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Una storia di ValentinaPagliaro

Considerazioni notturne di una cinica insonne

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6 minuti

Pubblicato il 13 luglio 2019 in Giornalismo

Tags: #societ #passato #presente #mondo #futuro

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Insonne, in una calda notte di luglio. Nella mia camera tutto è buio, tranne le ante della finestra dalla quale riesce ad entrare poca luce proveniente dai lampioni esterni. In sottofondo, solo il via vai delle macchine che sfrecciano sulla strada proprio sotto casa mia. L'afa entra dalle fessure delle tapparelle e mi si appiccica addosso, quasi come una seconda pelle. Mi sento appiccicosa, madida di sudore. Ma forse non è solo colpa del caldo. Sento una strana angoscia dentro di me, qualcosa che mi mangia dentro. Come un topo col formaggio, quella strana sensazione mi rosicchia la bocca dello stomaco e non mi fa dormire. Una sensazione simile alla notte prima di un esame, ma domani nessuno mi interrogherà. O forse si? In realtà, mi sento perennemente sotto esame. E a giudicarmi è il docente più severo: me stessa. Cosa sto facendo della mia vita? Come sto spendendo il mio tempo? In che modo sto cercando di lasciare un segno nelle vite della gente che incontro? Ma, la domanda più pericolosa che mi pongo stanotte è: è davvero questa la vita che sognavo? Non so chi abbia pronunciato la frase 'la notte porta consiglio' ma, di sicuro, non ha mai passato una notte come questa. La mia è piena di domande, di angosce, di dubbi e ripensamenti. Rimpianti no, per carità, quelli proprio non fanno per me. Ho sempre preso ogni scelta con decisione e affrontata con coraggio ed orgoglio. Ogni mossa che ho fatto nella mia vita è stata attentamente ponderata e studiata. Sin da piccola, il mio sogno più grande era quello di aiutare la gente. Di rendermi utile. Volevo rendere il mondo un posto migliore, un luogo felice. Da adolescente facevo parte di diverse associazioni, facevo volontariato, stavo a contatto con la gente che soffriva. Una volta finite le superiori ho scelto di intraprendere la carriera infermieristica. Mi sono laureata con il massimo dei voti ma in ritardo, perché nel mentre cercavo comunque di mettere al primo posto gli altri, mai me stessa. Ho fatto la volontaria all'interno di alcune case famiglia, ho cercato di dare tutta me stessa per far del bene alla gente sottraendo tempo allo studio. Ma mi sono laureata. Ed ora? Continuo a fare la volontaria, ho un lavoretto che mi permette di pagare l'affitto e di pagare le bollette. Faccio compagnia ad una dolce vecchietta, Maria, che insiste nel volermi pagare anche solo dieci minuti in più di lavoro che faccio mentre io, invece, lo faccio con il cuore. Le voglio bene. Ma è davvero questo ciò che immaginavo da bambina? Ricordo che desideravo viaggiare, scoprire il mondo, conoscere gli abitanti del mondo e le loro tradizioni. Mi piacevano tanto i documentari. Amavo guardare le tribù africane e scoprire i loro modi di fare, i loro riti. Anche quelli sugli animali mi piacevano molto. Facevo tesoro delle cose che imparavo e a scuola ne parlavo con gli altri bambini che, però, non sapevano di cosa stessi parlando. Mi faceva sentire bene conoscere delle cose che gli altri non conoscevano, mi faceva sentire speciale. Leggevo molto, avevo fame di conoscenza. Ero una bambina curiosa e guardavo tutto con occhi interessati, con la voglia di sapere sempre di più. Oggi, mi guardo allo specchio e non mi riconosco più. Leggo ancora molto ma non per conoscenza, più che altro per voglia di fuggire da un mondo che non sento mio fino in fondo. Mi perdo nei romanzi di Jane Austen, mi emoziono per la grazia con cui Mr. Darcy chiede la mano di Elisabeth. Sotto una sottile pioggia, all'alba. Ogni dichiarazione d'amore dovrebbe essere così delicata e potente allo stesso modo. Poi chiudo il libro e torno nel mio secolo, dove tutto mi appare volgare, scontato, sudicio, senza stile. Mi giro e vedo corpi nudi, senza cuore, che camminano e parlano ma senza un filo conduttore. Ho del tutto perso la fiducia nell'umanità, nel presente che vivo e nel futuro che vivrò. Mi sento intrappolata nell'epoca sbagliata. Non ho più un filo di curiosità, di gioia negli occhi. Mi limito ad osservare lo scempio del tempo che passa e si limita a consumare i nostri corpi vuoti e le nostre anime sciape, senza sapore. Inerme. Mi rendo complice del fallimento del mondo così, senza muovere un dito per fermarlo. Fossi ancora la bimba di un tempo mi metterei ad urlare, mi metterei a correre. Mi muoverei, pur di no rimanere ferma ad osservare. Parlerei con la gente, cercherei di spiegargli cosa significa per me vivere, vivere davvero. Cosa dovremmo fare per migliorare il mondo, per migliorare noi stessi. Guarderei la gente con occhi pieni di fiducia nel genere umano. Mi sentirei viva, sentirei ancora bruciare il fuoco dentro di me. Invece, sono qui, in una calda notte di luglio, a riflettere su ciò che mi ha cambiata, non trovando risposta. Non è stato un avvenimento specifico, o una delusione, un trauma. No. A cambiarmi è stato il mondo, il suo modo di andare avanti nel modo sbagliato. Il modo in cui argina i sentimenti e le emozioni per dar spazio alla superficialità e alle foto su Instagram. Ma lo abbiamo mai guardato davvero un tramonto? Oltre a fotografarlo, dico. Ci siamo mai persi fra i suoi colori? L'arancio, che diventa rosso fuoco e man mano si tinge di viola, per poi schiarire e lasciare spazio al rosa. Quello è il mio momento preferito, quando tutto il cielo si tinge di rosa e si prepara a lasciare spazio alla sera. La fine del giorno. L'istante in cui si tirano le somme e si spera di aver fatto qualcosa in più di ieri ma senza strafare, perchè c'è sempre domani. E, se domani, a quest'ora, dopo aver tirato di nuovo le somme ti ritrovi con un risultato inferiore a quello del giorno prima allora senti di aver fallito. E la vita va avanti così, tra la foto di un tramonto con sotto una foto di Baudelaire e la foto della nostra cena al ristorante. Piatto vuoto, come il portafogli dopo aver pagato il conto ma ego pieno perchè quel piatto ha riscosso tanti like. Allora, pensandoci bene, la domanda che stasera mi pongo non è più quella in cui provo a capire come ho fatto a cambiare e a diventare quella che sono, dimenticandomi del tutto di chi ero. La domanda a cui davvero mi piacerebbe trovare risposta è: dove abbiamo sbagliato? Deve esserci stato un intoppo, lì, da qualche parte, durante il processo evolutivo. La vita non può essere tutta qui. Non può ridursi a due cuori su un social network.

Mentre penso a tutto ciò, finalmente, sento le mie palpebre stanche minacciare di chiudersi. Mi piacerebbe addormentarmi e svegliarmi tra vent'anni, per vedere che fine ha fatto il mondo. Magari, poi vi aggiorno con una storia su Instagram.

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