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Una storia di Waldenasd

Sublimazione

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11 minuti

Pubblicato il 08 gennaio 2020 in Humor

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≪A proposito di bestie buffe!≫ disse il signor Jackson sfilandosi il tovagliolo dal colletto della camicia con le mani unte, ≪ricordi, Sue, quella volta al campeggio di Rocky Mountain? Uno strano uccelletto colorato si infilò nella nostra tenda mentre Sue dormiva.≫

La signora Tartt si alzò accondiscendente a ritirare i piatti: ≪Santo cielo Susan, devi esserti presa un bello spavento!≫

Amanda Tartt aveva fatto il possibile per distogliere il marito Thomas da quell’idea che si era messo in testa di invitare a pranzo i coniugi Jackson.

Arthur e Susan Jackson erano nati a Wiggins, come Amanda, ed erano stati due sue conoscenze d’infanzia prima che lei si trasferisse a Denver lasciandosi alle spalle quel paesino che si riduceva a poco più di un incrocio polveroso. Il signor Tartt era sempre stato incuriosito dal paese natìo della moglie, tanto che non gli parve vero di scoprire che la nuova coppia di vicini, da poco trasferitasi nel loro quartiere, veniva proprio da Wiggins, Colorado.

≪Ma no, Mandy, nemmeno! Non è quello il punto!≫ continuò il signor Jackson afferrando il bordo del tavolo mentre con il collo si allungava verso il signor Tartt, ≪sai Tom, la cara Sue ha il sonno pesante, così dell’uccelletto all’inizio non si era nemmeno accorta. Quel furbo saltellava di qua, svolazzava di là, cercava qualche briciola infilando il suo beccuccio giallo nelle pieghe del sacco a pelo. Fino a che...≫

≪Artie ti prego...non è divertente≫, lo interruppe la signora Jackson, passandosi nervosamente il tovagliolo tra le dita.

≪...Tesoro, vuoi lasciarmi finire?≫

≪Ma Artie sono sicura che a Tom e Mandy non interessa…≫

≪Oh diavolo! Insomma quell’ uccelletto salta a destra, salta a sinistra e a un certo punto comincia a defecare per tutta la nostra tenda!≫

La signora Tartt si voltò verso il lavello, alzando di nascosto gli occhi al cielo.

≪Ero giù al fiume a raccogliere un po’ d’acqua per la colazione...e intanto quell’uccello cagava ovunque! Sul sacco a pelo, sui vestiti, ma soprattutto, e qui viene la parte più divertente, soprattutto sulla nostra cara Susie! Che nemmeno col tanfo e il frusciar d’ali si era svegliata!≫ il signor Jackson scoppiò in una fragorosa risata, sbattendo il tovagliolo sul tavolo ripetutamente.

≪Così≫, continuò con gli occhi lucidi e il volto arrossato, ≪così, quando tornai dal fiume, fischiettando con la mia borraccia d’acqua sotto il braccio, chi mi trovo davanti che arranca fuori dalla tenda, tutta ricoperta di merda di uccello? La nostra cara Susie!≫ e scoppiò in un’altra risata, più profonda della precedente.

≪Beh, Arthur, questa sì che è una storia buffa.≫ sentenziò il signor Tartt mentre la signora Tartt gli scoccava un’occhiataccia delle sue ≪D’altronde, sono cose che possono succedere quando si passa del tempo nella natura incontaminata.≫ La signora Jackson fece al signor Tartt un veloce accenno di sorriso.

