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Una storia di Gidesco

La caduta del cielo

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4 minuti

Pubblicato il 10 novembre 2018 in Altro

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Il sole è caldo dopo la tempesta e così tu sei stata per me, un ristoro sicuro e accogliente dopo anni di pellegrinaggi e insicurezze. Ora il giorno era nel mezzo ed una giovane metteva la crostata sul davanzale della finestra, per farla raffreddare. Nulla interrompeva la mite quiete di quella calda giornata, non le grida dei ragazzi alla spiaggia, non il microfono del gelataio con quella musichetta detestabile.

Una vecchietta stava sulla veranda di casa a passare il filo, e matassa su matassa lo vide, un fulgido lampo che squarcia il cielo come un limpido arcobaleno.

Il sole ne fu totalmente oscurato e la volta divenne d’un blu cobalto acceso che si potevano vedere fluttuare le vorticanti galassie dell’infinito universo. I presenti restarono attoniti di fronte a tale evento, apocalittico per i più anziani, fantascientifico per i più giovani. Io ero lì, in mezzo a loro muto e immobile come un sasso.

Caddi all’indietro per lo spavento non appena vidi un’esplosione formidabile riempire tutto quello spazio dove una volta stava il cielo, ne fui quasi accecato.

Quello che si definiva un “astronomo” accanto a me la definì: “la nascita di una nuova galassia”. Io ne potei vedere l’inesplicabile potenza di Dio in quello spettacolo, fattore più magico che chimico, ma con gli uomini di scienza si sa, non si può ragionare.

Osservammo per diverse ore il nostro nuovo cielo, aspettando che un secondo evento superasse il primo per magnificenza, gli spettatori ritardatari però non furono accontentati, non accadde nulla.

Passarono i giorni, le settimane ed anche i mesi, la normalità e la scarsa curiosità si rimpossessarono delle nostre menti e la quotidianità riprese il suo corso. La maggior parte di noi su “ La caduta del cielo”, così venne battezzata, non si preoccupò più. Tranne me, io non mi accontentai di false notizie e vaneggianti teorie di professoroni sull’espansione dell’universo e sciocchezze del genere, io volevo di più. Fu la missione della mia vita, la mia crociata.

Conobbi in quei giorni, ma non ricordo nemmeno bene come, quella ragazza. Lei voleva trovare la musica che ha generato ogni cosa e credeva di poterla trovare in quella nuova galassia. Così io e lei ci imbarcammo nella ricerca per il raggiungimento di quell’enorme nube nel nuovo cielo. Fu in una notte in riva al mare che facemmo la scoperta. Io e lei eravamo molto amici ed ogni tanto amanti; il nostro rapporto era miscelato tra seriose argomentazioni e spassose sfide.

Quella sera faceva caldo ed in riva al mare ci sfidammo a lasciare i sassi nell’acqua. Quando pensai seriamente di poter perdere, presi un grosso sasso piatto e lo scagliai con tutta la mia forza verso l’orizzonte, quest’ultimo rimbalzo più volte prima di compiere l’ultimo balzo, il definitivo. Quel benedetto sasso era uscito dall’atmosfera e procedeva navigando diritto verso la nuova galassia. Quando la raggiunse fu incredibile, la galassia si illuminò tutta ed il sasso scomparve al suo interno, o almeno questo è quello che credevamo di aver visto. Ora ci fu chiara ed incredibilmente vicina l’idea di poter raggiungere quel luogo, sentivo un fuoco viscerale che mi bruciava tutto dentro, quasi da farmi sollevare da terra, tutta la vita si riduceva a quel momento.

Dopo diverse settimane e salatissimi studi, trovammo il modo di poter raggiungere la nube incolumi.

Ci saremmo letteralmente fiondati lì all’interno di una capsula infrangibile con l’ausilio di una fionda gigante. I bambini della cittadina ci diedero l’input, e allora in quella piovosa giornata ci lanciammo alla velocità del suono verso la scoperta più grande della nostra vita. Fummo lì in brevissimo tempo e non appena sfiorammo col nostro guscio la prima onda gassosa del nostro tempio, incominciammo a precipitare in un infinito buco nero freddo e angusto. Il mio corpo era nudo e lei non era più accanto a me, e nemmeno in prossimità.

La galassia aveva modificato la realtà circostante ad essa e cambiato le nostre vite per sempre, all’interno di essa il tempo e lo spazio si erano annichiliti a tal punto da non esistere più. Ed ero solo e precipitavo e lei non c’era più, allora piansi. Fu lì che qualcosa di straordinario accadde. Qualcuno accese la luce in quel vortice oscuro, e potei vedere chiaro cristallino di fronte a me un ammasso di stelle gialle. Poi una voce, era la voce di Dio.

Ad ogni sua parola, le stelle aumentavano e affievolivano la loro luce come in un sistema binario o in un’orchestra lui comunicava con me.

Mi disse che tutto aveva un prezzo, la più importante scoperta della vita e sulla vita contro una vita felice. Egli non mi avrebbe tornato alla terra e non mi avrebbe restituito lei, che vagava chissà in quale angolo dell’universo. La pace dei sensi di quel momento presto si tramutò in atroce agonia, l’avevo persa per sempre?
Egli non voleva vedermi soffrire a quel modo e mi propose uno scambio, la mia scoperta per una vita con lei…
Ancora oggi mi chiedo come poter raggiungere quel luogo incantato che mi suggerisce dolci fantasie sull’ignoto e con lei sempre sogniamo di conquistarlo.


G.


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