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Una storia di IBonamiciFredducci

L'ultimo treno?

E se davvero la storia fosse ciclica?

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6 minuti

Pubblicato il 26 novembre 2019 in Fantascienza

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La porta del vano passeggeri della carrozza pullman si aprì di scatto e l’agente corazzato vi spinse dentro una ragazza. Avrà avuto più o meno 25 anni, indossava vestiti malconci e maglietta e pantaloni erano macchiati di sangue. Una criniera di boccoli rossi la rendeva piuttosto vistosa. Inciampò e ruzzolò sul pavimento.
Senza emettere nemmeno un suono, ma con espressione divertita, l’agente uscì e richiuse la porta alle sue spalle, tornando a piantonarla dall’esterno.
Un ragazzo di colore si alzò dal proprio posto per aiutare la redhead: -Ti sei fatta male?-
-No no, figurati: se il problema fosse un ruzzolone sarebbe tutto bellissimo-
-Sei ferita?-
-No no…mi è andata di lusso: mi hanno solo dato qualche schiaffone, ed ho perso sangue dal naso-.
Si guardò intorno: la carrozza era piena, come le altre 7 che componevano quell’ex Frecciabianca dai vetri coperti da spesse grate metalliche. A breve il convoglio sarebbe partito.
Con un sorriso forzato si rivolse ai compagni di vagone: -Beh…salve a tutti. Mi chiamo Veronica e sono qui perché sono pansessuale, borderline e apertamente schierata contro questo regime- e dette una pacca sulla spalla del ragazzo che l’aveva aiutata a rialzarsi: -Tu suppongo che ti trovi qui per il colore della tua pelle-
-Esatto: mi chiamo Paolo e non posso essere Italiano perché sono nero-.
Un ragazzone robusto ricambiò il saluto: -Io sono Roberto, e mi trovo qui perché sono un ateo convinto-
-Christian, sono gay…e a mio marito lo hanno preso 3 settimane fa…- fece una pausa, tirando su col naso: -Pare che lo volessero mandare in Ungheria…-.
Alla parola “Ungheria” tutti i presenti abbassarono lo sguardo. Veronica si morse il labbro inferiore e sussurrò un “mi dispiace”.
Una ragazza dai capelli rasati, con una forte erre moscia, si presentò: -Mi chiamo Gemma e sono una studentessa universitaria. Sono qui perché femminista-
Subito le fece eco un ragazzo dai capelli lunghi, il pizzetto molto curato ed un occhio nero: -Femminista anch’io: ero alla manifestazione a Roma la settimana scorsa: mi hanno arrestato perché ho cercato di aiutare due ragazze omosessuali malmenate dalla polizia-.
-Tiziano, zecca buonista- e poi si rivolse direttamente alla ragazza dalla chioma rossa: -e sono borderline pure io. Sai per caso che succede a quelli come noi?-
Rispose un distinto signore sulla cinquantina: -Quelli come voi hanno un apposito campo ad Augusta, in Sicilia. Non so che cosa vi facciano fare, ma molto probabilmente vi spediranno laggiù. Ah…non mi sono presentato: Riccardo, avvocato che ha difeso pro bono molti nella vostra situazione…ehm…nella NOSTRA situazione-
-Nadir, musulmano: ieri pomeriggio sono piombati nel circolo che frequento e ci hanno arrestati tutti -
-Teresa, ma potete chiamarmi Tessa: sono qui in quanto sostenitrice e consumatrice di marijuana- e in molti sorrisero. Veronica, cercando di dare un ordine alla criniera ribelle, le indirizzò uno sguardo malinconico e aggiunse che sarebbe stato bellissimo poterne avere un po’, in quel momento.
Un signore piuttosto anziano, di certo il più attempato di quella carrozza, si tolse educatamente il cappello (un basco un po’ sdrucito) e si presentò: -Mi chiamo Marzio, sono figlio di Partigiani e sono sempre stato un comunista convinto. Sono qui, oltre alle mie idee politiche, perché ho nascosto e difeso mio nipote omosessuale…- una lacrima abbondante scese dal suo occhio destro e gli solcò lo zigomo. Marzio estrasse un fazzoletto azzurro dalla tasca e, asciugatosi il viso, continuò: -Hanno ovviamente preso anche lui. Non so dove sia, non so dove lo manderanno. La mia povera moglie è morta 6 mesi fa: è stata davvero fortunata a non vedere tutto questo; anche se aveva capito benissimo dove saremmo arrivati...-.
