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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine FILOLOGIA E FILOSOFIA NAPOLITANA

MARMOT IL MONDO DELL’AMORE

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8 minuti

Pubblicato il 23 agosto 2020 in Fantascienza

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Mi chiamo Dominic Flaubert , sono un agente segreto dell’impero terrestre. A lungo ho sognato di avere una casa a valle felice nel pianeta delle marmotte . A volte un uomo può sognare ad occhi aperti , senza rendersi conto di vivere in una altra dimensione , di seguire i suoi giorni nel circolo delle rinascite , crescere nell’ idea che il male ti possa prendere in braccio e portare oltre quello che credi verso un altro destino. Così ho preso in affitto una stanza ammobiliata ad Avenue Park nel distretto del pianeta delle marmotte che non muovono un passo se non sono tutte insieme . Le marmotte del pianeta Marmot sono discrete, fanno l’amore sempre insieme nell’ ora prestabilite, da loro calendario lunare . A me mi fa sorridere, assai quella loro capacità di procreare in un ora dedicata soprattutto al dolce desio , anche perché in molte sono incapace di sostenere un discorso di filosofia culinaria . In quanto sono , prigioniere da diversi millenni dei loro pregiudizi razziali. Di solito cercano riparo sotto terra e spingono a credere che si possa essere felice con poco. Un mondo governato da castori e marmotte, sarebbe impossibile viverci insieme credetemi quindi il mio primo caso da risolvere nel pianeta delle marmotte fu quello di prodigarmi a determinare una certa conoscenza fisiognomica genetica di cosa sia un essere umano ed una marmotta.

La mia ignoranza investigativa , catalogata nei vari generi, mi spinse fino a fidanzarmi con una marmotta che era molto procace e assai calda , sapeva di pagnotta affumicata . Gli cantavo sotto le stelle , funiculì,funiculà , ò sole mio stà fronte a te. Per molti anni, in cui vissi sul pianeta Marmot mi feci una discreta esperienza sulla questione naturale del desumere se una cosa va fatta con ragione o senza , pertanto mi ero preparato un bel discorso da fare all’ assemblea delle vecchie marmotte per destate in loro quel concetto civile dell’ essere civili . E già perché di civiltà le marmotte non ne volevano proprio sapere , rifiutavano qualsiasi approccio al mondo etico , giuridico , incitando spesso la popolazione a sollevarsi contro ogni angheria religiosa. La laicità è un piatto di pietanze prelibato che sazia i dirigenti , ma non la fame del popolo perduto nella bellezza della razza , un ebbrezza, singolare , funzione essenziale per un commerciante di pellicce.

Il mio fidanzamento , con una marmotta aliena , non fu apprezzato all’ inizio e pertanto, ogni volta che entravo in un bar della metropoli delle marmotte , sentivo vociferava alla spalle. Occhiacci e linguaccia , spintoni e sgambetto. Per poco non cacciavo la mia pistole laser e stesi due o tre di quelle dannate carogne di cugini castori.

Ma quanto , costa farlo è così tenevo a freno la lingua , alto il dito sul grilletto per non passare un brutto quarto d’ora.

Il signore prende qualcosa ?

Due whisky con ghiaccio, grazie

Io prendo un arancino

Faccia due

Siamo aperti fino alle sette di domani mattina se volete una camera vi dò la chiave.

Mangiamo , prima grazie

Ma dai caro , non farti pregare

Aspetta , gustiamo qualcosa poi saliamo sopra in camera

Mi vuoi , tutta ciccia e brufoli

Solo la ciccia m’ interessa

Sei noioso

Tu appiccicosa

Come scotta

Qui non fanno sconti

Dico come scotta la carne nel piatto

Va bene mangiamo , se no si fa freddo

Quante facce strane

Già, ne vedo tantissime

Sono tutti forestieri

Chi sa da quale pianeta vengono

Hanno tutti la capa fresca

Certo a questi non li uccidi con un colpo solo

Ci vuole la mitragliatrice

Mangiamo

Dopo saliamo in camera

Non fare come al solito

Cosa intendi ?

Vai sempre di corsa

Vengo al momento giusto

Non credo ci sia un tempo per venire e il modo di dire che mi preoccupa

Ma , allora sono un incompreso

Dimmi , tu mi vuoi bene a me ?

Io te ne voglio tanto, però fammi respirare.

Che disgrazia

Quale disgrazia

Me lo hanno detto , ho le prove tu mi tradisci con un altra

Io , per carità ci mancherebbe, mai una cosa del genere oserei farti

Tu mi tradisci ?

