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Una storia di Atrabile

Teoria Tropicale del Dolore

Memorie di un poeta

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11 minuti

Pubblicato il 14 agosto 2019 in Spiritualità

Tags: #fantascienza #nostalgia #surreale

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17/VIII/2150


Una dolce notte mi osservava mentre sedevo sul ponte a sud della "Neptune XIII", nave turistica che sorvolava in lungo e in largo i cieli dell'intero pianeta, che offriva a ricchi clienti svaghi di ogni sorta e che aveva il grande pregio di raggiungere luoghi lontani e preservati dal contatto diretto della civiltà.

Un'occasione mondana come ce ne sono tante, per confermare il proprio status sociale agli occhi di chi in realtà vede solo specchi di fronte a sé.
Mi trovavo lì come ospite speciale: gli addetti cercavano di organizzare serate tematiche per ogni spedizione turistica, non di rado salotti di intellettuali proponevano temi preparativi per le varie tappe di questa neo-crociera.


Nel pomeriggio avevamo raggiunto l'isola di Tanimpe che sorvolavamo a bassa quota e che sarebbe rimasta sotto i nostri piedi per tutta la notte.

Attendevo questa serata con lo stesso spirito con cui si attende la portata migliore di una cena intima: il capitano della nave, infatti, mio carissimo compagno, era un abile marinaio e anche un fine alchimista e, ogni settimana di una spedizione, ci concedevamo delle chiacchierate sul ponte a sud. Riunioni, queste, che mescolavano aspetti della realtà, di ampio respiro, in un prodotto particolarmente caratterizzato per la potenza con cui si identificava con il preciso evento che aveva avuto luogo.

Quella sera portò con se il suo vino, finalmente maturato, e ci salutammo con un consueto abbraccio.


Mi propose subito un dubbio che lo teneva sveglio per intere notti, visto il suo rigore scientifico non riusciva a distaccarsene senza prima averlo lavorato sotto il caldo Sole, a costo di accendersi come una fiamma quando esso tramontava.

Dapprima il dubbio mi fu posto in chiave, apparentemente, fisica: "Dimmi tu: se io ho tra le mani una biglia di vetro rossa, di un rosso vermiglio profondo come gli occhi della donna che ami in una notte di Luna piena, e di questa biglia io conosco la vita passata, presente e futura, conosco la chimica che la governa e ne conosco il legame intimo con la vita e conosco le leggi della società che la porteranno ad infrangersi su una roccia durante un rito tribale di matrice antichissima. Allora dimmi tu come posso io cogliere, nella biglia, nuovi significati? Come posso io rovesciare, seppur per un solo attimo, il posto di quella biglia nell'Universo? Come posso io ricominciare a studiarla, scoprendo nuove cose?"


Quella domanda mi colpì, forse perché, avendo fatto il poeta per gran parte della mia vita, ero sempre stato abituato a preoccuparmi dell'esatto contrario. La notte potevo osservare significati e forme che al mattino erano completamente sfigurati, sostituiti da ben altre sagome di verità che non riuscivo mai a collegare esplicitamente con le antecedenti. Ero molto più abituato a convivere con questo tipo di metamorfosi.


Nell'introdurmi questo dubbio intanto versava due bicchieri del vino che aveva portato e accendeva la sua inconfondibile pipa. Una leggera brezza mi accarezzò e la Luna, sorta da non molto, illuminava bene l'isola sotto di noi: una distesa immensa di piante tropicali, alcune di queste luminescenti di colori che mai pensavo di poter vedere, uno spettacolo magnifico e così estraneo.


Diedi un sorso dal bicchiere e il gusto di quel vino scuro come il sangue di un piccione, mi inebriò da subito. Iniziai a sentire il pavimento mancare sotto i miei piedi e una sensazione di diffusa leggerezza mi avvolse come in una bolla: i colori erano molto più nitidi e l'odore dell'aria portava sentori dolci di mandorla e cocco. Era evidente l'eccezionalità di quel vino. Un prodotto finale di sapienti lavorazioni di cui non potevo immaginare la profondità e la perfezione.


In quella sensazione di benessere generalizzato, notai che anche il mio amico stava godendo degli effetti del vino, la sua indole di norma taciturna e concentrata, era evoluta rendendolo sereno e interessato a ragionamenti di più ampio respiro.


"Sono sceso dall'albero e adesso ne assaggio i frutti mentre con i piedi nudi riesco a sentire l'erba crescere sotto di me, il movimento della terra: è la stessa sensazione di quando annaspo per l'ossigeno se visito la Luna", disse.


