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Una storia di LucaBiancalana

Aurora in Wonderland

Un giorno di mezza estate come tanti altri, di quelli che nessuno ricorda perché uguale identico a tutti i precedenti e i successivi

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16 minuti

Pubblicato il 24 dicembre 2019 in Storie d’amore

Tags: #amore #adolescenza #sogno #maturazione #ricordo

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Un giorno di mezza estate come tanti altri, di quelli che nessuno ricorda perché uguale identico a tutti i precedenti e i successivi, fu invece per me un giorno speciale, che, ad oggi, ancora ricordo.

La mattinata fu caratterizzata da un risveglio lento, molto lento, ma per nulla anomalo vista la data del calendario; pranzo leggero come d'abitudine e proprio dopo pranzo mi arrivò un messaggio: classico invito a casa di Raffaele per un pomeriggio tranquillo in un anonimo giorno d'estate.

Raffaele era un bravo ragazzo conosciuto quando ormai eravamo grandicelli, ma che per un annetto circa fu il cardine della mia vita sociale, in quanto tutto ruotava intorno a casa sua, dove ormai ci eravamo stanziati come pellegrini in preghiera.

Quel pomeriggio a casa sua insieme a me c'era Nicolò, Andrea e poi Raffaele aveva invitato anche altre due sue compagne di classe: Chiara e Aurora, la prima frequentava un liceo pedagogico e non ne avevo mai sentito parlare, mentre la seconda frequentava sì il mio liceo, ma stranamente non l'avevo mai vista nel mio primo anno di superiori. Arrivo e mi basta uno sguardo per capire che quell'Aurora è bella, ma non faccio trapelare nessun segno di interesse, forse già come una pre-tattica che il mio subconscio aveva attuato; il pomeriggio prosegue, nulla di eccitante da raccontare o forse Aurora occupa l'intero ricordo di quella giornata, visto che parlandoci capisco sempre più che mi trovo di fronte l'incarnazione della mia ragazza perfetta: era giovane e pulita nei modi, delicata, ma con un carattere vivace, riservata all'inizio ma, scoprirò più avanti, molto loquace appena presa confidenza.

Solo nei giorni seguenti commetto l'unico errore di cui ad oggi mi pento in questa storia: non averle scritto o non averla più cercata, perché pensavo che fosse troppo perfetta e bella per calcolare una mezza caciotta, quale io purtroppo ero, che come unica arma aveva quel briciolo di simpatia che Madre Natura gli aveva donato.

Ho dovuto aspettare sicuramente qualche settimana prima di poter rivedere quel viso che tanto mi aveva colpito, ma ancor di più ho dovuto aspettare prima che quella folle idea di provare a scriverle mutasse piano piano in un'idea sempre più realizzabile, agevolato anche dalle frequenti uscite fra amici, con sempre a capo Raffaele, che mi permettevano sia di vederla sia di giocare un po' la carta della simpatia in un campo neutrale, fra risate e musica.

Fu però il giorno di Halloween la svolta di tutta la storia: ero ad una festa alla mia ormai seconda casa, nonché casa di Raffaele, con i soliti amici a far baldoria e in allegria, quando una ragazza di nome Maria mi chiede se mi va di fare due chiacchiere fuori, come in realtà facevamo spesso, essendo lei una ragazza molto timida, ma altrettanto intelligente e di piacevole compagnia. Eppure questa volta il discorso era diverso, non si parlava di scuola, amici o quant'altro, questa volta lei a brucia pelo mi dice: "Ehi Luca è un po' che ci penso e credo sia giusto che tu lo sappia: mi interessi, mi piace un po' tutto di te, dall'aspetto fisico al carattere". Queste parole furono per me una scarica di adrenalina che finì fino alle estremità più remote del mio corpo, mi ricordo che rimasi in silenzio, non perché non volessi parlare, ma perché non ci riuscivo, sentivo solo i battiti accelerati del mio cuore e il mio cervello che affannosamente lavorava per metabolizzare la cosa. Dallo stress mi siedo a terra e vedo sul volto di Maria un'espressione di tristezza e preoccupazione, capisco quindi che devo reagire e parlare: faccio due respiri profondi e completamente appannato dalla notizia appena appresa le faccio un discorso con la sincerità che mi contraddistingue, di cui però a lungo andare non ricordo le parole, ma il cui succo era che la notizia era sì inaspettata, ma certamente non odiata, in quanto lei era una ragazza carina ed interessante, per cui sarebbe stato sicuramente possibile approfondire il rapporto e vedere poi come le cose sarebbero andate. Chiudo così il discorso con Maria e rientro in casa visibilmente provato, anche se nessuno mi chiede cosa è successo, immagino già sapessero, come penso anche Aurora sapesse, anche se non ho mai indagato. Poco dopo andai a casa, ero stanco e avevo ormai preso tutto ciò che quella sera poteva darmi, se non qualcosa più.

