. Accadde così che in seguito mi entusiasmai delle cose meccaniche come la camera fotografica, il telefono, la radio ecc.


“Chissà se il suo inventore Athanasius Kircher, che la realizzò nella prima metà del XVII secolo in seguito ad alcune sue esperienze di carattere scientifico, sapesse quale sviluppo la sua Lanterna Magica avrebbe avuto nella trasformazione tecnologica futura?” – mi chiesi, certo ormai che la visione immaginifica di un tale spettacolo avesse il potere arcano di restituire alla realtà i colori originari della fantasia.


“Era dunque in ciò la sua magia, nella congegnosa visualizzazione delle piccole lastrene di vetro, le quali, una volta illuminate, riflettevano le immagini che vi erano state dipinte” – mi dissi, sorpreso di parlare di quanto oggi mi sembrava naturale che fosse . “Chissà quale meraviglia doveva aver suscitato allora agli occhi di chi non aveva tutto quello di cui oggi disponiamo?” – mi chiesi. Ed era stato certamente così, se alla sua veneranda età mio nonno ancora se ne ricordava.


Alla fin fine la Lanterna Magica era una semplice scatola di latta con un foro praticabile, all’interno del quale era posto uno specchio e una comune candela come sorgente luminosa. L’immagine da proiettare era inserita sottosopra nel foro che lo specchio a sua volta restituiva rovesciata sulla parete bianca equivalente di un moderno schermo.


“Troppo semplice per un nome così clamoroso” – mi dissi, prima di arrivare a comprendere da una cronaca del tempo, che l’origine del suo nome proveniva nientemeno che da alcuni Illusionisti dell’epoca, che la utilizzarono per sorprendenti giochi basati sull’illusione ottica, che la diffusa ignoranza del tempo relegava alla divinazione e appunto alla “magia”, da cui il nome di Lanterna Magica.


In un’epoca avida di conoscenza la Lanterna Magica divenne strumento scientifico di larga applicazione, in cui trovarono posto l’astronomia e la geografia, l’archeologia e la medicina. Ci volle del tempo prima che trovasse affermazione come strumento di complicati procedimenti tecnici, come la cromolitografia e la più avanzata fotografia, e che in ultimo, sostituì la pregiata pittura dei vetrini realizzata a mano degli inizi.


In breve scopersi che proprio sulla scia di tali incredibili ‘successi’, il pubblico dell’Europa dell’Ottocento s’interessò all’espressiva gamma delle sue possibili applicazioni, grazie anche alla costante inventiva dell’improvvisato operatore lanternista che cercò di accrescere e perfezionare il lavoro dei suoi predecessori e di utilizzare lanterne sempre più ricercate.


Essere un bravo lanternista significava all’epoca essere un vero e proprio uomo di spettacolo, capace di dare alle immagini quella ‘magia’ che così intensamente meravigliava gli spettatori grandi e piccini che vi prendevano parte come a una festa. Non si può comprendere quale fantasia un lanternista impiegava nell’invenzione di tali spettacoli, anche se possiamo comprendere quale sia stato il grande apporto che la Lanterna Magica poté dare all’invenzione del Cinema e soprattutto all’evoluzione del cartone animato.


In pratica è quasi impossibile ricostruire oggi uno spettacolo alla Lanterna Magica per intero, com’era accaduto dall'inizio del 900. Lo possiamo solo immaginare. Un’epoca si è ormai spenta, così come sul finire di uno spettacolo cinemografico si spegne la luce del proiettore, lasciando il pubblico attonito e incredulo su quanto ha appena visto, senza aver compreso se tutto ciò è appartenuto alla realtà o all’illusione. “Cos’è dunque la realtà senza l’illusione di una verità più grande?" – mi chiedo, consapevole del fatto che la risposta è contenuta nella domanda stessa, anche se relegata agli scaffali polverosi di un Museo (*.)


Ed è proprio al Museo che ho fatto ritorno per ammirare la collezione di vecchie ‘lanterne magiche’ esposte nella bacheca, e informarmi sul mestiere dimenticato del lanternista e la scomparsa, o quasi, dei vetrini da proiezione, senza i quali è impossibile ricucire la trama di un discorso culturale che si è perduto nel tempo. E ancora una volta è stato l’incanto sbalorditivo di una proiezione alla Lanterna Magica a darmi la sensazione che quanto si stava svolgendo davanti ai miei occhi fosse parte di un’eredità preziosa, di quel linguaggio ‘muto’ relegato al silenzio che molto diceva alla fantasia e all’immaginazione, quasi che in quel momento avrei voluto farlo mio ...


Ma come si sa: “chiunque è in grado di distruggere le illusioni, l’importante nella vita è poterle conservare”.




(*) Museo delle Tradizioni Popolari Luigi Pigorini – Roma





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