≪No, no, no Tom≫, riprese il signor Jackson, ≪queste non sono cose che capitano a chiunque! Devi essere proprio fesso perchè ti capitino queste cose, devi essere un gran pezzo di idiota! Oppure avere il sonno molto, molto pesante, come la nostra cara Susie…≫ e diede un pizzico sulla spalla alla signora Jackson che gli rispose con uno sguardo carico di rancore. La signora Tartt lasciò cadere di colpo le posate nel lavello e in un frastuono di chincaglierie si voltò di scatto: ≪I piatti possono aspettare, che ne pensate di spostarci in giardino per un caffè?≫


In giardino, i signori Jackson si accomodarono sotto il gazebo seguiti a ruota dal signor Tartt, che lanciava sguardi inquieti, sia verso i coniugi, sia verso la cucina, dove la moglie stava preparando il caffè. ≪Tom, amico mio≫, lo apostrofò il signor Jackson, ≪che ti prende? non avrò messo la tua signora in imbarazzo...≫

Il volto del signor Tartt si distese in un sorriso benevolo, ≪Ma no Arthur, che dici≫.

≪Oh per fortuna! Sai, io e Susie facciamo spesso così, è il nostro modo di volerci bene, vero tesoro?≫

≪Ma certo Artie≫, rispose la signora Jackson con un tono gelido che fece rabbrividire il signor Tartt sulla sedia, riportandolo in uno stato di viva inquietudine.

≪Ecco qui!≫ disse la signora Tartt uscendo di casa con un grosso vassoio, ≪Il caffè è pronto!≫

Camminava a passi lunghi e ondeggianti, i tacchi bassi che sprofondavano nel terriccio. Sul vassoio le tazzine si urtavano in un cozzare tintinnante di ceramica. Il signor e la signora Jackson si portarono sul bordo della sedia, osservando con attenzione la scena: il traballante insieme stava in piedi per un incontro fortuito di equilibrio e brezza, che in quel momento aveva preso a soffiare leggera dalla casa verso il giardino. Con un movimento ampio e insondabile, la signora Tartt appoggiò infine il vassoio sul tavolino, e il tintinnio cessò. Sul volto dei signori Jackson si allargò un’espressione di sollievo.

≪Quanti cucchiaini Susan?≫, disse la signora Tartt riempiendo la prima tazzina.

≪Oh niente zucchero per me, Mandy. Piuttosto, posso chiederti una goccia di latte?≫ ≪Latte....ma certo.≫ fece la signora Tartt con una strana espressione in volto, ≪Vado...vado subito a prendertelo.≫ e disegnando un tentennante arco si accinse a ripercorrere in punta di piedi la strada verso la cucina.

≪Che donna, tua moglie...≫ disse il signor Jackson al signor Tartt, ≪...che portamento. Avrebbe potuto essere una splendida ballerina, sai?≫

≪Già...forse qualche anno fa≫, rispose il signor Tartt aggrappato al bracciolo della sedia. ≪Non sentite anche voi un po’ freddo?≫

≪Freddo? Ma se è l’estate più calda da dieci anni a questa parte!≫ fece la signora Jackson, che sembrava essersi lasciata alle spalle lo sgradevole aneddoto del marito, ≪Pensi che proprio l’altro giorno, mentre tornavo dalla spesa, ho appoggiato una bottiglia di vino sul davanzale della finestra. Saranno passati non più di cinque minuti e quando sono tornata la bottiglia era ancora lì, ma il vino non c’era più!≫

L’espressione forzatamente contrita del signor Jackson tradiva un malcelato divertimento. Il signor Tartt alzò un sopracciglio, confuso.

≪Esatto!≫ riprese la signora Jackson ≪è proprio come pensa, caro Tom. E-VA-PO-RA-TO. Puff, cinque minuti e non ne è rimasto più niente!≫

≪No!≫

≪Sì le dico! Sparito! Volato in cielo assieme alle nuvole.≫

Il signor Jackson manteneva le braccia conserte, lisciandosi i baffi nel tentativo di mantenere un’espressione accigliata.

≪Maledetto caldo, c’è da averne paura!≫ esclamò.

≪Esattamente, caro! Proprio come dicevo≫ concluse la signora Jackson, portando alle labbra con un gesto teatrale la sua tazzina di caffè.

