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Una storia di Barbarella49

L'enigma della farfalla dorata

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42 minuti

Pubblicato il 09 maggio 2021 in Thriller/Noir

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Nel bosco di Montemarcello in Liguria si racconta di una farfalla dalle ali d'oro, che di notte uscirebbe dal suo nascondiglio, per volteggiare nell'aria, lasciando una scia dorata del suo percorso. Secondo il racconto di alcune persone che l'hanno vista, la farfalla si renderebbe visibile solo nelle notti di luna nuova e sempre vicina ad un grosso tronco cavo marcio, residuo di un imponente albero, abbattuto in tempi recenti, a causa di una malattia. Fatto sta che nel vicino paesino di San Marcello gli abitanti sono parecchio suggestionati da questa storia, al punto tale da organizzare escursioni in notturna per i boschi, per cercare la fantomatica farfallina. Il motivo di tanto accanimento va ricercato nel potere che darebbe la farfalla a chi la vede. Molti affermano con certezza che la farfalla sarebbe in grado di esaudire tutti i desideri di una persona. Unica condizione è che la persona sia buona di cuore, altrimenti non funziona. Ci sono stati casi di persone che l'hanno vista ed hanno visto esaudire i loro desideri, altri casi di persone che si sono ritrovate nell'incubo peggiore. Si, perché se tu chiedi e non sei buono, la farfalla lo sente, dicono sia una fata dei boschi, trasformata in farfalla da Diana, la dea della caccia nella mitologia greca. Qualcuno l'ha vista anche sotto queste spoglie. Turisti un po' alticci, che si erano allontanati nel bosco, per smaltire la sbornia, avevano riferito di aver osservato tra gli alberi una bellissima fanciulla, dai capelli d'oro, vestita con una lunga tunica azzurra, che le arrivava fino ai piedi. Il tempo di stropicciarsi gli occhi per accertarsi che la fanciulla fosse reale, che lei era svanita nel nulla. Non tutti credettero a questa versione, dal momento che non si sapeva quanto potessero essere attendibili dei turisti stranieri, per giunta sbronzi. La storia cadde nel dimenticatoio, anche se qualcuno continuava a ricamarci su. Si sa, i turisti sono ghiotti di storie misteriose e ciò incrementò di parecchio l'afflusso di gente curiosa che ne voleva sapere di più. Per questo i gruppi trekking della zona iniziarono ad organizzare escursioni notturne. David era il capo spedizione delle escursioni in notturna. Era un appassionato. Conosceva la storia del territorio in lungo e in largo, aveva studiato botanica all'università, poi si era specializzato nello studio della storia del territorio. Un'altra sua passione era camminare, quindi aveva unito queste due passioni in una sola. Si divertiva molto a guidare queste persone nella notte, per cercare la farfalla dei desideri. In tutte le sue spedizioni non l'aveva mai vista. Quella sera avrebbe avuto un'altra escursione. Non era dell'umore adatto. Aveva litigato con la fidanzata e si erano provvisoriamente lasciati. Non aveva fame, ma si impose di mangiare, anche perché doveva prendere qualcosa per il mal di testa. La notturna era fissata per le 21. Dopo aver cenato iniziò a preparare l'attrezzatura: lo zaino con tutto il kit del pronto soccorso, le torce, una scorta d'acqua, frutta secca e biscotti, per rifornirsi di energia. Il ritrovo era fissato nella piazza del paese. Uscì di casa e tutta la magia della notte l'accolse. Il cielo era pieno di stelle, un alito di vento spirava e donava una piacevole frescura. Ci voleva, dopo il caldo torrido di quei giorni. Si recò verso la piazza del paese. C'era già un capannello di gente, che aspettava di fronte alla chiesa. Lanciò loro uno sguardo distratto. Si trattava di un gruppo eterogeneo: famiglie con bambini, coppie giovani, ma anche un gruppo di ragazzotti e anche qualche individuo in età attempato. Avevano un'espressione tra lo svagato e l'incuriosito. Si presentò loro, schiarì la voce e iniziò a parlare. Notò che quasi tutti avevano delle scarpe da trekking, anche se non mancavano quelli che indossavano semplici scarpe da ginnastica. La storia del luogo non interessava quasi a nessuno, soprattutto ai ragazzetti, che iniziarono a dare segni di noia e a schiamazzare tra di loro.

"Maleducati", pensò David. Ragazzi di papà che non avevano rispetto per nessuno e l'unico modo per spassarsela era trovare qualcosa di eccitante da fare.

Certo, sempre meglio questo che fare qualcosa di estremo che mettesse a repentaglio le loro vite, come era in voga tra i giovani d'oggi. Ai suoi tempi non c'erano tutte queste cavolate, al limite potevano prendere una sbronza e stop. Non voleva giudicare nessuno, ma quando sentiva di ragazzi che avevano perso la vita, scattandosi un selfie in posti pericolosi inorridiva per la stupidità di certe persone.

Lui era cresciuto con dei valori ben radicati. Figlio di una casalinga e di un operaio in pensione si era sempre reso conto di quanti sacrifici avevano fatto i suoi genitori, per farlo studiare e lui non li aveva delusi. Si era laureato a pieni voti e poi aveva fatto un corso di specializzazione.

La sua naturale curiosità, l'amore per la sua terra l'avevano spinto a fare la guida.

L'interesse che fino ad allora nessuno aveva dimostrato iniziò a trapelare negli occhi delle persone che aveva davanti, non appena cominciò a parlare della farfalla.

In realtà ne sapeva ben poco pure lui, ma quel poco che bastava per mantenere vivo l'interesse di quelle persone. Il percorso che avrebbero seguito non era impegnativo, avrebbero attraversato un tratto del bosco, fino a Montemarcello. Raccomandò a tutti i partecipanti di stare al passo, quindi accese la torcia per illuminare il sentiero. Foglie secche disseminate qua e là rendevano scivoloso il cammino. La comitiva si incamminò di buon passo. I rumori ovattati che giungevano alle loro orecchie, in tutto quel silenzio, erano amplificati. Più che altro si trattava di fruscii, strani fischi, forse di qualche uccello e l'immancabile frinire di grilli e cicale.

Una piantina attrasse la sua attenzione. Era ora di sfoggiare un po' di cultura erboristica. Il ginepro era una delle sue piante preferite, non soltanto per il colore blu delle sue bacche, che guarda caso si chiamavano coccole, ma anche per le proprietà terapeutiche. Se ne potevano fare decotti per facilitare la digestione e la diuresi, inoltre nell'antichità era usata per le sue proprietà espettoranti e decongestionanti, quindi era utilissima in caso di raffreddori. Quelle bacche azzurre nella loro bellezza, avevano tante virtù.

I partecipanti guardavano con interesse quelle specie vegetali che via via venivano spiegate da Davide.