Solo ora, ripensando a quel discorso fatto a Maria, mi domando perché io non le abbia detto la verità e cioè che in realtà a me interessava la sua confidente, Aurora, che mi aveva tanto incantato nei mesi scorsi e che lei era sì carina ed interessante, ma sarebbe stato un enorme errore intraprendere una relazione con questo segreto mai detto; eppure, capisco che in quella occasione la mia bontà ha prevalso: Maria aveva fatto un enorme gesto di coraggio ed io sentivo di doverla premiare oppure il pensiero di avere una ragazza sicura con cui uscire mi ingolosiva di più rispetto al dover rischiare tutto con una ragazza con cui avrei anche potuto fallire, rimanendo alla fine a bocca asciutta.

Però in quei giorni non pensai a tutto questo e le cose andarono in modo diverso.

Uscii con Maria per un paio di settimane, ma dopo poco entrambi ci rendemmo conto che le cose non andavano come ci eravamo immaginati, uscivo volentieri con lei, ma mi rendevo conto che privilegiavo i momenti di chiacchiere e scherzo, rispetto a quelli di tenerezza e coccole. Per cui in una domenica autunnale ci demmo appuntamento per parlare della situazione, ma il destino decise di farmi un'altra sorpresa e, nello stesso giorno, mentre stavo parlando con Aurora su Whatsapp la avverto che di lì a poco sarei andato a parlare con Maria, sua cara amica, per chiarire le cose, spiegandole come la situazione non andasse bene. Fu in quel momento che lei se ne uscì con un messaggio che cambiò le mie sorti: "Ormai che con Maria le cose non vanno più, sento il bisogno di dirti una verità che tengo segreta da ormai troppo tempo: il giorno in cui Maria ti ha chiesto di parlare alla festa di Halloween, avrei voluto farlo anche io e lei lo sapeva, ma ha scelto di agire comunque, pensando forse che la mia fosse solo un'idea passeggera. Mi trovo quindi a dirti tutto questo non per mettere in mostra l'egoismo di Maria, di cui prendo a pieno le difese, ma bensì per avvisarti che hai in sospeso con me una chiacchierata che ha già aspettato abbastanza, da cui quindi non puoi sfuggire". Sorrisi immediatamente, quasi come se ormai la strada fosse in discesa, quando in realtà quel pomeriggio fu molto in salita, perché dovetti andare a parlare con Maria, senza però poterle riferire del messaggio di Aurora e fu difficile, anche perché continuavo a sorridere pensando a quelle poche righe che per me sembravano un'oasi nel deserto. Riuscii comunque a non svelare nulla e insieme decidemmo di chiudere qui la cosa e tornare a quella buona-vecchia amicizia che prima avevamo.

