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Una storia di AndyArton

Questa storia è presente nel magazine Descendio

Capitolo 3

Rufus Gamp

63 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 25 gennaio 2021 in Fantasy

Tags: #fantasy #guerra

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I giorni seguenti furono tranquilli, ma fu una calma preoccupante, di quelle che precedono le tempeste. Ogni cosa nella foresta intorno all’accampamento rimaneva immobile, eppure nessuno dei gruppi di ricognizione tornava. Di notte gli uomini di ronda sparivano senza lasciare dietro di sè nemmeno i propri cadaveri. Iniziò a farsi più viva l'idea che fossero isolati. Esattamente come aveva detto il colonnello Dancy i ribelli dovevano averli accerchiati. Anche se molti soldati senza farne parola davanti ai loro superiori raccontavano di creature dei boschi, antiche quanto le leggende che infestavano. Mostri capaci di divorare un uomo in poche ore.

«Siamo in una trappola per topi» Dancy tagliò corto con rabbia. Le riunioni nella tenda del generale si erano fatte sempre più rumorose come se la frustrazione di quell'immobilità forzata invece di rinfrancare gli animi l'infervorasse. «Se rimaniamo qui ci uccideranno uno alla volta, fino a quando non rimarrà più anima viva», nessuno seppe controbbattere, ma tutti sapevano - compreso il colonnello - che muoversi voleva dire lasciare indietro i feriti.

Intorno al settimo giorno di fermo i viveri iniziarono a scarseggiare. Si pensava che i ribelli in qualche modo rubassero il cibo delle scorte, quanto bastava per non destare immediatamente sospetti, ma in quantità sufficienti da condannarli alla fame in un breve lasso di tempo. Alcuni sapevano cacciare. Si avventuravano in piccoli gruppi, ma non si arrischiavano mai troppo lontano per paura di un'imboscata, così la cacciagione era soprattutto fatta dei roditori che cadevano nelle trappole sparse nei dintorni.

«Dobbiamo andarcene» sentenziò per l'ennesima volta Dancy, trovando questa volta l’assenso di buona parte degli altri vertici e così anche di Henri, che aveva calcolato ben poco tempo di sopravvivenza nelle condizioni di inedia cui erano destinati.

«Per andare dove?» ribatté il tenente Moore puntando gli occhi sul colonnello, «se anche riuscissimo a raggiungere Coille non potremmo attaccarla senza nuove truppe di rifornimento, in breve tempo ci individuerebbero nascosti nel bosco e ci attaccherebbero in forze».

«Raggiungiamo la seconda brigata ad est da qui» propose un secondo tenente.

«Non abbiamo ricevuto risposta da Hall, non sappiamo dove siano arrivati a questo punto, potremmo non riuscire a raggiungerli, o potremmo fare la fine dei gruppi di ricognizione che abbiamo mandato a cercarli»

«Non sia disfattista, Moore» lo richiamò Dancy, che in piedi al suo fianco evitava le sue occhiatacce fissando la solita cartina stropicciata. Il tenente non dovette gradire perchè assunse un'aria ironia, «allora lei cosa propone? Di andare al macello?».

«Avanziamo, raggiungiamo Coille come da programma, lì troveremo il modo di metterci in comunicazione con il generale Hall».

Moore in tutta risposta rise di gusto, la considerava una ridicola ingenuità e non si premurò di nasconderlo «crede davvero che quelli di Coille ci presteranno il loro telegrafo? Preferirebbero mangiarselo, quei bastardi».

Rufus che fino a quel momento aveva ascoltato impassibile la discussione improvvisamente sollevò lo sguardo sul dottore, che se ne stava fermo immobile un po’ in disparte.

«Dumont, gli uomini feriti nell’incendio si possono mettere di nuovo in marcia?».

Henri preso alla sprovvista si voltò a guardarlo nervosamente. Per qualche secondo rimase in silenzio, soppesando le condizioni degli ustionati, molti erano sulla via di guarigione, ma niente escludeva che marce forzate avrebbero potuto mettere a rischio il processo di risanamento. Senza considerare che altri invece, non potevano ancora muoversi. La verità però, era che l'idea di rimanere immobile a morire di fame iniziava a spaventarlo più di quanto facesse il pensiero di rimettersi in marcia.

«Si, molti di loro possono camminare» concluse alla fine e dovette ripetersi che avrebbe preso tutte le precauzioni, il suo incoraggiamento andava a beneficio di tutta la brigata.

«D’accordo, allora partiamo per Coille» sentenziò Gamp e questo bastò perchè tutti si zittissero.

Fu Moore ad infrangere il silenzio, «e quelli che non possono camminare?».

«Non possiamo trasportarli, oltre il bosco ci sono le paludi, portare barelle è fuori discussione. Rimarranno qui, lasceremo buona parte dei rifornimenti, e dei soldati a guardia dell’accampamento. Non appena avremo nuovi uomini li manderemo a recuperarli» il generale parlò con voce risoluta, ma Henri notò un fremito nella sua inflessione dura che per un attimo gli permise di scivolare nei suoi panni. Si obbligava a pensare che agiva per il bene dei più.

«Li sta lasciando qui a morire, generale» osservò amaramente Moore, che non riuscì ad alzare lo sguardo su Gamp, lo spostò piuttosto sul dottore, come se si aspettasse da lui manforte. Se c'era mai stato in quella guerra un momento in cui avrebbe preferito non essere mai partito fu quello. Poi però, si aggrappò al pensiero che non avrebbe mai ritrovato suo fratello se fosse morto di fame in mezzo ai boschi di Wyd.

«Basta così, tenente» il tono del colonnello era furioso, non ammetteva repliche, «si ricordi che sta parlando ad un suo superiore».

«Radunate le truppe, domani all’alba abbandoniamo l’accampamento, in due giorni di marcia dovremmo arrivare a Coille» così detto il generale Gamp abbandonò la tenda, dava l'aria di averne abbastanza di quei battibecchi. Lo scalpiccio dei suoi stivali risuonò ancora per qualche istante nel silenzio generale, poi anche Moore e il resto dei tenenti si congedò lasciando nella tenda Henri solo con il colonnello.

«Ce la faremo ad uscire da questa foresta?» chiese con un filo di voce. Ma non era certo di voler ascoltare la risposta.

«Dannazione, sì, non ho intenzione di morire in questa fogna» Ben sputò a terra prima di tirare fuori ancora una volta la sua fiaschetta e uscire dalla tenda sgarbatamente.


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