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Una storia di GioMa46

Bla, bla, bla … Chi è di scena?

Dialogo nell’era del CoronaVirus19 mentre si è in fila per entrare al supermercato 'dell'usato garantito'.

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6 minuti

Pubblicato il 24 agosto 2020 in Giornalismo

Tags: #Scandalo #Fumetti #Politica

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Bla, bla, bla … Chi è di scena?

Dialogo nell’era del CoronaVirus19 mentre si è in fila per entrare al Supermercato 'dell'usato garantito'.


«Chi è di scena?»

«Se me l’avessi chiesto certamente l’avrei fatto, a modo mio, come avresti voluto tu, ma non me lo hai chiesto», ha risposto l’attore di turno al regista seduto sullo scranno centrale, per dire che comunque quelli che dormivano stravaccati sui banchi in Parlamento, non erano loro ma dei sosia messi a bella posta per la foto ‘scandalosa’ apparsa sui social. E dire che erano tutti riconoscibili, eccome!


La protesta mascherata.
La protesta mascherata.

Del resto ciò cui assistiamo (noi osservatori) tutti i giorni non è certo un bello spettacolo, tant’è che non è neppure un brutto spettacolo, è solo osceno. Non solo è senza un copione, ma pure senza una regia, dove ognuno fa quello che vuole: chi gioca col telefonino, chi si rifà il trucco, chi legge il giornale, chi fa finta di prendere appunti mentre sta tenendo di conto. Sì perché ogni ora passata fra gli scranni del Parlamento vale un accrescimento in percentuale della tariffa economica di fine mese.

Cioè non basta il tkt di presenza, le agevolazioni varie: buoni ristorante, sconti per la sartoria e la camiceria, restailing per le signore, barbiere per gli uomini, ecc. ecc., ma va detto che per ‘apparire sulla scena’, non sia mai che le tv li riprendano dal lato sbagliato o trasandati nel vestire. L’incognita rimane per le cravatte, mai viste di più brutte. Tant’è che qualcuno ha pensato che le scelga la ditta delle pulizie direttamente dai cassonetti gialli delle donazioni vestiarie.


Del resto va detto che più d’uno non solo non sceglie cosa indossare ma ha dovuto seguire anche un corso di ‘logopedia’ (gratuito) per ovviare alle carenze nel pronunciar parola. Non perché avessero difetti, per quelli più eclatanti c’è ben poco da fare; bensì perché i più sono carenti nell’italiano scolastico e nell’uso dei verbi, quando addirittura non falsano gli accenti delle vocali e inciampano nelle doppie consonanti.

Che lo facciano apposta per rendere le difficoltà comprensive del linguaggio politico ancora più accentuate? Puo darsi! Fatto è che spesso parlano a ‘pappardella’ sciorinando ‘frasi fatte’ imparate a memoria, come un tempo s’imparavano le poesie. Solo che all’epoca si saliva su una sedia per recitarle davanti a quattro parenti, mentre oggi i podi a disposizione sono altisonanti: dai talk-show ai telegiornali agli special di tutto un po’ che spesso poi si replicano tagliando le parti che sembrano superflue (perché sono superflue) e che forse farebbero meglio a tagliare del tutto, perché lette male sulle indicazioni del ‘gobbo’ appositamente predisposto prima di andare in onda.


Che non sappiano leggere lo si denota dal luccichio che hanno al centro degli occchi spesso fissi e insignificanti che mostrano dietro i segni del trucco sugli occhi e il velo di fondotinta che li fa apparire ‘pronti’ senza esserlo, e quando arriva lo strillo ‘il parlamentare tal de’ tali ha facoltà di parlare’, la chiamata fa il giro dei corridoi e delle stanze e in molti si affacciano anche quando non è il loro turno. Pur di apparire cosa non farebbero? Dimentichi però che la ripresa mette in risalto tutte le loro magagne. Eh se ne hanno! Tante da occupare tutti gli specchi di legno del Parlamento.

Tant’è che fra gli impreparati c’è sempre quello meno preparato di tutti che s’affaccia dallo schermo per dire scemenze senza senso, o promettere ‘mari e monti’ confondendoli col piatto di pasta che ha mangiato a tavola il giorno prima. Di recente s’è visto finanche un ‘direttore di giornale’ con tanto d’orecchi tesi che s’aggirava per il corridoio, da sembrare che per la fretta nello scendere dall’auto doveva aver dimenticato di chiudere gli sportelli.

