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Una storia di

Questa storia è presente nel magazine Whisperings

Tienimi negli occhi

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Pubblicato il 14 dicembre 2019 in Storie d’amore

Tags: #amore #ioete #omosessualit

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Chissà dove finiscono gli sguardi rubati al tempo. Io i nostri li ho strappati prima ancora che potessero disperdersi e perdersi. Era Giugno la prima volta, i raggi del sole squarciavano in due il vetro delle finestre della fabbrica. Camminavi sicura di te, prendendoti il tuo spazio nel mondo e dentro di me. Perché deve essere stato in quell'istante che tutto è successo. Deve essere stato quando hai alzato la testa verso di me e ho accolto i tuoi occhi dandoti i miei. Chissà se li hai stretti a te.

Quanti anni ci dividono? E quante paure mi hanno sempre separata da te?

A volerle contare, tutte queste cose, tracceremmo strade chilometriche fino a perderci. Quello che voglio, invece, è prenderci. Dagli occhi, alle labbra, fino al cuore.

Ho le parole bloccate a mezz'aria nell'esofago, apro uno squarcio nel silenzio delle sei del mattino, trovo i tuoi occhi. Sorridi e nascondi quel sorriso dietro il dito che poggi sulle labbra. Ma non sai che non c'è modo di nascondersi il cuore?

"Ciao" è la prima parola che da bambini c'insegnano per salutare. Vorrei tornare bambina e urlare quel saluto come se fosse la cosa più semplice. Invece adesso mi sembra la più difficile, forse perché in fondo è tutto abbastanza complesso. Forse perché "ciao" non sarebbe la mia prima parola, ma tu sei la prima donna ad aver rotto gli argini di una parte di me.

Ora sono un fiume in piena che scorre verso te, pur non sapendo come fare a cullarti su di me. Pur non sapendo come fare a farmi spazio dentro te.

Quel "Ciao Lea" esce quasi smorzato, abbasso gli occhi e sento la tua voce darmi il buongiorno, strapparmi ai sogni della notte che tenevo ancora attaccati addosso e sentirmi catapultare nella realtà.

Il cuore piomba nello stomaco, ma tu non lo sai. Sai solo ciò che i miei sguardi da tempo hanno cercato di sussurrarti, accarezzandoti gli occhi.

A tre passi da te mi volto per guardarti, consapevole che sei di spalle e mi perdo tra le tua scapole, percorro la schiena e mi accuccio sui tuoi fianchi. Dev'essere bello il mondo visto dal tuo corpo. Ritorno sui miei passi, e intanto sento cucirmi addosso quel tuo sorriso.

Lo sai che un bacio può mandare in frantumi un cuore? Siamo cristalli d'amore, fiocchi di neve nel fuoco degli occhi.

Eri lì, sulle sponde del Piave a riprendere fiato dopo una corsa. Ti avevo vista per caso. E ho visto anche lei prenderti il viso tra le mani e baciarti forte sorridendo. È in quel momento che ho sentito le gambe correre via, non voler vedere, non voler sentire ciò che il cuore stava urlando.

Ma lo sapevo, Lea. Sapevo che avevi una compagna, lo sapevo prima ancora di vederlo. Lo avevo sentito dire. Eppure ho scelto di perdermi lo stesso nell'iride dei tuoi occhi, l'ho scelto perché mi ci hai fatto entrare.

Non riesco più ad alzare la testa quando mi guardi, quando inevitabilmente ti passo accanto e sento i tuoi occhi su di me. Sento di non avere spazio dentro te.

"Ciao Silvia eh!" Lo hai detto a voce alta, talmente che il mio stesso nome che conosco da una vita mi sembra nuovo pronunciato dalle tue labbra. Chissà se a te è mai successo.

"Ciao Lea..."

"Tutto bene? Spero non ci siano problemi sul lavoro. Sai che puoi venire da me."

È la prima volta che le parole vanno oltre il saluto. Ti sei alzata e avvicinata a me. Sento quasi il tuo calore, ti ho guardato gli occhi, le labbra, il collo. Ne ho tracciato una linea fino alle mani. Hai un anello all'anulare sinistro e un braccialetto al polso destro. Ritorno nei tuoi occhi, in quello spazioche forse mi sono ritagliata da sola.

"Va tutto bene, grazie....davvero."

Mi sorridi, di quei sorrisi che cavolo mi mandano in fibrillazione il cuore. Lo sento scalpitare e ogni battito sa di te. Sei bella, bella come le cose che fanno respirare l'anima.

Chissà com'è che questi nostri occhi continuano a fissarsi a mescolarsi, a invischiarsi l'uno dell'altro oltre il tempo, le parole non dette, oltre tutto ciò che ci rende inarrivabili.

Gli occhi conoscono una scorciatoia sconosciuta a tutto il resto.


Hai una corona di sogni nell'iride. E' verde che poi sfocia in un color ambra fino a disperdersi nel castano. Sì, deve essere in quel verde che nascondi i tuoi sogni, li vedo salpare, andare al largo, spingersi oltre.

Chissà se mai potremmo spingerci così lontano. Vorrei chiedertelo così, senza muri, senza parole di troppo e paure a dividerci: posso entrare nei tuoi occhi e starmene lì?

Vorrei fosse possibile poterti vivere da dentro. Mi sono persa in ogni sfumatura del tuo volto, saprei descriverne ogni singolo dettaglio.

Inconsapevolmente sei diventata un pilastro di qualche equilibrio dentro me. Tu con la tua fierezza, con le tue spalle aperte al mondo, le stesse spalle che adesso accarezzo con la mano sopra la tua giacca. Il nostro primo contatto fisico, eppure questo mio corpo per la prima volta si è sentito libero di scorrere, di correre, di raggiungerti. Ti asciugo le lacrime, sussurro il tuo nome e in quel sussurro c'è tutto il mio: "Ci sono, sono qui, sono al tuo fianco."

Chissà se hai letto oltre le righe delle parole. Sento la mia mano andare oltre queste fibre tessili della tua giacca, arrivare fino alla pelle, arrivare all'anima e cullartela. Vorrei lo sentissi anche tu, vorrei mi sentissi oltre questi strati di stoffa, pelle, carne, ossa.

Vedo muri cadere in frantumi, in ginocchio a chiedere perdono per questi anni di distanze.

Forse la morte di qualcuno a cui teniamo porta in grembo semi di legami nuovi. Forse siamo tra questi semi, forse saremo primavera un giorno. Ovunque, in qualsiasi angolo di mondo.

C'è il sole e ci sei tu. Mi abbozzi un sorriso e non lo sai che quando sorridi tu, sorride pure il cielo.

La tua mano sulla mia schiena ha tracciato un tragitto, una strada nuova, tutta sua, nostra. Dove porta? Dove mi porti?

Quante domande avrei da farti e quante risposte avrei da darti.

"Lea...ci vediamo domani."

"A domani Silvia."

E ci teniamo dentro stretti il nostro dolore, la sua mancanza, questi piccoli semi.

Ti vedo tornare a casa, probabilmente ci sarà la tua donna oltre la porta, pranzerete insieme, vi guarderete negli occhi, vi racconterete. Eppure qualcosa di te mi si è cucito addosso, legando a te qualcosa di me. Non senti tirare quando siamo lontane?

Te lo direi ogni giorno, ogni volta che ti guardo, che negli occhi hai mille splendidi soli.


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