Fu però altrettanto duro e difficile il colloquio che Aurora ebbe con Maria, in cui le disse che aveva intenzione di uscire con me perché lei aveva avuto la sua possibilità e aveva deciso di giocarsela cosi come aveva fatto, ma altresì Aurora voleva giocare la sua possibilità. Purtroppo Maria non la prese per nulla bene e i giorni che seguirono furono caratterizzati da saluti freddi e distaccati con entrambe le ragazze, mentre fra di loro era in atto una discussione molto accesa di cui io, logicamente, rimasi sempre all'oscuro. Una svolta arrivò solo il venerdì seguente in cui, mentre stavo studiando affannosamente per l'ormai prossima interrogazione di storia, mi squillò il telefono, risposi e all'altro capo c'era Aurora che con un tono allegro e vivace mi chiese:

- Domani hai impegni?

- Non credo - le risposi con un tono dubbioso, ma ricco di curiosità.

- Ah perfetto perché la nostra chiacchierata non può protrarsi oltre! A me piace il centro, a te va bene?

- Assolutamente si - dissi io questa volta con convinzione e con un sorriso a 36 denti.

Le emozioni che quella corta telefonata sprigionarono in me ancora le ricordo, come ricordo anche l'enorme difficoltà a studiare fatti storici successi duemila anni fa dopo che la ragazza che tanto mi piaceva mi aveva appena detto che voleva parlarmi e, con la mia perenne mania di protagonismo, avevo automaticamente scavalcato Cesare e Augusto perché loro erano stati certamente grandi generali, ma io in quel momento stavo scrivendo la storia moderna.

L'indomani la incontrai, ero teso e forse si vedeva, anche se non smettevo mai di sorridere; ci incontrammo davanti alla fontana, ma dopo insieme ci spostammo in un vicoletto più tranquillo dove scambiare le famose "due chiacchiere" e furono esattamente due le chiacchiere che scambiammo prima che io facessi l'unica cosa che volevo fare da quando l'avevo incontrata la prima volta quel giorno d'estate: la baciai e fu come un gesto liberatorio, quel bacio diceva più di mille parole e la sua intensità esprimeva tutta la storia che in realtà celava. Passò poco prima che io gliene dessi un altro e poi un altro ancora, fino a quando non fummo "sazi" e tornammo ad usare un linguaggio più comune, quello delle parole. Solo a quel punto le chiesi cosa aveva detto a Maria, ma lei mi rispose in modo molto evasivo ed espresse tutta la sua ostilità nel rispondere stampandomi un altro bacio, accompagnato sempre dal suo bellissimo sorriso, di cui non passarono più di due giorni prima che me ne innamorassi. Inutile dire che quel giorno il tempo volò e fummo costretti a scontrarci con le incessanti telefonate delle sue amiche che, non conoscendomi, temevano io l'avessi rapita e portata chissà dove, quando in realtà era stata lei a rapirmi, ma molto tempo prima, senza che nessuno potesse salvarmi. Il nostro primo incontro finì poco dopo, quando la riaccompagnai dalle sue amiche e solo allora, attraverso i volti stupiti di chi la stava aspettando, mi accorsi che le nostre espressioni erano cambiate: sia io che Aurora sorridevamo e i nostri volti erano distesi e caratterizzati da una felicità sincera e profonda.

Tornato a casa le chiesi subito di metterci insieme e lei mi rispose "Ci devo pensare" ma non passarono neanche due secondi prima che mi scrivesse un 'Si' seguito da un'infinità di cuori che resero quel giorno bello da impazzire.

Preso dalla foga e dalla paura di dimenticare presi carta e penna e scrissi molto, cercando di descrivere Aurora con tutte le parole che in quel momento meglio la rappresentavano per me: "Aurora ha un viso dolce, lineamenti gentili e degli occhi marroni come l'ambra; il suo sorriso è un mondo a parte, una galassia di stelle che brilla di luce propria e che mi illumina ogni volta che sul suo viso appare all'improvviso, inaspettato come l'arcobaleno dopo la pioggia".

