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Una storia di GianlucaDiMatola

Strade

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6 minuti

Pubblicato il 07 agosto 2019 in Thriller/Noir

Tags: #gemelle #Pistola #rapina #torri

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Ancora poche ore e il mondo si sarebbe fermato. Una coltre di fumo che avvolge interi quartieri, edifici che crollano in pochi secondi come castelli di carta. Scene che presto avrebbero occupato gli schermi televisivi dell'intero pianeta.

Nello stesso tempo, la statale che collega la cittadina di Sant’Anastasia con quella di Somma Vesuviana pareva un tappo di sughero rimasto bloccato nel collo di una bottiglia. E come se non bastasse già questo per tirare giù dal paradiso tutti i Santi, l’aria condizionata della macchina somigliava all’alito putrefatto del primo mattino.

- Te le do io cinquanta euro per aggiustarla, pezzente – lamentò Susy tirandogli una banconota in petto.

- Brava. Questa me la spendo stasera con la negraccia di Gianturco – replicò lui mentre faceva vibrare la lingua fuori dai denti. Sembrava un serpente pronto ad attaccare.

- Fai schifo. E poi vuoi mettere la mia fessa con quella cosa fracida?

Attilio sorrise scoprendo il vuoto che si apriva tra un dente e l’altro. Tra le labbra si palleggiava una mezza Merit ormai spenta. Pareva Maurizio Sarri.

- Sient, sient – il volume dello stereo fece vibrare i sediolini della loro Volkswagen modelloGolf.


Malatia, tu si na malatia
Te piglie a vita mia

E me fai vivere
E poesia sta pagina e bucie
N'inferne e sta pazzia

Ca me vo accidere.


- T’arricuord? Natale Galletta lo mettesti la sera che ci incontrammo.

- Uà, e comm eri bella – il viso di Attilio ringiovanì di almeno dieci anni. - Nu femmenone – concluse.

- E che vulisse dicere, ca mo song ‘o cess? – Per lei l’estetica era tutto. Si truccava perfino per andare a dormire.

Sulla corsia d’emergenza un’ambulanza tentava inutilmente di farsi spazio. La convinta furbizia di pochi stava per trasformarsi nel fine vita di altri. Più in là, precisamente alla destra di Susy, il monte Somma mostrava i recenti morsi del fuoco. Col braccio poggiato sulla portiera e i piedi scalzi schiacciati sul parabrezza la ragazza masticava una Vigorsol che si era fatta dura come brecciolino. Nonostante ciò muoveva la mascella lentamente e a grandi boccate. Avrebbe ingoiato un cristiano di un metro e novanta in un solo morso.

All’altezza dello svincolo per Sant’Anastasia, la freccia della Opel davanti a loro lampeggiava da un quarto d’ora, dallo specchietto retrovisore Attilio si accorse di due pattuglie dei Vigili Urbani che avanzavano a piccoli scatti. Le nuvole coprivano l’ultima porzione di cielo rimasto ancora libero. S’era fatto grigio come la barba di suo nonno Pietro, un vecchio infame come una malattia mortale che da piccolo gli tirava i calci in culo.

- Tieni tutte le briciole addosso – la mano di Attilio lisciò il vestitino a minigonna di Susy meglio di un aspiratore. Partì dal seno per scivolare fin tra le cosce. Si dovette fermare di colpo quando andò a impattare contro il calcio della pistola. Era una Smith & Wesson .357 Magnum.

- E vist, m’è crisciut ‘o cazz – disse lei esibendo un ghigno malefico. I suoi occhi erano nascosti dietro grossi occhiali Chanel. Attilio non poteva vederli, ma avrebbe giurato che stessero ridendo pure loro.

- Te mis pure ‘o smalto rosso – i piedi di Susy occupavano il lato destro del parabrezza coprendo le immagini di San Ciro e della Vergine Maria. Attilio non smetteva di fissarli. Il suo lato feticista ne era ipnotizzato.

- Sono le unghie a fare la femmina – filosofeggiò lei. Per rafforzare il concetto allargò bene le dita distanziandole l’una dall’altra. Erano lunghe, magre e affusolate. Somigliavano a spaghetti corti.

