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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

BRASILE TRA MITO E MAGIA

Quaderni di Etnomusicologia: (parte prima)

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Pubblicato il 01 ottobre 2020 in Giornalismo

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BRASILE TRA MITO E MAGIA

Quaderni di Etnomusicologia: (parte prima).



Rio de Janeiro - “O Pais do Carnaval

«Evoè, Carnaval!» - esclama il ricco piantatore di ritorno dall’Europa perso a contemplare il mistero delle acque fra l’azzurro intenso del cielo e il verde del mare, mentre la nave entrando in porto, nella opulenta Rio, ostenta i colori verde e giallo nazionali. Scriveva Jorge Amado negli anni 30’ in quello che va ricordato come il suo primo, insuperato romanzo biografico, pubblicato in Italia appena nel 1984, quando già il suo autore era all’apice del successo ...

«È il paese con il più grande avvenire del mondo intero!» - aggiunge il giovane speranzoso protagonista del romanzo. «Lei ha appena dato l’esatta definizione del Brasile, il Paese Verde per antonomasia, proiettato nel futuro. Entro cent’anni il Brasile sarà il primo paese del mondo. Oggi...»

In seguito avrebbe scritto altri romanzi, molti altri, tutti di grandissima presa sul pubblico, dovuta anche al fatto che alcuni di essi sono diventati film di successo, come “Dona Flor e i suoi due mariti”, "Otalia de Bahia", "Gabriela", "Tenda dos Milagres", ecc. .Ma è presto per parlare del cinema brasiliano che pure occupa una parte importante nella cultura generale del paese, e atteniamoci al tema del ‘carnevale’ che più mi sta a cuore, per aver vissuto «o’ vivo» quello di Rio e quello di Bahia, diversi se vogliamo ma, il cui scopo, è comunque quello di volgere l’attenzione sulla musica che solitamente fa da 'colonna sonora' ... "un mare di ritmi incalzanti, di canti e danze frenetiche che a ondate accompagnano la straordinaria ‘follia’ del carnevale".

Quindi iniziamo da qui, dal paese che ormai si distingue come ‘O Paìs do Carnaval’: Rio de Janeiro: “..una città incendiata per tre giorni e tre notti, come un vulcano incandescente che si riversa per le strade, dove migliaia di persone manifestano la loro gioia di vivere nel trionfo del ‘samba’ che ha il potere di coagulare bianchi e neri, genti carioca e creole, conquistatori e conquistati, nella festa ‘d’amore e di sangue’ che dimentica le miserie e gli affanni nell’orgia carnevalesca, in cui ‘vive’ il proprio istante d’eternità."

È questa una terra dove, almeno per un breve periodo dell’anno, la parola ‘carnevale’ recupera il suo originario significato etimologico di esaltazione della carne e una sfrenata gioia di vivere in una sorta di ‘bolgia’ gigantesca dove infine si contano i decessi a centinaia. È questo il risvolto tragico della festa, come se tutto l’odio, il rancore, il parossismo, il delirio, la ribellione dei diseredati e degli oppressi, si condensano in un immane cruento sacrificio.

Tre giorni e tre notti sono qui vissuti al culmine della gioia e dell’orrore in cui l’intera città, anzi l’intero paese si riversa per le strade di Rio, bruciato dal fuoco di una ‘follia’ selvaggia e imprevedibile.

Si conta che quando si avvicinano i giorni del Carnevale, almeno un milione di persone provenienti da tutto il Brasile si riversano a Rio. Dalle ‘favelas’, le tristemente famose bidonville che sorgono e prosperano come funghi al margine della grande metropoli, in molti lasciano il proprio posto di lavoro che forse non ritroveranno; mentre tanti altri non fanno più ritorno ai rispettivi paesi d’origine, fermandosi nella megalopoli già affollatissima, unendosi al fitto campionario della popolazione emarginata, diseredata, affamata, in cerca di una propria identità. Oggi ...

