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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

Melodien

(..la musica di Dio).

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22 minuti

Pubblicato il 13 maggio 2020 in Giornalismo

Tags: #Amanuensi #Libri #LibroDelleOre #Musica #Narrativa

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L'antichissima Biblioteca interna all'Abbazia di San Gallo
L'antichissima Biblioteca interna all'Abbazia di San Gallo

Melodien, (..la musica di Dio).

Scrittoio amanuense
Scrittoio amanuense

La mano restava ferma sull’orlo del calamaio nell'attesa che un’ultima goccia d’inchiostro vermiglio colasse giù dallo stilo, prima di spostarsi sulla pergamena miniata del ‘Libro delle Ore’, risalente a epoca medievale, che il venerando padre Ildegardo stava restaurando. Andava fatta una particolare attenzione prima di porre la punta dello stilo sulla pagina, onde non andasse sprecata neppure un esigua quantità del prezioso liquido che le mani esperte di un alchimista, aveva trasformato per lui in colore smaltato, col quale egli s’apprestava a vergare le lettere nella medesima calligrafia di chi, molto tempo addietro, le aveva stilate.

Un lavoro che richiedeva meticolosa e certosina pazienza nel ricalcare e riscriveree le poche notazioni musicali presenti, lì dove risultavano sbiadite o del tutto mancanti, secondo la trascrizione originale, ripresa a sua volta dalla tradizione orale più antica e confluita infine nel ‘gregoriano’, per attendere poi, dopo l'applicazione, il tempo di asciugatura dell’inchiostro che avrebbe restituito 'vita' al componimento melodico, e al 'canto' una più ricercata estetica della voce.

Cantori in preghiera.
Cantori in preghiera.

«L’impronta di lode e di ringraziamento cui si dà voce nel canto gregoriano, trae motivo dalla grazia operata nelle anime dei giusti. Quella grazia che, compenetrata alla melodia, si effonde supplichevole nella piena forma del ‘canto’ e che rappresenta il culmine della celebrazione nella solenne espressione della gratitudine, lasciandone solo immaginare lo splendore


Era quanto andava spiegando l’Abate dell’Abbazia di San Gallo, ai novizi raccolti nella Cantoria prima di dare inizio al Vespro che, officiato all’imbrunire, raccoglieva oltre ai novizi tutti i confratelli nel 'Coro', luogo deputato alla elevazione dei Salmi, onde s’attestava l’epifanica manifestazione del ‘verbo’. Mai e poi mai il venerando Ildegardo avrebbe mancato il Vespro che già s'udiva in sottofondo, tuttavia s’apprestò, con la dovuta calma di amanuense, a interrompere il lavoro riponendo lo stilo, dopo averlo asciugato con lo strofinaccio d’uso, nella bella scatola in legno intarsiata in avorio.

Come sempre, aveva atteso l’Ora Sesta per deidicarsi pienamente alla preghiera, alla pronunziazione di quel ‘carme’ che andava scrivendo lungo tutta la sua vita, narrato e cantato fin da quando, trovatello nei pressi del Lago di Costanza, era stato accolto amorevolmente dai frati della Confraternita, e dove era rimasto studiando e imparando l'arte del copista amanuense. Tutt’uno ormai coi libri della famosa 'biblioteca' che nell'Abbazia trovava degna dimora, Ildegardo poteva dire di conoscerne una buona parte, molti dei quali di averli letti e studiati: «..per suo diletto e per la gloria di Dio.»

