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Una storia di GioMa46

A piene mani

(..a very hard short story).

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8 minuti

Pubblicato il 27 marzo 2019 in Erotici

Tags: #Amore #Sesso #Incontro #Due

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A piene mani, (..a very hard short story).


La cena era stata quanto di meglio mi potessi aspettare, nulla da eccepire, la tavola apparecchiata con gusto, la candela accesa nella coppa di cristallo, il cibo un’autentica prelibatezza da buongustai: riso pilaf con accanto polpettine di carne e diverse verdure cotte al vapore, per non dire del dolce, un semifreddo in glassa di caramello, semplicemente delizioso.

Da bere, ovviamente champagne, anche se preferisco un prosecco nostrano, ovviamente ‘brut’ … poi la sua mano che sfiora la mia, le dita che s’intrecciano sulla tavola in cerca di un’intesa, o forse di un alibi (?) – non saprei. Segue un attimo di silenzio poi scoppiamo a ridere non senza una ragione, come per una sfida sottile, attenti a chi dei due farà la prima mossa.

Lasciare il gioco nelle sue mani? È un’idea! – mi sono detto – così, per sondare la sua matta voglia e rispondere al perdurare della mia sovreccitazione, tutto un pregustare di sollecitazioni. Dal momento in cui mi viene incontro sulla porta e ci salutiamo con un lieve abbraccio, a quando s’allontana per preparare un drink, mostrando la curva sinuosa del suo fianco – ho un debole per il punto vita; a quando incurva il suo ‘capitello’ – leggi culo – sulla poltrona davanti a me e mi lascia scrutare il suo seno generoso – provo una passione folle per entrambi i lati.

«Hai delle bellissime mani» - dico così, tanto per riempire un vuoto che non ci sarebbe stato se solo m’avesse offerto le sue labbra appena entrato … Chissà, se non avessi tenuta nascosta la mia eccitazione, forse …? Fatto è che sono arrivato all’appuntamento arrapato non poco e quando l’ho rivista mi si sono arrossate le orecchie (e la cappella) per la frenesia di abbracciarla … di baciarla … di leccarla dappertutto.

Amanda è come si dice uno schianto di donna da bava alla bocca, un’addrizza cazzi con la vela, una da far girare le banderuole senza vento; tuttavia per non so quale ragione non ho potuto esternare il mio insensato (sensatissimo) progetto di sbatterla sul tappeto d’ingresso e scoparla a sangue.

Non l’ho fatto e non me ne capacito solo perché a frenarmi è bastato il suo sguardo fermo e sicuro di chi sa quello che vuole e che infine lo avrà, determinata al punto da spogliarmi delle armi approntate per la sua seduzione e lasciarmi inebetito (come un coglione) sulla soglia d’ingresso del suo castello scolpito nel cristallo, dalle pareti specchiate, i vetri riflessi, i ripiani dei tavoli e le sedie trasparenti, il vassoio coi bicchieri di Baccarà, da sentirmi per un istante composto di una sostanza liquida che non sarebbe bastata a riempire neppure un brocca da tavola di quel sontuoso banchetto che si approntava davanti ai miei occhi.

Mi chiedo se davvero ci si possa sentire così coglioni quando ci si era preparati per un’orgia sfarzosa di emozioni e pronti all’uso fino a un momento prima? Temevo già di fare una pessima figura quando dopo cena Amanda con voce graziosa mi chiede se ho voglia di giocare. «Certamente si, a che cosa giochiamo?» - domando da perfetto imbecille che non sa mettere due parole in fila. «A scopa!» - risponde lei. «Come vuoi, per me va bene.»

«Scopo io o scopi tu, a chi vince!» - afferma mettendo in tavola un mazzo di carte italiane con la freddezza della mantide che ha deciso di divorare la sua preda. Dopo averle mescolate a lungo le sottopone alla mia alzata. «O Kay!» - esclamo con notevole ritardo sulla domanda, caparbiamente intenzionato a umiliarla sul tavolo da gioco.

La prima mano termina sul 3 a 1 per me; segue un 4 a 2 per lei. «Cinque pari!» esclama. La mano successiva si conclude di nuovo con 3 a 2 per lei; poi mi affonda con un 4 a 1. Il numero di 11 è superato ed è lei la vincitrice, inevitabilmente. «È il tuo turno!» - esclama con un leggero sorriso sulle labbra e il fuoco negli occhi. Mescolo le carte e gliele porgo per l’alzata. La partita successiva termina a suo favore.

M’accorgo di non avere scampo e solo adesso mi sorge il dubbio se dovrò subire i suoi assalti e farmi scopare o se dovrò aggredirla tutte le volte che lo vorrà. «Potrebbe essere così audace a tal punto da lasciarmi a terra sfinito?» - mi chiedo, mentre so già che comunque vadano le cose verrò comunque annientato. Mi prende per mano. «Vieni con me» - dice, trascinandomi nella stanza da letto iniziando a sbottonarmi la camicia. Io la lascio fare con piacere mentre sciolgo la cinta dei pantaloni.