«Peccato che non sia mai andato oltre.. – esclama l’onnipresente e danaroso possidente – Oggi (in Brasile) dominano le religioni feticiste. A nord, la religione è un miscuglio di feticismo, spiritismo e cattolicesimo. Ma se lei pensa che tale religione sia quella che predomina in Brasile, si sbaglia. Esiste di essa una deformazione africana: la Macumba (insieme di riti animisti afro-brasiliani, in onore degli orixà, spiriti delle acque e delle foreste, originari di Bahia), al nord tiene il posto della Chiesa che, a sud, è sostituita da gruppi spiritisti».


E' così che anche il fatto religioso, come del resto tutto in Brasile, si riduce alla ritualità animista di fondo; una paura ancestrale che giunge da lontano, allorché intere popolazioni ridotte in schiavitù, furono estirpate dalle terre d’Africa e trasferite nelle lontane americhe a bordo delle navi ‘negriere’, così si chiamavano, con i loro idoli e le loro antiche tradizioni. Come la 'Macumba' e i riti di 'Umbanda' in Brasile, così è stato per il 'Voo-doo' ad Haiti, le ‘Santerias” a Cuba ecc. che altro non sono che il trasferimento di quei culti aviti provenienti dal cuore del continente africano, le cui pratiche devozionali ‘oscure’, così dette di ‘iniziazione’ e altro, erano a volte violente e mettevano a dura prova i giovani che vi erano sottoposti. Una ‘paura’ diffusa che migliaia di individui si trovavano ad affrontare fin dall’inizio del viaggio sotto la sferza negriera, e successivamente, allorché furono costretti a lavorare sotto la minaccia delle armi da fuoco.

Paura che si intravedeva ovunque ma che non si mostrava mai chiaramente e li perseguitava senza una ragione, perché indistinta, fluttuante, disancorata dall’oscuro, perché occulto, mondo dei loro idoli e delle loro ataviche certezze. Paura che sempre e ovunque essi racchiudevano nell’incertezza del buio, che aveva inizio fin dal calar del sole e che avvolgeva il ‘mondo’ nell’oscurità imperscrutabile, serra di tutte le paure, di fronte all’immediata minaccia per la loro vita.

Ma la ‘paura della morte' si può vincere andandogli incontro con spavalderia, aspettando il momento opportuno con convinzione e coraggio, affrontandola sullo stesso piano del ‘soprannaturale’ che mette in campo, venendo a conoscenza di che cosa essa nasconde di terribile e inevitabile, nell’ostinata sensazione che li condannava a trascorrere notti senza sonno, avvelenando i giorni della loro vita che avrebbero dovuto godere in salute e in totale libertà.

Tutto questo gli ‘schiavi’ lo sapevano da sempre, faceva parte della loro conoscenza atavica contrapporre un antidoto al veleno mortale, con l’attuazione della ‘catarsi’, inventando riti di ‘purificazione’, di ‘rigenerazione’ e, non in ultimo, di ‘liberazione’ da tutti i lacci ‘orrifici’ e ‘demoniaci’ che li tenevano prigionieri, facendosi essi stessi démoni.

Scrive Zygmunt Bauman nel suo libro "Paura Liquida" (*): “Gli uomini condividono tale esperienza con gli animali. Gli etologi hanno descritto con abbondanza di dettagli il ricco repertorio di reazioni degli animali di fronte a un’immediata minaccia per la loro vita: reazioni che – come per gli uomini – oscillano tra fuga e aggressività”.


Gli ‘uomini’ creano i loro riti mitizzando quelli che sono i comportamenti animali e farli propri con l'indossare le loro pelli e/o le loro piume, nella costruzione delle maschere rituali, al tempo stesso onorando le loro capacità ferali, impossessarsi delle loro potenzialità aggressive di difesa e di attacco, cannibalizzando, in un certo senso, il ‘potere’ intrinseco della loro natura.

C’è dell’orrore in tutto questo ma c’è anche il riconoscimento di sì tanta bellezza (orrifica) assoggettata all’esistenza, di colui che neppure immagina vi siano strade alternative alla propria condizione di schiavo.

Si provi per un istante a immaginare la notte squarciata dall’esplodere di un vulcano, con le migliaia di scintille incandescenti che illuminano la scena, lo snodarsi di un fiume umano brulicante di lava e avrete appena una minima ‘idea’ di ciò che il Carnevale brasiliano rappresenta ...


