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Una storia di DomenicoDeFerraro

IL CANTO DEI CAPRI

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8 minuti

Pubblicato il 21 luglio 2019 in Poesia

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IL CANTO DEI CAPRI​​​​​​​




Inseguo questa vita tra desideri ed altri sogni che s’elevano nell’incanto degli anni che passano e si portano via il mio mondo il mio dolore per un amore che non so quanto valga. Mi muove lentamente vicino la porta dello studio, mi muovo cercando tra i mie idilli , un esistenza fuggita via dalle mani di un dio grasso e calvo a cavallo di un sauro che galoppa nel buio dei secoli futuri . Sorvola il mondo nell’aurora , passa in noi rischiara ed illumina il cammino dei popoli.


Mi porti con lei

Non posso sono un Dio

Mi faccia il piacere

Non insista sono fuori servizio

Vi voglio adorare

Si faccia uno shampoo

Mi duole la vita

Vada in farmacia

Facci il bravo sono un penitente

Non la faccia lunga, chi sono io per giudicare

Lei accidenti , mi venga

Ecco non dica nulla

Non sputi

Badi bene a come parli

Mi vuole intimidire

Per Dio sono non sono il suo Dio

Ora lei ci marcia

Mi intimorisce

Mi faccia il piacere

Non volevo offenderla

Giammai uomo di poca fede, figlio del volgo ci vuol ben altro.

Carminuccio

Chi mi chiama

Accattatevi le caramelle

È venuto con tutta la bancarella

Mo’ stiamo a posto

Pure le paperelle

Non diciamo idiozie

Commendatore sono Carminuccio

Chi è costui

Quello che telo metto sotto ò Musso

Ah ribaldo

Perbacco, siamo usciti di scena

Si credeva Torquato tasso

Le tasse sono carte

E ci si pulisca il....



Vorrei conoscere l’altra faccia della medaglia , elevarmi nel cielo grigio da questo incubo che m’assale, mi trasporta con se verso altre dimensioni. Rimango solo in fondo alla verità, solo alla finestra immagino un mondo diverso , scorre , passa , salta il fosso . Mi sento incredibilmente solo , con tutta la mia poesia , sotto un cielo terso con questo peso da portare sulle spalle.



Amore perché mi deludi

M’indurisco

Non facciamo come al solito, son già due ore che t’aspetto

Mi possono cecare

Chiamo tua madre

Fai con calma

Non dovevi girare la frittata

Siamo figli del nostro secolo

Ti ricordi di Adamo

Rammento Eva la moglie una gran bella donna

La diede subito

Beh cercava di concludere


Lascio la vita appesa ad un immagini, sotto il peso della luna implorante un po’ d’amore , sopra il mare, sopra il capo della gente di chi ascolta e fugge verso altri lidi. E nella gioia sono ad un passo dal comprendere il bene . E tu che Sei un ricordo d’estate nella casa quieta presso aromatiche sere, quando il rondone rade il canale, e cade strano nella frescura un suono da sonagliere randagie di cavalle in sudore.



Imploro il cielo tutto passi

Non hai capito nulla

Mi sono perso nel mio sesso

M’assale un dubbio

Non farti carico del male altrui

Aspetto dicembre

Verrà il giorno del giudizio

Saranno in molti a cadere

Prendiamo qualcosa al bar

Che caldo

Una limonata ghiacciata

Meglio un aranciata

Ho paura di morire

Non ritornare indietro

Faccio quello che posso

Ho attraversato l’inferno

Hai corso e ti sei perso

Non eri alla fermata dell’autobus

Non ridere del mio male

Sono seduto sul mondo

Tutto ricomincia

Un bicchiere d’acqua

Un fazzoletto per asciugare

Il vento asciuga le mie lacrime

Vivo il mio tempo

Ardo nell’estate

Passo e non ricordo



Oggi sei tutto quello che ricordo di quel tempo perduto che mi condusse verso altri intenti svaniti nell’attimo lubrico . Nella luce della sera passeggio verso la marina con i miei pensieri ed i miei dubbi sotto una bianca luna , la quale si specchia nel mare della mia innocenza di esule . Le onde del mare portano via i miei ricordi li conducono lontani come fosse barche portate via dal vento e dalle correnti marine.