Acciò per quanto nell’attesa infinita della fine, la ‘gloria’ come la intendeva lui, sembrava ancora lontana dall’arrivare, che quasi non ricordava più neppure quando era iniziata. E dire che la stanchezza degli anni, un secolo circa o giù di lì, quella sì, gli pesava addosso. Se la sentiva sulle spalle e nelle gambe, durante le lunghe e interminabili ore del giorno e della notte, in cui, era soprattutto il 'canto': «..nella forma ispirata e aulica del gregoriano», a portare qualche giovamento agli acciacchi dell’età, «..come di un cilicio che giorno dopo giorno gli stringeva costantemente il cuore


«Pur nella mutevolezza del suo esaltante divenire, l’andamentopiano e grave che ondeggia mollemente come una decorazione che si genera all’infinito, il ‘gregoriano’ rispecchia, con naturalezza unica e inconfondibile, il pieno sentimento religioso che l’accompagna, non le pare monsieur …?», chiese l’Abate all'investigatore Eustache Balmain che lo attendeva in silenzio sull’entrata andandogli incontro.

«Balmain, Eustache Balmain, molto lieto di fare la sua conoscenza.»

«Oh si, certamente, tuttavia ogni cosa va misurata col senno di chi conosce l’altezza dell’infinito, in questo caso io, e la profondità dell’oblio, riferito non necessariamente a lei’ ma, in ogni caso, da usarsi prima di emettere un giudizio affrettato sulla forma e sulla correttezza, del ‘canto’ religioso, intendo.»

«Comprendo anche se ha tutta l’aria di essere una sciarada senza senso», azzarda Eustache.

«Affatto monsieur Balmain, direi un arcano piuttosto. Lei sa a cosa mi riferisco, inseguire una qual cosa che dev’essere cercata senza sapere esattamente di che si tratta, non è cosa da poco.»

«Il cui segreto immagino, è qui conservato gelosamente?», chiese a sua volta Eustache fingendo una vaga competenza della materia del contendere.

«Il semplice intuire tale condizione è di per sé principio di espiazione. Come può ben capire, basta poco per attingere alla grandezza dello spirito, ma adesso voglia scusarmi ancora per qualche minuto, il tempo di terminare quanto ho incominciato. Come si dice: l’attesa può incanutire le menti, anche le più eccelse, e a lungo andare porta all’animosità», chiarisce l’Abate, mentre s’appresta a condurre la ripresa del Vespro con l’intonare il ‘Magnificat’ conclusivo.

Magnificat, Magnificat, Magnificat anima mea Dominum …”, salmodiano i novizi raccolti sotto le volte gotiche della Cantoria, che le loro voci salgono fino al cielo.

«‘Ora et labora’, questo è il nostro motto, ma eccomi di nuovo a lei monsieur Balmain, ora possiamo ritirarci nel mio studiolo privato per discutere di ogni cosa necessita sapere, mi segua le faccio strada.»


Giovanni De Grassi - Libro delle Ore 1395
Giovanni De Grassi - Libro delle Ore 1395

«Come lei saprà il messaggio del ‘gregoriano’ è interiore, implica la rinuncia a qualsiasi resistenza materiale, per cui anche colui che non crede, che cioè è ‘povero secondo lo spirito’, conosce infine la beatitudine, d’innanzi all’esperienza del dolore e della malvagità. È come l’orma impressa sul terreno di colui che non ha fede, la cui vuota traccia rifugge dall’espressione concreta e diretta del sentimento, rendendone visibile solo l’ombra.»

«Se ho ben compreso non ci si può lasciar vivere in modo inadeguato, al che, altro non vedo se non il segno d’una unica dimensione possibile, ma quanto accade nel mondo non mi aiuta affatto a cambiare il mio punto di vista sull’argomento, resto piuttosto scettico», confessa Eustache in un momento di meditata circostanza, intuendo l’allusiva morale che l’Abate ha pensato bene d’impartirgli.

«Non vedo come ciò sia possibile, quando a guidarla fin qui è stata la mente di un eletto, di un testimone oculare che si muove nell’ombra della sua stessa ombra. E che le permette di rapportarsi in ogni momento con quella che per definizione è la verità superiore, l’Organizzazione Entreprise intendo, per conto della quale lei opera, o sbaglio?»

«Dunque lei sa chi sono, probabilmente ha dei buoni referenti e devo ammettere che le informazioni in suo possesso sono esatte», conferma Eustache, incredulo che quanto sta accadendo tra loro non sia poi così casuale, alquanto curioso di sapere come l’Abate fosse a conoscenza della sua missione.

