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Una storia di Brividogiallo

Questa storia è presente nel magazine Vari volti dell'amore

Il maggiolino rosso

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4 minuti

Pubblicato il 18 gennaio 2021 in Avventura

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Avevo quattordici anni quell'estate e per me stava tutto cambiando.

Licenzia media presa e quindi, a seguito delle mie innumerevoli richieste, mi venne comprato il tanto desiderato motorino con delle condizioni ben specifiche.

La nostra villa al mare si trovava all'interno di un consorzio privato e per accedervi bisognava essere residenti o, se si andava come ospiti, riferire all'uomo della sbarra, il cognome della famiglia a cui si stava per fare visita.

La condizione numero uno fu che io non oltrepassassi mai quella sbarra e restassi nell'ambito del consorzio, la seconda condizione fu che non potevo portare passeggeri.

Ma i miei cambiamenti non finivano lì. Quell'anno, per sentirmi finalmente grande, presi il brutto vizio di fumare che mi sono poi portata dietro tutta la vita.

Per me si era chiuso un capitolo, quello dell'infanzia, della paura di non essere autosufficiente, di perdermi per le strade e di ubbidire senza indugi alle direttive di mamma e papà.

Si era a cavallo tra gli anni '60 e i '70 e il germe della contestazione giovanile iniziava a crescere anche qui in Italia.

Impossibile non essere contagiati da quell'onda di cambiamento, tutto il mondo era in trasformazione, almeno il mondo dei ragazzi, non si poteva rimanere indietro, bisognava tenere il passo e la cosa non era affatto spiacevole.

La bambina studiosa, con i calzettoni, che usciva solo con la famiglia non esisteva più, la sotterrai insieme alle mie gonne a pieghe, ai mocassini fuori moda, alle trecce e all'idea che non avessi una testa pensante e la capacità di badare a me stessa.

Avevo un'amica del cuore, Isabella, e spesso, dimenticando volutamente la condizione numero due, la andavo a prendere a casa e insieme, col motorino, andavamo al bar del lido.

Un giorno venni a sapere che ad Anzio, quella sera, ci sarebbe stata una festa e che tutti miei amici ci sarebbero andati.

Con i miei inventai la storia che alla festa ci avrebbero portate i genitori di Isabella ed insieme organizzammo quella fuga, la mia prima uscita di sera e sarebbe stata un'uscita alla grande: col motorino in due, ad una festa a quindici chilometri di distanza. E fuori dalla sbarra.

Come se il cielo mi avesse voluto mandare un avvertimento, quel giorno il motorino si ruppe e papà lo portò a riparare.

"Che si fa? Si rinuncia?" chiese Isabella sconsolata.

"Ma nemmeno per idea! Noi due stasera andremo alla festa ad Anzio, ci va pure Dario, figurati se rinuncio."

"E come ci andiamo? A piedi?"

"No. In autostop."

"Ma che sei matta? In autostop e di sera! È pericoloso, non si sa chi si può incontrare."

"Ma dai, ormai lo fanno tutti, c'è gente che gira il mondo in autostop ed è ancora viva."

Convinsi Isabella a fare questa nuova esperienza e la sera ci recammo a piedi alla sbarra, la superammo e ci mettemmo sulla litoranea con i pollici all'aria.

Quasi subito si fermò una macchina, un maggiolino rosso.

Guardammo dentro e vedemmo un bell'uomo sui quaranta che ci disse di salire.

Entrammo in auto e ci sedemmo sui sedili posteriori e solo quando la portiera venne chiusa e partimmo, arrivò la paura e pensai di aver commesso una grossa imprudenza e stavo facendo rischiare anche la mia amica.

Nessuno parlava. Noi stavamo rannicchiate sul sedile posteriore e il silenzio di quell'uomo ci inquietava ancor di più.

Dopo diversi minuti l'uomo, continuando a guidare e a guardare dritto davanti a sé disse :"E se girassi per una di queste traverse che portano a quei campi deserti, voi cosa potreste fare? Niente, voi non potreste fare niente ma io vi potrei fare di tutto e nessuno vi sentirebbe gridare."

Eravamo salite sull'auto di un mostro e sentivo che la colpa era solo mia, della mia incoscienza, del mio sopravvalutarmi.

Nelle vene ci scorreva il ghiaccio nonostante la sera calda. Pensai anche di dire a Isabella di buttarci fuori dalla macchina in corsa ma era troppo pericoloso.

Non ebbi nemmeno la forza di dire :"La prego signore, non lo faccia." Ero paralizzata dalla paura e vedevo Isabella guardarmi con gli occhi lucidi.

"È la prima volta che lo facciamo." disse Isabella con un filo di voce

"Ci lasci andare non lo faremo mai più." aggiunsi io.

L'uomo non rispose ma continuò a guidare in direzione di Anzio e finalmente dopo alcuni minuti, entrammo nella cittadina.

Ci lasciò sulla piazza principale del paese e se ne andò senza dire una parola.

Pian piano la paura si attenuò ma io non volli più nemmeno sentir parlare di autostop.


Sono passati tanti, tanti anni da allora ma quell'episodio non me lo sono mai dimenticato.

Solo che oggi lo vedo sotto una luce completamente diversa.

Sono diventata mamma, poi nonna ed ho provato anche io quel senso di protezione che si ha verso i propri figli e poi verso i nipoti. Le brutte vicende che si sentono in TV e che riguardano bambini uccisi, ragazzine stuprate e poi ammazzate ci fanno venire i brividi.

Si farebbe di tutto per proteggerli questi fanciulli che hanno ancora tutta la vita davanti, si farebbe proprio di tutto, anche fingersi un maniaco sessuale per spaventare a morte due ragazzine incoscienti che fanno l'autostop.

E che sicuramente non lo hanno più fatto.




Cinzia Baldasserini



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