Un ponte ininterrotto tra passato e presente”, tra culture diverse e diversificanti, colori smaglianti e luci sfavillanti, costumi che assomigliano ad uccelli fantastici, una fantasia di maschere voluttuose e orribili, di corpi ‘nudi’ che danzano rapiti dalla frenesia del ritmo e della sessualità più sfrenata. Uno spettacolo per gli occhi colmi di voluttuose immagini che stimolano all’irragionevolezza, che pretendono di abbandonarsi agli istinti corporei e si appellano alla pur mutevole assennatezza umana, di lasciarsi coinvolgere nell’indistinto e indistinguibile volere della carne."

Per settimane intere i danzatori si esercitano nel ‘samba’ sulla musica prescelta che solitamente contiene una canzone, o più d’una, che farà poi il giro dell’intero continente, passando di bocca in bocca, fino a scavalcare l’Oceano e invadere l’Europa e gli States grandi estimatori della musica brasiliana. Arredatori e costumisti coadiuvati da una folta ed entusiastica mano d’opera realizzano idee bizzarre e stravaganti che le ragazze ‘creole’ e ‘carioca’, mostreranno sui loro corpi voluttuosi come una seconda pelle immaginifica.

Durante tutto il tempo vengono costruiti carri allegorici dedicati a fatti e personaggi della vita pubblica brasiliana e internazionale che sfileranno poi lungo la grande via della città addobbata per l’occasione.

Un amalga di ‘immagini’ che – credetemi – non ho qui voluto caricare di maggiore enfasi, che pure ha un suo comune denominatore: la musica accattivante e inebriante del ‘samba’, la più popolare danza del Brasile, capace del massimo coinvolgimento corporale.

Come anche scrive Vinicius de Moraes (vedi articolo su questo stesso sito): “Il samba se è bianco di pelle in poesia / è nero nell’anima e nel cuore della musica”; riconoscendo ad esso la capacità di convogliare suoni e ritmi ‘tipicamente’ brasiliani. È l’apoteosi del ‘samba’ e delle ‘favelas’ che, (anche grazie all’aiuto economico di misteriosi finanziatori), molto tempo prima del Carnevale danno inizio ai preparativi. Ogni 'favela' infatti ha una propria Accademia o Scuola di Danza che non si limita soltanto ai numeri di ballo, ma prepara il proprio ‘spettacolo’ danzante, solitamente a tema; crea i costumi adatti, solitamente fantasmagorici, realizzati dalle donne, le così dette le ‘meniniñas’ d'ogni singola favela d’appartenenza.

Una ballerina durante la sfilata dei carri allegorici.
Una ballerina durante la sfilata dei carri allegorici.

Non mancano le allegorie religiose dalle forti tinte paganeggianti. La migliore che si ricordi è quella della Escola Mocidade Independiente di Padre Miguel, intitolata “A festa ‘do divino”, un corteo profano-carnevalesco di eccezionale forza evocativa. La scelta dei colori dei carri, detta la ‘tonalità’ a tutto il blocco sfilante di questa o quella ‘Escola do Samba’ conseguendo un effetto d’insieme di perfetto contrasto tra i gruppi. È così che il rosa si sposa col verde, il bianco dà maggiore risalto alla pelle ‘scura’ dei danzatori/trici. Piume e paillettes, broccati e gioielli (di vetro) sottolineano la prepotente bellezza delle ‘creole’. Musicisti, cantanti, bande musicali, i nomi più cari e noti al pubblico brasiliano, fanno a gara per presentare il motivo o la canzone che durante i tre giorni verrà poi dichiarata ‘a furor di popolo’, la canzone ”Regina del Carnevale’. Se ne ricordano un numero infinito quali, ad esempio: “O nosso amor" (Tom Jobim), “A banda” (Cico Buarque de Hollanda), “Nao tegno lagrimas” (Milton de Oliveira), e le epiche “Macunaima” (Marco Moran), “Barracao” (Elizeth Cardoso e Jacob do Bandolin), “Manha de Carnaval” (Edu Lobo), e tantissime altre.