Il nostro primo mese fu bello, bellissimo, super bello: volevamo sempre stare insieme, era un continuo cercarsi, prendersi senza volersi mai lasciare ed ogni momento con lei era un enorme montagna russa che però andava solo in salita, mi piaceva e non parlavo d'altro, i miei genitori erano quasi stufi di sentir parlare solo di lei, anche se ogni volta raccontavo qualcosa di nuovo, raccontavo ogni piccolo gesto senza lasciare neanche un dettaglio. Logicamente lei faceva lo stesso e quando andavo a casa sua i suoi genitori si confidavano scherzosamente con me, dicendomi che Aurora ormai parlava solo di quello che insieme facevamo oppure riportava battute che avevo detto io e su cui lei aveva riso; anche sua nonna amava parlare con me ed io in lei vedevo la nonna che non avevo mai avuto, la vecchia mamma che si sacrificherebbe per vedere la nipote felice e che aveva sempre un buon consiglio da dare: a me diceva sempre di vivere la relazione con Aurora con molta leggerezza perché eravamo giovani ed era presto per fare cose serie. Mi dispiace non aver ascoltato il suo consiglio, in quel momento mi sembrava tanto sbagliato quanto lontano dalla mia visione, eppure lei voleva solo proteggere due giovani nipoti.

Passammo le vacanze di Natale insieme e ricordo che nello stesso periodo io aggiunsi particolari alla sua descrizione: "Odia se una persona le risponde male, il rosso e il rosa insieme, il fumo e non indosserà mai una maglietta a righe! … Mentre le piace circondarsi di persone che le vogliono bene, i negozi, la Nutella, i piccoli gesti, le luci di Natale, i fiori, la sua camera e adora disegnare, scrivere e ascoltare musica, quella musica che usa le parole che non è in grado di dire." e mille altri dettagli troppo sdolcinati per essere riportati.

Quell’inverno accanto a lei fu bello e magico, nulla mi spaventava e nulla mi innervosiva perché tutte le mie energie e tutto il tempo lontano dallo studio lo dedicavo a lei, a vederla, a parlarci al telefono o anche solo per messaggio, cercando sempre di farla ridere, perché la sua risata era la mia forza, il mio gelato con la panna che non fa ingrassare.

Solo alla fine di gennaio la nostra relazione divenne 'quotidianità', anche se eravamo sempre molto innamorati e le cose andavano bene, come era giusto che fosse e, in fondo, anche io iniziavo ad abituarmi. Solo che col passare del tempo il rapporto divenne sempre più normale, sempre più scontato e soprattutto non era più spinto da un sentimento reale, ma era solo un susseguirsi di azioni che costituivano la quotidianità, eppure io la amavo e non riuscivo a vederlo. Passò del tempo prima che me ne accorgessi e non pensai subito ad un problema, perché lei era sempre stata dolce con me, per cui decisi solo di parlarle, come facevamo sempre seduti sul divano in mezzo a mille risate.

- E' un po' che le cose non vanno e non capisco perché. Sai bene cosa provo per te e sai anche che farei di tutto per mettere a posto le cose. C'è qualcosa che non va?

- Hai ragione, le cose non vanno ed io sono stata una vigliacca a non dirtelo prima. E' da un po' che penso che tu mi piaci, ma non sono innamorata di te; però non ero sicura, allora volevo aspettare del tempo per capire cosa pensavo veramente per non fare la scelta sbagliata, ma allo stesso tempo non volevo sbilanciarmi troppo nei comportamenti, però capisco che tu ci soffri e non voglio, quindi non voglio chiederti neanche altro tempo e se per adesso è così, l'unica cosa da fare è finirla qua.

Fu un colpo forte, non me l'aspettavo e non farò certo lo sbruffone dicendo che non mi toccò, lo fece eccome ma non piansi, non potevo permettermelo, ma in quell'occasione sperimentai sulla mia pelle cosa voleva dire veramente essere tristi, dover ammettere di aver perso di fronte ad una cosa per cui si arriva a pensare di non aver lottato abbastanza.