In generale il gruppo era silenzioso, ogni tanto c'era qualche battibecco, che però finiva subito. C'era una coppia che litigava spesso. Ogni pretesto era buono per dirsene quattro.

Davide provò compassione per la ragazza. Si vedeva che era lui il prepotente, che amava far confusione, anche quando non ce n'era bisogno. Avrebbe voluto prendere le difese della ragazza. Si vedeva che lei ci soffriva, per come veniva trattata, ma ingoiava il rospo e stava zitta.

Perché la ragazza non si ribellava e non lo lasciava? Se lo stava chiedendo già da qualche minuto, quando un forte rumore attrasse la sua attenzione. Un sibilo e poi un raspare tra il fogliame. Adesso si sentiva anche un grugnito sordo: un cinghiale! Mio Dio, dovevano stare attenti. I cinghiali potevano essere molto pericolosi. Per fortuna il cinghiale si allontanò, aveva anche lui paura di loro. Il gruppo si era già allarmato.

Davide rassicurò tutti, del resto era quello che gli riusciva meglio. Era molto bravo a rassicurare le persone, forse sarà perché aveva vissuto una vita a proteggere sua sorella. Ripensando a lei gli vennero le lacrime agli occhi. Alessandra era una ragazza splendida ma dall'animo delicato e fragile, proprio come quella farfalla che avrebbero cercato quella notte. Era bella Alessandra, più piccola di lui di tre anni, si era sempre innamorata dell'uomo sbagliato. Uno di questi le aveva spezzato il cuore, lei si era innamorata, ma lui era sposato e per giunta con figli. Rimasta agghiacciata da una simile scoperta, aveva pianto per giorni ed era poi caduta in depressione. Non era stato facile, poi si era ripresa piano piano, aveva iniziato di nuovo ad uscire con le amiche, si era di nuovo aperta a nuove esperienze, tanto che aveva conosciuto un tipo interessante, con il quale iniziò una frequentazione. Ma questo si rivelò un vero e proprio stalker, iniziò a perseguitarla, era ossessivo e geloso e la seguiva anche sotto casa. Lo lasciò immediatamente, con la minaccia di denunciarlo, se non avesse smesso gli atteggiamenti persecutori. Alessandra frequentava allora il primo anno di università, tutte le mattine si recava alla sua facoltà a Genova. Una mattina le fecero un'imboscata. Mentre camminava nel tratto di strada che dal porto portava alla città antica l'aggredirono alle spalle e la caricarono su una macchina. La portarono giù al faro, ancora incosciente. La misero in una stanzina buia. La legarono ad una sedia e la imbavagliarono. Quando riprese conoscenza si trovò circondata da ragazzi con il cappuccio in testa, i cui occhi brillavano di una luce famelica. In un lampo lei capì le loro losche intenzioni. Il primo si avvicinò, le alzò il mento, quindi con la mano guantata le strappò di dosso i vestiti. Che umiliazione deve essere stata per Alessandra. Davide si ricordava di quando da piccola, un bambino per sbaglio le aveva tirato giù la gonna da sopra l'altalena. Quanto si era arrabbiata! Quindi con una forza bruta le strappò il reggiseno e le mutandine, mentre Alessandra piangeva disperata e chiedendo sommessamente che non le facessero male.

Iniziò quello. Con una forza bruta la possedette come un animale in calore, poi si fecero avanti anche gli altri, mentre la povera ragazza esanime veniva costretta a fare le cose più degradanti, in tutto quello schifo di corpi che le si avventavano addosso, che la reclamavano come se lei fosse di loro proprietà. Dolore, ansia, paura, ecco quello che provava e tutto ciò era elevato alla massima potenza. Sudore, quei corpi tutti sudati le davano la nausea. Era stata stuprata, faceva male, era sotto shock, ma ne era uscita.

Da allora il senso di disagio in Alessandra aumentò. Gli stupratori non si seppe mai chi fossero, forse ragazzi dell'est. Sporsero denuncia contro ignoti. Alessandra perse la voglia di vivere, non aveva più voglia di fare niente, diventò apatica. Pensava di avere qualcosa che non andava, pensava di essere anormale e di non meritare l'affetto di nessuno. In una triste notte d'inverno si tolse la vita. Davide lo ricordava sempre come se fosse ieri. L'avevano trovata esanime nel letto; accanto un flacone delle pastiglie di ansiolitici che prendeva, vuoto. I giorni susseguenti furono per tutti loro una lunga agonia di dolore. Si sentivano tutti in colpa per non aver capito e non aver impedito il folle gesto.

Non era riuscito a proteggerla. Aveva fallito e lei era volata via, come quella farfalla che stavano cercando in quella notte senza luna.

Si riscosse dal pensiero di lei, perché altrimenti non ce l'avrebbe fatta a passare quella notte nel bosco con persone sconosciute.

Ormai era una consuetudine consolidata che lui leggesse i nomi dei partecipanti nella lista. Lo faceva quasi sempre. Aveva letto i loro nomi velocemente, non che gliene importasse poi più di tanto, lo faceva più per prassi o per soddisfare una sua curiosità.

In generale il gruppo era tranquillo e anche la notte lo era.

Il bosco incuteva un certo timore. Tutte le paure venivano trasformate in qualche oggetto, che al buio prendevano delle sembianze mostruose, che fosse un albero o rami secchi o vecchi tronchi marci. Tutto si trasfigurava nel bosco.

Davide sentiva una certa inquietudine, così si mise a parlare con qualcuno di loro. Alcuni erano simpatici e alla mano e Davide riuscì a scambiarci qualche battuta. Con qualcuno entrò in confidenza. In particolare una ragazza Linda, con la quale iniziò una conversazione prettamente psicologica. La ragazza non era per niente sicura di sé, a causa di delusioni sentimentali, che gli erano successe. Pensava di essere deludente e che nessuno si interessasse a lei, tanto che questo stato divenne una vera e propria paranoia, che la portò a non voler più frequentare nessuno. La colpa era stata di una biondina tutto pepe, che le aveva soffiato il ragazzo, una gattamorta nel vero senso della parola, una di quelle che se la tirano, per sembrare interessanti e poi zac, fanno cadere l'uomo ai loro piedi. Spiritosa al punto giusto, tanto che i ragazzi le sbavavano dietro. E lei con tutti quei ragazzi attorno, proprio sul suo ragazzo doveva posare lo sguardo? Le avrebbe volentieri cavato gli occhi a quella gattamorta sgualdrina. Ma il suo ragazzo era cascato in pieno nelle sue grinfie. Ad amplificare ulteriormente l'umiliazione sua c'era anche l'eco sui social network. La sgualdrina l'aveva adescato su Facebook, prima gli aveva chiesto l'amicizia e poi aveva iniziato a pubblicare foto sue senza veli, con il costume e pose provocanti, su cui quello stupido del suo ragazzo metteva quel dannatissimo mi piace. Glielo avrebbe fatto ritirare quel mi piace a colpi di martellate sul dito. Poi i due disgraziati si erano messi insieme. Propositi vendicativi le invadevano la mente e con la loro messa in atto si sarebbe sentita meglio e più libera. Avrebbe proprio voluto sputare in faccia a tutti e due, anzi si meritavano ben di peggio. Una furia cieca l'aveva posseduta per settimane e se li avesse incontrati insieme l'avrebbe fatti fuori, seduta stante.