Sono questi solo alcuni titoli presi ad esempio, rappresentativi di quanto accade durante i tre lunghissimi giorni del Carnevale di Rio, allorché ogni favela presenta il suo ‘samba-enredo’ sorta di insieme figurato e vivente. Molte sono le Academie’ ed Escola do Samba di larga fama presenti nello stato di Guanabara, che dà il nome di ‘carioca’ agli abitanti di Rio de Janeiro e al carnevale stesso, detto infatti ‘Carnevale Carioca’. Tra le più qualificate figurano senz’altro Mangueira, Sangueiro, Portela, Imperio Enredos, Em cima da hora, Mocidade Indipendiente, Villa Isabel, Beja Flor, Imperiatrix e molte altre. Anche se all’attuale alcune di esse possono essere cambiate di nome o scomparse, il loro numero effettivo supera di gran lunga la cifra ufficiale che ne enumera trenta ...

Dietro alla grande sfilata delle Escola segue una lunga, interminabile, maratona cui il popolo ‘tutto’ partecipa alla baldoria collettiva. Non c’è brasiliano che non vi prenda parte con uguale impegno, occupando la città per tutto il tempo della durata del Carnevale: chiudono le Banche, il Parlamento, i Giornali, restano quasi deserte finanche le Caserme militari (per le numerose licenze), sì che ‘è impensabile in quei giorni perfino organizzare un colpo di stato’. Ovviamente dal 1985, data di questo lungo articolo (qui ripreso in gran parte) apparso in ‘Super Sound’ (rivista musicale di quegli anni), qualcosa è certamente cambiato. Quello che non è cambiato è invece il ‘Samba’.
Non c’è samba senza carnevale, non c’è carnevale senza samba”, è questa la chiave per meglio comprendere che cos’è il ‘Samba’ nella sua etimologia e di che cosa si compone. Sinonimo di ‘danza’ è parola considerata alquanto magica e misteriosa nella sua essenza musicale. Incrocio fra modi ritmici africani e moduli della cultura melodica portoghese, le più popolari ‘rodas’ che hanno portato ad uno speciale equilibrio tra ‘samba’ e ‘saudade’, come di ‘due facce di uno stesso volto’ che si affrontano in una ‘rinata’ quanto originale espressione musicale ricca di contrasti: ‘negra’ nei ritmi, ‘creola’ per la formale noncuranza del ‘saudade brasiliano’.

'Saudade', una parola intraducibile che si avvicina al comune senso di ‘nostalgia’ e ‘rimpianto’, rappresentato in musica dal ‘frevo’, ‘choro’ e ‘maracatù', che si fondano sulla linea musicale più pacata del 'samba', quasi che si potrebbe pensare non aver nulla a che spartire col 'samba' propriamente detto, perché 'improntato sulla nota più scura', quasi dimessa ma profondamente sentita del 'samba'. Provare il/la 'saudade' è pressoché lo stesso che vivere un sentimento di estrema emotività interiore, molto vicino alla disperazione che dovevano provare le popolazioni ridotte in schiavitù ...


Sono un figlio delle favelas, in esse mi sono formato ed ho conosciuto la realtà della vita, fra la gente. Tra quella gente che fa i preparativi per il Carnevale. Li ho tutti nella mente: trenta carnevali. A Carnevale, nel mio paese, non è soltanto un fatto folkloristico, è prima di tutto un episodio umano e sociale, è una festa d’amore e di sangue” – ha dichiarato Ney Matogrosso affermato cantante brasiliano, durante l’intervista rilasciata all'autore di questo articolo...

Ney Matogrosso
Ney Matogrosso
Copertina del disco dallo show "Feitico"
Copertina del disco dallo show "Feitico"

Il Samba propriamente detto da il nome alla danza brasiliana per eccellenza, che viene posta fra il ‘turundu’ autoctono, dalle forti tonalità drammatiche, e il ‘fandango’, una elaborazione del ‘tango’ argentino. Molto diffusa è anche un’altra danza a ‘tempo di marcia’ dal tono gioioso, utilizzata soprattutto durante le sfilate del Carnevale, che prende nomi diversi secondo l’uso che se ne fa: ‘Marchina’, ‘Xaxado’ e ‘Baiao’. ‘Maxixe’ è invece una danza propriamente folkloristica dal colore paesano, tipica delle provincie di Rio e Sao Paulo; mentre il ‘Rasguado’ dal ‘tempo’ più disteso presenta notazioni tipiche del carnevale arcaico...

