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Una storia di BrunoMagnolfi

Altro non so.

Potrei lasciare tutti di stucco

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3 minuti

Pubblicato il 30 agosto 2020 in Avventura

Tags: #raccontobreve #disagio

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Potrei lasciare tutti di stucco, se solo ne avessi la voglia. Mostrare la mia vera natura, urlare sulla faccia dei miei conoscenti che li ho solamente sopportati fino a questo momento, e che da adesso in avanti sentendomi stufo delle loro maniere di comportarsi, sarei in procinto di decidere a staccarmi da tutti quanti quelli che mi girano attorno, e proseguire per conto mio, senza più ascoltare i consigli di chiunque mi conosca, come fino ad oggi ho sempre fatto. Mi prende la rabbia anche se sono da solo quando penso tutto questo, non so bene neanche perché, però mi sembra di essere sempre stato trattato da questa gente con grande superficialità, come se non contassi un bel niente, anche se in seguito il malumore mi passa, ed allora con le mani dentro le tasche torno a farmi vedere come sempre tra le panchine in mezzo alla piazza, davanti al palazzo comunale del paese, per riprendere come se ne niente fosse le chiacchierate di tutti i giorni. Vorrei soltanto che tutti sapessero che potrei benissimo fare a meno di loro, che non ho affatto bisogno di starmene lì insieme a tutti per sapere che sono qualcuno, e che se sopporto ancora la situazione è soltanto perché sono socievole, aperto al dialogo, una persona perbene, ecco.

Mi battono una mano sopra la spalla, mi chiedono come vadano le cose, qualcuno beve una birra direttamente alla bottiglia mentre mi guarda, e poi dicono sempre che uno come me è proprio difficile da ritrovare, anche se subito si mettono a ridere, forse perché pensano di essere furbi, che io creda come niente alle cose che tutti quanti mi raccontano, senza invece rendersi conto che potrei tranquillamente fare a meno di loro, se solo volessi, e smettere di ritrovarmi sulla piazza del nostro paese a lasciarmi prendere in giro e ad alzare le spalle con sufficienza ogni volta che dicono qualcosa sopra il mio conto, perché non ci sto a prendere a male tutte quelle sciocchezze. Non mi interessano i loro discorsi, un giorno di questi potrei dirlo a tutti con voce alta e risentita, tanto per chiarire le cose, per far presente come sono fatto davvero, e che se fino ad oggi sono sempre stato allo scherzo è soltanto perché non mi piace alzare la voce, e litigare, o fare lo sguardo accigliato.

Poi mi metto da una parte senza dire nulla, ascolto senza troppo interesse qualcuno che dice delle cose poco sensate, ed avrei quasi voglia di andarmene, se solo sapessi cosa fare in un giorno come questo. Sto da solo seduto, guardo qualcosa per terra tanto per fare, e lascio che tutti proseguano a parlare e a ridere come sempre hanno fatto. Alla fine viene uno e si siede vicino. Dice che non devo ascoltare nessun altro, mostrarmi superiore a quello che insinuano tutti, perché più me la prendo e maggiore è la loro soddisfazione. A questo gli dico che non mi interessa un bel niente di tanti discorsi, e neanche delle maniere che hanno tutti di comportarsi con me, però se uno di questi giorni mi sentirò stanco di questi atteggiamenti che devo sopportare, allora sarà quello il momento in cui tutti dovranno rendersi conto che so anche essere deciso e cattivo, non soltanto arrendevole e bravo, ed è per questo che devono stare un po’ attenti, perché la pazienza che ho sempre avuto con tutti può anche finire. Quello mi dice che ho proprio ragione, e che forse è questo il momento migliore per farmi portare rispetto, e che magari basta anche poco, una parola detta per bene, un cenno di sfida e tutto appare subito già sistemato.

Così mi alzo dalla panchina, urlo che sono stanco, la devono finire di comportarsi con me come con un rimbambito, e tutti si fanno seri e mi guardano. Però passa un attimo, qualche secondo appena, e alla fine tutti si mettono a ridere, ed io me ne vado, che tanto quello che avevo da dire l’ho bell’e spiegato, ed adesso non c’è da aggiungere altro. Poi quando sono da solo mi viene voglia di piangere, forse soltanto per l’agitazione, ma intanto ho fatto tutto ciò che potevo, altro non so.


Bruno Magnolfi


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