Lei cosa aveva che non andava? Non era abbastanza carina e interessante? Si certo che lo era, ma mai come quella maledetta gattamorta. Uccidere, uccidere, uccidere, le rimbombava nella mente insieme alle parole V di Vendetta.

Davide cercò di calmarla. Era così disperata che aveva partecipato alla spedizione con l'intento di vedere la farfalla dorata ed esaudire il suo desiderio di vendetta.

Davide le spiegò che avrebbe fatto meglio ad aprire il suo cuore ad un altro ragazzo, convincendola che lei sarebbe stata speciale per qualcuno e che presto avrebbe trovato un nuovo ragazzo, molto meglio di lui. La ragazza scuoteva la testa, perché pensava che qualsiasi altra persona sarebbe stata preferita, da un ipotetico ragazzo a lei, perché in lei c'era la convinzione di non valere nulla. Questo delirio lucido paranoide non se ne voleva andare.

Ma proprio una con problemi psichiatrici gli doveva capitare - pensò Davide.

Certo ce n'era di gente strana.

La coppia di fidanzati, anche loro ne avevano di problemi. Lui era un violento e lei era succube dei suoi maltrattamenti.

Poi c'erano i ragazzetti schiamazzanti che non mostravano rispetto per niente e per nessuno. Venne a sapere che erano dei teppisti, che si vantavano delle loro bravate, cose anche gravi, sui social network, pur di avere popolarità. Al diavolo la popolarità. Lui odiava Facebook. Quanta superficialità, quanta ipocrisia e quegli odiosi mi piace cosa stavano a significare? Non era meglio un contatto dal vivo, che un pollice in su?

Un diverbio acceso attrasse la sua attenzione. Ecco un'altra coppia, marito e moglie che avevano iniziato a litigare.

"Guarda", diceva lui a lei. "E' mai possibile che sei distratta pure qua, ma dove hai la testa?"

La stava accusando di aver perso la torcia, che in realtà poi aveva lui. L'aveva messa un attimo dentro lo zaino ed ora incolpava la moglie. Lei scappò via piangendo. Disse a Davide che non ce la faceva più. Suo marito era prepotente e non le dava mai un attimo di pace. Era uno che sapeva fare tutto lui, mentre gli altri erano stupidi e dovevano sottomettersi, perché l'unico in grado di capire tutto era lui. Che si trattasse di qualsiasi cosa, anche la più banale, lui aveva sempre ragione e lei, la moglie, secondo lui, se la prendeva troppo. Un essere prepotente, che non sarebbe mai cambiato in nessun modo. Avrebbe voluto separarsi, ma non era semplice. Cosa sarebbe successo poi?

Ce l'avrebbe fatta senza un lavoro? Così però non poteva andare avanti. Suo marito era insopportabile e non avrebbe più vissuto un singolo momento di felicità con lui. Avrebbe voluto rifarsi una vita. Ma poi i ragazzi, i loro figli, cosa avrebbero fatto. È vero che erano già grandi, ma non voleva creare danni a nessuno. Del resto erano anni che se ne stava con lui, solo per il bene della famiglia. Quella spedizione poteva significare tanto per lei. Voleva vedere la farfalla e voleva esaudire il suo desiderio più grande: quello di rifarsi una vita ed essere felice.

Davide pensò che non sarebbe stato facile quella notte.

Continuò ad osservare i partecipanti. Ne aveva letto i nomi velocemente. Un tizio con gli occhiali con la montatura tonda, a quanto dicevano era un dottore chirurgo. Certo dava una certa sicurezza sapere che c'era un medico nel gruppo, così non avrebbero avuto problemi se qualcuno si fosse sentito o fatto male. Era consolante sapere questo. Il dottore era abbastanza giovane, sarà stato sulla trentina. Era magro, quasi allampanato e altissimo. Faceva quasi impressione. Occhi marroni e capelli castani, era abbastanza taciturno, ogni tanto lanciava un'occhiata di sfuggita, per poi riabbassare lo sguardo e aveva chiesto a Davide informazioni sull'escursione. Lo sguardo di Davide fu attratto da una signora rossa molto avvenente. Era una modella, come seppe poi e insieme ad un'amica aveva voluto partecipare a questa gita. Si chiamava Rita, un nome proprio adatto a lei, pensò Davide, il cui richiamo alla diva di Hollywood Rita Hayworth era evidente. Chissà se anche lei era appassionata di cinema. Quasi quasi ci avrebbe fatto un pensierino, se non fosse stato che era fidanzato. Ma la fidanzata, vista la loro litigata gli avrebbe messo il muso per chissà quanto tempo. Meglio approfittarne nel frattempo, no? NO, decisamente no non poteva. Lui era una persona leale. Quindi accantonò questa idea.

Procedevano in fila indiana, calpestando le foglie secche che scricchiolavano sotto i loro piedi.

"Ahi, mi hai pestato un piede", urlò uno dei ragazzetti ad un uomo più attempato, che fino ad allora era rimasto in disparte.

Il signore chiese prontamente scusa.

Era un signore distinto di una certa età, che camminava attento a dove metteva i piedi, insieme alla consorte.

Quei due andavano molto d'accordo, pensò Davide. Lui era amorevole e rispettoso nei confronti della moglie e lei era molto premurosa e affettuosa e lo chiamava sempre "caro".

La notte era buia, ma loro avevano le torce, che illuminavano i loro visi, creando dei giochi di luce ed ombra, che rendevano spettrali le loro facce. Decisero di trovare il posto dove accamparsi la notte.

Iniziarono a montare le tende. Poi accesero un bel fuoco e si prepararono al bivacco. Avevano portato con sé cibo in scatola. Quel cibo riscaldato sopra il fuoco, consumato nel bel mezzo del bosco, con il cielo sopra le loro teste, con tutte quelle stelle pulsanti nella notte, gli alberi maestosi, la cui chioma sembrava allungarsi al vento e quel fuoco scoppiettante puro, rosso, passionale, parve a loro una vera delizia.

Davide propose di raccontare a turno qualsiasi cosa, una storia, una barzelletta, perfino un sogno, una poesia, una canzone, qualcosa da poter condividere tutti insieme, nell'attesa della visione della farfalla.

Iniziò il signore distinto, che era un insegnante in pensione.

" Questa è una storia che mi è capitata di ascoltare in uno dei miei viaggi in Africa.

È una storia di pratiche magiche e di magia nera delle popolazioni indigene di quel luogo geografico.

