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Una storia di Neal

Come carta velina sulle rive del Gange

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9 minuti

Pubblicato il 20 aprile 2019 in Storie d’amore

Tags: #addio #amore #criminalit #separazione #visioni

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Il viso di Alba era un ovale bellissimo. Leggermente olivastro, per i retaggi della sua genia, e un poco soffice, nel modo struggente che rende onore a una futura madre.

«Lo sai?» disse a Mirko, che tanto lo sapeva già, «quando guardo quella collina laggiù, quella lunga, la più dolce, mi viene in mente la scena di un film. Ci sono queste...»

«... Queste ragazze indiane in sari arancio e porpora che ballano, ridendo, lungo la riva del fiume?»

«Scemo!» scoppiò ridere Alba, e gli appioppò una manata sulla spalla.

«No, davvero, posso andare avanti, se vuoi, me lo ricordo bene!»

«Va beh, come sei, te l’avrò raccontato una volta...»

«Aspetta, come faceva? “La pellicola è scadente, l’inquadratura lascia un po’ a desiderare, è traballante, pure la musica è così così, però… sta tramontando il sole, ed è come se tutto si scaldasse. C’è un dettaglio, al rallenty, sui piedi di una ragazza, aggraziati, leggeri... alla caviglia porta una catenella sottile. È come se i piedi non toccassero terra, la trovo la miglior immagine della leggerezza, in assoluto.”»

Alba ridacchiò dall’inizio alla fine, poi tacque per qualche istante, fissando un punto nel vuoto, più avanti, a terra, come faceva spesso e, sempre sorridendo, scostò un ciuffo di capelli ricci dalla fronte. Quel gesto semplice fermava il cuore di Mirko ogni singola volta.

«Ti sei dimenticato un dettaglio, sapientone» disse poi.

Mirko sorrise a sua volta, complice. Figurarsi: di lei non si sarebbe perso nemmeno un respiro. «Ah, sì, e quale?»

«I petali» rispose Alba. «Lungo le rive del Gange al tramonto, tinto di ambra, i piedi delle ragazze nell’erba incolta calpestano centinaia di petali rossi, che si sollevano mentre loro saltano e ballano tenendosi per mano, rimangono sospesi in aria e ricadono continuamente. Ed è un po’ come se danzassero anche loro.»

Mirko non aveva mai visto quel vecchio film, e comunque Alba non ne ricordava nemmeno il titolo. Magari non esisteva neppure, forse era solo il frammento di qualche sogno, ma quando Alba raccontava quella storia il suo cuore evocava quelle immagini, chiare e distinte. Le parole diventavano la loro sala proiezioni.

Attorno a loro, però, non scorreva il Gange, né crescevano esotiche piantagioni. C’erano solo, si fa per dire, le mura antiche del loro borgo silenzioso, sotto le quali una stretta passeggiata si srotolava, tortuosa, al centro del quadro delle campagne abruzzesi.

Ed era primavera, gli olivi oscillavano fieri e i vigneti erano rigogliosi. Dentro Alba cresceva loro figlio, forte come le radici: quelle delle piante e quelle del loro paese.

«Vorrei sentirmi così, ogni tanto» commentò Mirko, un poco più cupo.

«Così, come?» gli domandò lei, stretta al suo braccio, mentre camminavano piano.

«Leggero, come quei piedi di cui parli, come le ragazze, come i petali.»

Alba annuì, e anche il suo viso si velò di tristezza. Nonostante il vento gentile e i profumi della terra, non c’era molta leggerezza su di loro, non nell’ora di quell’incontro, che per comune scelta sarebbe stato l’ultimo.

«Lo sai cosa mi chiedi, vero?» scattò Mirko, ad un tratto.

«Mirko, per favore, non oggi... ne abbiamo già parlato.»

L’uomo si strinse nelle spalle. «Sì, parlato, ottima semplificazione, eppure non ricordo questo gran dibattito.»

«Perché non c’è niente su cui dibattere, questo non è tuo figlio, io e te non stiamo insieme, non ci sarà nessun “noi” dopo questa sera e, se te lo chiederanno, non c’è stato nemmeno prima. Le alternative sono troppo, troppo pericolose.»

