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Una storia di DomenicoDeFerraro

FRESCA AULENTE ESTATE

POEMA MERETRICIO

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8 minuti

Pubblicato il 28 luglio 2019 in Storie d’amore

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FRESCA AULENTE ESTATE


POEMA MERETRICIO



Fresca aulente estate seduto al mio tavolo di lavoro , vorrei fuggire dal male che mi percuote , vorrei uscire dalla finestra , fare finta d’essere un altro , ma la vergogna, m’assale alla gola , ed il canto mi sgorga da dentro. Emerge dal mio lento vivere , verso l’ossesso di una sera che brucia le mie passioni. Sotto un lume a petrolio in una misera stanzetta ,dentro un alcova, volando verso altri mondi eccomi nell’infinito dire, nell’ attimo ove ogni cosa scorre ,corre, diviene un dolce canto.

Mentre la città brucia come una candela davanti un immagine sacra.

Una città che non ha più nome , fatta di tanta gente strana, più strana dei miei personaggi ai limiti del mio immaginare , annegati nel mare della memoria , appesi ad un filo teso tra vecchi pensieri . Sono alla ricerca di un nuovo mondo, di un nuovo essere . I vecchi trapassano in altre dimensioni dentro ai tanti pensieri esuli che s’affollano alla loro mente. La meta di un vivere s’allontana sempre più , come le navi lontane dal porto , come il turista senza la barba, senza un barlume di coscienza , con tanti pacchi da portare con se in questa vita misera che scuote il profondo dell’essere.



Cantano i venti:

Voi a cui la linfa scorre come nei tronchi, lungo le vene, il sangue degli eroi ,sale alla testa.

Sono io ad essere mesto nel mio soffrire

Eppure avrei tanto da ridire

Ma va , non sei nulla

Mi accoltelli nel buio dell’anima

Non posso cambiare il percorso delle tue cose

Non vorrei morire

Dimmi tutto adesso

Non sono qui per essere calunniato

Giusto hai tutto da reclamare

L’amore mi ha deriso

E il tuo odio che ti ha ferito

Facciamo ampresse

Attaccate bene questi manifesti

Per favore non fare il pazzo

Io m’incazzo

Non mi mandi via ho bisogno di lavorare la prego ho moglie, figli.

Vedi d’andartene non c’è posto in questa giostra

Sono solo, rosso come il sole

Sei folle come un santo

Ecco adesso tutto mi è chiaro, la notte scende dolce con le sue ombre nella città antica le carrozzelle corrono dietro i sogni, le sirene vanno al bar di Nettuno mentre un calamaro con signora sorseggia tranquillamente il suo Martini con ghiaccio ad un tavolino davanti al mare. Tutto cosi bello , la notte scorre, la gente ha dimenticato il mio volto, ha dimenticato il mio essere lirico, il mio correre a perdifiato. Fin giù alla marina, verso palazzo reale , verso piazza plebiscito, alla ricerca di un toilette dove pisciare.


Accogliete il messaggio

Lontano una vergine dorme sul monte, ove la luna, sogna divini amori.

Non vedo la vergine

Son tante le stelle

Sposami se vuoi

Sei sempre stato cosi

A volte sono stato migliore

Eri bella da giovane

Ti avrei fatto felice

Carmelina ma tu mi vuoi sempre bene

Come te lo devo dire l’uccello, nella gabbia canta per rabbia

Cosa vorresti dire

Hai capito marito mio

Non mi dire che sono morto

No, ma a volte poco ci manca

Un stuzzichino signore

Mi lasci in pace

Non s’arrabbia noi uomini non potremo mai eguagliare le donne

E l’amore che mi irrita

Lo so è uno strano sentimento

Morire poi rinascere crescere sotto un cielo terso , pieno di stelle camminare lungo spiagge deserte , nella magia della notte continuare a sognare, seduto vicino alla finestra , un mondo lontano piccolo , ratto, gatto. Ingordo. Invidioso. Che fa l’amore di traverso, sotto, sopra . Mentre l’universo si consuma , si trasforma , cambia mentre il signore a New Orlans prepara la sua magra cena , prepara un letto pieno di piume per sognare un mondo diverso , s’addormenta in un universo lontano in un lasso di tempo perduto.