A quei tempi viveva nel villaggio una bellissima ragazza di nome Nala, che essendo in età da marito, aveva molti pretendenti, ma sfortunatamente a lei non piaceva nessuno. Un giorno la povera ragazza, che era disperata perché non voleva sposare un uomo che a lei non piacesse andò dalla "strega del villaggio" e le fece una richiesta molto strana. Chiese alla donna se si potesse fare un marito, che avesse le caratteristiche da lei volute e la donna acconsentì. Dopo che le chiese le caratteristiche che avrebbe voluto che avesse, la strega le chiese di portarle un ciuffo di criniera di cavallo di un bel colore marrone, una patata, due ciliegie, una carota per il naso, due conchiglie per le orecchie, un secchio di acqua dalla fonte della vita e una stella cadente. La ragazza acconsentì, ma poi quando arrivò a quella che lei chiamava casa, una catapecchia di paglia, si disperò perché si rese conto che si trattava di un'impresa impossibile.

Come avrebbe fatto ad acciuffare una stella cadente? Era impossibile! Poi l'acqua della fonte della vita si trovava al di là del fiume e là ci potevano essere insidie molto pericolose.

Mentre se ne stava a piangere, convinta che non sarebbe mai riuscita a trovare un marito, una farfalla variopinta, di un bel colore azzurro sgargiante le iniziò a parlare. Le disse che l'avrebbe aiutata lei. Per la stella cadente non ci sarebbero stati problemi. Tutte le notti una stella luminosa cadeva nel suo giardino e da lì lei e le altre farfalle prendevano la scia per illuminare le loro ali. L'acqua della fonte della vita era più complicato, ma avrebbe incaricato il merlo viaggiatore, un suo amico di portargliela, perché quella fonte era infestata da ferocissimi coccodrilli e solo l'uccellino che aveva fatto amicizia con uno di loro, sarebbe riuscito nel suo intento. Tutto fu fatto e la ragazza si recò fiduciosa dalla strega con tutti gli ingredienti, non vedendo l'ora che si compisse il miracolo della nascita di quello che sarebbe diventato il suo amore per sempre. La vecchia si mise subito all'opera, per giorni e giorni non uscì di casa, tanta era la difficoltà di quella richiesta. Ogni tanto si vedevano lampi di luce provenire da quella casupola. Alla fine del settimo giorno si sentì un grido:

"Ce l'ho fatta!!!! Urlò la vecchia.

Tutti erano molto curiosi di sapere cosa era successo. Erano dei poveri indigeni e non avevano molte fonti di distrazioni, così quando succedeva qualcosa d'insolito andavano in fibrillazione.

La ragazza si precipitò dalla strega.

Aprì la porta. Si stropicciò gli occhi, quasi non credesse a quel che vedeva.

Un ragazzo biondo e con gli occhi azzurri come quelli del cielo, se ne stava di fronte a lei. Bello come il sole, ma inespressivo.

Sembrava che non ci fosse nessun alito di vita in lui.

La strega le spiegò che doveva avere pazienza perché non era un uomo come tutti gli altri e che piano piano avrebbe imparato.

Passavano i giorni e il ragazzo sembrava un robot, totalmente privo di qualsiasi forma di emozione. Anche le espressioni erano finte e parlava male.

La ragazza si pentì di quello che aveva fatto, fintanto che un giorno non decise di sbarazzarsi di lui per sempre, buttandolo nel fiume, dove spopolavano i coccodrilli. Con la scusa di una passeggiata lo portò fin là e poi lo fece precipitare giù, ma lui non morì. Riemerse dalle acque, prese la giovane e la scaraventò nell'acqua provocandone la morte. Lo spirito della ragazza da allora in poi alberga in quei territori, reclamando vendetta per una fine così prematura. La farfalla, che l'aveva aiutata, venuta a sapere del fattaccio scappò da quei luoghi, per venire in Europa e si racconta che sia venuta qua in questi boschi e che esaudisca i desideri delle persone, come espiazione, per aver causato tanto dolore"

Interessante, disse Davide. Conosceva tante versioni della storia della farfalla, ma quella gli mancava.


Eccoli là tutti riuniti attorno al fuoco. Si muoveva con circospezione perché non voleva attirare l'attenzione, il sudore gli si appiccicava addosso. Faceva caldo, ma sudava anche per la paura mista ad eccitazione, all'impellenza di fare qualcosa che gli avrebbe portato quella pace, che da tempo sognava e basta. La vendetta non era la soluzione, ma nel suo caso si. Era un piatto da gustare freddo. Sentiva ogni muscolo del suo corpo, teso al più piccolo movimento.

Nessuno aveva notato la sua assenza. Meglio così, in un gruppo è più facile sparire senza per forza essere scoperti subito.

Sapeva ciò che doveva fare. La tracolla gli pesava sulla spalla, dentro c'era un pugnale affilato, preso ad un mercatino dell'antiquariato. Era un bell'oggetto. L'impugnatura era in oro, era tutto intarsiato e c'erano delle gemme che luccicavano. Proprio quello che gli serviva. L'aveva affilato personalmente il giorno prima.

Camminò fino al fiumiciattolo, che si snodava tra gli alberi arcuati. Poi si nascose dietro un cespuglio, per aspettare.


Davide stava raccontando in modo concitato una sua disavventura, tutti ascoltavano con il fiato sospeso. Stava raccontando di quando si era trovato a tu per tu con un orso Grizzly. Era riuscito a scamparla per miracolo. L'orso l'aveva lasciato perdere perché era stato distratto da un nugolo di api impazzite. Quella volta l'aveva scampata per un pelo.

All'improvviso Davide tacque. Aveva visto qualcosa che aveva attirato la sua attenzione.

Eccola la farfalla dorata! Tutti la videro. Con l'ineguagliabile leggiadria che la contraddistingue apparve rilasciando un alone dorato al suo passaggio. Volteggiò leggera nell'aria con la sua imperturbabile grazia. Spiegò le ali vibranti: erano grandissime e da queste cadeva polvere ambrata. La farfalla prese il sentiero del bosco, come a voler indicare la strada da seguire. La seguirono. Tutto nel bosco divenne permeato di magia nell'istante in cui la farfalla fece la sua comparsa.

Tutti i partecipanti la seguirono con il naso all'insù. All'improvviso la farfalla si fermò, sotto ad una grande quercia. Tutti si apprestarono a raggiungerla, ma lei si dileguò alla svelta.

Non ebbero nemmeno il tempo di esprimere i desideri.

Una delle ragazze cacciò un urlo. Non ci avevano fatto granché caso, perché erano presi dalla farfalla.

Lassù appeso ai rami degli alberi c'era uno dei ragazzetti che si divertivano a filmare le loro bravate su Facebook.

Il ragazzetto era là con gli occhi sbarrati,

sanguinante. Una ferita profonda gli squarciava la gola rossa come lava vulcanica. Il sangue colava copioso per terra, formando una pozza ai suoi piedi.