Tu mi stupisci

Che sceneggiata

Un ballo in maschera

Na tarantella

Senza la gonna

Facciamo senza niente

Io ci metto sentimento

Io il resto di niente

Sei fresco

Sono noioso

Sei focoso

Sono un vulcano

Madonna che eruzione

Che erezione vorrai dire

Proprio quella , che emozione

Il locale era zeppo di cosmonauti castori proveniente da diversi pianeti , molti avevano viaggiato per mesi da stella a stella attraverso i buchi neri sull’ orbita di parallelismi orbitali . Io in quella topaia ci ero stato già una volta , ci ero stato con una gallina del pianeta Gallio , dove ci vivono tanti di quei pulcini che ti viene da ridere. Un pulcino , io l’avrei adottato perché in fondo a me i pulcini piacciono, mi piace sentirmi gallo , maschio predominante , la gallina mi piace soprattutto con il brodo e più forte di me, essere gallo e come sentirsi santo o profeta , messia addirittura , un individuo dalle mille risorse economiche che aspetta un giorno la resurrezione dei morti dalla terra , dove sono stati sepolti per risorgere nella grazia di nostro signore.

Ho lavorato tanto sul pianeta delle marmotte. Ero perdutamente innamorato della mia marmotta Annamaria che me la dava una volta alla settimana , solo nei giorni pari quando non c’era nessuno in casa . Era una marmotta , simpatica, bionda con riflessi rossi nei capelli , occhi azzurri e intensi , una gran bella femmina .

Ci vediamo sul tardi

Non posso venire stasera

Non ti sto dicendo di portarmi a ballare

Ho un impegno anch’io

Stanotte vieni a letto con una bottiglia di spumante

Senti Annamaria qui le cose stanno cadendo dal cielo

Ma sono tre anni che andiamo avanti così

Se si accorge mio padre ci ammazza entrambi

Il marmittone di tuo padre non beve caffè alla mattina

Neppure a sera

E un padre padrone

Un poco cornuto

Un poco , senza mettere in dubbio la santità di tua madre , poveretto quello ha più corna che peli in testa Annamaria .E va bene qualche cornicino c’è lo ha ma senza peccato. Chiamalo peccato per me sono corni di rinoceronte .

E già il signore mi vuole fare la predica

Ci mancherebbe , io mi faccio gli affari miei

Sei perplesso

Solo quando faccio sesso

Oh che carino allora l’ammetti

Cosa

Che ti piaccio

Io sono un democratico

Io una liberale.

I miei giorni sul pianeta Marmot erano piacevoli da trascorrere con l’intenzione di fare grande cose, di essere e di diventare un bravo agente per riuscire a scoprire i profondi segreti di quelle terre abitate dalle mansuete marmotte , creature dotate di potere telepatici, capace di assemblare meccanismi informatici , di costruire capsule spaziali di viaggiare oltre altre dimensioni. Pensate , se avrei riuscito a carpire uno di quei segreti , sarei stato premiato dal presidente della mia società . Avrei avuto appuntato sul petto una medaglia o due , qualche incarico per dirigere una task force per giungere in altri pianeti , conquistarli in nome della mia società , mondi e universi sconosciuti. In genere su Marmot , facevo quello che mi pareva , non badavo a spese, ero sincero con Annamaria e cercavo sempre una scappatoia per aprire il pacco sorpresa della nostra unione. Il pianeta Marmot era grande come una nave dimenticata nello spazio che galleggia nel mare del cosmo, verso dimensioni oscure.

Le marmotte erano intelligenti avevano creato un mondo informatico senza paragoni, fatto di dimensioni virtuali che riuscivano a cancellare il male della propria vita in bilico nella dimensione surreale di un mondo ignobile , quale è la vita sopra un pianeta popolato da molte marmotte innamorate di se stesse.

Quanto tempo ho trascorso su quel pianeta non ricordo, quanto amore abbia ricevuta dalla mia cara marmotta , sempre innamorata di me delle mie abitudini dei miei grattacapi . Forse sono stato prigioniero di un sogno , forse ho provato a fuggire ad andare oltre quello che credevo, verso una dimensione congeniale dove poter realizzare un identità capace di rendermi superiore alle marmotte. Ma ahimè mi sbagliavo sul conto delle marmotte il tempo trascorso in quei luoghi, mi aveva riportato alla mia origine terrestre alla ragione del mio viaggiare in altre dimensione parallele. L’amore per la mia marmotta mi aveva reso incapace di credere in me stesso.

Riproviamo

Ho paura di cadere

Sono qui ti prendo io

Non posso sono ad un passo dall’ essere me stesso

Non mangi

Vorrei ritornare a viaggiare

Dentro te stesso

Per carità mi credi un misantropo

No , ma mi ricordi mio nonno castoro

Io somiglio ad un castoro

Ma si non te la prendere

Facciamo finta di volerci di nuovo bene

Era quello che aspettavo sentire

Lo so mi sono detto , non fa nulla, tutto passa per il momento stasera esco con Annamaria la porto a teatro. Spero solo di non incontrare strada facendo qualche pericoloso predatore che provi a sbranare la mia adorata marmotta . Amore della mia vita , regina dei mie desideri del se e del mio per se , nella logica della creazione , io ho fatto un passo avanti , ora mi aspetta una risposta che cosa sono io un uomo o una marmotta ? Avrei preferito essere marmotta e non un agente da quattro soldi che se ne va in giro per altri pianeti a sedurre marmotte aliene . Nate in pianeti orbitanti nel cosmo della meraviglia , splendidi mondi surreali sospesi nella creazione in mezzo alle galassie , laggiù , luccicanti lungo la via lattea.


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