Non sapendo più dove guardare, il signor Tartt si voltò torcendo il busto sulla sedia ≪Amanda, tesoro! Presto o il caffè si fredda!≫

La signora Tartt, che usciva in quel momento dalla porta della cucina reggendo la brocca del latte rispose: ≪Certo...certo.≫

I tacchi bassi, ormai coperti di fango, scivolavano sulla scala di marmo ad ogni passo, tanto che fu quasi un sollievo raggiungere l’erba morbida. Qui la signora Tartt, ormai padrona della situazione, perfezionò il suo stile: peso sull’anca destra, falcata alta e morbida passando il peso sulla gamba sinistra con sbilanciamento del carico (questa volta la brocca) a destra. Ripetere simmetricamente dall’altro lato. A circa un metro dal gazebo, però, una folata di vento non prevista in direzione contraria sbilanciò il peso all’indietro, facendo affondare la scarpa destra della signora Tartt nel fango fino al tallone. I coniugi Jackson e il signor Tartt la osservavano ormai rapiti, tenendosi alle rispettive poltrone. Con un colpo di reni la signora Tartt riuscì a recuperare il controllo del carico riportando il peso in avanti, ma per fare ciò dovette abbandonare la scarpetta nel fango. Percorse l’ultimo metro con un piede scalzo, poi raggiunse il tavolino, e di nuovo l’espressione sul volto dei convitati si rilassò.

≪Un po’ di latte per la cara Susan.≫

≪Oh, non preoccuparti≫, si riscosse la signora Jackson, ≪alla fine l’ho bevuto senza.≫

La signora Tartt si sedette, dopo aver mantenuto un volutamente lungo attimo di silenzio, e si sfilò anche l’altra scarpa.

≪Amanda! Amanda, non senti anche tu un po’ freddo?≫ disse il signor Tartt trattenendole il braccio.

≪No, Thomas,≫ disse la signora Tartt con lo sguardo fisso sulla signora Jackson, ≪proprio per niente≫.

≪Come dicevo!≫ continuò la signora Jackson, ≪È l’estate più calda da dieci anni a questa parte! Signor Tartt non capisco perchè continua a ostinarsi su questo argomento…≫

≪Già, Thomas. Perchè continui a ostinarti su questo argomento?≫ ringhiò la signora Tartt cercando di liberare il braccio dalla presa del marito.

≪Io...Amanda, penso di essermi preso un malanno. Ho brividi in tutto il corpo…Oh, insomma, ma non lo sentite anche voi?≫

Una folata di vento gelido fece tendere improvvisamente la copertura del gazebo.

≪Forse dovremmo rientrare≫, continuò il signor Tartt.

≪Io sto bene dove sto≫, disse la signora Jackson.

≪Oh sì, anch’io sto bene dove sto≫, fece eco la signora Tartt.

≪Via, Tom. Cosa vuoi che sia un po’ di venticello estivo.≫ fece il signor Jackson, con il riporto tutto spettinato.

≪Già, Tom≫, disse la signora Tartt riappoggiandosi allo schienale della sedia, ≪è solo un po’ di brezza. Piuttosto, non lo sentite anche voi questo odore?≫

≪Quale odore?≫ fece la signora Jackson incuriosita.

≪Quale odore?≫ fece il signor Tartt con la disperazione dipinta in volto.

≪Oh sì, a me sembra di sentirlo Mandy≫ rispose il signor Jackson, cercando di sistemarsi i capelli sulla parte nuda del cranio ≪Un odore come di...rancido.≫

Una nuova folata di vento fece tremare il gazebo mentre alcune grosse gocce cominciarono a picchiettare sulla copertura.

≪Io penso proprio che dovremmo andarcene dentro, Amanda≫, disse il signor Tartt con voce tremula.