Mirko tacque, fissando mestamente il sentiero, che aveva forse bisogno di una gettata di ghiaia. La sua guancia rimase asciutta, ma Alba lo conosceva e sapeva che non tutte le lacrime di Mirko trovavano la strada per uscire.

«Hai sposato un criminale» disse, piatto.

La giovane donna smise di camminare e si voltò verso di lui, costringendolo a fare altrettanto, con un gesto brusco.

«Non ricordarmi cose che già so, Mirko.»

«Però sono quelle le cose per le quali dovrei fingere di non averti mai incontrato, le cose per le quali mio figlio non conoscerà mai me...»

«Amore mio, non esistono alternative.» Alba riconosceva la bruciante disperazione che si rinfocolava sotto le braci, nel volto sempre più duro del suo amante, ed era terrorizzata. Stringeva gli avambracci di lui con forza, come se tentasse di aggrapparsi al suo raziocinio.

«Malik è un criminale, d'accordo, è spietato, è un assassino, ed è ben inserito nel tessuto della malavita, ma non è Dio, possiamo far perdere le nostre tracce, possiamo scappare...»

«NON possiamo scappare, Mirko!» urlò la donna. «Tu non lo conosci quanto me! Lui ci troverebbe e allora non oso nemmeno immaginare, sapendo del mio tradimento, cosa ci potrebbe fare... non conosci gli abissi della sua rabbia, io sì. Una morte rapida sarebbe un regalo raro. Posso sopportare che accada a me, ma non a te o a ... mio figlio.»

«Nostro figlio.»

«Sembra che tu non voglia capire...»

«... Scapperemo, stanotte possiamo prendere la mia auto e andare...»

«... Dove, cuore mio?» stavolta Alba allentò la sua presa, e questa si trasformò in una carezza. Fissò gli occhi grigi di Mirko con un amore compassionevole, materno. «Malik ha agganci ovunque, e tanti occhi spiano per lui, non siamo abbastanza svegli per sfuggirgli, in cuor tuo lo sai. Abbiamo fatto un errore, non è troppo tardi per rendercene conto e fare marcia indietro. Almeno qualcosa di questo errore si salverà.» Accarezzò la curva del proprio addome.

La mano di Mirko si posò accanto alla sua. Sorrise, un gesto delicato, con una punta di amaro.

«Gli sarei piaciuto, credo.»

«Oh, non ne dubito, a chi non piacerebbe un eroico botanico come padre?»

«Stronza» la apostrofo l’uomo ridendo, e lei lo imito.

Alba lo accarezzo ancora teneramente sulla guancia. «Ti preferisco, quando ridi.»

Poi riprese a passeggiare lungo il sentiero, tirandosi dietro l’amante per mano. «Cerchiamo di conservare un bel ricordo della nostra ultima sera.»

Mirko la seguì e non rispose nulla, limitandosi ad annuire. Camminando sotto una fila di frassini, mentre la luce andava smorzandosi via via che si avvicinava il tramonto, egli si sorprese più volte a sbirciare il profilo della donna che amava, mentre pure lei taceva e fissava il panorama, sorridendo assorta, volendo forse impregnare la memoria di un ultimo ricordo felice.

Poco fa aveva sorriso anche Mirko, ma quel gesto gli era costato una fatica immane. Come poteva Alba recitare alla perfezione un ruolo così freddamente logico in un groviglio di eventi ed emozioni tanto allucinante? Davvero si aspettava che lui rinnegasse la loro storia e che condannasse il sangue del suo sangue a crescere come il figlio di un malavitoso? Che destinasse Alba ad essere per sempre la schiava del mostro che era stata costretta a sposare molto tempo prima? No. Sapeva che nessun uomo, incluso lui, poteva accettare un patto tanto scellerato.

Fu lei a interrompere il flusso dei suoi pensieri. «Torniamo indietro? Si sta facendo tardi» propose guardando preoccupata il sole avvicinarsi ai tetti del borgo.