Li faccio scendere insieme allo slip bianco fino alle caviglie – indosso solo intimo di colore bianco – poi slacciate le scarpe e tirati via i calzini, mi mostro nudo alla sua mercé. «Adesso stenditi a faccia in giù sul cuscino, senza guardare» - comanda stentorea. Non mi resta che ubbidire, se ho lasciato a guidare il gioco.

Odo appena il rumore dei suoi tacchi abbandonati da qualche parte, quindi il fruscio della sottoveste di seta che si raccoglie sul pavimento … Avrei voluto toglierle coi denti lo slip di pizzo nero che avvolge la sua intimità, inebriarmi del respiro della sua vagina; nessun profumo, né fiore né latte emana un effluvio uguale, la stessa fragranza e la morbidezza della suo fulvo pelo al contatto con le mie narici, che penetrano nel suo ambito segreto.

«Ah quante poesie si scrivono prima e subito si dimenticano appena fatto all’amore!» - penso, appena in tempo prima di accusare il getto gelido dello champagne che mi fa inarcare la schiena e le pronte mani che mi allargano le natiche. Sento l’alitare caldo della sua bocca sotto l’attaccatura dei coglioni rigonfi e la sua lingua audace affondare in me. C’è tenerezza in quel suo penetrare e scorrere nell’orifizio che s’apre sullo sfondo innato della mia incoscienza.

È un contatto astruso, quasi incomprensibile il piacere che provo … «Quante cose da meravigliare, quante da appassionare, quante da amare e … da sognare?» - penso, dimentico che ho lasciato a lei di condurre il gioco. Mi sento frugato dappertutto, al colmo dell’erosione, provo crolli istantanei, residui fuorvianti di inutili moralità, di concessioni omesse a una diversità del piacere che non conoscevo fino a questo momento. Sì non c’è che dire, Amanda sa quello che vuole, e mentre io gemo per una falsa sofferenza che pian piano si trasforma in godimento sento di essere in procinto di venire.

«Non farlo!” – mi ordina perentoria voltandomi sul letto. Cerco di trattenermi ma è già cavalcioni sopra di me e il pene così inumidito scompare nella sua rosa vaginale. Quindi si china su di me facendomi dono dei suoi seni odorosi ai quali finalmente m’abbevero a piene mani. “Scopami, adesso, forte!” – la imploro in mettendole le mani attorno alla vita e lanciandomi in un affondo che si ripercuote lungo tutto il mio corpo.

«Non farlo … non adesso!» - aggiunge più convincente che mai. Sembra stravolta in viso, poi all’improvviso da inizio alla sua danza frenetica e come una perfetta Walkiria sprona il suo destriero ad assecondarne la corsa. Credo di venir meno quando con la bocca spumeggiante si lancia in un grido di vittoria: «Sì, vengo. Sì, vengo … vengooo!». Poi lo schianto seguito da un'esplosione, come di un fiume in piena che travolge entrambi.

Sono madido di sudore, la bocca assetata, la mente sconvolta fino a non ricordare chi sono: «Son io un cavallo che nitrisce, uno gorilla in calore, un anima persa nell’Inferno dantesco, oppure …?» Sta di fatto che sono io ad aver perso la partita. È lei che ha vinto, il campo di battaglia è suo, può fare di me ciò che vuole. Mi schiaffeggia sul viso, mi sferra pugni sul petto, tenta di graffiarmi via la pelle, vorrebbe mordermi ma trova da parte mia una certa resistenza. Allora m’insulta, dice che non so stare al gioco, che non so perdere … mentre mi trattiene ancora dentro di sé.

Stringo i suoi polsi e le porgo le mie labbra per un bacio. Solo allora si placa, abbevera la sua sete alla mia bocca arsa, morde il mio labbro che sanguina e per un istante si lascia condurre da me che mi sfilo da lei. «Mi risparmierà, infine?» - mi chiedo. «Bevi qualcosa?» - mi chiede, levandosi a riempire un calice di ottimo champagne che mi offre con sorriso beffardo. L’effervescenza liquida spande nell’aria un profumo invitante.

Rispondo di sì. Tutto accade in un istante, quando lei con gesto repentino me lo versa addosso e prende a leccarmi ovunque, lasciandomi più assetato che mai di tutto ciò che le appartiene. «È ‘formidable’ – mi dico – una mossa inaspettata, riesce a trasformare la sua carnale sessualità in qualcosa di estremamente erotico che mi riconduce a una sorta di eccitazione perversa, mentre si china su di me e coglie i miei pomi (coglioni) a piene mani, prima ch’io possa rigirarmi nel letto … certo di voler perdere la successiva partita che mi spetta.

Del resto, come in ogni gioco, và sempre concessa all’avversario una pur minima possibilità di rivincita. Anche se mi sorge il dubbio, almeno nelle questioni di sesso, d’essermi ormai votato a perdere contro ogni altra aspirazione.



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