Cantano.

Ecco son deste le foglie sogguardano sdegnose con un pispiglio fievole di pecchie.

Vorrei essere un Presidente

Non aprire quella porta

Ascolta il tuo cuore

Ma che sta succedendo al terzo piano

Signora Carmela

Fatevi i fatti vostri

Sempre la stessa storia il marito è ritornato anche stavolta ubriaco

Stasera cazzotti e panzarotti

Che bello stare insieme

Che bello lasciarsi andare

Questa poesia non ha senso

Vero l’incontrario

E come bruciare all’inferno

Non c’è scampo

Avete chiamato i pompieri

Qui brucia tutto

Chi va per il chiarore turbando il silenzio sacro?

Non ridere nell'alba sul paonazzo mare.

Non posso venire cara , stasera

Ma sono libera

Credimi ero certo di questo amore

Perché mi detesti ?

Vieni in su l'alba alle nozze: è cosí dolce il sonno


L’amore realtà tremenda capace di guarirti da ogni male, di cambiarti , di trasformare il tuo essere , come una lama , entra dentro una ferita sanguinante, dentro i tuoi giorni grondanti di sudore , di buoni propositi, nulla tiene a freno la sua lingua . Tra i tavolini sparsi lungo la riviera , in questo lungo sogno che giunge fino al cielo. Gli Ambulanti carretti piene di spighe dorate, si radunano sotto gli alberi della villa comunale , sognatori, calciatori, assassini, belle di notte , tutto si accomuna alla morale ed ogni cosa ha uno strano sapore, simile alle bolle di sapone , sembrano tanti palloncini colorati lasciati andare verso l’alto.

La sera non promette nulla di buono, si mangia in piazza, si beve , si parla , di quando s’era vivi , di come si è speso le proprie passioni e l’aurora accenna a giungere con il suono dei flauti .

Bello non si può dire , quanta sia la confusione in questa pizzeria con una donna che poggia i suoi enormi seni sul desco dove si consuma questa vita. E la memoria muore in un triste ricordo , corre sui i binari dorati, verso altre destinazioni e verso altri tempi dove gli angeli volano insieme ai demoni del nostro vivere. Liberi di essere e non essere in ogni cosa si compie il gioco del dare e l’avere. Nell’attimo meno improbabile dentro questa storia che non ha mai fine, macchiata di sangue innocente .

Udite i canti dei monelli , corrono verso desideri comuni , piccoli orbi goffi come giraffe africane ubriache , danzano in mezzo alla piazza con le pizze in mano.

Canta il monello mentre la morte, regala la sua anima ad un amore che non ha più tempo.

E’ cosí dolce il sonno

Languisce il pispiglio tra la folla spoglia

Passano a torme candide le nuvole

Non credere che ti possa sempre salvare

Non voglio essere una stella cadente

Hai un diavolo per capello

Ho questa vita in frantumi

E lecito sperare

Non decido io cosa diventeremo

Non ho mai pensato di ferirti

Mi leggo il giornale in spiaggia

E come essere portati in grembo in un amplesso di numi.