≪Non prima che abbia capito da dove viene questo odore, Tom.≫

≪Mi sembra ragionevole Mandy≫, disse il signor Jackson annusando la brocca del latte, ≪inoltre sta iniziando a piovere. Attraversando il prato ci bagneremmo tutti.≫

Il vento continuava a soffiare gonfiando le pieghe del vestito della signora Jackson, che cominciava ad assomigliare a una mongolfiera colorata: ≪Oh io non sento nessun odore≫, ribadì puntellandosi alla sedia.

≪Mi pare proprio strano che non tu senta nulla Susan≫, continuò la signora Tartt con sguardo affilato mentre un tuono rimbombava in lontananza, ≪arriva proprio dalla tua parte≫. La signora Jackson si fece scura in volto mentre il marito si voltava dalla sua parte, tirando ostentatamente su col naso. Il vento ormai soffiava così forte che al signor Tartt si formò un nodo in gola. Non potendo dunque interrompere la signora Tartt, fece in tempo solo a portarsi una mano alle tempie mentre la sentiva dire: ≪Ma certo. È proprio odore di merda di uccello!≫

Un lampo squarciò il cielo mentre l’ennesima folata di vento, sempre più forte e gelido, si infilò sotto il gazebo e rovesciò il tavolino con il grosso vassoio, la brocca, il caffè e tutto il resto. La signora Jackson scattò in piedi. Il signor Jackson scattò in piedi pure lui, ma incrociato lo sguardo funesto della signora Tartt si buttò carponi a raccogliere le tazzine da caffè, che il vento prontamente faceva ricadere a terra.

La voce del signor Tartt, accasciato sulla sedia, si alzò lamentosa ≪siete proprio sicuri che non faccia un po’ freddino qui fuori?≫ mentre la signora Jackson prese ad avanzare minacciosamente verso la signora Tartt.

≪Mandy Tartt, deve essere stata una vera fatica mascherare per tutta la giornata la tua vera indole. Ma ti conosco, e quanto è vero Iddio sapevo che presto o tardi avresti rivelato la tua natura di acida snob del cazzo!≫


Un lampo fissò per sempre nel tempo quel momento esatto. Come in un dipinto di Caravaggio, una luce gialla infiammò i volti contratti dei quattro: a destra la signora Jackson, sbilanciata in avanti, una mano sul fianco e l’indice dell’altra puntato dritto verso la signora Tartt; al centro il signor Jackson, ginocchioni sul pavimento, e davanti a lui il signor Tartt mentre scattava dalla sedia, entrambi con le braccia in avanti e le labbra arrotondate in un vibrante “No!”; e per finire, dal lato opposto, la signora Tartt, con la scarpa sinistra ancora in mano e il braccio teso all’indietro come a voler scoccare una freccia.

Dopo che ci fu il colpo, rapido e ben assestato, il vento cessò all’improvviso e cominciò a piovere.

La signora Tartt si era accomodata sulla sedia, e dopo di lei anche gli altri la imitarono. La signora Jackson se ne stava seduta con lo sguardo poco vigile e fisso nel vuoto. Un piccolo cerchio rosso vivo le si era formato sulla fronte, simile a quello che portano certi indiani. Il signor Jackson le stava seduto accanto, tenendole la mano, con i capelli radi dritti in testa e la camicia arruffata.

Ripresero le forze, poi il signor Jackson si alzò, tenendo sotto braccio la signora Jackson. ≪Tom, Mandy, vi ringrazio per l’ospitalità ma ritengo che cominci a fare un po’ freschetto. Se non vi dispiace, penso sia ora che io e la mia signora torniamo a casa.≫ Il signor Tartt si alzò e con un gesto di impacciata galanteria fece per accompagnare i suoi ospiti lungo il vialetto d’accesso, sotto la pioggia incessante.

Dopo quel giorno, i Jackson non si fecero più vedere nel quartiere. D’altronde, era stata l’estate più calda degli ultimi dieci anni. Si sarebbe detto che fossero rimasti troppo alla finestra e non ne fosse rimasto più niente.

In meno di cinque minuti “Puff!”, evaporati.


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