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Una storia di MirianaKuntz

La nostra storia

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5 minuti

Pubblicato il 06 settembre 2019 in Storie d’amore

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Magari toccasse a me scegliere per te le gioie che meriti, te le sceglierei tutte grosse, con le biglie belle e luminose, anti graffio, anti pioggia, indistruttibili fino a mille anni. Ti eviterei tutte le cadute, mettendo sottosopra il mondo, quel mondo che ti ha capito troppe poche volte. Quando guardo le tue foto, quelle poche che hai, sono orgogliosa di te, perché eri bella, non solo fuori, eri fresca e giovane con i tuoi maglioni a collo alto, i capelli sempre diversi, con le tue espressioni da brava ragazza che si innamora a quindici anni e poi crede che sarà per sempre, anche se non sa cosa le aspetta. Piccola e fragile ma con una forza indescrivibile, tanto da buttarti giù da un balcone per attraversare quello dei vicini, perché ai tuoi non piaceva -lui- forte tanto da credere ogni volta a promesse che si infrangevano lungo i vetri della disdetta. E quando i tuoi occhi sembrano specchio dei miei vorrei che il cuore piccolo che ho fosse forte come il tuo tanto da resistere a tutto questo male, a tutte le tempeste del mondo, al sangue che cola dalla pelle, alle croste di paura che restano sulle cosce. Il mio male l’hai visto una sola volta in faccia, e ti ha fatto paura, perché quella volta stavo andando via da te, senza darti il tempo di pensare o fare niente, con un solo colpo, di chi corre veloce fino all’ultimo centimetro dell’inferriata e poi si ferma a respirare, un secondo dopo e un ribaltone mi avrebbe spinta giù, lontano da te. Tu non te la immagini una vita senza di me, ogni volta mi ripeti che non c’è niente dopo di me, che ovunque vada, io -debba portarti con me-

Ma tu non sai i luoghi che percorre la mia mente, né dove mi nascondo, né le cose che faccio per sentirmi meno sola nel mondo. Non ti ho detto nemmeno quanto mi sentivo sola quando da due, sono diventata figlia unica, quando studiare era complicato ma non volevo nessun aiuto perché costava troppo e perché ce la dovevo fare da sola, anche se stavo male. Non ti ho detto i veri motivi di quando respiravo appena, perché tu ne avevi più di me ma respiravi per due, e forse non ti ringrazio abbastanza quando tiri fuori dal carrello una maglia a fasce per il primo inverno, e mi dici -volevo farti un regalo, non te ne faccio mai- anche se di regali me ne hai fatti abbastanza. Anche se hai un carattere di fuoco ed ogni tanto ti infiammi, anche se a volte dici cose che mi feriscono, ma capisco che hai solo paura di me.

Hai paura perché hai visto che sono capace di tutto, che non ho mai trovato un buon motivo per sentirmi a casa né dentro la nostra casa né fuori nel mondo. Hai paura perché a volte sembro scivolarti dalle mani, e anche se non te lo dico a parole per paura di farti troppo male, nei miei occhi ci leggi una resa indescrivibile, e fai un po’ finta di niente, aspettando che mi passi, un’altra volta.

Vorrei starti vicino anche quando non ci sarò più, ed ho paura di quello che accadrà alla fine, di che parole userai, e di che parole avrò lasciato io a te, se ti basteranno, se ti basterà la porzione di vita che abbiamo avuto insieme. Quando ti abbraccio e sento il profumo dei miei giorni migliori, la sicurezza che niente possa accadermi in quei venti secondi di pelle. Le volte in cui ti chiamo con mille nomi improponibili, o ti accarezzo i capelli quando ti addormenti perché troppo stanca, o le volte che sei indifesa e cerco di farti da scudo, perché sempre meglio a me che a te.

Vorrei avere la certezza che ce la farai, che troverai un uomo giusto che finalmente ti faccia da cuscino e da scudo per la vita, che sappia realizzare i tuoi piccoli sogni, che sia come hai sempre voluto: giusto, uomo e dolce. Che sappia starti accanto meglio di me, senza tempo a limite, senza buche dove cadere, senza le mie fragilità fra i piedi. Vorrei essere sicura che resterai in questa casa, che non ti mancherà mai niente, che non dovrai fuggire via. Vorrei avere la certezza che mi amerai comunque, anche da lontano, anche se alla fine non sono stata forte come volevi tu. Vorrei avere il tempo di dirti scusa, perché so che quando sarà lo chiamerai errore, e ti darai le colpe, ma non è colpa tua, di niente, è che sono stata sempre io il problema di tutte le cose, della famiglia, di ogni cosa.

Vorrei saperti felice anche quando non avrò più gli occhi per vedere, e la bocca per dirti buonanotte ogni notte. Accarezzare i tuoi capelli morbidi che profumano di frutta e dirti mille volte che se avessi potuto scegliere, avrei scelto cento volte te, che mi hai messa al mondo con coraggio e forza, quando avevi la mia età, perché mi hai protetta anche da chi non avresti dovuto, e curata quando tenevo a malapena gli occhi aperti, tu che pensavi di aver tirato su una guerriera, pensando che avrei lottato mille battaglie ancora senza stancarmi mai, senza sapere che a volte le ferite sono così profonde che non riesci più a camminare.

Tu sei più brava di me in questo, o forse sei brava solo perché io sono qua, con te, e riesci a tenere fuori il brutto, e ricordarci solo di quelle sere passate in salotto a tenerci per mano, o di quei brindisi di capodanno dove c’eravamo solo io e te e le famiglie fuori a stringersi.

Io e te, una piccola famiglia di piccole donne, che alla fine se la cavano da sole.

Vorrei essere più forte di così, ma in ogni caso me senza te avrebbe perso colore, tu senza me non smettere di splendere.

Mi hai dato tutto, ed io ho tentato di darti quello che ho potuto.

Scusami, sarai arrabbiata ma ti amo e ti amerò anche quando non avrò voce per dirlo, e questo te lo dovrai ricordare.


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