Oh mio Dio, gridarono le donne. Tutti erano ammutoliti e presi da un'angoscia incontenibile.


La domanda di chi era stato ad ucciderlo la si poteva vedere stampata in faccia a chiare lettere, nei visi atterriti dei partecipanti. Qualcuno propose di tornare a casa.

Davide si avvicinò al ragazzo. Era stato legato all'albero con delle corde di canapa. I polsi infatti erano pieni di escoriazioni e macchiati di sangue nero rappreso. L'espressione del ragazzo era di puro terrore. L'assassino non si era preso nemmeno la briga di chiudergli gli occhi. Davide, preso da pietà per quel corpo giovane, ormai senza vita, glieli chiuse delicatamente con il palmo della mano. Poi si fece aiutare dagli altri per deporlo a terra e chiamare poi qualcuno per far portare via il corpo. Purtroppo non riuscirono a mettersi in contatto con nessuno perché non c'era segnale. Coprirono il corpo con un sacco a pelo e decisero che ci avrebbero riprovato tra un po'. Inutile farsi prendere dal panico, ma tutti erano terrorizzati. L'assassino poteva essere ancora in giro.

Davide si rimproverò di non aver controllato che mancasse qualcuno. Quando si era allontanato il ragazzo? Lui non si era accorto di nulla.

Eppure era quello il suo compito. Aveva fallito di nuovo! Non aveva potuto impedire la morte di quel ragazzo. Certo non era un tipino simpatico e Davide disprezzava gli individui come lui. Uno che si vantava sui social network delle aggressioni che compiva insieme ad altri a danno degli animali e dei più deboli, come gli anziani. Il ragazzo non era un buon esempio per nessuno, se fosse stato suo figlio l'avrebbe severamente punito. Ma da qui a meritare la morte no. Se fosse stato più attento il ragazzo forse poteva essere ancora vivo adesso. Rimaneva pur tuttavia la domanda più inquietante:

Chi l'aveva ucciso? Chi poteva aver commesso un simile delitto a pochi passi da tutti loro? E soprattutto quando aveva colpito l'assassino? Erano sempre stati tutti insieme!

Ripensandoci c'era stato un momento di non controllo da parte sua.

Era quando avevano montato le tende; era talmente assorto da non aver controllato abbastanza. Possibile che nessuno avesse visto niente?

Chiamò a raccolta tutti quanti, per fare un importante comunicazione. Ormai era notte inoltrata e quindi sarebbero ridiscesi la mattina dopo. L'escursione finiva lì. Fatti disporre intorno a lui a semicerchio iniziò a contare e si accorse che mancavano all'appello due persone. Fece mente locale di chi fossero. I due fidanzatini! Mancavano proprio loro. Speriamo bene. Davide temeva per la sorte della ragazza. In lei aveva rivisto sua sorella. Un po' si assomigliavano!

Accidenti, ma cos'era successo? Non gli era mai capitata una cosa simile: una persona era morta e due scomparse e magari erano anche loro in pericolo di vita.

Doveva agire alla svelta. Ripensò mentalmente a tutti i partecipanti. Erano tutte persone particolari, ognuno con le loro storie, i loro segreti e chissà magari i loro scheletri nell'armadio.

"Signori, ho bisogno di avere la vostra attenzione! Purtroppo due dei nostri compagni sono scomparsi questa notte, è nostro preciso dovere cercarli perché molto probabilmente incombe un grande pericolo su di loro. Una persona è morta e pur non conoscendo bene la vittima né siamo profondamente addolorati. Ho chiamato i soccorsi, ma nel frattempo bisogna mantenere la calma perché forse tarderanno ad arrivare.

Siamo in un posto isolato in mezzo al bosco, dove non c'è segnale. I temporali che ci sono stati l'altra notte hanno contribuito ulteriormente a complicare le comunicazioni e a disperdere il segnale.

Propongo di fare una ricerca serrata tutti insieme. Due persone hanno di sicuro bisogno del nostro aiuto. Saremo cauti, dovrete avere fiducia in me, così forse possiamo uscirne. Chiedo la collaborazione di tutti voi. Insieme possiamo farcela".

Ciò detto Davide iniziò a chiedere agli altri quando avessero visto i due fidanzatini e dove. Era essenziale ricostruire nel modo più preciso possibile i loro spostamenti.

L'ultimo ad averli visti fu l'insegnante che riferì di averli colti in flagrante mentre stavano litigando di brutto. Lei stava piangendo e ad un certo punto era scappata via e lui l'aveva inseguita.

L'insegnante che si chiamava Paolo era turbato. Tutta questa situazione gli creava una forte ansia. Da quanto non era stato male così? Ormai aveva raggiunto un suo equilibrio, grazie anche a sua moglie. Il passato che aveva cercato di dimenticare iniziò a bussare al cassetto della sua memoria. No, non voleva ricordare. Faceva troppo male.

Un passato da baby gangster, i bassifondi, la droga. Lui proveniva da una famiglia povera e numerosa, dove spesso mancava anche il pane da mettere sotto i denti.

La sua prima rapina a mano armata a quindici anni. Poi era stato salvato da un poliziotto che l'aveva preso sotto la sua ala protettrice, l'aveva adottato e fatto frequentare la scuola, dove il ragazzo si distinse per intelligenza e buona volontà. Si laureò in lettere e filosofia e divenne insegnante. Ormai la sua vita era cambiata, ma a volte quando ci ripensava si vergognava di quello che era stato, anche se si sentiva orgoglioso di ciò che aveva raggiunto.


Stava al buio e al freddo in una cantina forse? Provò a muoversi, ma ogni movimento gli costava un'immensa fatica. Aveva dei lividi in tutto il corpo. Adesso ricordava tutto! Quegli scemi dei suoi compagni, dai quali da tempo subiva ogni forma di bullismo, l'avevano picchiato a sangue e lui non era riuscito nemmeno a dire "bah". Ma gliela avrebbe fatta pagare cara. Poi l'avevano stordito e con l'aiuto di compagni più grandi l'avevano portato là. E adesso cosa avrebbero voluto da lui? Sudava per il caldo, ma anche per la paura. E se lo avessero ammazzato? Rabbrividì nonostante il caldo. Presto sarebbero tornati. Doveva correre via, ma non ce la faceva. Gocce di sudore freddo imperlavano la sua fronte. Fifa nel vero senso della parola, insieme alla sensazione di un pericolo incombente, da cui si sentiva schiacciato. Perse i sensi, forse meglio così.

Lo ritrovarono il giorno dopo in strada con i vestiti logori e strappati, un occhio pesto e ammaccature dappertutto. Venne portato in ospedale, i suoi genitori erano morti di paura. Se la cavò ma gli ci volle un bel periodo di convalescenza. Dopo non fu più lo stesso. Il suo carattere cambiò e diventò un ragazzino taciturno e introverso. Non aveva mai voglia di parlare. Parlare è fatica, pensava. Seguì un lungo periodo di crisi, che riuscì a superare, tanto da affermarsi negli studi e diventare poi un bravissimo dottore.

