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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine PICCOLI OMICIDI QUOTIDIANI

PICCOLI OMICIDI QUOTIDIANI

Dialoghi a distanza: (..racconti in nero, in giallo e zampe di gallina)

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8 minuti

Pubblicato il 17 aprile 2020 in Humor

Tags: #TipiUmani #Stranezze #Societ #Condominio

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Maschera africana, ma quanto somiglia al direttore della mia banca.
Maschera africana, ma quanto somiglia al direttore della mia banca.

Pre-fazio, (..ovvero prima o poi lo fazzio).


Neppure c’è bisogno di dirlo, ho detto che lo faccio e sicuri che lo faccio, o meglio lo farò, anche se non sono certo di poterlo fare. Di fatto c’è solo che capitano tutte a me, magari anche a qualcun altro che io non so, che non conosco. Quel che so è che circola un sacco di gente a dir poco strana. Così, tanto per fare un esempio, nel mio condominio, ci sono alcuni soggetti che il solo vederli in faccia li diresti possibili criminali. Il loro odio nei miei confronti, fuoriesce dalle orbite dei loro occhi minacciosi anche quando gli lasci libera l’ascensore.

È vero che qualcuno porta gli occhiali e quindi, penso, che mi guardi di traverso solo perché miope o astigmatico. Anzi peggio, il loro sguardo s’ingrandisce a dismisura, come dire, straborda dalla montatura, deforma i loro connotati fino a renderli mostruosi, tant’è che evito di guardarli in viso. Mia moglie Ann dice che li vedo così perché anch’io porto gli occhiali, sarà, comunque le ho chiesto di evitare di fermarsi a parlare con loro quando l’incontra in mia presenza.

Altra cosa invece sono tutti gli altri, che so, il dirimpettaio curioso, la vicina chiacchierona, il portiere che, per quanto si dice faccia il suo mestiere, mette bocca su tutto, anche se la sera prima hai alzato il volume della TV per sentire un dibattito politico. E lei da che parte sta? – chiede – l’indomani mattina quando sei ancora sull’uscio e fuori piove e non si apre l’ombrello. Lo stesso che non saluta solo perché in risposta alla sua domanda gli ho detto: ‘ma scusi a lei che gliene importa?’, che detto tra noi, mi è sembrata alquanto lecita.

Per non parlare di quanti si è costretti a incontrare per la strada, sui mezzi pubblici, all’ufficio postale, al mercato, sorvoliamo. L’ultima è stata quando facendo un prelievo al bancomat non mi ha elargito la somma da me richiesta e non ha stampato la ricevuta. Beh, che fare? Non so voi, per quanto mi riguarda al minimo era da spaccare la macchina distributrice che in quel momento violentava la mia sensibilità di correntista.

Come seconda ipotesi, mettere dell’esplosivo e far venire giù l’intero edificio della banca che abusava della mia pazienza. Invece no, come si dice, ‘chi ha più senno l’adoperi’ è quello che fatto. Sono entrato e ho chiesto uno straccio di ricevuta che mi è stata regolarmente negata, facendo valere delle ragioni non proprio conformi all’etica pubblica e alla deontologia professionale. Al che ho chiesto di parlare con il direttore. Stento nel riportare la risposta, ma eccola: ‘il direttore sono io’. Vogliamo commentare oppure? Allora, se permettete, prima che gli altri mi uccidano, li uccido io, anzi, faccio una strage!


Ma George,soggiunge Ann, non sarai tu che odi tutti quanti indistintamente? Pensa se un giorno ti vedessi arrivare con gli occhi tumefatti, non sapresti neppure dirmi chi è stato. Cara la mia mogliettina, non so voi, io le aprirei il gas … o, forse mi getterei dal terrazzo, giura il vigliacco che è in me, sapendo che abito a pianterreno e che non ho neppure un miserabile balcone.

Maschera africana, molto somigliante a Mr Burt.
Maschera africana, molto somigliante a Mr Burt.

Quando si dice incoerenza, (..things I don’t understand).


Cambiare idea si può, è positivo, a patto che non diventi un abitudine, scrive Diderot nei suoi diari, del resto è risaputo come ognuno di noi si costruisce fin da ragazzo una statua interiore e passa il resto della vita a demolirla, senza mai riuscirvi del tutto. Che avesse un complesso a dir poco esistenziale? Edgar Morin, filosofo della complessità, pone un paradosso: “per comprendere la società complessa, bisogna saper comprendere i fenomeni in tutta la loro complessità”.

Un cerchio tautologico senza uscite, che affascina per la sua complessità più che convincere. Infatti, è come affermare che per liberarsi di un qualche complesso bisogna prima riconoscerlo o, quantomeno, cercarselo, fabbricarselo all’uopo, all’occorrenza, altrimenti di che parliamo? Se il moderno e il contemporaneo sono pieni di complessità, si deve al fatto che è venuto a mancare il “punto essenziale” capace di accogliere le istanze che l’individuo si pone e che rivolge alla società tutta, dove le spiegazioni diventano possibili e plausibili. Per meglio comprenderci, prendiamo il nostro door to door, come chiamo il dirimpettaio Mr. Burt. Che uomo assurdo!