La notte è tenera

La mia bocca attende i tuoi baci

Sono ad un passo dall’essere tuo

Sono qui che attendo un cambiamento

Non posso pagare tanto amore per nulla

Scendi dall’auto

Va bene andrò a piedi

Mi credi, sono d’accordo con te

Volevo avvertirti

Tira diritto

Troppo ingarbugliato con le mie liriche

Facciamolo subito

Ad un buon prezzo

Non posso fare sconti , il padrone sai

Allora portami con te

Nel mio letto

Sopra il tuo seno

Sono seduta nel tuo cervello

Sono fuori di testa

Non provi nulla

Tutto cosi strano

Un colore oscuro

Fuggo dal peccato

Voi due scendete dalla macchina

Mio dio i pulotti

Vi venga un accidente a voi due

Siete rimasti senza parole

Io mi rivolto nella tomba

La tromba chi la suona domani

Tutti sugli attenti

Passa il Sergente

Signore dei miei stivali


E tutto ciò avrebbe dovuto finire nel giro di poche frasi , in poche parole dette in fretta cosi come in una guerra santa . Ed è una cosa maledettamente seria, un utopia che vacilla nella nostra mente . Alcuni signori continuano a sorseggiare il loro drink ai frutti esotici. Una signora leggiadra come un cigno mostra le sue piume, scollata, calda, tutta nuda pensa d’essere portata a letto da quel robusto giovanotto che forse c’è la piccolo o forse non ha la forza di farlo ed tutto cosi ambiguo . Notte d’estate in riva al mare, tante coppie ,tante stelle, tanti passi s’odono nel vuoto del tempo che scorre. E l’amore ha messo fine ad una mia passione senile ha fatto si che la morte cantasse il suo inno alla vita.

Sono io che vivo o il mondo mi corre dietro

Vorrei capire ciò che dici

Non voglio morire, la rima mi delude , mi prende per i capelli

Posa l’ascia

Prendo il fiasco

Bevo a garganella

Sotto la gonna della donna

Che bello

Devi portare a spasso il cane

Sono ad un passo dallo scoprire cosa sono

Io non voglio guardare

Signora Carmelina quanto le devo

Faccia la prossima volta

Che pazienza

Bussano alla porta

Non ne posso più

Quante cose mai dette

Quante cose mai fatte

Doveva essere una canzone allegra

Non legare il carro ai buoi

Non voglio cambiare

Fatti capace

O strana bimba dagli occhioni erranti, misteriosi e fondi come il mare,

bella bimba, dei miei poveri canti

Con il tuo sorriso potei fermare il mondo

Perché mi ferisci

Non voglio offenderti

Faresti bene a proseguire

Si fa quello che si può

La sorte regna sovrana con lo scorre dell’estate nei canti marini nel canto delle prostitute ai margini di strade, belle et infinite con le gambe lunghe come sogni che t’avvolgono dentro di se. Allungo il passo verso il golfo, il mio andare percorre un ellittica curva, corro nel mio mondo , sopra questa terra , sono ad un passo dall’amore mai assaporato, delizioso come una pizza calda, come una pasta e fagioli dentro un pentola di rame .

Voglio vivere fin all’ultimo respiro

Stare sempre insieme

Nello stesso letto

Sotto le stelle

Come due anime pellegrine

In un giaciglio, piegati dal fato

Ed ecco, la glauca marina destarsi fresca ai freschissimi grecali:

Ella sente nel suo grembo l’ amore verde degli anni suoi.

Ecco sopraggiunge il dire fallace proseguendo con ardore nell’amore attraverso il mare sopra questo sognare per rime meretrice , cilestre, azzurre figlie della mia incoscienza.

Sono io che canto

Figlio non avere paura

Il mondo mi condurrà sempre lontano da ciò che sono

Nella risacca tra la sabbia fine

Io vedo il mare e provo nuove sensazioni

I colori dell’anima destano nuove sensazioni

Le passate stagioni

Ogni cosa conoscerai alla fine

Me stesso con te nel crudo sesso

Senza alcun senso

Tutto scorre nell’ indomabile verso .

Languidi i venti cantano per la freschissima selva, dormente nella vasta luce plenilunare, dormente sull'onda che mormora dolce e la notte rimembra d'effluvi manda, conscia di strani amori. Per altri lidi andando a capo chino con nel cuore quel piccolo dolore . Mi trascinano oltre ciò che sono nell’onde di un dormire placido ,vivo mille vite, rincorro mille immagini e mille esistenze ,spezzate dal crudele destino, d’essere me stesso nell’estate dei miei miti anni.


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