Certo di strada ne aveva fatta quel ragazzino timido. Adesso era un affermato chirurgo. L'episodio che aveva segnato la sua vita, la violenza subita, accantonata in un angolo, senza che potesse più far male.

Andrea si riscosse. Non sapeva neanche lui perché aveva ricordato quell'episodio doloroso della sua infanzia, proprio in quel momento, così delicato e difficile per tutti.

Forse perché lo stress e l'adrenalina erano alle stelle. Del resto era da tanto tempo che non ci pensava più.


Poco più in là Rita rimuginava sulla sua esistenza. Sentiva che le mancava qualcosa. Forse avrebbe fatto meglio a cercarsi fidanzati veri e non personaggi cellofanati da televisione, individui privi di spessore e superficiali. Aveva amato solo una volta Rita e profondamente un ragazzo dolcissimo, che poi si era ammalato ed era morto. Fu un amore intenso il loro, ma ebbe un triste epilogo. Adesso si sentiva nuovamente pronta a concedere il suo cuore e a farsi amare, ma non si fidava molto. La maggior parte degli uomini voleva il suo corpo, perché era bellissima e così il rischio di fregature era alto.

Adesso però la sua preoccupazione principale era tornare viva a casa. Aveva paura, c'era un assassino in circolazione e due persone erano scomparse. Decise di tenersi sempre vicino a Davide, perché le dava un enorme sicurezza quel ragazzone dai modi bonari. Si vedeva che era un bravo ragazzo.

Poco più in là la coppia di moglie e marito stava discutendo, come al solito.

Lei diceva:

"Ecco cosa succede a darti retta! Lo sapevo che non dovevo venire.

Se non ti avevo dato retta a quest'ora saremmo al sicuro a casa a guardare la televisione. Ora così non sappiamo neanche se ritorneremo a casa!"

Qui si metteva a piangere disperata e a strepitare che lei non ce la faceva più, che la doveva smettere e via dicendo. Il marito faceva orecchie da mercante.

Improvvisamente comparve di nuovo la farfalla. Questa volta si posò sulla mano di Rita. Sembrava volesse comunicare qualcosa. Forse lei aveva visto tutto, purtroppo però non poteva parlare.

Come sarebbe stato bello comunicare con gli animali, pensò Rita.

Ci sarebbero stati tanti vantaggi.

Proseguirono nel loro cammino, mentre la farfallina ormai li seguiva e non li lasciava un attimo.

Il sentiero che stavano seguendo era pieno di erbacce alte, faticavano a camminare. Dovevano farsi largo a bracciate. La stanchezza era compensata dal paesaggio. Si vedeva a tratti il mare, erano arrivati sul punto più alto dell'altopiano e la luna appena sorta illuminava quelle dolci acque. Arrivarono ad una chiesetta dismessa. Era piccola ma aveva un aspetto un po' inquietante. Decisero di entrare. La porta era aperta. Davide entrò per primo. Con la torcia illuminò l'interno: dentro c'erano affreschi dai colori un po' spenti. Rappresentavano scene bibliche: arcangeli dal volto rasserenante e i lunghi capelli, Madonne con bambini e Santi. La parte sinistra della navata era occupata da un dipinto inquietante. Raffigurava un demone nell'atto di divorare peccatori. Decisamente un quadro non troppo adatto per una chiesa. Si vedeva che la chiesa non era più frequentata da un bel po' di tempo. La polvere era dappertutto. Le panche e le cose in legno erano rose dai tarli. Ovunque ragnatele enormi e immonde, i cui costruttori e occupanti erano in agguato da qualche parte.

L'altare di marmo bianco riluceva sotto la luce delle torce. Il pavimento antico rimbombava sotto le suole delle scarpe. Fecero un'ispezione veloce. Non c'era nessuno. Per un attimo Davide aveva pensato che i due fidanzatini avessero trovato rifugio lì, ma non era così. Era tutto deserto, gli unici visitatori erano loro. In quel silenzio irreale udirono un suono. Era come un lamento sommesso e proveniva da un punto più basso. Avvicinandosi all'altare notarono nel muro prospiciente una falsa parete. Davide dette una bella spinta e si aprì la parete come per magia, su una scala a chiocciola che scendeva in basso. Con la torcia illuminarono i gradini sottostanti, che sembravano tanti. Con il cuore in gola discesero quei gradini uno ad uno, vinti dalla curiosità di cosa avrebbero potuto trovare. Arrivati in fondo trovarono una stanza spoglia con arredi semplici.


Nel frattempo i due fidanzatini aspettavano con il fiato sospeso qualcuno che li liberasse. Speravano nei loro compagni. Avevano avvertito dei passi ed ora erano quasi certi che fossero lì. Essendo legati e imbavagliati iniziarono a tamburellare con le mani contro le ante dell'armadio, dove erano rinchiusi.


Davide sentì un battere ritmico proprio vicino a lui. C'era qualcuno lì. Il rumore veniva dall'armadio; lo aprirono subito.

Dentro c'erano i due fidanzatini legati ed imbavagliati. La ragazza ansimava e piangeva. Aveva avuto una grande paura. Dovevano fare alla svelta. Chi li aveva legati poteva tornare da un momento all'altro. La ragazza era provata. Bianca come un cencio, tremava dallo choc. Davide l'aiutò a camminare, si reggeva male in piedi.

Fecero il cammino a ritroso, sperando che non sopraggiungesse nessuno. Quindi Davide uscì in avanscoperta e poi una volta assicurato che non c'era nessuno dette il segnale di via libera.

Uscirono lentamente dal portone centrale, poi si avviarono verso il campo. Durante il tragitto preferirono non parlare. Avrebbero parlato dopo, avevano tutto il tempo. Arrivati al campo fecero rifocillare i due, dandogli un caffè. La ragazza era molto pallida, parlava a stento.

Iniziò a parlare il ragazzo. Purtroppo non avevano visto il viso del sequestratore. Erano stati aggrediti alle spalle, gli aveva fatto respirare il cloroformio, così avevano perso i sensi. Poi ricordavano di essersi svegliati dentro ad un armadio legati e imbavagliati. Il resto solo sagome confuse, ricordi frammentati e una voce distorta e irriconoscibile.

La cosa importante è che erano vivi- pensò Davide.

Chi li aveva rapiti quali intenzioni aveva? Era l'assassino? Voleva uccidere anche loro e perché? L'assassino era ancora in circolazione. Aveva intenzione di uccidere ancora o si era trattato di un episodio isolato?

Quanto tempo dovevano aspettare ancora per i soccorsi? Davide era preoccupato, ma non lo dava a vedere, per non demoralizzare i suoi compagni.

