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Una storia di FrancescoFrancica

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Titani in scatolette di latta

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6 minuti

Pubblicato il 21 aprile 2020 in Recensioni

Tags: #rock #storia

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Era l'epoca dei fiori rosa e degli acidi facili, i Jefferson Airplane proponevano di mangiare funghi per addentrarsi nella tana del Bianconiglio urlando dal palco di Woodstock: "Feed your Head!". Erano gli anni in cui in tanti come Jimi Hendrix si perdevano nella nebbiolina viola che si materializzava nella testa e confondeva il giorno con la notte, la Purple Haze con la quale le ragazze voodoo stregavano i cuori e la mente dei ragazzi.

Qualche anno prima, dall'altra parte dell'oceano Jhon Mayall, poli strumentista classe 1933, era da poco rientrato dal servizio militare in Corea e aveva fondato nella cara vecchia isola della Regina i John Mayall's Bluesbreakers, gruppo a forti tinte blues con risvolti progressive e contaminazioni jazz che diventerà una fucina di artiglieria pesante, formando tra le sue fila pezzi da novanta quali Peter Green, John McVie e Mick Fleetwood che formeranno i Fleetwood Mac e Mick Taylor che militerà negli Stones.

Ma i veri capolavori che uscirono dal crogiolo di Jhon Mayall furono il bassista Jack Bruce e il dio della chitarra Eric Clapton che nel '66 ben consapevoli del loro valore artistico caricarono a bordo un altro degno rappresentante della scena blues pop degli anni 60, il batterista Ginger Backer per fondare quella che a detta degli addetti ai lavori avrebbe rappresentato la crema della produzione musicale contemporanea: i Cream, per l'appunto, il primo super-gruppo della storia.

Sui muri della stazione di Islington nel 1966 dopo l'edizione dell'album Mayall's Bluesbreakers with Eric Clapton i writer (ma i maligni dicono che fu qualche produttore discografico) scrivevano "Clapton is God" e questo la dice lunga sulla reputazione del chitarrista. Ma non meno famosa era la testa rossa di Peter Edward Baker -che gli valse appunto l'appellativo di "Ginger"- che in quanto a virtuosismi il primato se lo contendeva solo con John Bonham degli Zeppelin. Jack Bruce dal canto suo, con le sue capacità compositive, la padronanza del basso e di altri svariati strumenti non era da meno rispetto ai suoi colleghi e la collaborazione con il paroliere e poeta Pete Brown fece da spina dorsale alla produzione artistica del super-gruppo.

le scritte sui muri nella Londra del 1966
le scritte sui muri nella Londra del 1966

Ora capirete che il calibro dei Cream era oggettivamente dalle grandi aspettative le quali furono immediatamente rispettate dalla band. Il primo album "Fresh Cream" della fine del '66, trova un 6° posto in classifica in UK e 39° in USA riscuotendo da subito successo di pubblico e di critica pur essendo prevalentemente un album di rivisitazioni di storici blues di Muddy Waters, Robert Jhonson e Willy Dixon affiancate da qualche pezzo a firma Bruce e Brown. Già dal primo album si avverte il marchio di fabbrica della band, tre leader nella loro specialità (chitarra basso e batteria) erano in grado di compiere evoluzioni e virtuosismi da fuoriclasse e la cosa era ovviamente palese soprattutto nelle esibizioni dal vivo dove la potenza la tecnica e l'improvvisazione diventavano palpabili.

A tutto ciò si aggiungano anche le inclinazioni progressive e psichedeliche di Bruce, l'innata vena blue di Clapton e le sfumature jazz di Baker e il terreno blues su cui crescono i Cream si contamina con altri stili rendendoli unici e sicuramente la migliore band della scena pop inglese degli anni '60.


