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Una storia di Maricapp

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Domenica, maledetta domenica

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Pubblicato il 12 maggio 2019 in Altro

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Parafrasando il titolo di un vecchio film, oggi non è una maledetta no, non esageriamo, non diamo importanza a chi non lo merita, ma una brutta domenica.

Capitano quei periodi in cui le cose accadono, si susseguono, non danno tregua.

Le cose fastidiose, gli incidenti di percorso, le brutte cose. E tu cerchi di barcamenarti, di uscirne, di metterci tutta la volontà che ci puoi mettere per cambiare la situazione, anche perchè ci sei abituata, sai combattere.

​​​​​​​

Ma poi, poi ti arriva QUEL giorno, quello che ti colpisce a tradimento, quello che non avresti mai pensato potesse iniziare cosi', quello che pensi non finirà mai.

Una persona che stimo e che mi ha insegnato a scrivere, dice:


"Se ti pare che la strada non sia più chiara e definita,

scrivi.

Scrivere porta chiarezza.

Se la stanchezza s’insinua e a volte ti domandi dove trovare l’energia,

scrivi di te, di quello che senti, di quello che pensi.

Scrivere rende visibile il pensiero.

Quando hai bisogno di rifugio, sai, la scrittura si fa casa

e se vuoi raggiungere il mondo la scrittura si fa ponte.

La tua voce trova le parole, la mente si acquieta

il senso si rivela.

Quando hai paura

scrivi,

scandaglia il tuo stesso timore, poni domande:

la scrittura risponde.

Scrivere è silenzio denso ma è anche voce dell’umanità,

narrando noi stessi riscopriamo di essere parte della Storia di tutti.

Scrivere è perdonare

perché lo sguardo su ciò che siamo si estende, si dilata.

Scrivere è vivere.

E la vita trova nella scrittura una delle sue più autentiche testimonianze."


E' vero molto vero, ma a volte capita che cio' che ti accade sia cosi' sorprendentemente negativo, che chi pensavi di conoscere profondamente, anche nei suoi difetti, ti deluda in modo assoluto, che ti faccia cosi' male, quel tipo di male che ti scava dentro un buco che non si riempirà mai piu', che nulla nè nessuno, tanto meno tu, potra' mai giustificare nè perdonare, perchè anche il perdono ha i suoi limiti, capita che l'accaduto ti tramortisca, ti impedisca di pensare e di respirare, che per un tempo indefinito ti fermi la vita.


Ed allora non hai piu' la voglia e la forza di scrivere, di raccontare. Non hai nulla da raccontare perchè la mente si è svuotata di tutto meno che di quello che ti è successo.

E provi rabbia, dolore, senso di solitudine e di abbandono, ti sfiorano pensieri strani ed assurdi, hai paura, di quel che gli altri sono, di quanto cattivi possano essere, di quanto male ti possano ancora fare, di non aver mai capito niente, paura di continuare a vivere.

Paura che non scriverai mai piu' perchè non avrai mai piu' nulla da dire.


E' vero, molto vero quello che la mia "mentore" ha scritto perchè in fondo, vedi, nonostante il vuoto, hai scritto.



"Bene, sono in piedi sulla riva di un fiume

Ma l'acqua non scorre

Ribolle ad ogni veleno a cui penso

E sono sotto la luce dei lampioni

Non quella della gioia, lo so

Spaventato da non credere, giù fino in fondo alle tenebre

E la paura perversa della violenza

Soffoca un sorriso su ogni volto

E il senso comune sta risuonando dalle campane

Questo non è un guasto tecnologico

Oh no, questa è la strada per l'inferno

E tutte le strade confuse col credito

E non c'è niente che puoi fare

Sono solo pezzi di carta

Che volano lontano da te

Guarda il mondo, guardalo bene

Quello che accade quaggiù

Devi imparare questa lezione velocemente

E impararla bene

Questa non è una superstrada mobile verso il cielo

Oh no, questa è la strada per l'inferno"

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