- Vulesse tenè la tua pace. Invece a me, in mezzo alle tarantelle, si ingrippa il cervello – con la mano destra all’altezza della tempia Attilio mimò un ingranaggio che perdeva i giri.

- Sei ansioso. Te lo dico sempre. Te ne devi fottere. Qui si muore all’improvviso. Boom, una botta in petto e stammi bene – da un pacchetto di cartine Rizla prese una canna già chiusa e se la accese. La prima tirata di fumo la buttò in faccia ad Attilio. - Senti a me, è inutile che ti fissi. Campa giorno per giorno, che a murì nun ce vo niente.

Attilio si grattò le palle.

L’orologio digitale incastrato nel cruscotto segnava le 10 e 28. Dalla radio un tizio interruppe la hit del momento per comunicare che la Torre Nord del World Trade Center era appena collassata.

- Uà che sfaccimm hanno cumbinat – disse Attilio commentando la notizia. Solo le grandi catastrofi avevano il potere di sconvolgerlo.

La macchina era ancora inchiodata sull’asfalto. Ogni tanto, però, dal finestrino si infilava un colpo di vento che spettinava i capelli di Susy.

- Ma che ce ne fotte. Io tengo soltanto voglia di farmi una doccia e lavare questo sangue da sotto le scarpe – faceva un caldo schifoso, ma bastava accostare una mano a due centimetri dal braccio di Susy per avvertirne il gelo.

- Ultimamente stai troppo nervosa. A quello subito gli hai sparato. Si voleva asciugare il sudore con un tovagliolo di carta.

- Ascoltami bene, quando tengo una pistola in mano e ti dico non ti muovere, tu non ti devi muovere. Se poi hai deciso di non ascoltarmi e di andare per i cazzi tuoi allora io ti sparo e tua madre piange.

- E mo ci becchiamo l’ergastolo – sentenziò Attilio. La sua testa pelata era brinata di sudore.

- Ah, sì? Che novità. Io mica lo sapevo che volevi ritirare la pensione ogni primo del mese e poi andare a giocare con le bocce. Ti facevo più spericolato.

- Ma noi l’abbiamo ammazzato per cinquecento euro.

- Bravo. Hai detto bene. Noi. Nun to scurdà. E comunque me stai chiagnenn nguoll – le labbra di Susy si strinsero in un’espressione di pura cattiveria.

- Tien o velen dint ‘o sangue – fece lui. La subiva senza possibilità di reazione. In mano a lei non era niente. Attilio diventava un invertebrato. Susy l’avrebbe potuto schiacciare in ogni momento.

- Mio padre sta al 41 bis. Mia mamma chissà addò sta chiavann. I miei due fratelli li hanno ammazzati come bestie. Secondo te me ne può fregare un cazzo dell’ergastolo?

- Con questi non ci campiamo nemmeno 15 giorni – Attilio lo disse tenendo gli occhi sul sacchetto di plastica biodegradabile dove spiccava il logo della tabaccheria. Dentro c’erano i soldi. Tre banconote da cento euro, due pezzi da cinquanta e varie tagli da venti, dieci e cinque.

- Beato a te che vivi di lunghe previsioni. Io penso alla mangiata di pesce che mi farò stasera. Voglio svenire davanti a un astice intera. Perché io esco pazza per il pesce - disse lei con espressione allusiva.

Un secondo giornale radio diede la notizia che un terzo aereo di linea si era schiantato sull’edificio del Pentagono. Gli Stati Uniti d’America erano sotto attacco. All’orizzonte si intravedeva una nuova guerra architettata sull’odio tra religioni.

Intanto, le due macchine dei Vigili Urbani sfilarono a velocità moderata accanto alla Golf. La mano di Susy si strinse intorno al calcio della Smith & Wesson. L’indice accarezzava il grilletto ed era pronto a scattare, proprio come faceva lei quando si procurava piacere.

Mancavano dieci metri all’uscita per Sant’Anastasia.



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