Tornato a casa non piansi, non perché la situazione non lo richiedesse, ma perché lei mi aveva preso tutto, forse anche le lacrime, ma rimasi in silenzio, a lungo, ed il mio viso assunse un'espressione totalmente inespressiva, impermeabile, non traspariva nessuna emozione. Questo silenzio e la mia espressione caratterizzarono tutto il periodo successivo, tutti i mesi in cui cercai di riprendermi, con scarsi risultati, a sprazzi inesistenti.

I giorni che seguirono furono tristi, vuoti, gli amici intorno a me cercavano di consolarmi in ogni modo ma io non volevo sentire nessuna voce che non fosse la sua, attesi tanto la sua voce, ma non arrivò; non arrivò neanche quando il mese seguente la rividi e ormai si era sparsa la voce che a me mancava proprio come l'ossigeno per un subacqueo. Si degnò di salutarmi e si avvicinò a me, mi chiese come stavo ed io mentii, eppure lei capii e per paura di parlare se ne andò, scappò lontana, dove nessuno poteva incolparla di quello che mi aveva procurato, un dolore forte, pesante da portare dietro ed una ferita larga e profonda che necessitò di ben otto mesi di sofferenze per rimarginarsi.

Nell'estate seguente lei si fidanzò con il suo attuale ragazzo e, proprio mentre lo stava frequentando, quel gruppo di vecchi amici con cui ero solito uscire organizzò una cena per salutarmi prima di partire per la Danimarca; quella sera lei parlò di questo ragazzo e di come l'aveva conosciuto, eccetera, io l'ascoltai e mi mostrai disinteressato, eppure dentro sentivo che mi interessava e che mi dava fastidio, anche se non ero geloso perché ormai era passato del tempo ed ero fidanzato da tempo, ma mi ricordo di essere tornato a casa con questa idea in testa che mi continuava a distrarre e di cui non riuscivo a liberarmene.

Comunque da quel giorno non ho più avuto nessuna occasione di vederla o parlarci, visto anche il viaggio intrapreso poco dopo. So che è cambiata, non è più la ragazza di cui mi ero innamorato, e che in molti hanno scelto di allontanarsi da lei perché la sua compagnia era diventata frivola, motivo di soli litigi.

Solo qualche mese fa mi è capitato di essere alla stessa festa di compleanno in cui era anche lei, era da sola e mi ricordo di averla salutata a malapena, ero appena tornato da Copenaghen, ero insieme ai miei amici e avevo bevuto molto. Non so cosa le ho detto, so solo che il giorno dopo il suo fidanzato mi ha scritto tutto infuriato, dicendomi che io non potevo parlare male di lui, in sua assenza: non oso immaginare cosa Aurora gli avesse raccontato, la mia immaginazione non arriva così tanto in là!

Eppure c'è un motivo se oggi ho deciso di raccontare questa storia: in questo momento sono le cinque del mattino ed io sto scrivendo ininterrottamente dalle una, avevo fretta di raccontare tutto quello che c'è stato per paura di scordarmi il tassello che mette la parola 'Fine' a questo racconto, quello che in questo momento c'è.

Oggi pomeriggio, dopo pranzo, sono andato a dormire perché ero stanco ed ho sognato, cosa già di per sé strana, ma la cosa che molto mi ha colpito è che ho sognato lei, Aurora, così dal nulla: eravamo amici, ero a casa sua e scherzavamo, ridevamo come avevamo fatto ormai tanto tempo fa, c'era anche il suo fidanzato ed io non lo conoscevo, ma lui era gentile ed educato, come anche Aurora lo era nei miei confronti; c'era un clima tranquillo, spensierato e di gioia. Poi mi sono svegliato, proprio come Alice nel paese delle Meraviglie, e mi sono reso conto che il mio paese magico non esiste e che Aurora non è la stessa persona che avevo appena sognato, non la riconoscevo più e mi mancava.


Buongiorno a chi ogni giorno si sveglia in un posto che non gli appartiene.


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