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Una storia di Bendik018

Stendendomi

su un prato di rose...

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2 minuti

Pubblicato il 24 febbraio 2019 in Poesia

Tags: #Divinit #Divino #Natura #Perfezione #Sofferenza

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Stendendomi su un prato di rose,

morbose e morbide,

cuscini di natura,

in questa radura,

mi addormento, tra

le dolci foglie.

Gli arbusti pullulano,

di santi uccelli

che cantano inermi,

ed I vermi nuotano

tra le fresche terre

bagnate dalla pioggia.

Dio forgia,

ai nostri occhi,

le più belle orchidee

e silenti esse,

si insinuano nel tuo cuore,

nella tua mente,

ed il presente si addolcisce,

ed il tuo essere pian piano

si banalizza sui melati petali.

Si banalizza?

È così bello assopirsi su questo verde

evitando acerba, la natura spinosa.


Ma io bramo le spine.

Mi voglio stendere sui rovi.

I chiodi son quelli che voglio sentire nella mia pelle

e le fiamme voglio che ardino il mio petto.

La banalità della morbidezza mi ha stancato

voglio morire e vivere sempre di più.

Voglio provare quel dolore che mi rende divino solo al

chiarire del sole, e voglio sbranare la luna che per

sfortuna è distante dai miei denti affamati,

e disperati saranno I passeri che saranno divorati dalla mia

sofferente follia e divinizzante poesia d’orrore.


Voglio morire e vivere e vedere l’alba dei tramonti e tramontare

come marte nel cielo boreale, d’inverno, e d’estate col carro devastare

con le lance che sporgono dalla mia quadriga, tagliare voglio

la spiga di grano della mia vita e sanguinare desidero.

E sidero nella mia notte un fuoco tale da ardere il più gelido dei corpi,

e d’amare.


Stendendomi su un prato di rovi,

morbosi e taglienti, strumenti di natura

e in questa tortura mi addormento tra

le fauci spoglie. Gli arbusti muoiono

tragugitati dai perfetti corvi, e navigano

I vermi nei morti passeri

ghiacciati dalla brina.

Dio forgia, ai nostri cuori, le migliori fiamme

e possenti esse scindono la tua mente, il tuo godere.

Ed il passato si addolcisce, ed il tuo essere celere e rapido

si adorna di saette, e martelli, e croci, e mezze lune, e denaro.

Di alloro? Di perfezione. È terribile divenire dei,

camerati del nostro Signore.

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