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Una storia di BeppeGVida

Scugnizzo

Da Napoli a Milano

258 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 21 maggio 2019 in Humor

Tags: #Milano #Napoli #Racconti #Storie

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A scugnizzo


A scugnizzo venna accà

Portami questo scritto a chella là a e chiè chella la ehhh a bella Mbriana (la fata benefica…)

Mai nessuno mi chiama Antonio. Sono dovuto andare al nord per sentire il mio nome. All’inizio non mi giravo nemmeno perché me l’hanno fatto scurdà. Non sono mai andato a scuola e non ho mai imparato l’educazione. Al nord mio padre ha trovato subito lavoro e anche mia madre… Lui faceva il facchino ai mercati generali, mia madre faceva le pulizie in casa di signori. Quando ho compiuto 9 anni, mia padre mi ha fatto imparare che bisogna andare a scuola perché di ignoranti in casa ce ne erano già due e il terzo componente della famiglia doveva almeno saper leggere e scrivere… Non avevo mai sentito mia padre parlare così bene e mia madre che gli dava ragione.

Un giorno, a sorpresa, senza dirmi niente, mio padre disse a mia madre: “Lavalo e vestilo, che sai dove andiamo”. Io rimasi muto, non sapevo cosa loro avessero deciso per me, eppure ero incuriosito e un poco spaventato: “Non mi manderanno in collegio; allora”, pensai, “se mi mandano in collegio, addio Antonio, meglio scugnizzo”.

Mio padre, vedendomi pensieroso, mi disse: “Dove pensi che andiamo io e te?” E intanto ci incamminammo a passo lento. Risposi: “Eh, dove andiamo?”

“Se indovini, ti compro un gelato”.

Pensai: “il gelato è buono, non può essere che mi porti in collegio e poi, braghette corte, scarpe scalcagnate, non ho un sacchetto con qualcosa da mettere, no, no il collego lo escludo”.

Arrivati a un quarto d’ora dalla nostra casa camminando a piedi, mio padre si fermò davanti ad una porta di porta Venezia, tutta lucida bella e suonò a un campanello e subito una voce disse “Chi è?” Io mi girai, pensando a qualcuno che chiamava da dietro. Mio padre rispose: “Sono il padre di Antonio”. La risposta fu pronta: “Attenda, prego… Io Antonio… “Attenda, prego”, non l’avevo mai sentito… “Salga, prego, terzo piano con ascensore dopo l’entrata, a destra”.

Entrammo in questa bella casa dai pavimenti profumati, era una bellezza… Una signora molto giovane, anche lei profumava di pulito come di saponetta profumata. Mio padre disse alla signora: “Questo è il mio unico figlio che non ho mai potuto mandarlo a scuola per mancanza di possibilità. E’ bravo, è buono, vorrei lo preparasse per fare un esame che se è promosso può cominciare a frequentare la scuola…” Capii la perplessità della signora che ancora non aveva parlato. Lei capiva meglio mio padre…che è più timido e parla poco…

La signora con le sue prime parole mi fu subito simpatica. Disse: “Le faccio una proposta che non sarà impegnativa né per me né per lei… Lei mi lasci Antonio per due ore, ripassi a prenderlo, poi le dirò; in quel momento prenderemo gli accordi qualora Antonio risponda ad alcune domande riguardanti la sua predisposizione allo studio… “Ma guardi sign...” Lei non gli consentì la minima obiezione a quanto voleva dire…

Mio padre se ne andò ed io rimasi con la signora… Mi portò nel suo studio, bello pulito, profumato, mi sembrava un altro mondo.

Mi fece accomodare su una comoda sedia, chiese alla prima persona che ci aveva aperto la porta di portare una cioccolata tiepida – era estate e lì era fresco…- Mi sentii talmente bene che mi dissi: “Antonio, anche tu devi avere una casa profumata e in ordine come questa della signora”.

La signora mi disse: “Antonio, raccontami tutto di te e nulla della tua famiglia: vorrei capire che programma svolgere per te affinché il tuo papà possa vedere suo figlio tra i banchi di scuola”.

Risposi: “Sì, signora”.

Cominciai da quando sono stato capace di tenere amicizie buone, che mio padre mattina e sera si informava dove e con chi ero stato e io puntualmente gli davo le risposte reali, vere, lui era contento e per dimostrare che era contento mi faceva una carezza sul viso.

Andammo avanti e ci fermammo il tempo di finire la cioccolata, poi continuammo fino al trillo del campanello con l’arrivo di mio padre.

La signora ricevette mio padre nello studio ed io fui affidato alla signora che ci aveva aperto la porta, di nome Maria, che veniva da Napoli ed era con la signora da molti anni. Mi tenne compagnia fino all’arrivo del mio papà, non so se per gentilezza o per timore che rubassi qualcosa di casa…

All’apparire di mio padre con la signora, capii che stavo per iniziare una nuova avventura. Tanto è che lei mi disse: “Ciao, Antonio, ti aspetto domani alle 15, sii puntuale. Capii che potevo cominciare a sperare…Mi dissi: “Caro Antonio Sparecchia, comincia bene…”

Quando fummo in strada, dissi: “Grazie, papà”.