Il giorno germoglia dentro di me

Nell’attimo conosciuto

Nell’amore che brucia in me

Sono ad un passo dal morire

Le rime all’incontrario amano all’inverso

Il dubbio m’assale, le stelle sono tante

Vedo ed amo

Navigo nel mare della lussuria

Sono il figlio mai avuto

Qui ,io rido di me stesso

All’ombra dei tuoi anni sogno d’essere vivo



Giorno di meravigliose essenze e di ricchi aromi adorni, sei tu che sciogli i canti delle giovinette chine sulla spiaggia . E sotto i pini marini nelle note ruvide dei clarini odo , rechi richiami fievoli – fiere canzoni, e schianti d’amore nei petti umani. Tutto mi è cosi difficile da capire come il discendere per strade solitarie con i miei anni tra le luci soffuse dei lampioni con un canto nella gola prende vita , s’anima nel mio petto, salta fuori con un sorriso in un triste pensiero vado incontro alla morte nell’attimo che tu scappi e m’ignori tra la gente confusa con il tuo profumo sulle mie mani .



Passo e soffro

Fingi e vivi

Avrei voluto morire

Ma tu sei quello di prima

Ho attraversato l’inferno

Eri l’ultimo della fila

Sei la donna cannone

Sono l’amante del demonio

Sei il frutto del peccato

Tutto sono ,nulla vorrei fosse

La sabbia scorre

L’acqua bagna il corpo

La terra ride con ogni cosa che mi circonda

La natura danza sulle note dell’estate

Il caldo mi prende alla gola

Sono qui a pensare

Fai un giro intorno al lago

Qui sono in tanti

Dannati e Demoni

All’ombra del bel faggio, viaggio



Avrei voluto seguirti fin in capo al mondo ordinare le tante delusioni fare finta che sarebbe stato facile vivere con te. come in quella notte d’estate seduti insieme davanti al mare. Tutto mi riconduce all’inverosimile conclusione di essere ancora salvo . Perché non hai voluto capirmi ne afferrare la mia mano baciare la mia bocca. Ora tutto è concluso con l’estate passa l’amore rinnegato, le gambe tremano il corpo è in una pozza di sudore nel buio dei miei anni sono li pronto a correre di nuovo per queste strade solitarie in bilico su un filo teso tra una sponda e l’altra .



Le ore passano

In fretta si giunge alla morte

Non volevo venire

Hai pagato il prezzo pattuito

Tutto è compiuto

Facite ampresse

Signora avete la gonna sporca

Guaglione vattene a cà

Signorina permette questo ballo

La macchina non funziona

Hai Chiamato Gino

Non ne fai mai una giusta

Madonna la signora quante e chiatte

Tiene cent’anni

La figlia è ancora zitella

Le zizze della signora

Statte zitto

A moglie di don Luigi

Stava sopra al parco delle rimembranze

Non ci posso credere

Hanno chiamato la polizia

Avanti il prossimo

Saremo in tanti ad entrare

Solo Gesù salva

Io ho pregato tanto

Vorrei salvarvi tutti ma siete proprio tanti

Ero felice di vivere laggiù

Quando il tuono s’udiva il lampo illuminava

Le città cadranno ed i signori cambieranno d’abito

Si tornerà ad essere sinceri

Il ballo del cavallo

Lungo le sponde del lago

Lungo questo sogno

Verrò con il mio dolore

Mi chiamerai carina

Ti cercherò dentro i miei pensieri

Sarò li ad attenderti

Non tardare

Salterò i commenti

Sederai nel mio letto

Che goduria

Orde di barbari al ballo dell’estate




Corro sul tuo bel dorso nudo nella solitaria piana, tra voci in fuga e risa (alla salina rena mentre l’aroma della tua pelle il mare chiama) nel leggendario eco che da barbarie di bimbi in gioco , un fiato fatuo muove dell’aria. E tutto cosi incantevole quando il tuo corpo è vicino al mio in un sospiro in un battito ogni cosa tramuta l’amore e la morte in un viaggio aldilà della comune morale.



