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Una storia di IBonamiciFredducci

SESSO DI RIAPERTURA

Istinti ingigantiti dal Lockdown...

112 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 17 maggio 2020 in Humor

Tags: #sesso #fantasie #attrazione #sexy #covid19

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Lunedì 18 Maggio 2020: la data della fatidica riapertura. Riapertura di un sacco di cose, ma a lei interessava il Bar. Il Bar Tabacchi “Modena”, il suo preferito, proprio di fronte al palazzone dove aveva sede la Multinazionale per la quale lavorava. In quel locale si alternavano 4 baristi: 3 ragazzi ed una ragazza. Il più giovane aveva 25 anni, il più “maturo” 41. Nessuno sapeva perché si chiamasse “Modena”: Filippo, quello di 41 anni che era anche il titolare, lo aveva rilevato con quel nome e aveva deciso di non cambiarlo.

Il posto non era molto grande: se dentro c’erano 5 persone si iniziava a non capirci più niente ma era sempre ottimamente fornito, aveva una scelta smisurata di pastine e salati e perciò poteva vantare una clientela immensa. Lo smart working avrebbe continuato a ridurre per un po’ il flusso dei clienti: in quella zona piena zeppa di uffici erano tornati un terzo degli addetti, ma la specifica mansione della ragazza non era possibile svolgerla da casa e quindi, da una settimana, lei era tornata al palazzone… Quelle giornate con il Bar chiuso le avevano provocato i sintomi di una crisi di astinenza. Non era una scansafatiche e non una che, “modello colleghi di Fantozzi”, timbrava il cartellino e poi passava la giornata facendosi i cazzi suoi; ma la pausa pranzo ed uno o altri due salti al “Modena” con annesso cicchino e chiacchieratina con uno dei baristi fuori dal locale o con Simona, sua collega con la quale condivideva quasi sempre gli orari, erano imprescindibili.

Tutto era quasi a posto, il lockdown era praticamente finito: Finalmente il suo bar preferito aveva riaperto. Ci sarebbero state regole sul distanziamento sociale e contro gli affollamenti: ti saluto anche chiacchierate con i baristi dentro il locale affollato, tutti pigiati uno sopra all’altro mangiando ognuno la cosa del vicino ed urlando minchiate sproloquiando sui massimi sistemi!

Alle 11 uscì un attimo dal palazzone: voleva salutare i ragazzi di turno al “Modena”, con la scusa di prendere un pacchetto di sigarette.

Si mise diligentemente ad aspettare fuori dal locale, perché dentro c’erano già due clienti. Di turno c’erano Filippo e Saverio…

Saverio…

Ah, Saverio…col suo pizzetto sempre perfetto, i capelli folti e scuri e quegli orecchini d'argento ad anello...

Era il suo sogno proibito da 5 anni, ovvero da quando aveva iniziato a fare il barista lì. Aveva 25 anni, ben 10 in meno di lei che però pareva ancora una ragazzina grazie al fatto che lo scorrere del tempo è sempre gentile con le asiatiche; ma stranamente la cosa sembrava valere anche per lui, cazzo! Saverio pareva a malapena maggiorenne, infatti colleghe e colleghi con cui era più in confidenza e che sapevano della passione che aveva per quel ragazzetto, ironizzavano su sta cosa affibbiandole epiteti ed aggettivi ben poco lusinghieri. Lei rispondeva sempre: -Se ad un maschio piace una di 10 anni più giovane è una gran figata ed è regolare; se la situazione è ribaltata lei è una pedofila. Che male c’è se mi piace la “carne fresca”???-

Entrambi i clienti se ne andarono, uscendo diligentemente dalla porta opposta. Lei entrò ed era quasi emozionata.

-Dianaaaa!!!!! Ciao!!!!!!- -Ciao, ragazzi: che bello che avete riaperto!!!!! Mi siete mancati un sacco! Giuro!!! Dalla finestra del mio ufficio vedevo le saracinesche abbassate e mi piangeva il cuore!!-

Nel Bar erano state installate barriere parafiato di vetro. La mascherina donava a Saverio: metteva in risalto i suoi occhi cangianti.

Lei ne metteva in mostra una nera...e ben altro: per la riapertura del “Modena” aveva fasciato il proprio corpo con uno splendido qipao lungo. Bianco con fantasia floreale, cuciture, bordi e laccetti blu era a maniche corte e non aveva ovviamente scollatura, ma gli spacchi vertiginosi e il fatto che evidenziasse alla perfezione il suo fisico lo rendevano maledettamente sexy.

Si era chiesta se indossarne uno lungo o uno corto, ma quello lungo con quegli spacchi, a parer suo, stuzzicava molto di più la fantasia. Gli anfibi stonavano un tantino; ma lei non era mai stata una tipa da scarpe coi tacchi.

