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Una storia di NadiaF

Spicchi di memoria

- a Gianna -

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6 minuti

Pubblicato il 02 marzo 2019 in Altro

Tags: #amicizia #viaggio

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Come quasi ogni sera, gioco con il computer girovagando su internet, tra social network aperti più che altro per curiosare e ricerche di notizie. Improvvisamente qualcosa mi fa tornare in mente una ragazza che conobbi quasi trent'anni fa.

Ci siamo frequentate per un po' di anni e poi la distanza ci ha separate, ma non l'ho mai dimenticata. Il suo nome è Gianna.

Spesso ho provato a cercarla su Facebook sperando di ritrovarla e di poter riallacciare quell'amicizia iniziata su di una nave da crociera quando, a vent'anni, decisi di fare il primo viaggio da sola e prenotai una crociera nel mediterraneo per pochi soldi, poichè la mia cabina era poco sopra al livello di galleggiamento.

Ricordo che andai in un'agenzia di viaggi e tra tutte le possibilità alla mia portata, scelsi la crociera. La nave si chiamava Ausonia. E' quella della foto di copertina.

Se la si paragona ai lussuosi giganti del mare che si vedono ora, era una piccola barchetta con due soli ponti, un paio di piscine e non molto altro. L'itinerario della crociera partiva da Genova per toccare Barcellona, Palma di Mallorca, Tunisi, Palermo, Capri ed il ritorno a Genova.

Non appena salita a bordo e posata la valigia in cabina, un buco con tre letti di cui due a castello, un mobile con specchio ed una doccia che ricordo come quella più scomoda che io abbia mai visto, sono tornata nella sala bar e ho notato un'altra ragazza che, come me, era sola e si guardava intorno. Mi sono avvicinata e abbiamo fatto subito amicizia.

Lei, Gianna, veniva da Modena e aveva deciso come me di farsi una vacanza in crociera, ma forse essendone un po' più convinta di me. Da quel momento io e lei siamo diventate una coppia fissa. Abbiamo condiviso le stesse gite, lo stesso tavolo in nave a pranzo e cena, le stesse giornate (noiose) in navigazione, le stesse risate per tutti i guai che combinavamo.

In crociera ho imparato che anche se la nave era grande ed aveva persino gli stabilizzatori antirollio, il mare era enormemente più grande e nessuno stabilizzatore poteva annullare il movimento che imponeva la forza marina. Anche quando il mare pareva una tavola, a pranzo l'acqua nel bicchiere andava su e giù, la minestra nel piatto andava su e giù e la mela che mi prendevo, maledetta lei rotonda, rotolava verso Gianna che me la rispediva ridendo e io cercavo inutilmente di puntellarla usando il tovagliolo come freno.

La sera in cui, nella grande sala dove si tenevano gli spettacoli, per via della maretta che c'era rischiai di cadere andando a sedermi in braccio al Comandante, io e Gianna salimmo in coperta con un gruppo di altri crocieristi impavidi e fu lì che capii il motivo per cui l'acqua della piscina era così tanto più bassa del bordo.

C'era un vento che portava via, l'atmosfera non era per niente romantica come si vede nei film e non riuscivamo a stare in piedi per quanto la nave ballava. Tutti, indistintamente, decidemmo che era meglio tornare al chiuso e che provare ulteriormente l'ebrezza della navigazione sul ponte con il mare mosso non faceva per noi.

A Palma di Mallorca scegliemmo un'escursione che prevedeva anche la cena in un ristorante tipico che pareva una fattoria e nel quale cenammo in modo molto poco felice. Ci diedero, tra le altre cose, dei salumi che in teoria avrebbero dovuto essere cotti su di un fuocherello a nostra cura e poi mangiati. Probabilmente per un difetto di comunicazione non capimmo qual era il meccanismo esatto e li mangiammo, o meglio li lasciammo quasi tutti nel piatto, pressochè crudi. Ricordo il nostro scetticismo circa il fatto che quello dovesse essere un ottimo ristorante.