«Non ne ho avuto bisogno, lo stemma sull’anello che porta al dito parla per lei, ed è quello del defunto Conte Jean-Louis De Marivaux, nostro benefattore nonché mecenate, che Dio lo abbia in gloria! Ma la prego si accomodi.»

«Ciò che le sfugge è il perché sono qui, e chissà, forse il ‘gregoriano’ gioca la sua parte.»

«Che cosa intende dire?»

«Niente di più di ciò che ho detto. Prendiamo ad esempio questo ‘cantare’ in cui vi cimentate con tanto ardore, come lo spiegherebbe a un profano come me?», lo interroga Eustache, sulla falsariga ironica dimostrata fin dall’inizio dall’Abate, non senza una certa dose di sfacciata sicurezza.

«Non dello spartito di un 'canto' si tratta, quanto di riordinare la trascrizione ritenuta autentica di testi recuperati in diversi monasteri attivi in epoca medievale quella che si ritiene la tradizione orale, lì dove la trasmissione si è conservata integra, dei canti contenuti nel più antico ‘Antiphonarium Cento’, andato distrutto, del quale lei certamente avrà sentito parlare.»

«Non esattamente, tuttavia mi sfugge come avviene il recupero di certi libercoli, manoscritti, incunaboli ecc. senza la previa autorizzazione dei rispettivi proprietari?Perché è questo il punto chiave della mia visita qui a San Gallo.

«Ciò che facciamo è sì recuperare, d’ovunque essi si trovino, i testi che riteniamo importanti, soprattutto di copiarne i contenuti, per poi depositarli presso …»

«Già che ci siamo, potrebbe dirmi come siete venuti in possesso del ‘Libro delle Ore’ custodito nell’Abbazia di Reichenau? O forse è chiedere troppo?»

«Quella di Reichenau era l’unica Abbazia benedettina a possedere almeno un originale di un canto ripreso dal repertorio gallicano già da tempo precluso dal Concilio alla liturgia.»

«Non sta rispondendo alla mia domanda

«Forse no, ma lei non opera a nome della Santa Inquisizione, vero?»

«Certo che no, tuttavia mi preme farle notare che ha detto ‘precluso’, e per quale ragione, se posso permettermi di chiederle?»

«Fin troppo, visto che l’incarico assunto dalla nostra Abbazia è quello di conservare il ‘Libro’ nella sua veste originaria e tenerlo fuori dalla portata dei giovani cantori.»

«Non prendiamoci per il naso, lei sa meglio di me che il ‘Libro’ è stato rubato a quella Abbazia, cui il defunto Conte De Marivaux l’aveva donato perché vi fosse custodito, quindi per quale ragione …?», alza il tono di voce Eustache spazientito.

«Mi creda, non c’era altro modo che di farlo rubare a causa dell’ostinazione del suo Priore che non voleva sentire ragioni. Un giorno forse gli verrà restituito, ma non senza un preciso ordine che provenga dalla Chiesa di Roma, e comunque …»

«Comunque …?»

«Comunque privo del suddetto ‘Canto’ che invece il Priore di Reichenau si ostinava a far cantare ai novizi all’interno del proprio monastero.»

«Mi chiedo cosa mai possa contenere un canto di così pericoloso da precludere l’incolumità dei fedeli?»

«Alquanto nefasto, direi, se la Chiesa di Roma ha ordinato di vietarlo.»

«Probabilmente qualcosa di nefasto, non riesce a dirmi altro. O forse lei mi vuole dire...»

«Il fatto che io stesso abbia chiesto di incontrarla non è per caso,tantomeno una coincidenza, non crede?», ribatté Eustache.

«Fa differenza monsieur Balmain? Siamo qui entrambi, ma vedo che si ostina a non credere nella divina provvidenza. Probabilmente era scritto che un giorno avrebbe conosciuto la misericordia celeste. Non è mai una semplice coincidenza, semmai una chiara volontà divina.»