Erano stanchi ed avevano sonno, ma dovevano resistere.

Davide pensò che sarebbe stato bello se fosse arrivata di nuovo la farfalla ed avesse esaudito i suoi desideri.

Come l'avesse sentito la farfalla arrivò. Era stata lei a condurli al cadavere del ragazzo. Chissà se avrebbe esaudito i suoi desideri. Provò ad esprimerne uno, poi invitò anche gli altri a chiedere la realizzazione di un desiderio. In quella situazione di pericolo ne avevano bisogno.

All'improvviso un urlo agghiacciante risuonò in tutta la valle.


Si guardarono tra di loro terrorizzati.

E adesso cosa era successo?

Si precipitarono nella direzione dalla quale sembrava provenisse l'urlo. Ci misero una decina di minuti per raggiungere il posto perché il terreno era molto accidentato. Quando arrivarono rimasero impietriti da ciò che videro.

Era Rita che aveva gridato! Purtroppo la trovarono in un lago di sangue. Anche a lei l'assassino aveva tagliato la gola. Rita aveva gli occhi sbarrati, nel suo sguardo Davide lesse la consapevolezza di quello che le stava accadendo e questo lo turbò parecchio. Aveva letto che il cervello resta attivo cinque minuti dopo la morte effettiva, permettendo alla persona di rendersi conto di quello che gli sta succedendo, cioè la persona si rende conto di essere morta. Per fortuna questo stato dura per poco tempo, dopodiché sopraggiunge anche la morte cerebrale. Questo era quello che stava accadendo alla povera Rita. Una ragazza così dolce. Non era per niente giusto, pensò Davide, che si ripromise di acciuffare quel miserabile assassino.

Comunque due omicidi e a distanza così ravvicinata l'uno dall'altro erano troppi. Non poteva essere una coincidenza. Si trovavano quasi certamente ad avere a che fare con un assassino seriale. Davide aveva frequentato per un periodo il corso di criminologia all'università e sapeva a grandi linee di cosa si trattava.

Individui che non hanno nessuna empatia per gli altri, di norma persone frustrate, con un passato pesante alle spalle fatto di maltrattamenti e abusi anche da parte di persone vicine, che sviluppano con gli anni una vera e propria passione nell'uccidere, atto che rappresenta il massimo piacere per loro e una volta compiuto si sentono meglio. Le persone che erano con lui erano tutte terrorizzate

al suo pari, quindi difficile ravvisare qualcuno che avesse una mentalità così malata e contorta. Eppure l'assassino si nascondeva tra uno di loro. Oppure era una persona esterna. Non avevano troppo tempo ormai.


L'ebbrezza che provava nell'affondare quella lama nella carne altrui era qualcosa di ineguagliabile. Una sensazione così profonda che si confondeva con il cielo e che provocava una sensazione di poter controllare tutto, di poter esercitare il potere, e che potere! Decidere della vita di una persona. Era l'espressione di orgasmo primordiale, quella sensazione unica che non avrebbe ottenuto mai in nessun altro modo, nemmeno con il sesso. No quello, poteva essere deludente a volte.

Niente poteva eguagliare la paura negli occhi dell'altro che provocava una eccitazione così intensa da rendere subito successivo l'atto.

Eppure pregustava anche l'idea solo di farlo, come un amante che aspetta il compiersi di quella che sarà un'unione meravigliosa.

La lama che luccica, l'affondo, il sangue che cola, lo strazio, tutto ciò provoca la gioia più pura. Infliggere male ad un altro essere, ma solo per salvarlo da questo mondo così crudele ed era la sua persona che decideva.

La ragazza Rita, con lei era stato facile. Aveva così bisogno di attenzioni e lui gliel'aveva date, anche troppe. Si era quasi innamorata Rita, era bastata una sola notte, qualche complimento qua e là e il più era fatto. L'aveva anche baciata, poi però non erano andati oltre, ma presto lei gli si sarebbe concessa. Che illusa! A lui interessava solo perché era una preda appetibile, pronta per essere sacrificata. Sembrava un agnellino quando l'aveva implorato di lasciarla vivere. "Ti faccio un piacere" , le aveva detto gelido.

"Così non soffrirai più".

"Alla fine mi ringrazierai".

Il ragazzo era stato più difficile, era diffidente per natura. Gli aveva teso una trappola e lui ci era cascato in pieno. Che soddisfazione vedere la paura negli occhi di un essere tanto vigliacco. Alla fine si era messo a frignare come un bambino, ma lui l'aveva messo a tacere con un mal rovescio.

Davide, il capo spedizione gli incuteva timore. C'era qualcosa in lui che lo frenava , ma non avrebbe saputo dire cosa fosse. La furia omicida l'aveva colto di sorpresa. Il ragazzo l'aveva fatto arrabbiare e lui non ci aveva più visto. Lo doveva ammazzare cavolo, non meritava di vivere uno che si vantava delle aggressioni ai danni dei più deboli. Aveva un codice etico lui, non ammazzava a caso, ma solo chi si macchiava di colpe immonde.

Rita era una specie di prostituta che andava con tanti uomini e una così, secondo il suo codice etico non meritava di vivere. Una bella ripulita ci voleva! Avrebbe ammazzato anche quel cavolo di fidanzato violento, se non fosse arrivata la sua ragazza a salvargli la vita.

Adesso anche lui, nel mezzo della notte tremava dal freddo e dalla paura di essere scoperto. Non si pentiva di quel che aveva fatto. Anzi lo avrebbe fatto di nuovo.

Adesso però rischiava di essere scoperto.

Doveva scappare. Decise di aspettare. Tutti andarono nelle tende, decisero di aspettare i soccorsi lì, sarebbe stato rischioso continuare ad avventurarsi nel bosco. Anche lui si rifugiò nella tenda.


Il corpo ormai senza vita di Rita era stato coperto con un telo.

Davide nella sua tenda rimuginava. Era venuto qua per la farfalla e tornava a casa con due omicidi, non risolti.

Quella notte Davide sognò la sorella che lo avvertiva in sogno di un pericolo imminente, mentre lo metteva in guardia contro qualcuno di molto vicino a lui.

Nel sogno la sorella si trasfigurava nella farfalla dalle ali d'oro e volteggiava libera nell'aria, tra gli alberi.

Davide si svegliò frastornato. Non credeva tanto nella premonizione attraverso i sogni, però il fatto che ci entrasse la sorella lo mise in guardia. Decise di vegliare, non era sicuro dormire.

Intanto in un altra tenda un'altra persona si preparava ad attaccare perché non vedeva altre vie d'uscita. Doveva in primo luogo uccidere Davide, poi avrebbe deciso sul da farsi.

Prima però doveva accertarsi che dormissero tutti.

I rumori si erano azzerati, c'era un silenzio che faceva paura.