Questa volta fu facile sorridere, per Mirko. «Andiamo fino al terreno dei Ferretti» disse, indicando la morbida collina che Alba poco prima aveva citato, parlando di quella scena indiana. «Ho una sorpresa per te, e poi non ci vorranno che cinque minuti.»

Il viso di Alba, ironia del nome, si illuminò tanto da contrastare la giornata morente. «Una sorpresa? Che cosa, che cosa?» prese a tormentarlo, come una bambina.

Mirko scoppiò a ridere. «Abbi pazienza, per una volta! Lo vedrai quando saremo là.»

La collina di proprietà della famiglia Ferretti, una presenza storica del paese, era un pendio digradante molto più dolce dei rilievi circostanti, e scendeva in una corsa tenue ma molto lunga fino a incrociare i colli del versante opposto. Non era coltivata, Mirko lo sapeva, così come ricordava bene le corse sulla neve in sacchi di plastica o rozzi slittini, negli inverni della sua infanzia, lungo quella discesa perfetta dove ogni bambino acquistava velocità folli prima di concludere la propria corsa nel tratto piano finale, in tutta sicurezza.

Presto furono in cima. La collina dava quasi a nordest, lo spettacolo del cielo che si andava incendiando in aloni arancio e cremisi era come un faro dietro le loro spalle e sopra le loro teste. Entrambi spalancarono gli occhi, assorbendo quella meraviglia, mentre un vento gentile faceva danzare i loro capelli, quelli pesanti e ricci di Alba e quelli sottili e lunghi di Mirko, sulle loro fronti illuminate.

Il giovane uomo si riprese da quell’incantesimo e si chinò a cercare qualcosa dietro a un grosso ceppo, memoria di un antico albero che era stato e, con sorpresa di Alba, sollevò uno scatolone di cartone, non troppo ben messo.

«È la sorpresa?» domandò Alba, incuriosita.

«Guarda» rispose Mirko, sollevando i quattro lati della scatola e immergendo la mano nel suo contenuto.

Quando la rialzò, piccoli quadrati di una sottile carta rossa, quasi trasparenti, ricaddero docilmente dal palmo della mano, ritornando al loro posto.

«Che cos’è?» chiese Alba, incredula. «Siamo già a carnevale?»

Mirko rise, prendendola in giro. «Ma no, sciocchina. È carta velina o, meglio, una specie, visto che è ecologica e biodegradabile.»

Alba rimase sconcertata per qualche istante, poi incrociò le braccia e corrugò involontariamente la fronte. «Scusa, e questa sarebbe una sorpresa? Che dobbiamo fare, aprire una cartoleria?»

Stavolta Mirko si mise a ridere così tanto da doversi tenere la pancia. Com'era buffa la sua espressione di disappunto! Sembrava davvero una bambina delusa.

«Mi prendi in giro?» insistette lei, confusa.

«Stai a guardare.»



Mirko sollevò la scatola, chiuse gli occhi, inspirò, e attese di sentire il vento che si alzava. Eccolo, il suo vento, quello che conosceva fin da quando era piccolo, aveva un rapporto speciale con lui, poteva percepire, a volte, quando esso montava e cambia direzione, sfogandosi in quei lunghi sbuffi che accarezzavano la terra e scombinavano i soffioni, diffondendone i semi come spore.

Fu allora che, con forza, fece per scaraventare in aria la scatola, salvo poi trattenerla appena prima del lancio, così che i piccoli pezzi di carta velina, in un mirabile salto, furono liberati dalla loro prigione, e divennero subito preda del vento, che li fece vorticare un istante per poi lanciarli giù dalla collina.

Alba capì, e scoppiò a ridere. Incurante del dolce peso che si portava dentro, si tolse le scarpe e a piedi nudi si buttò lungo la collina, saltando e ballando. I suoi denti luccicavano nella luce del tramonto, e la pelle delle labbra era tesa in un sorriso di pura gioia. Non c’era musica, ma la ragazza ballava lungo le rive del Gange, sopra l’erba e attraverso petali rossi avvolti intorno a tutto.


Ed era come se i suoi piedi non toccassero terra.

Mirko la riconobbe come la miglior immagine della leggerezza. In assoluto.



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