Veronica aveva adocchiato una giovane donna ben vestita: le domandò se se la sentisse di condividere con loro il motivo che l’aveva portata in quel treno di deportati. Sembrava essere la più terrorizzata di tutti e, dopo essersi schiarita la voce, senza mai alzare lo sguardo (fisso su un punto indefinito del pavimento di moquette), trovò il coraggio: -Il mio nome è Benedetta. Ero la moglie di un sottosegretario del Governo-
Veronica lanciò una esclamazione molto colorita, per poi domandare alla donna che cosa diavolo avesse combinato, e la risposta fece gelare il sangue ai presenti: -Non ho mai sgarrato su niente: sono sempre stata sottomessa, ho svolto i miei doveri da angelo del focolare e non mi sono mai sottratta alle richieste sessuali di mio marito…ma non posso dargli figli. Sono sterile, e mio marito ha quindi fatto richiesta per una nuova moglie, che possa dar lui una vera famiglia…-
Un ragazzo dalla barba incolta e viso e vestiti piuttosto malconci mollò un cazzotto al bracciolo del sedile. Era dalla parte opposta a quella da dove era “entrata” Veronica, e dove la porta del vano passeggeri era stata sigillata con una robusta lastra di piombo, per rendere più semplice il contenimento dei prigionieri.
-Anche mia sorella è sterile, e l’hanno portata via una decina di giorni fa. Io sono qui perché, in preda alla rabbia ed alla frustrazione, ho appeso uno striscione di protesta al mio terrazzo. Credo che tu abbia sentito cosa accade alle donne che non possono avere figli…-
Benedetta scoppiò in un pianto disperato, subito abbracciata da Veronica.
A quel punto si iniziarono a sentire tutte le porte pneumatiche chiudersi: il treno sarebbe partito di lì a poco. Un uomo di mezza età, anonimo in tutto e per tutto, si fece coraggio e si presentò…si rigirava tra le mani un tappo di sughero, nervosamente: -Io sono Alberto. Vi giuro che non ho la minima idea del perché mi abbiano arrestato ed ora io sia finito qua. Ho sempre vissuto rispettando i dettami del Partito. Sono cattolico praticante: vado a messa due volte la settimana! Non bevo, non fumo, non assumo droghe…-
Veronica lo interruppe: -Bella vita di merda!!! Ops…scusa…ma te lo meritavi-
Alberto abbassò lo sguardo, probabilmente temendo che quelle sue rivelazioni sarebbero servite per trasformarlo nello sfogo di tutti gli altri presenti. Si fece coraggio e aggiunse: -Ho una moglie e due figli, un lavoro onesto…non ho mai scritto sui social niente di polemico contro il governo, non ho mai difeso le altre razze, gli altri orientamenti sessuali e politici o chi ha problemi psicologici. Non ho mai fatto un torto a nessuno…ho sempre fatto il mio, a testa bassa!-.
Una donna che era rimasta in silenzio fino ad allora, con i capelli bianchissimi pur non essendo anziana, scoppiò a ridere. Rise di gusto per una decina di secondi, per poi uscirsene così: -Qualcuno dei tuoi colleghi di lavoro o tra i tuoi vicini di casa deve aver fatto la spia su di te…-
-Ma io non ho mai fatto niente!!! Lo giuro!!!!!- ribatté Alberto, con la faccia inondata da lacrime e moccico
-Non importa che tu abbia fatto effettivamente qualcosa! Magari stavi sul cazzo a qualcuno, che ha pensato bene di toglierti di mezzo! Forse qualcuno era solo invidioso di te e della tua famiglia, o magari voleva sviare i sospetti e le attenzioni da se stesso e spostarle su di te! Che sculo, tesoro!!!!!-
Veronica estrasse da una tasca un mozzicone di sigaretta, mettendoselo in bocca: Apparentemente quel mozzicone aveva più anni di lei. Si mise a sedere in modo piuttosto scomposto, scostò con la mano sinistra un boccolo ribelle che la stava accecando e, con un tono strafottente, se ne uscì così: -Bell'affare che avete fatto, a permettere a sta gente di prendere il potere ignorando che, una volta finiti quelli come noi altri, ovvero i "diversi", avrebbero iniziato a prendersela con i "normali"...-
Il treno iniziò a muoversi: presto ognuno dei presenti avrebbe raggiunto la propria destinazione.


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