Così ispirato mi illustrò, per ore, i misteriosi collegamenti che ogni oggetto della volta celeste possedeva con l'isola che stavamo sorvolando in quel momento.

Un unicum di relazioni: partendo da una suddivisione molto fitta della realtà il collegamento era evidente, ma fin troppo riduttivo per apprezzarne il mistero, fui così stupito nell'apprendere che i collegamenti persistevano, con la stessa intensità, seppur evolvendo alla velocità delle parole che pronunciava, ad ogni suddivisione meno severa della realtà, fino al momento in cui la terra arrivava a toccare il cielo.


Mi avvertì di non essere troppo suggestionato da ciò: infatti, incalzava, non avevamo ancora scalfito gli aspetti cruciali. Capire questa relazione siamese che incolla il Mondo è sì interessante, ma rappresenta solo il primo gradino di una lunga scalinata.


"La cosa realmente misteriosa, almeno per me, almeno per adesso, è capire il perché profondo dell'evolversi delle relazioni che legano il Mondo al variare del modo in cui decidiamo di osservarlo: se scegliamo i confini dei sistemi così fitti da scendere a livello atomico, infatti, è ovvio osservare che tutto è legato dall'avere la stessa materia, d'altra parte se scegliamo i confini così ampi da non poter distinguere due sistemi diversi in tutto l'Universo, in quel caso la relazione che lega il tutto è il concetto di identità, che il Mondo è sé stesso. Nel mezzo c'è un modo assolutamente non univoco nel muoversi in questo spazio delle scelte dei confini, che per natura della realtà che viviamo è multidimensionale, e per ogni scelta ormai sai che ci sono determinate relazioni che legano ogni sistema. Quello che non ti ho ancora detto è che dal momento che ti muovi in questo spazio dei confini, in cui ogni punto rappresenta una scelta di un modo di osservare il Mondo, anche le relazioni che legano i sistemi si evolvono in maniera specifica, con continuità. Il modo in cui lo fanno è misterioso, ti dicevo appunto, ma rappresenta un passo ulteriore, che non ho ancora pienamente completato."


"Certo che questo tipo di studio andrebbe potenzialmente fatto all'infinito, ad ogni livello di relazioni che vogliamo osservare", dissi meravigliato da ciò che stavo ascoltando.

"Probabilmente sì", rispose subito dopo aver finito l'ultimo goccio di vino rimasto nella bottiglia.


Parlammo per qualche ora, cambiando spesso argomento e alla fine ci congedammo che la Luna era alta in cielo: io rimasi ancora un po' sul ponte osservando l'isola mentre mi distendevo con un tiro di sigaretta.

Ero molto stanco, probabilmente per via degli effetti di quel vino supportati dalle chiacchierate impegnative, tanto che decisi di rimanere a dormire sul ponte: la notte così dolce, con la sua brezza fresca, invogliava questo riposo "in esterna".


Mi svegliò il grido sordo di un tucano, così familiare da non destarmi alcun sospetto iniziale. Aprì gli occhi e con mia enorme sorpresa e inquietudine mi trovavo all'interno di una stanza, completamente costruita in bambù: sui muri erano appese due maschere e svariati quadri, la maggior parte raffiguranti felci dai colori accesi e della frutta adagiata sopra. Mi alzai con uno scatto e uscii velocemente dalla porta che dava direttamente nella foresta: mi trovavo proprio a Tanimpe, che poche ore prima stavo sorvolando e che non sapevo come avevo raggiunto durante la notte. Decisi di aggirarmi lì intorno per capire come procedere per tornare sulla nave. Purtroppo il cielo era poco visibile per via della fitta vegetazione e quindi l'idea migliore era quella di salire in cima al vulcano dell'isola, che le dava il nome, e che si trovava non troppo distante da dove mi ero risvegliato.


Fu un viaggio molto particolare, fatto di diversi incontri singolari, che confermarono l'idea romantica che avevo dell'isola e infittirono il mistero intorno alla vicenda.


Appena iniziata la camminata, proprio lungo il percorso, trovai svariate specie di frutti tropicali, li presi con avidità: visto il caldo e la mancanza di energie che accusavo in tutto il corpo.

Una volta rifocillato, riuscii ad apprezzare la situazione in cui mi trovavo: mi sentivo fortunato.