Per non dire della ‘parlamentare’ che nel rispondere al telefono ‘sono io’, poiché dell’investitura al femminile ha risposto, ‘sono ia’.


La ‘frociata’ ha poi fatto il giro delle bocche e delle orecchie, ed anche del retro delle porte dei cessi con tanto di vignetta oscena. Sarà colpa del ’19 come ormai tutti chiamano così per timore d’essere colpiti dalla pandemia, ignorando che non è la parola a infettare, ma piuttosto lo slinguazzare ’a spruzzo’ (leggi a sproposito) che molti di loro fanno regolarmente nel parlarsi addosso.

Insomma la pandemia c’è ma qualcuno s’è rubato la ‘corona’ del corona-virus che l’accompagnava fin dai suoi esordi. Causa è che la scena non può essere ‘ripresa’, perché nel frattempo le risorse economiche per la sanità sono state spese prima ancora di averle recepite; dacché qualcuno fra i parlamentari ha richiesto ‘scandalosamente’ il bonus di 600 Euro/i (?) del welfare togliendo il pane di bocca a chi vive del minimo della pensione, e soprattutto che non ha nessuna intenzione di restituirlo.


È così che si torna a parlare di elezioni per la riduzione dei parlamentari, già annunciata più volte nel corso degli ultimi 30 anni e mai avviata. Fatto è che per tornare in auge il ‘decaduto per eccellenza’ dopo aver messo a stipendio le sue guardie del corpo, i suoi avvocati, le sue sgualdrine, appoggerà finalmente la legge che prevede una riduzione minima, comunque inimicandosi una bella fetta dei suoi sostenitori e che speriamo segnino la sua fine.

D’altro canto la combriccola del ‘ce l’ho duro’ s’avvale ancora dello stipendio di parlamentare dopo aver emanato la legge (più d’una) per scaglionare l’accesso degli immigrati. Adesso che gli immigrati arrivano da soli, senza leggi e senza amministratori, li si vorrebbero fermare in mezzo al mare o rimpatriarli, dopo che sono stati sfruttati ben bene, e non solo per la raccolta delle arance o dei pomodori al Sud, bensì nelle ‘fabbrichette’ delle benestanti regioni del Nord.


Ma di qualunque altra cosa si volesse parlare che poi non si gridi allo scandalo, a incominciare dal risentimento contro l’Europa che fa richiesta di garanzie, tra l’altro dovute, che poi non sollevi una qualche protesta incontrollata. Davvero pensiamo che gli ‘altri’, per dire degli europei che non siamo noi, si lascino infinocchiare da deputati corrotti, sindaci collusi, avvocati perversi, giudici legittimati dalle cosche, militari fuorviati, vigili urbani traviati, dove finanche gli amministratori di condominio e spesso gli stessi condomini la fanno da ‘padroni’ aggiudicandosi appezzamenti e/o vani di comune utilità, e che invece siamo noi.

«C’è del marcio in Italia!», avrebbe scritto Shakespeare se si fosse trovato in questo momento a dover frequentare il Globe Theatre del Parlamento nostrano. E che Manzoni nel descrivere la ‘peste’ senza pensarci troppo su’ oggi avrebbe cinicamente scritto «che la peste vi si porti!» Per non dire di Verdi che gli avrebbe senz'altro indirizzato il verso lirico «Cortigiani, vil razza dannata.» Per quanto mi riesce solo d’immaginare che il sommo Dante avrebbe collocato questi stolti legiferandi sicuramente nell’esecranda prima e seconda bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno: " di merda lordo".


Sandro Botticelli - Inferno 'Malebolge'
Sandro Botticelli - Inferno 'Malebolge'

Ciò per quanto questo spettacolo pure ‘s’ha da fare’, o meglio 'deve continuare' e che presto si andrà in scena, come s’è detto senza copione e senza regia e che Iddio ce la mandi buona … la pandemia, e che faccia man bassa oltre che degli stolti improvvisati virologi, anche di tutti quei politici senza arte né parte che fin’ora sembrano estranei ad ogni contagio. Che davvero … poiché tutti già contagiati da ‘sete di potere’, fare ‘casta’ tuteli da ogni epidemia?


Voglio ben sperare di no! Che la giustizia … «Ma che dici, la giustizia?» Già, la giustizia … ma questa rientra in un prossimo “Bla, bla, bla”.


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