Tre titani, insomma, e questo non poteva che essere un bene per i fan, per le case discografiche e soprattutto per la la musica, ma rinchiudere tre personalità del genere in cinque lettere fu la cosa più dura di tutte. La vita della band durò veramente poco, circa tre anni per un totale di quattro album, l'ultimo dei quali, "Goodbye", fu realizzato solo per contratto con la casa discografica ma la decisione di sciogliere la band era già stata presa e i tre vollero congedarsi dal loro pubblico già fin dal titolo dell'album stesso. I rapporti tra i tre furono sempre tesi, Ginger Baker aveva il piglio e la pretesa del leader in costante contrasto con Bruce che ne rivendicava il primato specialmente in virtù del suo ruolo compositivo mentre Clapton osservava la cosa indifferente con la spocchia del purista blues fuoriclasse. Le mire da conquistatore di Ginger Baker erano minate inoltre dall'astro nascente di Hendrix che da oltreoceano stava invadendo la scena europea mettendo in ombra i Cream. Sul palco non era difficile assistere a una rincorsa al volume più alto, all'assolo più lungo al virtuosismo più funambolico per la gioia degli spettatori che potevano assistere a vere e proprie jam session di improvvisazione sublimi.

Non erano rare le scaramucce continue, i litigi, fino ai veri e propri tentativi di sabotaggio degli strumenti, Bruce doveva letteralmente sgolarsi per riuscire a contrastare i volumi di Clapton e Baker proprio non sopportava quell'ammirazione di Clapton nei confronti di Hendrix che il batterista vedeva come una minaccia al suo successo.

Insomma tre prime donne sulla stessa chorus line, tre titani in una scatoletta di acciughe.


Ma tre titani restano sempre tre titani e lo dimostrarono poco prima della decisione di sciogliere la band definitivamente appena dopo la pubblicazione del loro terzo album Wheels of Fire del 1968, sicuramente il loro migliore lavoro, nel quale dimostrano di aver ben oleato gli ingranaggi e di saper anche suonare liberamente nonostante le incomprensioni, forse anche data la consapevolezza dell'imminente addio. Fatto sta che l'album diventerà una pietra miliare della storia del rock, dalle palesi intenzioni blues ma fortemente caratterizzato da digressioni progressive e psichedeliche perfettamente in linea con le mode dei tempi, avvalendosi anche dell'aiuto di Felix Pappalardi (che ne è anche il produttore), che si occuperà delle parti di viola, basso, campana e organo.

Quattro lati, gli ultimi due rimaneggiati da un live at Filmore mentre i primi due sono dedicati alle registrazioni in studio e si aprono con uno dei masterpiece della band, quella White room che li porterà alla storia.

Il pezzo è una corposa canzone composta da Bruce con testo di Pete Brown, preludio del genere pop rock che avrebbe preso piede negli anni successivi, dotata di un andamento melodico discendente molto accattivante. La qualità sfoderata da Clapton si muove sul brano con la chitarra colma di effetti wah wah che fanno quasi parlare lo strumento, molto psichedelici e alla moda dei tempi ma con la consueta classe che lo contraddistingue. Baker si limita al minimo indispensabile, in modo preciso e con estrema classe e così anche anche il gioco di cassa e piatti più banale diventa magico.

La costruzione del pezzo si basa sull'utilizzo di un preludio epico tra il giro di basso e la viola, intermezzo e chiusura in un enfatico bridge a cinque quarti, ruvido e in netto contrasto con lo scorrere lineare dello sviluppo della strofa, il tutto fa l'occhiolino alla costruzione tipicamente jazz che denota la geniale capacità compositiva di Bruce.

Il testo è un continuo contrasto cromatico tra il buio di una città oniricamente oscura dove i marciapiedi sono color oro e cavalli argentei come le menzogne della società, mentre la stanza dove l'uomo aspetta la sua donna è bianca e lucente come i raggi della luna ma con le tende nere e buie come gli occhi di lei che non arriverà nonostante la spasmodica e lucente speranza di lui, smarrita nella città delle anime perse, sotto gli alberi, che in qualche modo, esattamente come la stanza bianca, sembrano tenere lontane le ombre e con loro tutti i mali e le bugie del mondo.


I'll wait in this place where the sun never shines

Wait in this place where the shadows run from themselves


Il testo malinconicamente onirico, la digressione musicale epica e potente nonostante i calando rendono White Room oltre che il più caratteristico pezzo dei Cream un monumento alla corrente flower power e a quel modo acidamente fluo della fine degli anni sessanta.




White Room - Wheels of Fire - Cream

New York - Atlantic studios

AtCo Records, Luglio 1968


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