Per quanto, i rispettivi 'Candomblé' e ‘Caporeira’, oltre ad essere in origine forme di religiosità occulta, quando si combinano con le arti marziali, assumono aspetti di danza accompagnata da musica. Esiste tutta una letteratura su queste due forme 'acrobatiche' che riscuotono oggi una nuova ondata di interesse pubblico, soprattutto presso i giovani che ne riscoprono l'utilità combattivo-difensiva.

Giovani alle prese con la 'Capoeira'
Giovani alle prese con la 'Capoeira'

Ma 'samba' vuol dire anche poesia, racconto, lamento, tristezza, sentimento espresso in versi in quasi tutte le canzoni, vecchie e nuove, nella loro pur semplice compiutezza. In brasiliano dire: ‘Piangere di gioia’ è come dire ‘samba’. L’incontro di due note musicali in ‘Samba de duas notas’ (Luiz Bonfa) è ‘samba’, come è ‘Samba de bençao’ (Moraes – Powell), e utilizzato come sinonimo di allegria di colori, di speranza e felicità...


Samba è vita! Fare un samba è preghiera se lo vuoi. Samba è tristezza fatta danza, la tristezza che ha sempre la speranza di non essere triste prima o poi” – canta Vinicius de Moraes in una sua canzone di successo.

Vinicius con Maria Creuza, Tom Jobim, Toquihno.
Vinicius con Maria Creuza, Tom Jobim, Toquihno.

Di consegurnza, uguale importanza assumono gli strumenti tipici della musica brasiliana che, nelle nuove formazioni, convivono con quelli più evoluti della moderna tecnologia. Infatti, a fianco del sassofono-contralto o baritono e delle chitarre elettriche, dei vibrafoni e dei sintetizzatori, troviamo la ‘sanfona’ una piccola fisarmonica diatonica; il tradizionale ‘flauto’ nelle versioni amerindo piccolo e basso; il ‘berimbao’ d’importazione africana composto da un arco di legno sottile lungo il quale corre una sola corda metallica, fissata a una zucca che fa da cassa di risonanza armonica.

Accanto a questi prosperano una folta famiglia di chitarre: il ‘cavaquinho’ o chitarra piccola a quattro corde; la ‘violao’ ovvero la chitarra classica; la ‘viola paesana' a dieci corde; la ‘chitarra portoghese’ denominata ‘a-laù-dé', molto simile al liuto. Innumerevoli sono gli strumenti a percussione che vanno dai semplici ‘legni’ a ogni sorta di ‘atabaques’, taburi e taburelli d’ogni forma e dimensione dai nomi fantasiosi: ‘surdo’, ‘caixa’, ‘cuica’, ‘tamborin’, ‘pandeiro’. Altri ancora, di fattura artigianale povera, sono l’ ‘afuché’ corrispondente alla noce del cocco avvolta da una collana di conchiglie; il ‘choralho’ tubo metallico chiuso alle estremità contenente semi e piccole pietruzze; il ‘reco-reco’ segmento di bambù tagliuzzato che si gratta con la bacchetta; l’ ‘agogò’ insieme di campanelle fissate su di un manico; l’ ‘apito’ il fischietto che il capo della Escola usa per comandare i danzatori, e altri ancora.

In passato, a ognuno di questi strumenti, era attribuito un valore magico, talvolta religioso, connesso con l’uso dell’accompagnamento vocale che diventava ‘corale’ nei canti pastorali, marinari, sacri e sentimentali. Successivamente, con il riproporsi del ‘tropicalismo’ e della ‘musica nova’ si è raggiunto il drammatico e l’intellettualismo in musica, per lo più espresso nel 1935 con due film “Alò alò Brasil” e “Alò, alò Carnaval” di Ademar Gonzaga interpretati da Carmen Miranda protagonista e cantante di successo che la fecero conoscere in tutto il mondo e con lei il favoloso ritmo del ‘samba’.

Parlando di cinema non vanno dimenticati due straordinari ‘cartoon’ diretti allora da Walt Disney: “Saludos Amigos” (1942) del quale faceva parte lo strepitoso “Aquerela do Brasil” di Ary Barroso e Miguel de Olivera; e “Los tres Caballeros” (1944) con il divertente “Os quindinis de yaya”, che contribuirono in modo travolgente al successo e consacrarono la musica brasiliana a livello internazionale.