A guaglione: visita a Maria Annunziata


“E’ permesso, donna Annunziata …? Sono Salvo, il padre di Antonio, è permesso?”

“Non conosco nessun padre di Antonio… “

“Ma come? O guaglione …”

“E ditelo subito, o guaglione… come state Salvo…?”

Sono venuto a trovare mammà con a guaglione e mia moglie; ora abitiamo a Milano…”

“A Milano? Mamma mia, così lontano! Come fate a star così lontano da Napoli…?”

“Eh, donna Annunziata, la fortuna è per il mondo, che devo fa?

“Antonio m’ha detto che il figlio vostro sta in collegio, perché in collegio? Ha forse fatto qualcosa di brutto per metterlo in collegio?”

“Perché... perché lui vuol studiare da maestro.”

“Che bravo figlio che tenete… “

“E’ bravo bravo, ma sto sola, Salvatore è imbarcato, io, il lavoro grazie a Dio, ce l’ho, vediamo che combina in sto collegio… “

“Questo cane che mi fa le feste vostro è… “

“No, è di mio figlio.”

“E come fate … è?”

“E’ un problema, Salvo…”

Il padre si rivolge inaspettatamente ad Antonio “Cosa diresti tu se aiutassi donna Annunziata prendendole il cane mentre lei lavora, poi lo riporti alla sera?”

“Alla sera?”

“Lo puoi portare quando vuoi, anche tenerlo per giorni, a me è nei piedi; quando vengono le clienti se provano il vestito si intrufola tra i loro piedi e le fa anche cadere...”

La mamma di Antonio muta è; il padre riprende la conversazione e si interessa del marito che un tempo erano amici di bevute e le risposte che seguono sono rassicuranti.

A un certo momento, avendo esaurito gli argomenti, Salvo, il padre di Antonio, rivolgendosi al figlio dice: “Antonio, cosa rispondi a donna Annunziata per il cane…?”

Risposta… dico: “Va bene.”

“Oh, grazie Madonna Santa, che grazia che o guaglione mi porta via il cane.”

“Porta via il cane”, risponde Antonio, “ma me lo date come abbiamo parlato”. Questo modo di dire del ragazzo è neutro, anzi pare che sia riferito alla conversazione del padre con donna Annunziata, bruuu che rischio per Antonio…! Tutto è passato in sordina, si sono congedati e sono tornati dalla nonna tirando un sospiro di sollievo.

La partenza per Milano è questione di ore; la nonna è in agitazione e dice: “Fatemi sapere quando sarete a casa un giorno o l’altro, appena potete.” Antonio, che è accorto che la nonna ha il telefono, le ha detto: “Nonna, quando siamo a casa, chiamo Maria Annunziata, la mamma di Tonino, che vi venga a portare le notizie che le trasmetteremo e le dirò del cane, del cane di Tonino, che diventerà milanese perché il papà lo denuncerà per mettere il cip per ritrovarlo se lo perdo, perché non è mio, il cane, è di Tonino che ora sta in collegio. La nonna, commossa, si asciuga le lacrime e abbraccia Antonio poi, in sequenza, la moglie di Salvo e Salvo, il suo unico figlio.


^^^

Arrivati a Milano puntuali come previsto, il treno fa gli ultimi metri in silenzio poi frena; è il momento di scendere. Il primo è il padre che aspetta la moglie sostenendola cautamente; poi è la volta di Antonio e del cane Nello scendere con lungo guinzaglio (un buona corda) finisce per attorcigliarsi nei piedi di una giovane signora la quale ha parole poco gentili verso il cane che Antonio, visto come sono andati i fatti che hanno fatto barcollare la signora, Antonio, rivolgendosi a lei per giustificare il cane e anche per scusarsi, le dice: “Signora, non è successo niente! Tonino è la prima volta che va in treno, è intelligente: la prossima volta non lo troverà più vicino a lei perché il pestone che lei ha dato Tonino non se lo dimentica… “Questa espressone ha fatto ridere tutti, compresa la signora.

La scuola è chiusa perché è tempo di vacanze. Milano è semi deserta. All’indomani, Antonio telefona a Napoli da casa a Maria Annunziata e chiede di riferire alla nonna che stano bene e sono a casa; poi dice che il cane sta bene e, “come Michelasso”, mangia e beve e va a spasso; dice anche che in settimana andrà con Salvo dal veterinario per una visita generale e gli farà un bel bagno perché sa proprio odore di cane, poi all’ufficio municipale, per mettere il cip, perché, qualora si perda in una città cosi grande, lo si trovi, e anche se scappa…

Antonio ha un sogno che tra qualche giorno è certo di poter rendere concreto: comperare un bel collare di lusso con un guinzaglio adeguato. I suoi coinquilini ora non sono nel palazzo, ma quando rientreranno vedranno questo cane simpatico di suo che, come lo guardi senza che scodinzoli ti sorride.

E’ proprio un cane napoletano, fiero, gentile e allegro.


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