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Una storia di MirianaKuntz

Tu dalla tua parte, ed io dalla mia.

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3 minuti

Pubblicato il 19 febbraio 2021 in Storie d’amore

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Come glielo spiego al mondo che dopo di te ho smesso di credere all’amore. Che non mi pare vero, che due come noi, siano finiti allo sbando, dentro una discarica vecchia, a mangiare rifiuti, da che avevamo caviale e champagne. Che con la forza bruta dei tuoi muscoli, ti sei impegnato a distruggere tutto, e la tua mente analitica, poi ha fatto il resto. Come si fa a raccontare il momento esatto in cui la luce lascia lo spazio maggiore alla notte, e scambiandosi di posto, mi lascia sulla schiena una strana sensazione simile al bagnato, come dopo una nuotata estenuante, tiri fuori il corpo dall’acqua, ti strizzi il costume, ti aggomitoli in un asciugamano che profuma di casa, eppure quando riprendi il posto che avevi lasciato da asciutta, il bagnato ti si infiltra nelle ossa, e ti lascia lì a tremare, anche con trenta gradi all’ombra. Senza di te, è ancora come tremare, col costume addosso, con l’acqua stagna nelle ossa, con l’umidità in mezzo ai capelli, e le parole che non si asciugano nemmeno se cerco di ridargli corpo. Come spiego a me stessa, che c’è da dimenticare, rinsavire, rimodellare il futuro. Io che con le mie mani malandante, riuscivo a malapena a scrivere e lavare i pavimenti, ritrovando la giusta forza solo quando mi paravi davanti la tua testa con troppi capelli. Allora le dita ritrovavano vigore, e ad uno ad uno, i capelli, te li contavo sottovoce, come a rendermi conto di che numero perfetto sostiene quello che sei. C’è che ancora tremo, e ancora quando guardo qualcuno tenersi per mano, mi torna alla mente il modo tenue in cui eravamo noi a tenerci la mano, e come la stessa, era brava a stringere forte le mie resistenze, a scuotere le mie fughe, persino a mettermi paura. Persa in un vortice dove non so se più mi manchi o se la vita ha scelto al posto mio, perché svuotata dai sentimenti, che invece io provavo. Lei è stata brava e cattiva, a volte la ringrazio ed altre la maledico. Ti ha preso e strattonato, ti ha morso e spinto. Ha costruito un muro di cinta tra me e te, rendendoci impossibile l’incontro, rendendo insignificante la pace, mettendo nella tua testa idee malsane che puzzavano di errori, errori che non sarei più stata capace di dimenticare o mettere da parte. Ti ha messo nel letto di un’altra, ti ha immerso in un profumo che non è il mio, ti ha lasciato un altro rossetto sul colletto, ti ha messo lì in piedi davanti a me, mentre sghignazzi mentre dormo o anche quando sono sveglia, tutto il tempo, nella mia testa. E prima che potessi fermarla, o cambiare le cose, il muro è diventato così alto che non sono stata più capace di valicarlo, il letto e il profumo di un’altra, ti sono piaciuti, tanto che ti sei disabituato ai miei baci. Prima che potessi piangere, ti ho visto da lontano ridere di me. Ed io che prendevo lezioni di volo da un aviatore vecchio e simpatico, alla fine ho dismesso le ali, e ho dato fuoco all’ultimo aereo. Tu sei rimasto dalla tua parte, ed io, dalla mia.



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