«Mi dispiace, ma non arrivo a comprendere più di tanto», confessa Eustache.

«La presenza della misericordia Celeste è da considerarsi contrappeso alla presenza dell’intransigenza Infernale. Se si sceglie di vivere senza fede è un po’ come morire un poco alla volta, come dire, mostrare la propria impotenza. Perché scappare allora, per nascondersi all’Inferno? Nessuno è in grado di nascondere tanto a lungo le proprie malefatte», ribadisce l’Abate, non senza una certa ironia.

Libro delle Ore del Duca di Berry.
Libro delle Ore del Duca di Berry.
Libro miniato.
Libro miniato.

«È così, alla fin fine ci si nasconde da se stessi. Mi professo colpevole d’aver bruciato i miei giorni come legna da ardere, ridotti a date nude fatte di numeri e cenere, inservibili per qualsiasi inventario di questa incredibile realtà».

«Credo fermamente che la sua ostinazione monsieur Balmain di voler arrivare fino in fondo alle cose a prescindere dal condizionamento degli eventi, le abbia creato e possa ancora crearle un’infinità di problemi.»

«Se la può interessare, personalmente credo che il nostro spirito sia in grado di produrre segni, d’inviare segnali attraverso l’etere, d’accumulare forze che permangono libere dal dubbio e orgogliose nel suo rifiuto, a questo credo», afferma convinto Eustache.

«Come ammettere l’esistenza del soprannaturale, mio caro Balmain. In fondo crediamo nella stessa cosa.»

«Lei lo dice!».

«Non è poi così preoccupante, per sua fortuna, dove non arriva la mano dell’uomo, talvolta giunge la mano del Signore a sistemare le cose, basta saper aspettare. C’è nel saper attendere qualcosa della ‘sacra aspettanza’ che in fondo la rapporta col divino attendere la fine, che è poi il principio di tutte le cose. Converrà con me che, almeno per questa volta, può credere nell’esistenza di una verità superiore».

«Quale, ad esempio, che per venire in possesso di un ‘Libro’ che per quanto nefasto, non si è badato dall’uccidere un uomo, e di chiesa per giunta.»

«È questa una blasfemia senza riguardi, non accettabile da parte di un laico.»

«No, dica pure un ateo, ma è la sacrosanta verità, il Priore di Reichenau è stato ritrovato morto affogato nel Lago di Costanza?»

«Non è così, tutti sanno che il Priore di Reichenau è partito per una lunga missione in Medio Oriente e non sarà di ritorno prima di un anno o forse più.»

«Come è dunque possibile che la Gendarmerie di Costanza ha confermato alla Santa Sede il suo ritrovamento, lasciando però che la cosa non si risapesse in giro. Mi dica Abate, a lei chi ha raccontato della missione del Priore in Medio Oriente?»

«Lei dunque non è qui per recuperare il ‘Libro’ c’è dell’altro, è così? Lo supponevo, mi è bastato incrociare il suo sguardo fin dal primo momento, per comprendere che....»

«Non solo, è evidente. Semmai è lei che mi dovrebbe delle risposte, non le pare?»

«Veniamo a noi monsieur Balmain. Sappia che non intendo in alcun modo interferire sulle modalità di portare avanti l’importante missione affidatagli. È di sua esclusiva pertinenza, ma se lei intende farmi rivelare una ricevuta confessione, sappia fin d’ora che non mi è dato rivelarla.»

«Sappiamo entrambi che da parte sua occorre mantenere una certa dose di riservatezza, tuttavia …»

«Non esiste alcun tuttavia monsieur Balmain Lathe biosas’, diceva Epicuro, e con queste parole si riferiva soprattutto al vivere nell’ombra, nascosto agli intrecci ingarbugliati del potere.»