Pensò: -Guardami, maledetto! Ho passato il lockdown praticamente a digiuno e facendo esercizio fino a non riuscire a muovermi dalla stanchezza per paura di ingrassare!!!!! Ammirami, stupido ragazzino!!!!!-

Il giovane Saverio quasi le le lesse nel pensiero perché si complimentò: -Quel vestito è bellissimo e sei veramente incantevole, Diana...-


-Davvero? Ti piaccio?- -Oh sì...Sei...maestosa...da togliere il fiato!- -Esci dal bancone e scopiamo!!- -Cazzo, subito!-

Saverio uscì di slancio da dietro il bancone, slegandosi il grembiule in corsa e portandosi dietro un paio di dispenser di gomme da masticare, con pacchetti che ruzzolarono un po’ ovunque. Lei si tolse la mascherina e la lanciò ad un incredulo Filippo. Saverio le passò le mani sui fianchi e le strinse le natiche, premendola contro di sé con violenza: quel vestito era come una seconda pelle e piacevolmente liscio: sembrava quasi che Diana non indossasse nulla…

La baciò...con la mascherina: nell’impeto non se l’era levata: ci pensò lei, strappandogliela con irruenza dalla faccia rompendo gli elastici e provocandogli abrasioni con conseguente dolore dietro ad entrambe le orecchie; ma ciò lo eccitò ancor di più. I due iniziarono a baciarsi con grande foga: il più grande difetto del giovane Saverio era la sua statura piuttosto ridotta ma, essendo più alto di Diana solo di 2-3 cm, in quella situazione era innegabilmente una cosa comoda!

-Sdraiati a terra, sdraiati a terra, cazzo!- le ordinò e lui subito eseguì.

-No...ragazzi...ragazzi????- provò a dire qualcosa il titolare...sinceramente senza grande convinzione.

Con un’espressione da demone Diana slacciò il bottone ed aprì la cerniera dei Jeans di Saverio, glielo tirò fuori e si sistemò a cavalcioni su di lui: i generosi spacchi del vestito sembravano fatti appositamente per quello, e lei ci aveva pensato...eccome se ci aveva pensato.

-Ma non...- -Le mutandine? Con un qipao bianco, così stretto? Avrebbero rovinato completamente l’estetica...oh...wow...-

Era talmente bagnata che entrò “automaticamente”. Diana cominciò a cavalcare Saverio in modo brutale, bestiale. I muscoli delle sue cosce si muovevano ritmicamente mentre faceva su e giù, teneva il busto eretto ma con la schiena inarcata: il tessuto del qipao era sottoposto ad un grande stress e, se fosse stato un esemplare di non ottima qualità, si sarebbe strappato di lì a poco. Stava tirando delle ginocchiate esagerate contro il pavimento, ma non provava il minimo dolore: in quel frangente il suo sistema nervoso era capace solo di farle sentire un piacere così forte che non aveva nemmeno mai immaginato potesse arrivare a percepire.

Si sentì una voce alle loro spalle, ma a dire il vero né Diana né Saverio ci fecero caso: era Simona, una collega della ragazza. Vide la scena, se ne uscì con una esclamazione piuttosto colorita e poi si rivolse a Filippo, impietrito dietro al bancone: -Ma che cazzo sta succedendo????-

-Non lo so: sono letteralmente partiti!!!!!! Io non so che fare...-

Diana si voltò verso la collega e gridò, con un tono di voce completamente trasformato dalla situazione: -Venite anche voi...venite anche voi, cazzo!!!! Venite qui, subito!!!!!!-

Simona si scambiò un’occhiata con Filippo: arrossirono entrambi ma lei ruppe gli indugi: -Butta giù ste saracinesce, SUBITO!!!!!!!!-

Il titolare si lanciò contro il pannello dei comandi dei bandoni elettrici, anche lui facendo ruzzolare roba per terra: almeno 7 tazzine persero la loro vita disintegrandosi sul pavimento della pedana…

Simona indossava dei pantaloni, ma le ci volle una frazione di secondo per lanciare le scarpe contro ad altri incolpevoli dispenser e togliersi sia quelli che il perizoma e, pochi istanti dopo, anche lei e Filippo erano sdraiati sul freddo marmo del pavimento ed anche lei stava cavalacando, fissando Diana in quei meravigliosi occhi a mandorla, mentre entrambe ansimavano…

L’attrazione fortissima per Saverio, la situazione assurda, selvaggia e proibita, la presenza accanto a loro di Filippo e Simona, che aveva sempre trovato sexy, la faceva sentire eccitata come mai era stata in tutta la sua esistenza: il suo cuore stava correndo all’impazzata, si sentiva andare a fuoco, era come se ogni neurone del suo cervello ed ogni terminazione nervosa del suo corpo fossero sovralimentate: avrebbe provato un orgasmo così potente e devastante che avrebbe disintegrato tutti i bicchieri del bar urlando, e forse anche i doppi vetri del palazzone dove lavorava... Tutta la città l’avrebbe sentita, sì, cazzo!


-Diana???? Diana? Le vuoi queste sigarette?-

-Tiān a!!!!- esclamò tornando alla realtà, guardandosi attorno un attimo spaesata. Saverio aveva appoggiato il pacchetto delle sigarette sul bancone, usando la feritoia apposita nella barriera parafiato della parte dove si trovavano la sezione tabacchi e la cassa. La fissava in modo interrogativo, e lo stesso faceva Filippo. Si girò alla sua sinistra e, ad aspettare fuori dal bar, c’era Simona ed anche lei la osservava con una faccia a metà tra lo stupito ed il preoccupato.

Fu proprio la sua collega che domandò: -Sei stata assente per una quindicina di secondi! Oltretutto Saverio ti aveva fatto un complimento... Ma che trip ti stavi facendo???? Va tutto bene? Eri solo tra le nuvole o ci dobbiamo preoccupare?-

Con la faccia che assumeva una tonalità rosso vermiglio, la ragazza di origine cinese prese il pacchetto, lasciò lì 6 euro e uscì di fretta salutando: -Ok...ciao ciao ciao...scusate e buon lavoro. Ci vediamo su, Simona… Che bello che avete riaperto, ih ih...-

Mentre tornava verso il palazzone rifletteva sul fatto che il lockdown qualche segno lo aveva lasciato...


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