Uscì dalla tenda con circospezione, in mano il pugnale. Fuori dalla tenda sentì il respiro regolare di Davide nel sonno. Fece uno squarcio nella tenda ed entrò, ma Davide non c'era. Qualcuno lo assalì, era Davide. Cominciarono un corpo a corpo estenuante. L'assassino venne messo a tappeto. Aveva una maschera sul viso. Davide gliela strappò.

Davide non credeva ai suoi occhi. Era Andrea, il dottore.

Andrea l'assassino? Perché? Andrea era impassibile, non disse niente.

Andrea il solitario, il taciturno, Andrea che aveva avuto tanti problemi durante l'infanzia, era stato bullizzato e picchiato e questo era l'individuo che era diventato: un mostro.

Fuori c'era una grande luce. La farfalla era tornata e splendeva, era fantastica. Poi il suo corpo si trasformò in quello di una donna, sotto un'enorme luce. Una donna che somigliava tanto ad Alessandra ed infatti era lei. Davide cercò di abbracciarla, aveva le lacrime agli occhi, non ci vedeva più, era accecato dalle lacrime. Troppe emozioni, tutte insieme.

Alessandra aprì le braccia. Una tempesta di petali rosa si abbatté su Andrea, che venne letteralmente atterrato. Rami di alberi si intrecciarono attorno alle gambe e alle braccia di Andrea, legandolo stretto, pronto per essere consegnato alle forze dell'ordine, quando fossero giunte.

Nel frattempo si erano svegliati anche gli altri, Davide raccontò loro ogni cosa. Incredulità, disgusto e meraviglia si potevano leggere negli occhi dei partecipanti. Anche sollievo per aver scampato ad un possibile attacco da parte dell'assassino.

Quindi Davide fece quello che desiderava da tanto tempo. Fratello e sorella si abbracciarono e in quell'abbraccio c'era tutto ciò che non si poteva esprimere in parole. Bastò quello a colmare quella distanza di anni, di parole soffocate e non dette, di dolore nascosto nell'anima. Si erano ritrovati e adesso non si sarebbero separati mai più. La notte volgeva al termine; nel cielo le stelle si spegnevano e lasciavano spazio al chiarore dell'alba.

L'assassino si era assopito. Gli avevano messo una coperta sopra, altrimenti sarebbe congelato. La notte era fredda.

Chissà cosa era scattato in lui ad un certo punto della vita per diventare quello che era. C'era stato un punto di non ritorno, un punto in cui si era perso. Peccato, un bel giovane chirurgo, con una promettente carriera in ascesa. Era finita così. Poteva salvarsi ed invece si era perduto nel labirinto della sua mente malata.

L'indomani i soccorsi arrivarono presto e quando arrivarono notarono uno scenario da film. Una persona era legata per terra. Gli altri avevano un aspetto da zombie, avevano dormito poco e male e mangiato ancora peggio. Sotto un albero, quelli che sembravano i cadaveri di due persone coperti.

Davide andò loro incontro: oltre agli agenti di polizia, all'ispettore e l'anatomopatologo, c'era anche del personale sanitario.

Tutti i partecipanti vennero trasportati all'ospedale per accertamenti, l'assassino fu portato alla stazione di polizia e anche Davide, come testimone e persona informata dei fatti.

Andrea se ne stava zitto, non volendo rispondere a nessuna delle domande che gli ponevano.

Vennero chiamati i suoi genitori adottivi. A quel punto crollò come un bambino e confessò tutto, ma si dichiarò non pentito di ciò che aveva fatto. Una mente malata guarda solo al suo di utilitarismo, poco importa che gli altri ci soffrono o ne siano danneggiati.

Il giorno del suo quindicesimo compleanno Andrea non se lo sarebbe mai dimenticato, perché segnò il principio della sua iniziazione.

Suo padre adottivo lo portò a caccia e fu la scoperta di una vera e propria passione per lui. Suo padre cacciava quaglie, conigli, ma anche animali di grossa taglia, come cinghiali e cervi.

Quel giorno scoprì la sua vera passione: uccidere.

Aveva notato lo spavento negli occhi di un coniglio in cui si era imbattuto e ciò lo eccitò ancora di più. Non bastava altro che affinare la tecnica. Avrebbe preso la sua rivalsa sul mondo intero. Nessuno gli avrebbe più dato fastidio, perché era il più forte di tutti. Quel giorno uccise il leprotto e anche una quaglia. Suo padre era molto fiero di lui.

Quello fu solo l'inizio. Cominciò a torturare gli animali, prendeva le lucertole, le squartava, per vedere come erano dentro. Una volta prese anche il cagnolino della vicina, lo sedò e poi lo uccise e seziono`, asportando gli organi. Aveva un luogo tutto suo dove fare questi esperimenti. Era la cantina degli orrori e si trovava in un vecchio capanno abbandonato nel bosco. Mentre i ragazzi della sua età si divertivano con le ragazze, lui le passava lì.

Un giorno che gli giravano ed aveva fatto anche un tiro di coca, perché nel frattempo si era dato anche al consumo di droghe, aveva ucciso il loro gatto, poi lo aveva fatto a pezzi e gettato nel fiumiciattolo.

L'anatomia e la medicina l'attiravano e assursero per lui una valenza quasi indispensabile della vita.

Quindi terminati in modo brillante gli studi si iscrisse a medicina, dove si laureò con il massimo dei voti.

La sua prima vittima fu una ragazza di cui si era invaghito, aveva avuto con lei una breve relazione e lei ci stava, era la quintessenza della perversione, una Lolita, che lo faceva impazzire ogni volta che la vedeva, con i suoi giochetti, anche erotici.

Lei l'aveva lasciato per un altro, il massimo oltraggio per lui. Non poteva passarla liscia, avrebbe dovuto fargliela pagare e così fu. La prima gola tagliata, la gola chissà perché lo affascinava, era lì che colpiva sempre le sue vittime. Forse era pazzo, l'avrebbero rinchiuso a vita in prigione. A quanti ergastoli sarebbe stato condannato?

Davide era scosso ma sereno. Aveva svelato L'enigma della farfalla, aveva ritrovato sua sorella. Sapeva che lo avrebbe aspettato là tutte le sere e lui l'avrebbe raggiunta e con calma si sarebbero raccontati tante cose.

Il processo a carico dell'assassino iniziò qualche giorno dopo e finì con una condanna piena a più ergastoli.

I partecipanti all'escursione videro esauditi i loro desideri, grazie alla farfalla. Solo il fidanzato violento e i ragazzetti boriosi furono puniti.

Nelle notti senza luna Davide va nel bosco, presso il grosso tronco cavo marcio e aspetta finché non vede un bagliore, piccolo come una lucciola, a volte è solo una lucciola e allora rimane deluso, ma poi ci sono quelle notti in cui la lucciola è una farfalla bellissima e dorata, che si trasforma in Alessandra e allora passato e presente si fondono in un unico spazio eterno, che li trattiene sul limbo dell'immortalità.













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