«Lei sa, che mi aspetto un contributo fattivo nella ricerca che sto portando avanti. Ne vale il lascito testamentario del defunto Conte De Marivaux, che vede questa Abbazia al primo posto dei suoi desideri. Il mio ‘tuttavia’ era riferito al fatto che il ‘Libro delle Ore’ deve tornare immediatamente e intonso al priorato di Reichenau

«Che Iddio lo abbia in gloria il defunto benefattore di questa istituzione! Ma, prima di entrare nello specifico dell’argomento che più l’interessa ho intenzione di farle incontrare il venerabile Ildegardo, “lume che risplende” della nostra biblioteca coi suoi centomila volumi, manoscritti rari, incunaboli, etcetera, etcetera.»

«Sarebbe opportuno che lei mi dicesse, chi dei monaci presente in questa Abbazia rappresenta il vero pericolo dal quale mi devo difendere?»

«Tutti e nessuno in particolare. Sono propenso a pensare che il lascito testamentario del signor Conte De Marivaux accomuni molti interessi dentro e fuori di qui, il che, economicamente parlando, fa gola a diverse fonti di potere nazionalistiche, mentre per noi il denaro del nostro mecenate è sempre stato e spero lo sarà ancora per molto, esclusiva fonte di sostentamento fisico e spirituale.»

«Devo credere dunque che in seguito il lascito verrà speso adeguatamente e opportunamente per quelle iniziative culturali che il signor Conte a suo tempo ha voluto onorare. Me lo conferma sulla sua parola di Abate?»

«Certamente, e ne andrò sempre onorato!»

«Non è forse grazie al lascito del signor Conte che il vostro scriptorium acquista quanto è necessario per la copiatura degli incunaboli e la diffusione, presso le altre abbazie, dei libri adibiti alla sacra liturgia?»

«Indiscutibilmente, e continuerà a esserlo, sempre.»

«Dunque che bisogno c’era di derubare la biblioteca di Reichenau del ‘Libro delle Ore’, quando avreste potuto semplicemente averlo in prestito e copiarlo?»

«Chi le ha riferito tutto questo?»

«Me lo sta confermando lei in questo momento.»

«Sono responsabile della tutela di chi ha commesso questo atto increscioso.»

«È quindi stato individuato un colpevole?»

«Si tratta di una richiesta pervenuta direttamente dall’Archivio Segreto Vaticano per la tutela dei principi della fede.»

«Si spieghi meglio, le sto chiedendo di mettermi in condizione di capire. Lei sta forse dicendo che oltre al suddetto canto le è stato ordinato di far sparire il Priore di Reichenau?»

«Non posso risponderle. Ma la prego, venga con me, voglio presentarle una persona cui tengo moltissimo, una leggenda vivente, anche se non lo si può definire un 'santo'», aggiunse l’Abate, avendo egli trovato una escamotage che gli permetteva di non rivelare il segreto raccolto in confessione e, allo stesso tempo, di gettare benzina sul fuoco della verità, Quindi condusse Eustache attraverso le numerose sale attiguue all’Abbazia sede del Monastero an granesse alla Biblioteca.

Interno della Biblioteca di San Gallo
Interno della Biblioteca di San Gallo

«Certamente il venerando Ildegardo potrà spiegarle meglio di me o, forse, data la sua ostinazione di persona retta, non aprirà bocca, dipende da lei.»

«Da me, e per quale ragione?»

«Chissà, lei magari potrebbe intuire le ragioni nascoste di un'azione tanto efferata. Mi segua la porto da lui. Si armi di santa pazienza poiché è molto vecchio e suscettibile, e anche particolarmente sordo.»


Così dicendo l’Abate invita Eustache a entrare in quello che è a ragione ritenuto lo Scriptorium di San Gallo, sicuramente il più vasto e meglio conservato al mondo.

«Venerando padre Ildegardo, c’è qui una persona che vuole ossequiarla. La lascio in sua compagnia monsieur Balmain, sarò lieto di riprendere il nostro discorso più tardi.»

