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Una storia di MirianaKuntz

Dedicato a tutti quelli che come Paola e Ciro si amano

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5 minuti

Pubblicato il 16 settembre 2020 in Storie d’amore

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Quando ci siamo guardati non mi sono chiesta chi fossi. Non ho pensato se avessi il seno o se il tuo busto fosse liscio. Non ho pensato se i tuoi tatuaggi ti rendessero cattivo, se i tuoi capelli avessero la giusta lunghezza per poterti chiamare uomo. Quando ci siamo guardati è stato amore, e tu te ne sei accorto, perché mi hai amata anche tu. Non ho fatto caso se i tuoi vestiti avessero lo scollo rotondo, se avessi una gonna o dei pantaloni. Non ho visto se sulle tue ciglia ci fosse del mascara, se fumassi a bocca aperta o se non lo facessi affatto. Non ho fatto caso a come la tua voce fosse grave o acuta, se fossi stato in grado di cantarmi una canzone come Mina o una di Celentano. Non ho pensato cosa avessi negli indumenti intimi, se la tua collana d’oro toccasse l’incavo del seno o degli addominali. Non ho pensato a come avrei dovuto chiamarti, alle mie amiche chiacchierone, alla mia famiglia che ti avrebbe fatto troppe domande. Ho guardato il tuo busto e ci ho visto l’autostrada dove i miei baci avrebbero percorso le giuste direzioni, ho tentato di capire quanto dolore nascondessero le scritte del tuo inchiostro sulla pelle, e ho amato i millimetri dei tuoi capelli ricci. Dei tuoi vestiti ho pensato solo a quanto sarebbe stato bello dividere una maglia per due nelle notti d’inverno, e a quanto i tuoi occhi fossero belli contornati di un nero ebano mai visto prima. Ho ascoltato come mi cantavi le canzoni più belle, passando da un cantante all’altro, e quando ti ho visto nudo, ho pensato a quanta perfezione ci fosse negli occhi di chi guarda con amore. Eri perfetto, tutto d’un pezzo, e ti nascondevi dietro un pezzo di stoffa che ti toglievo dalle mani. Ti volevo vedere, e tu ti vergognavi un po’, perché quelli prima di me ti avevano fatto sentire diverso, perché le donne ti consideravano solo un giocattolo a cui mancava un pezzo. Eri contorniato dalla bellezza più estrema, giocavo con tutti i pezzi di te, senza desiderarne altri. Mentre ti amavo non mi chiedevo se usare la o oppure la a. Ogni lettera ti sarebbe stata bene allo stesso modo. Ti ho chiamato in tutti i modi del mondo, e tu rispondevi ad ognuno come se andasse tutto bene, a patto che a chiamarti fossi io. Io ti vedo uomo quando mi baci il palmo della mano, quando cambi marcia in macchina, quando mi regali dei fiori e quando invece lasci che sia io a cogliere una rosa nel giardino dietro casa. Sei uomo quando ti addormenti e riesco a sentire il suono tenue del tuo respiro, sei uomo quando con le lacrime agli occhi mi racconti che -ce ne sono altri migliori di te- che non devono fingere, ed io raccolgo il bagnato dei tuoi occhi, e lo bevo, tutto, con la consapevolezza di chi non vede niente nel mondo che sia meglio di te. Non faccio caso alle foto di quando eri una bambina, perché quella monella con le codine è ancora dentro di te a farti dispetti. Ti accarezzo mentre ti racconto che non c’è vergogna nel passato. Ti passo uno specchio, poi due, e tu sei intento a guardare la barba che non c’è e aspetti che cresca. Ti accarezzo la guancia almeno sette volte, e per ognuna di esse ti ricordo che non servono dei peli per essere ciò che sei. Ti accarezzo la mano intenta a coprirsi il seno, ti metto a dormire quando l’ennesimo stronzo ti grida a voce alta che uno così non è uomo. Cucio le ferite che il tempo e il rossetto ti hanno fatto, mi prendo cura di te, nei momenti in cui sei stanco e vorresti svanire. Non ho dato peso al fatto che gli altri vedono due gonne, che gridano all’abominio, a quelli che prontamente sottolineano il fatto che non avremo mai dei figli, ma non è vero. Sono tutte bugie di chi ha paura di vedere la gente diversa, perché dove siamo nati noi, chi è uguale agli altri vince un premio in più. Ho già dimenticato i tuoi capelli lunghi, le borse da donna, il modo in cui tua madre ti chiamava usando più a possibili. Non ti vedo amore, io ti guardo per quello che sei, e ti assicuro, sei la miglior cosa che abbia mai visto. Non faccio caso a come la gente ci guarda quando mi tieni per mano, non mi chiedo se sei mai stato quella a cui aprivano il portone, quella che si commuoveva davanti ad un film d’amore. Non mi chiedo se ti hanno visto altri nel modo in cui ti vedo io. Non noto se hai delle brutte cicatrici, ma vedo tutte quelle che ti hanno fatto le brutte parole. Non gioco a comporre un puzzle a mani nude, perché quello che vedo mi piace già. Perché in un mondo dove gli altri giocano ad odiarsi, preferisco far parte di una minoranza che si ama, piuttosto che di una maggioranza cattiva che prova piacere ad odiare. Allora siediti accanto a me, e prova a respirare. Sei sempre stato un uomo, anche nelle foto di famiglia, anche quando accanto agli altri ti sentivi piccolo ed indifeso.

Quando ci siamo guardati, non abbiamo fatto dei grandi discorsi, io non ho chiesto nulla, e tu hai fatto uguale. Nel nostro silenzio, era già amore. Sono già pronti a rincorrerci, e noi corriamo più forte. Laddove non arriva la bontà, l’amore ci fa trovare scorciatoie migliori. Li seminiamo, li seminiamo sempre tutti, se ci corriamo accanto. Proveranno sempre a tagliarci la strada, a dividere due cose che per gli altri non stanno bene insieme. Tu lasciali parlare, in fondo basta saperlo che due persone fatte per stare insieme, troveranno sempre il modo di farlo. Tu corri più forte, che io ti raggiungo. E questo, nessuno lo può cambiare, perché l’amore non si spiega e non si giustifica, l’amore è, e non si estingue nemmeno sotto la raffica di calci, pallottole o veleno. Perché la scatola non importa se dentro ci sei tu, tu lasciami entrare lo stesso.

Siamo immuni a tutto, perché siamo io e te.



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