Ah, proprio lei, aspettavo d’incontrarla per parlarle di una cosa che è appena accaduta e che riguarda tutto il condominio. Tutto incluso me, spero? Sentiamo. No, perché c’è l’inquilino del secondo piano che vuole farla da padrone.. io non sono d’accordo. Sto ad ascoltare i suoi improperi solo per educazione, nient’altro. In un’altra occasione.. Buongiorno! Lo sa che aveva ragione lei! Io, su cosa? Sul fatto che le ho raccontato, la volta scorsa (una settimana prima). Deve sapere che quel signore (chi?), si è preso uno spavento tale che ha rinunciato (a che cosa?).

Poverino – dico. Ma no, che ha capito? Non ho detto che è morto di spavento. No, certo, allora? Aveva ragione di prendersela con l’amministratore, anche se io non ero d’accordo. E giù altri improperi sull’economo responsabile non so di che cosa. Un mese dopo. Guardi il caso (quale caso, il suo?), proprio ieri pensavo a lei (cos’è la rima di una canzone?), e finalmente l’ho incontrata. Immagino necessiti qualcosa, e infatti.. No, perché sa (giuro che non so niente anche perché non partecipo alle riunioni di condominio, di solito se ne occupa Ann), ci sarebbe da ripristinare la porta d’accesso dell’ex, aspetti non mi viene il nome, come si chiama? Chi, io? George, mi chiami pure George.

Ma no lei, il posto. Non sta parlando del galoppatoio o del campo di basket, spero? Ma no, di sopra il terrazzo, il posto dei cassoni dell’acqua, delle lavanderie tanto per capirci. Tanto per capirci, non capisco, sul terrazzo, la lavanderia, i cassoni dell’acqua, di che parliamo, giuro di non essere mai salito sul terrazzo, non sapevo ci fosse una lavanderia, magari a gettoni, no? Beh, comunque, devo dirle che aveva ragione lei a proposito di ristrutturare le stanze e farne delle cantine anche se io non ero d’accordo. Dove sul terrazzo? È, sul terrazzo, e dov’altro se no? Ma se si chiamano cantine dovrebbero stare nel sottoscala, semmai chiamiamole soffitte, non le pare?

Tre settimane dopo. Guarda, guarda chi ti vado a incontrare, ma è lei? No, perché sa, mi chiedevo se fosse lei oppure no? Sono io, in persona. No, perché vede Mr. George. La vedo benissimo, mi dica. Volevo dirle che lei dovrebbe venire qualche volta al condominio, perché è davvero molto convincente. Io, ma quando mai, che in nessun caso mi sta a sentire qualcuno – penso, ma non lo dico. Purtroppo vede.. No, perché l’amministratore è un farabutto della peggiore specie, e per altro è anche un disonesto, un tipo scorretto, quello che si dice un imbroglione.

Beh, se ha tutte queste buone qualità, non resta altro che cambiarlo! È anche per questo che volevamo (plurale maiestatis) chiederle di prendersi lei questa responsabilità, anche se io non ero d’accordo. Non so se esserne lusingato o lasciarmi prendere dalla disperata voglia di fuggire che m’incombe. Tant’è che sono preso da uno scatto d’ira verso me stesso, senza precedenti.

Ho sempre considerato l’ira una prerogativa signorile rispetto al potere e mi chiedo come cazzo faccio io a incutere negli altri tutta questa voglia di fare che non ho, a mostrare questa mia disponibilità, del resto fasulla, verso gli altri, a lasciare che pensino di me come a un super-partes che risolve tutti i problemi, cui riferire le proprie preoccupazioni, rivolgere le proprie richieste, partecipare alle proprie aspirazioni.. giuro che con tutto questo io non c’entro niente. Per di più ci sarebbero le mie frustrazioni, i miei bisogni impellenti di cui parlare, ma con chi?, che se non mi risolvo da me stesso..

Spiacente Mr. Burt ma il mio tempo è davvero limitato, e.. No, perché, stia a sentire. La sento, chiaro e bene. Come dire sono connesso, e lei? In che senso? Lasci stare. Due mesi dopo. Oh, Mr. George, non immagina nemmeno quanto sia felice d’incontrarla. Nemmeno! – mi limito a ripetere. Lo sa (non lo so!) che non se ne è più fatto niente (di che cosa?). A sì, meglio così! Come, una volta che io ero d’accordo su tutto. Su tutto cosa? Ma sul fatto di cambiare l’amministratore. Non era lei che in un primo momento disse di non essere d’accordo? Si, ma poi lei mi ha convinto che andava fatto. Io?

Certamente, dopo che aveva riconosciuto all’attuale amministratore certe qualità. Io? Mi dica Mr. Burt, le lascio un’ultima chance, o lei non mi rompe più i coglioni se non per cose veramente urgenti e necessarie, oppure si prepari per un lungo viaggio, perché sto per mandarla a fareinculo! No, (come appunto inizierebbe Mr. Burt), ditemi se non lo chiudereste dentro i locali della lavanderia con la testa nella lavatrice condominiale? Oppure, se non lo fareste volare giù dal terrazzo aspettando di sentire il tonfo assordante che farebbe la sua carcassa in frantumi?

Per quanto mi riguarda è già morto per mancanza di fiato, ucciso dalla sua incongruenza che lo fa sentire un essere incompiuto, costantemente in contraddizione con se stesso, come dire: “sconnesso” in modo incontrovertibile dall’illogicità della sua sostanza. Che non è solo mancanza di essenza, bensì discrepanza, assurdità, insensatezza, appunto incoerenza.


Del resto: "Senza cambiare i nostri schemi mentali non saremo mai in grado di risolvere i problemi che abbiamo creato con tali schemi". (Albert Einstein)









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