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Una storia di SerenaP

Il tempo perduto e ritrovato

se lo puoi sognare, lo puoi fare...però 'e faticà assaje

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7 minuti

Pubblicato il 07 dicembre 2018 in Fantasy

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Amica mia, come stai? Sono anni che non ti vedo, non ti abbraccio e non gusto un pezzo del tuo baccalà con le patate. Ti chiedo scusa. Mi dispiace averti lasciata da sola senza un preavviso ma se avessi saputo quello che mi sarebbe successo ti avrei portata con me. Ricordi le parole di tuo padre? La seconda volta che ci incontrammo mi disse che lo aveva intuito già dall'inizio che Altieri se n’era andato per scelta. Che a volte uno se ne ve va via semplicemente perché lo ritiene giusto. Perché ha bisogno di prendersi un po’ di tempo, acchiapparlo, stringerlo forte prima che questo gli sfugga dalle mani. Capita di dover staccare la spina, di partire, di compiere un passo, il passo che permetta di andare oltre tutto ciò che si è costruito. E probabilmente, amica mia, è proprio ciò che è successo al Maestro quando ci ha lasciate facendoci stare molto male. In quanto a me, beh io il pomeriggio in cui sono scomparsa non ho scelto di compiere un viaggio ma ho viaggiato e basta e ad una velocità così intensa che forse non ci crederai ma è stato come venire al mondo di nuovo. La prima volta in cui mi sono ‘svegliata’ a Cip non sapevo dove mi trovassi, né come mi ci fossi trovata ma soprattutto non avevo la più pallida idea di chi fossi. Avevo perso la memoria e per quanto sforzassi la mente, non vi era traccia alcuna della mia esistenza: mi sentivo impotente. Niente più ricordi della mia infanzia felice, delle mie primavere giovanili, degli studi in Svizzera per diventare scienziato. Niente più odori e sapori della memoria. Niente più dolore per la perdita di mia madre. Non avevo nemmeno più le parole. Mi mancava la voce. Nulla. Dietro di me il nulla. Davanti a me il nulla. Ero persa. Smarrita. Custodivo dentro solo la piacevole sensazione di essere nel posto giusto. In seguito avrei scoperto di essere anche con le persone giuste. La signora Emma e sua figlia Sandra si sono prese cura di me fin dall'inizio, mi hanno dato una casa in cui vivere e mi hanno fatto conoscere non solo la bellezza dei luoghi (ti allego una cartolina del centro storico) ma anche il meraviglioso modo di vivere a Cip. Un modo di vivere tutto empatico basato sull'amicizia, sulla solidarietà e soprattutto sull'estasi delle disuguaglianze. Capisci ora cosa intendo quando dico che sono venuta al mondo di nuovo? Quando Jonas si è presentato a me per la prima volta ho avuto la sensazione di conoscerlo, di aver già visto i suoi occhi azzurri da un’altra parte. Tanto più quando stringendomi la mano si è definito ‘’un artigiano’’. Sebbene, infatti, avessi perso la memoria e non ricordassi più la mia vita, i miei affetti e il mio lavoro prima di finire su Yod, il mio linguaggio era ricco, le parole le associavo alle cose in un modo così naturale che nessuno si capacitava del fatto che fossi smemorata. Io e Jonas siamo diventati amici da subito e da subito mi ha coinvolta nella sua ‘’bottega di sensi’’: un laboratorio in cui entrano idee e da cui escono realtà. Grazie a lui ho trovato un impiego. Ho avuto modo di conoscere le storie di tante persone. Ho incorporato lo stile di vita di Cip, il modo di cooperare insieme agli altri col fine di raggiungere degli obiettivi utili alla collettività e non solo al singolo. Ho imparato il significato del lavoro ben fatto per il quale ci vuole tempo e sempre un perché. Ho conosciuto il loro modo di governare e… Sapessi il modo in cui governano! Mi ci è voluto un bel po’ di tempo prima che io ritrovassi me stessa. Anni di cure, continui smarrimenti e perenni crisi, prima che riuscissi a mettere insieme i pezzetti della mia essenza. Nel mentre, però, mi sono data da fare. Come? Ho iniziato a studiare. A leggere. Leggere tanto. Qui c’è una biblioteca grandissima dove a poco a poco, partendo proprio dallo studio sulla memoria, ho iniziato a scoprirmi. Ho proseguito con la nascita della scrittura come bisogno impellente degli uomini di rapportarsi con i propri simili e anche come abilità che gli consente di differenziarsi dagli animali. Così ho sperimentato l’idea che la se la scrittura rappresenti un’estensione della mano allora la letteratura deve essere per forza l’estensione della scrittura. Mi sono catapultata in essa e ho letto di tutto. Oriana, una ragazzina dolce e determinata, mi ha regalato ‘’L’Orlando’’ di Virginia Woolf e mi ha suggerito, nel caso non volessi ritrovarmi per davvero, di vedere l’omonimo film della regista Sally Potter. E così, mentre il tempo passava io leggevo romanzi, vedevo film, serie tv (ad aprile uscirà l’ultima stagione del trono di spade!!!), recitavo poesie e studiavo la fisica. E più studiavo la fisica e la scienza più mi sentivo attratta, come se una parte di me sapesse che quella era la mia strada. I buchi neri, non così diversi dal buco nero in cui sono finita io. Einstein, Newton, Maxwell, Schrodinger, Clausius, Penrose, Connes, Boltzmann e ancora, ancora, ancora. E poi Rovelli e il suo mettere tutto in discussione e tutto in disordine ne L’Ordine Del Tempo. Ora te lo posso dire? E’ stato lì che mi sono ritrovata. Dopo anni. E ho pianto amica mia. Ho pianto per giorni, notti, settimane, mesi. Ho pianto di rabbia, di frustrazione, di felicità.

