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Una storia di Maricapp

Questa storia è presente nel magazine Col cuore

L'ISOLA CHE NON C'E'

Si puo' sempre provare a volare

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3 minuti

Pubblicato il 01 gennaio 2019 in Fiabe

Tags: #iltemporifilgiro

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Non è un racconto e nemmeno una poesia.

E' una favola antica, un augurio, una metafora molto privata, un ricordo, un grazie e tanto del mio di cuore.


Peter aveva la giovinezza, tanti pensieri felici, tanti desideri, moltissime speranze e, cosa più importante, il futuro. Un grande, lungo, ignoto futuro.

Campanellino viveva in un mondo al di fuori della realtà, quello che appartiene alle ragazze che volano con ali sognanti, alle donne non ancora tali.

Tutti e due si libravano leggeri al di sopra delle preoccupazioni terrene proprie degli uomini e delle donne che combattono ogni giorno per la vita.

Volavano ignari e senza un pensiero al mondo, felici di scoprire, apprendere, trovare ed imparare, anche a scapito di chi passava loro accanto.

Un giorno limpido d'estate Campanellino, che si stava riposando in riva al mare, vide arrivare lassu' tra le nuvole sulla scia del vento, Peter.

Se ne innamorò. Così, a prima vista e definitivamente.

Peter attratto e lusingato ma del tutto ignaro dell'amore, le stette vicino e col passare dei giorni iniziò ad apprezzare sempre piu' la dolcezza, il sorriso e la polvere magica della fatina.

Ma la vita, anche per i due strani ragazzi volanti, cambia spesso le carte, le spariglia e così capita di perdere la partita.

La persero e si persero, ognuno diretto altrove, a volare su isole sconosciute che non c'erano nei loro sogni nè tanto meno nella loro quotidianità.

Incontrarono ragazzi perduti e vagarono per terre lontane affrontarono nuvole nere, futuri perfidi, assistettero all'infrangersi dei sogni ed alla fuga delle speranze.

Insomma invecchiarono.

L'infelicità aveva tarpato le ali a Campanellino e Peter non riusciva più a volare perchè non trovava proprio qualche cosa di bello nei suoi giorni, anzi si era rassegnato a non provarci più.

Ma poi, chissà come, o forse il come si sa ma non si dice perchè poco importa, i due si ritrovarono a pensare ad un tempo lontano, al tempo dei sogni.

Così Campanellino, in preda alla nostalgia, provò a sbattere le vecchie ali e Peter, pensando a lei, si alzò faticosamente in volo.

Ed eccoli là, sulle nuvole candide dell'Isola che non c'é ma che d'ora in avanti ci sarà solo per loro due, in barba a Capitan Uncino, alla sveglia ed anche al coccodrillo.

Avevano così tanto da raccontarsi, da dirsi, che tutte le ore del giorno non sarebbero mai bastate e, racconta racconta, passarono due, quattro, cinque anni a parlarsi fitto fitto a tenersi per mano e, per farla breve, ad innamorarsi ancora.

Questa volta senza più permettere a niente e nessuno di cambiare il gioco.

Cambiarono soltanto le loro vite, anche se solo sull'Isola che non c'é.

Le ali di Campanellino ripresero la leggerezza dimenticata e la polverina d'oro la circondò ancora, facendola splendere.

Peter ritrovò il futuro, magari non tanto lungo, ma sempre un futuro da sognare e nel sogno ritrovò la condizione necessaria per volare sopra l'Isola, per fare cerchi insieme al vento e far finalmente ridere della sua risata argentina Campanellino.


Non é andata proprio così, ma quasi.

E l'Isola che non c'é esiste, é ipotetica ma esiste.

Cosi' come esiste ancora la possibilità di volare.

Nonostante la polvere, le sconfitte, le rughe ed il tempo che scappa via veloce ma a volte, come qui è dimostrato, capricciosamente puo' ripensarci e rifare il suo giro.



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