Avevamo costituito un gruppetto formato da mezza Italia dove c'eravamo io, una mamma ed una figlia di Torino come me, Gianna di Modena, due ragazze pugliesi, una coppia napoletana di commercianti di vestiti da uomo ed un ragazzo di Roma. Eravamo tutti allo stesso tavolo e nonostante il cibo dubbio, ci divertimmo comunque molto. Forse qualcuno i salamini riuscì anche a cuocerli.

Successivamente, eravamo la combriccola che a Palermo riuscì a farsi mandare alla periferia invece che in centro (ma in centro siamo riusciti ad arrivarci ugualmente), a Capri riuscì a lavarsi da capo a piedi salendo sulle lance che dalla nave portavano alla terraferma, perchè ovviamente la nave nel porto non ci entrava, o i cui membri sulla nave prendevano il sole facendo gli scemi al bordo della piscina. Non esistevano ancora gli smartphones e nemmeno le macchine fotografiche digitali per cui ci sono poche fotografie delle nostre bravate, ma forse è meglio così.

Dopo quella crociera io e Gianna siamo rimaste in contatto per una decina di anni e io sono anche andata a farle visita a Modena. Poi, complice la distanza ed alcuni accadimenti purtroppo per lei infelici, ci siamo perse.

Con l'avvento di internet e delle mille possibilità che ha portato con sè, più volte l'ho cercata sui social networks, ma non l'ho mai ritrovata. Forse non amava internet, mi sono detta, ma non ho mai smesso di cercare di ritrovarla per poter magari chattare con lei, in quest'epoca dove le distanze sono quasi annullate dalla tecnologia.

Stasera ho nuovamente provato scrivendo direttamente il suo nome e cognome nel browser e, tra le immagini, una pare avere il viso della ragazza che ho conosciuto.

La sorpresa mista a curiosità dura lo spazio di un attimo. Cliccando sulla foto che ho visto, ho scoperto che era quella di un necrologio. Gianna è deceduta a 58 anni a novembre 2016.

Lo sconforto è grande. Subito sento una sensazione di vuoto allo stomaco.

Non riesco a staccare gli occhi dal suo viso sorridente, in quella foto che la ritrae con un'età probabilmente intorno ai 30 anni.

Dalle poche frasi che mi restituisce internet scopro che aveva un marito ed un figlio e, ricordando le sue vicissitudini, ne sono estremamente contenta. Continuo a guardare la sua foto e mi dà sollievo sapere che ha avuto la felicità che ad un certo momento molto buio le sembrava non potesse arrivare mai.

Continuo a cercare su internet avida di altre fotografie di lei o di piccole notizie che mi raccontino magari qualcos'altro, ma il video mi rimanda solo sempre la foto sorridente del suo necrologio. Gianna. Siamo state insieme solo venti giorni in un'estate di tantissimi anni fa, ma non ho mai dimenticato l'allegria e il simpatico accento modenese che tanto mi faceva ridere quando scherzavamo.

Di colpo ho ricordato tante cose e ho ripercorso quella crociera che mi ha fatto dire che sarebbe stata la prima e l'ultima della mia vita, oppure quando ci chiedevamo come diamine facesse quella ragazza pugliese a dire che l'estate successiva avrebbe prenotato un'altra crociera se aveva passato questa in cabina a dare di stomaco. Oppure ancora la tua timidezza che non ti aveva fatta partecipare al concorso Miss Ausonia, dove tutte ci siamo buttate per scherzare, comprese quella ragazza australiana che era in cabina con me e che era diventata amica del presentatore e quella signora che si era messa anche i lustrini sui capelli, mentre io avevo un prendisole a righe che sembravo scappata da casa e i capelli che andavano ognuno per conto proprio. Se ci penso ora sprofondo per la vergogna.

Ma noi ce la ridevamo di gusto. Tu avevi qualche anno più di me ed eri molto elegante, io una ragazzina di una bruttezza soprannaturale.

Ho ricordato anche la visita che ti avevo fatto a Modena, la gentilissima ospitalità tua e dei tuoi familiari, la calda accoglienza che mi avete riservato e tu che mi guidavi nella visita alla tua città.

Addio cara amica. Sarai sempre nei miei pensieri.




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