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Una storia di RobertaCanu

Noi, naufraghi, adesso.

In un mare che non mente

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3 minuti

Pubblicato il 29 dicembre 2020 in Altro

Tags: #amore #mare #maree #oceano #rosa

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la tortura nelle tue dita
la tortura nelle tue dita

Adesso, o prima. Non importa quanto costi andare avanti o tornare indietro, importa l'essenza e non l'assenza. Io ti ho aspettato così tanto, sono stanca, i miei capelli sul volto così rosso di freddo non sembrano quelli di una volta e sai perché? Perché ho accudito il tuo di cuore, anziché percepire la presenza di piccoli ostacoli nel mio. Questi muscoli involontari che ci pedinano, ci prendono per mano e selvaggiamente prendono a morsi qualsiasi cosa...

No, il mare non fa per te. Ma intanto continui adesso, o prima, o domani, o comunque in un tempo che non so come sarà, a nuotare naufrago nella mia mente, immaturo, scostante e libertino. Chi ti ha dato il permesso di liberarti delle onde? Non volevi nemmeno caderci tu, in questo mare affranto di una stagione stanca, a perderti tra le spume, tra i colori e i battiti caduchi della notte.

Sembri un sole, un oceano che con la sua meravigliosa bellezza cattura ogni mio istante, dal più piccolo al più corposo, per non poter assaporare un centimetro che non sia pelle. Vorresti annaspare, tra le lenzuola di seta marina, vorresti librarti in volo, tu che angelo non sei mai stato ma hai l'anima affine al cielo. Tu che non sopporti la salsedine ma ti affanni per acciuffarmi non considerando il mio corpo da sirena. Forse mi reputi bella, forse sono orrenda nel mio costume con la coda, ma tutto questo se tu vuoi, può essere chiamato amore. Ah sì, io non ce l'ho con te, non siamo a questo punto, non è una colpa se siamo distanti, se siamo incapaci di lottare, ma se dovesse sorgere ancora l'alba su di noi e ci trovasse svestiti, io non potrei più coprirmi, perché altrimenti darei ragione al torto di aver vissuto con te. Con te, che mi fai ridere anche quando russi nel sonno, con la bocca semi aperta e le lacrime mie che si mischiano alla tua barba, mentre mi pizzichi e mi solletichi nevvero con tanta fragile verità. Potendo anche scappare tra le palme in un cielo rossastro o rosa che promette bene per il giorno seguente, ti direi sempre la verità: io abito al mare, ma tu vivi dentro di me.

Vivi nel posto che volevi, nel sogno fatto donna, nella maturità del senso compiuto. Vivresti bene anche se ti spostasti da lì? Ovvero, vivresti bene ugualmente se io decidessi di non piangere, ma far battere il cuore più velocemente anche se ti sembra impossibile? Ma poi niente è impossibile con te, con te che il mare sembra un gioco tra i capelli e il rossore verginale, tutta un'impresa erotica/eroica. Ho pensato molto a te, e poco a me.

Adesso mi tuffo, sai? E tu sarai lontano, mentre io apprezzo il dolore e il canto che innalzerò per me, per te, per chiunque voglia sentirlo.

L'acqua è gelida, e i piedi sono pallidi. Non importa, ho il mio cuore tra le mani, al posto giusto.

Tu dormi, intanto io faccio un giro. Ti ho perdonato, sono riuscita a richiamare me stessa all'ordine, ho imparato ad amare, non è stupendo? Sto piangendo, ma c'è tutto un mare che si vergogna di me, per me, e con me schiamazza verso un angolo che sembra non esserci: una roccia dove posso vomitare l'assenza che ci ha tenuto divisi. Il mare non mente mai, e tutto ciò che dice, lo dice per me.


Adesso starai piangendo sotto un'altro maglione, e tieniti strette le tue paure, io sarò comunque accanto a te, all'orizzonte.


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