Nel momento in cui mi sono ritrovata da subito ho tentato di scervellarmi, ho cercato di andare oltre, di capire perché sono finita in quel buco nero, bianco, rosso, viola... E se il buco nero fosse la Terra? (questo tarlo me l'ha messo in testa Jonas) Domande su domande e poi, i ricordi. I sapori. Gli odori. Mamma Caterina. Mio fratello Mario. Tu. E Mastro Giuseppe che per un po’ di tempo ha colmato il vuoto e la sensazione di non avere mai avuto un padre. E’ passato quasi un anno da quando ho ripreso la memoria, avrei voluto scriverti da subito ma io, Jonas e la nostra squadra abbiamo dovuto sperimentare una macchina capace di collegare Yod alla Terra. Finalmente dopo tanto studio e lavoro ci siamo riusciti. Non è stato facile sai! Non sono nemmeno sicura che ti arriverà la mia lettera dato che questa è la prima volta che la macchina viene messa in funzione, però io sono speranzosa, come lo ero la prima volta che sono venuta a casa tua e del maestro. Non so bene quando sarò di ritorno, credo che il mio viaggio terminerà quando avrò imparato tutto il necessario, nel frattempo stiamo cercando di realizzare anche un mezzo che trasporti le persone da Yod sulla Terra e viceversa, così da poterti far respirare dal vivo tutti i dettagli che non ti ho scritto. E’ un’impresa ardua ma il mio professore di università aveva un mantra che mi ha inculcato molto bene:

‘’Se lo puoi sognare lo puoi fare, però e’ faticà. Assaje’’

Giulia Cara, quando terminerai di leggere questa lettera alza gli occhi e prova a perderti nell’universo. Sono lì, tra le stelle. Da qualche parte.

La tua amica Sofia.

Ps: qua il baccalà con le patate lo chiamano fish and chips, come in America. Non ha lo stesso sapore, sarò che non lo lasciano riposare abbastanza :-)

Pps: Ti voglio bene.



Note dell’autore.

Ho scelto di riscrivere la parte di Novelle Artigiane che più mi ha ispirata utilizzando il racconto in prima persona della lettera. L’ho fatto perché immedesimarmi nei personaggi, farli un po’ miei, mi piace e mi fa sentire autore e attore, allo stesso tempo, del prodotto che sto realizzando. Inoltre, l’Io permette anche al pubblico di catapultarsi direttamente nella storia. Quando si scrive non è solo la mano che scrive, non è solo la mente che partorisce idee: quando si scrive ciò che viene fuori è il frutto di una fusione di corpo e anima. E’ una danza dolce e allo stesso tempo violenta, a ritmo di blues e poi rock e poi musica classica...

e ancora e ancora e ancora.


Ringraziamenti.

Ringrazio la professoressa Maria D’Ambrosio e il professore Vincenzo Moretti.

Ringrazio Carmela, Ferdinando, Mattia.

Ringrazio Aula O.



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