Mi prendi per il collo

Mi baci e sono tua

Ho tanto da raccontare

Anche di notte

Anch’io attendo

Il messia

Le messe estive

La speranza a pezzi

Tanta pazienza

Non dire che non hai capito

Ero al corso Umberto

Io a via dei mille

Cosa facevi

Raccontavo una storia

Sono qui che vivo

Lindo e puro

Tutto un pelo

Il signore ha comprato un pò d’amore

Era ad un buon prezzo

Il cielo dentro una stanza

L’acqua scorre

Il mare e blu

Il cielo è rosso sangue

I tuoi occhi verdi d’invidia

La morte la miglior compagna

L’amicizia un azione inversa

L’ingegno a volte non regala nulla di buono



Furioso odore di mare con barbarica foga t’investe, sibilante sale, alle radici del crine. Ma se il tuo viso fine non piega alla rapace raffica, anch’io una pace trovo nell’infuriare d’aria veloce, quale il tempo, che nel passare lento m’accora. Sebbene con eguale furia bruciasse l’ora. E sono incapace d’amore e di attraversare il ponte che ci divide ci porta lontano, divide le nostre strade , ermafroditi destini , conclusione ideologiche di un immaginario dialogo religioso . Cerco nella fessura la frescura dell’estremismo la forma concludente dove il dente duole e dove il mondo indietreggia nella pia illusione d’essere capaci di rinnegare ancora il santo nome suo.



Ecco mi ero detto capace di sconfiggere la sfortuna che sboccia nel ragionare meco , nel passare da forme in contenuti ignorati da molti. le orme si associano strada facendo in un unica forma .

Dove sei amore

Sono qui a rubare un bene

Non fare tardi

Mi trovo al punto da capo

Non volevo ferirti

Sei un ingorda

Ti piace la parmigiana te la faccio in un battibaleno

Non mettere troppo sale

Il sale della vita

Solo due secondi

Per tre soldi mia madre ha comprato un anatra al mercato

Che bello poter credere che sia tutto cosi facile a farsi

Abbiamo passato il traguardo

Non vedo le luci

Siamo ai confini del paese

Non accelerare

Faccio finta d’essere morto

Ecco mettiti il capello

Non dirlo a tua sorella

Figurati quella s’arrabbia e come

Sono felice di stare con te

Ci siamo tanto amati

Ora e in un altra era

Che cavolo me lo potevi dire che non porti indumenti intimi

Non farci caso

Non credo ai miei occhi

Che ridere

Siamo ad un passo dall’essere un unica cosa

Facciamo finta di essere ancora insieme

Non mi piaci più

Ne ero convinto

Le ore passano

Tutto scorre

Ecco ti vedo

Non salutare se ne può accorgere

Faccio un passo indietro

Passo di danza

Mi sono scottato

Tutto fatto

Ci vediamo domani

Che genio

Ecco quello che si dice di un bravo ragazzo


La città si è incenerita nei clamori di luglio, stasera s’è persa nel lutto senza fine che conduce sui Fori sepolti, sulla piazza che fu tersa di vento e di cavalli furenti , irta nei cori di gioventù̀ deluse la tua voce riversa nell’età si dissipa ai colori deceduti col giorno.

Ma nell’avversa riviera, il fiume estivo disseta ancora i ponti – che scorrono sull’agro inutilmente, a cercare una meta ai miei passi più̀ vani. Intravedo il tuo magro profilo , acre di grazia, inquieta alzi la tua criniera, in un agro suono di dardi pronti a colpire il mio cuore nell’aria dei miti, la mia foga solitaria , piano, piano sfocia nel mite canto dell’estate romana.


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