«Le porgo i miei rispettosi omaggi venerando padre, la sua notorietà nell’ambito della copiatura degli antichi codici la precede ormai, e non le nascondo la mia curiosità di vederla al lavoro, ché in questo specifico campo sono davvero ai primi approcci», finge abilmente come suo solito Eustache, che non ha mai visto un codice in vita sua.

«Sto proprio lavorando a una copia rarissima di un ‘Libro delle Ore’ che Notker Balbulus, cosiddetto per la sua balbuzie, riteneva un originale», esordisce il venerabile mostrandogli la preziosa copia miniata che tiene aperta sullo scrittoio.

«E non lo è?», chiede Eustache sbalordito, finalmente comprendendo la ragione di tanto contendere.

«O si, ma erroneamente si deve a lui l’inserimento nel ‘Libro delle Ore’, di una melodia medievale di più antica tradizione e rinomanza, la “Media Vita”, entrata solo in un secondo tempo a farn parte della raccolta, e non si conosce il perché. A far parte del cosiddetto ‘canto romano’ intendo. Questa melodia è davvero un canto ecclesiastico bellissimo, al quale da secoli si attribuisce potenza miracolosa …»

«Non oso crederlo. Oh, mi scusi, non intendevo dire …», si riprende Eustache intuendo di aver fatto una terribile gaffe.

«In proposito si narra che nel lontano 1263, l’Arcivescovo di Treviri nominò Abate del Monastero di San Matteo un certo Guglielmo contro il volere dei monaci. E quando i monaci, prosternatisi fino a terra recitarono la “Media Vita” insieme ad altre orazioni, con la speranza di ottenere protezione contro l’Abate a loro imposto, questi di lì a poco morì.»

«Davvero poté questo … una ragione sufficiente per cui …»

«Per cui il Concilio di Colonia del 1316 ne proibì l’uso senza il previo permesso del Vescovo, e che forse è anche la ragione per cui ora mi si chiede di estrapolarlo, senza danneggiare il manoscritto originale, al quale appunto sto lavorando.»

«Perché, cos’è in esso contenuto di così straordinario, in un senso o nell’altro?»

«Vede, questa, ma il discorso vale per la melodia in generale, è stata spesso definita la più riuscita nell'arte spirituale per l'eccellenza della sua scrittura, in quanto va diretta all’essenza del nucleo primordiale del canto, vale a dire che sale alla ragione primaria della realtà oggettiva che la segue. Chi l’ascolta viene a trovarsi circondato da forze ambigue e incontrollabili, da spiriti impalpabili, da un agitarsi di ombre come in un bosco. Ombre che, in un crescendo inarrestabile, giungono a suscitare nell’intimo inquiete incrinature, prime avvisaglie di un tragico destino che si trascina nei gorghi dell’ignoto.»

«È forse per questo trascinarsi nell’avvisaglia del proprio ambiguo destino che la sua determinata volontà di riscattare qualcuno dall’ombra, spinge la Chiesa a vietare questo canto?»

«Non mi è dato sapere», risponde sospettoso il venerabile Ildegardo.

«Suvvia, ho appreso pocanzi che lei conosceva bene il Conte de Marivaux, e che forse è in grado di indicarmi dove trovare la chiave del segreto che si cela in esso. Glielo chiedo per il suo bene, e per la pace che implora la sua anima», chiede prostrato Eustache.

«In alcun caso mi è possibile rivelare ciò che deve rimanere segreto. Posso soltanto dire che quello che lei cerca così audacemente finirà per essere conservato al chiuso dell’Archivio Segreto Vaticano, cui sono affidati ogni barlume di scienza e di eternità, quella che in qualche modo può definirsi la ‘sovrumana memoria’ dei tempi.»

«E ciò ch’è ordinato non può essere svelato, neppure quando sopraggiunge la morte a porre riparo a quanto può essere accaduto, è così reverendo padre?»

«Solo in parte, ma continua a esserci un aspetto che mi è oscuro … Vede, talvolta l’assenza non è che il modo per essere presente in spirito.»