Copertina del disco originale  Decca.
Copertina del disco originale  Decca.
Carmen Miranda nel film “Los tres Caballeros” (1944)
Carmen Miranda nel film “Los tres Caballeros” (1944)

Successivamente, nel 1950, sarà “O’ Cangaceiro” di Lima Barreto, con le musiche originali tipicamente brasiliane di Gabriel Migliori, e “Macunaima” di Joachim Pedro De Andrade, che il folklore brasiliano uscirà definitivamente dai limiti nazionalistici; seguiti da “Orfeo Negro” del 1959, diretto da Marcel Camus su un progetto di Vinicius de Moraes con le musiche di Bonfa e le stupende canzoni di Jobim, Bonfa e lo stesso De Moraes che aprirono la strada alla innovativa e straordinaria stagione della 'Bossa Nova', cui aderirono straordinari artisti e interpreti della musica brasiliana, i cui nomi rifulgono nel cielo della musica internazionale. Ma questa è un'altra storia che appartiene al tempo moderno e include il jazz-samba, il rock-samba, ecc. ecc., una contaminazione che porterà la 'vecchia etnomusica' delle origini, alla relativamente 'nuova' dimensione, ma anche alla sua globalizzazione ancora in atto.

Copertina del disco originale - Fontana
Copertina del disco originale - Fontana

Da ultimi ma non ultimi vanno qui segnalati due film: “Dona Flor e i suoi due mariti” (1976) diretto da Cidiclea Miranda tratto dall'omonimo romanzo di Jorge Amado con le musiche di Cico Buarque de Hollanda e la hit internazionale “O que serà”. E "Gabriela" dall'omonimo romanzo di Jorge Amado con Marcello Mastroianni.

Locandina del film.
Locandina del film.

E “Central do Brasil” un film brasiliano del 1998 diretto da Walter Salles, nominato all'Oscar al miglior film straniero, con la pur brava Fernanda Montenegro ... " é um filme franco-brasileiro de 1998 dirigido por Walter Salles, escrito por ... É o tipo de música que não só serve de apoio às belas imagens de Central do Brasil como sobrevive perfeitamente fora das telas."

Scrive ancora Jorge Amado:
«Più in là un senatore, un fazendeiro, un vescovo, un diplomatico la moglie del senatore chiacchierano nella buona pace borghese di chi possiede il regno della terra e la certezza di potersi comprare quello del cielo
«Sì - dice il fazendeiro – per il raccolto non c’è male. Ma i prezzi...»
«Via, colonnello, la vuol dare a bere a me? … Anche al prezzo attuale, il caffè continua a dare guadagni da capogiro … È la ricchezza di Sao Paulo, e del Brasile.»
«Anche perché il Brasile è São Paulo”
» intervenne la moglie del senatore, barista in modo irritante.
Era il diplomatico a parlare. Primo Segretario dell’Ambasciata a Parigi, non aveva ancora reso alla Patria il suo primo servigio di rilievo. Era nativo di Bahia, e nel sangue e nei capelli crespi portava traccia delle libertà che i suoi antenati portoghesi si erano presi con le sue bisavole africane.

«..Ma ne esistono altri, di grandi Stati. Guardi Bahia per esempio. Vede, Eccellenza, Bahia produce di tutto … dal cacao al tabacco, ai fagioli. E uomini, signora mia, uomini di genio … Rui Barbosa era baiano …»
«Non dica di no, signora. Ancor oggi esistono a Bahia persone di grande talento.»
Has estado en Baia?

E noi, prossimamente, ci condurremo a Bahia per scoprire quello che il Carnevale ancora ci riserva in ambito musicale, dopo i movimenti evolutivi che dall’ 'afro-samba' e della ‘bossa nova’, fino al 'jazz-samba', e che più si attagliano all'attuale Brasile.

Note:

I brani narrativi «virgolettati» sono tratti da Jorge Amado “Il paese del Carnevale” – Garzanti 1984.

Zigmunt Bauman "Paura liquida" - Laterza 1966


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