«Se le sembra lecito, vorrei capire l’assenza di chi, permetterebbe di esserle presente con lo spirito?»

«Del Priore di Reichenau, ad esempio

«Lo detesta a tal punto per cui sarebbe giustificabile anche la sua morte?»

«Di quale nefandezza mi si accusa?»

«Nessuno la sta accusando, padre. A meno che lei non voglia assumersi la responsabilità della sparizione del ‘Libro delle Ore’ dalla Biblioteca di Reichenau, su cui sta lavorando. Vorrebbe raccontarmi come è arrivato qui?»

«Il Priore di Reichenau è partito per una lunga missione in Medio Oriente e non sappiamo quando sarà di ritorno. Lui stesso lo ha consegnato a me, circa due settimane fa.»

«Il Priore di Reichenau è stato trovato morto non più di un mese fa nelle acque del lago di Costanza in circostanze oscure!»

«Le sembro nelle possibilità fisiche di poter commettere un omicidio?»

«Forse lei no direttamente, ma tutto dice che potrebbe esserne il mandante. La Gendarmerie non ha ancora rilasciato un responso su come possa essere avvenuta la morte del Priore, ma sembra non vi siano effrazioni da violenza.»

«È da un secolo che aspettavo il momento di mettere le mani su questo prezioso libro e proprio ora lei viene a interrompere quanto sono riuscito a realizzare …»

«Capisco, per lei è come mettere fine a un qualche disegno divino.»

«Quello di avere fra le mani il potere di questo ‘Canto’ che mi riscatta dalla pena d’essere al mondo, ‘peccatore tra i peccatori’, e la possibilità di potermi elevare a quel divino che lei adesso invoca senza conoscerlo …»

«La ‘Media Vita’ intende?»

«Sì, nell’equilibrio finalmente raggiunto dell’espressione umana del cantare, assurto alla perfezione del ‘gregoriano’: la febbrile estasi che questo eccellente ‘Canto’ rende all’anima di chi raggiunge l’enfasi transitoria che porta alla sublime visione del divino che è in noi.»

Amanuensi al lavoro.
Amanuensi al lavoro.

«Ma adesso voglia scusarmi, per me si sta facendo tardi, è ora che riprenda il mio lavoro», oggiunse l'amanuense scosso da un tremito che lo stravolgeva nel fisico e nell’anima.

«Temo che il suo lavoro finisca qui venerando padre. Il ‘Libro delle Ore’ tornerà con me alla Biblioteca di Reichenau questa sera stessa», aggiunse perentorio Eustache.

«Mi comprenda monsieur se aggiungo che non glielo consentirò, anche se sono troppo vecchio per opporle una qualche resistenza fisica, lei non toccherà questo e nessun altro libro affidati alla mia competenza. Tuttavia è bene che si rammenti di una cosa, nessun figlio del diavolo avrà mai possesso del 'Libro delle Ore' dedicato al Signore Dio nostro», disse, scagliando il suo anatema e voltandogli le spalle con diniego.

«La Gendarmerie di fatto darà seguito alla sua colpevolezza, se di colpevolezza si tratta, l’ha tradita la sua veemenza padre Ildegardo, l’aver confuso le date del suo incontro con il Priore di Reichenau. E magari spiegherà loro come è venuto in possesso di questo ‘Libro delle Ore’ che le rammento il Conte de Marivaux ha affidato al Priore di Reichenau.»

«Se la Gendarmerie saprà gestire un’attesa lunga cento anni, come ha fatto il venerando Ildegardo, forse ne verremo a capo», intervenne l’Abate, apparso in quel preciso momento sulla porta d'ingresso dello Scriptorium.

«Non s’illuda di farla franca monsieur, neppure lei salverà il ‘Libro’ dalla sua fine», soggiunge l’anziano Ildegardo aprendo il prezioso codice miniato alla pagina miniata della ‘Media Vita’, prendendo a intonarne i primi versi in Latinorum in cui erano scritti, alla cui voce si aggiunse il coro dei confratelli presenti, sì che le volte tutte risuonarono dell’aulico fervore del Gregoriano.

«Una blasfemia di cui dovrà dare spiegazione davanti a Dio e per la quale non avrà redenzione», pensò muto l’Abate, per quella insolenza che offendeva il suo magistero e la Chiesa tutta.

«Monsieur Balmain, non vi faccia caso, cerchi di comprendere, come le dicevo il venerando Ildegardo è molto vecchio, ora la prego venga via con me, le faccio strada. Abbiamo ancora qualcosa di cui parlare», lo invitò l’Abate, avviandosi verso la porta dello Scriptorium.

«Certamente, non senza aver recuperato il ‘Libro delle Ore’», confermò Eustache, intenzionato a prelevarlo e portarlo con sé.

«Non lo tocchi monsieur o scaglierò contro di lei la mia maledizione», gli urlò contro il venerando padre, nel mentre il coro delle voci improvvisamente si tacque.

«Padre Ildegardo no!», gridò l’Abate e la sua voce infranse, come di tuono, il silenzio sospeso delle volte .

«No, non farlo!», gridò ancora, volendo fermare la mano tremante dell’anziano amanuense che nel frattempo finiva di versare l’intero contenuto del calamaio sulla pagina miniata, per poi lasciarlo cadere in terra e rompersi in pezzi.

Ognuno dei presenti guardò attonito l’inchiostro vermiglio colare dallo scrittorio fin sopra i piedi nudi calzati di miseri sandali di padre Ildebrando. Tale era lo sconcerto che l’anziano frate, fu preso da disperazione, e tutto s’imbrattava dell'inchiostro versato, le mani, il viso e gli occhi, che improvvisamente s’accagliava di coaguli di sangue trasformandolo in una maschera orrenda.

Nulla poterono i confratelli presenti che, esterrefatti, lasciarono che il venerando padre, colto dal livore velenoso che lo devastava, emettesse un urlo straziante lasciandosi cadere a terra.

Per il ‘Libro delle Ore’ non ci fu scampo, le pagine della ‘Media Vita’ furono dilaniate allo stesso modo dal veleno vermiglio che le imbrattava. Non restava che un barlume di speranza di poter salvare ciò che ne rimaneva 'dalle fiamme dell’Inferno' in cui l’Abate pensò di veder bruciare tutto quanto, insieme all'intera Biblioteca.

«E io che pensavo all'Inferno come una qualche diceria diffamatoria della Chiesa di Roma?», affermò spergiuro Eustache.

«Roma Caput Mundi!», esclamò l’Abate lanciando uno sguardo rivolto al cielo, sembrando non aver compreso la sottile ironia accusatoria di Eustache.

Ad Eustache, testimone nell'ombra di quanto sarebbe accaduto in seguito, non rimase che veder recuperare i miserevoli resti di un ‘Libro delle Ore’ da sempre destinato a dissolversi in un addivenire senza memoria, che non lo riscattava dell’inavveduta accortezza d’investigazione che gli competeva.

«Non si preoccupi monsieur Balmain, le farò avere notizie appena sarà completato il restauro del ‘Libro delle Ore’. Mi occuperò personalmente di restituirlo alla Biblioteca di Reichenau, per quanto riguarda il Priore che Iddio lo abbia in gloria!», soggiunse l’Abate vagamente dispiaciuto.

Libro delle Ore del Duca di Berry
Libro delle Ore del Duca di Berry

L'indomani, avuta notizia della morte del venerando Ildebrando avvenuta durante la notte dopo aver patito tremende sofferenze, si congedò dispiaciuto dall'Abate.

«È ormai giunto il momento di salutarci monsieur Balmain, torni pure a trovarci, saremo lieti di accoglierla allorché voglia trovare nella redenzione l’aiuto del Signore», concluse l’Abate nel porgergli la mano.

«Addio, dunque», replicò mesto Eustache.

«Rammenti Balmain, talvolta l’assenza non è che il modo per essere presente in spirito.»


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