Camminai per tutta la giornata, in uno stato meditativo, e riuscivo ad essere consapevole del fatto che sarei riuscito a raggiungere, nella notte, la cima del vulcano. I fiori notturni liberavano nell'aria profumi meravigliosi che mi portavano immediatamente oltre i luoghi e i tempi, costruendo un filo diretto con le emozioni.

Sensazioni di amori lontani, da cercare e da vivere, emergevano quiete come bolle sulla superficie di un lago.

Accanto a me, mentre il sole tramontava, potevo osservare una fitta trama di rivoli che portavano un liquido nero verso il vulcano. Non osai toccare quel composto così singolare. Un verso interruppe quel principio di indagine, mi girai di scatto e in lontananza vidi delle figure muoversi: un combattimento aveva luogo poco più lontano da me. Mi avvicinai di soppiatto, ma i versi erano assordanti e avrei giurato che si potessero udire in tutta l'isola. Al centro di una piccola radura, una tigre e un gorilla erano in procinto di combattere: la tigre aveva i denti e le unghie in mostra ed era intenzionata ad attaccare il gorilla, che invece aveva un atteggiamento ben più remissivo e non bellicoso.

Per una decina di secondi, che sembravano minuti, tutto tacque immobile, ma come un incendio divampante, la tigre si scagliò contro il gorilla gettando graffi e morsi. Il gorilla rimase indifferente all'attacco e anzi tentava in ogni modo di stringere la tigre a sé, come se aspettasse il momento di essere a contatto con lei, ad ogni costo.

Bastò poco alla tigre per aprire ferite profondissime lungo la schiena del primate e dopo un blitzkrieg fulmineo si allontanò, a quel punto il ferito rimase seduto mentre sanguinava vistosamente lo stesso liquido nero che avevo visto scorrere nei rivoli poco prima. Ero sbalordito, ma quell'evento altamente simbolico doveva pur significare qualcosa.


Tornai sui miei passi e nella notte, sulle pendici del vulcano silente, circondato da rivoli e sabbia nera, mi voltai per cercare la Luna: la vista della foresta da un punto più alto, con le sue luci dovute alle piante luminescenti, era meravigliosa e la Luna, sorta da non molto, sembrava colorarsi di arancio. Il silenzio del luogo mi suggerì riflessioni e fece nascere echi di sonorità nella mia mente: la continua ricerca di una musica interna ad ogni uomo, dagli albori della specie.


Arrivato in cima, la Luna alta nel cielo, si era ormai tinta di un rosso intenso e profondo.


Il capitano si presentò poco dopo di me in quello stesso luogo, mi spiegò che probabilmente per via del forte effetto del vino avevo perso memoria del fatto che la notte della nostra chiacchierata era tornato da me con la proposta di raggiungere l'isola per farci venire a prendere la notte seguente. Per darmi la possibilità di vivere quel posto magico così come lui aveva fatto molte volte, da solo, ci eravamo dati appuntamento al vulcano sotto la Luna rossa. Capii bene l'importanza che aveva quel luogo e la grande opportunità che dovevo cogliere, per poter finalmente rincorrere libero quei richiami così profondi che sentivo e che riuscivo ad evocare così facilmente in quel luogo.

Comunicai al mio amico il mio desiderio di rimanere lì per un altro po' di tempo, lui sorrise e mi disse che così, al nostro incontro, gli avrei potuto spiegare il segreto per rovesciare l'Universo all'interno di una biglia rossa. Gettò uno sguardo alla Luna e mi salutò.


Durante il mio rientro, nella notte, che sentivo più sicura che mai, riuscii ad individuare poche leggi che avrei dovuto approfondire nel tempo a seguire:


  • Che le relazioni sono un concetto ben più primitivo della nostra specie e di ogni cosa su cui pensiamo di poter imporre il peso di una definizione, siedono sulle nostre spalle miliardi di epoche in cui le relazioni hanno tessuto legami permettendoci di dare un senso, quel senso.
  • Che l'Atrabile e l'Amore sono i potenti mezzi con cui accedere a questo studio profondo dei richiami che ci danno senso come esseri, e che isolati l'uno dall'altro non sono altro che chiamate a cui nessuno risponderà mai. Come il gorilla che si lascia trafiggere dagli artigli della tigre, nonostante il dolore e nonostante il liquor nero che perde dal suo corpo.


Questo è il mondo che mi si dispiega davanti,

un continuo di echi che si sovrappongono,

tra questi trovare le tele che intessono gli amanti,

per cantarne le gioie e le malinconie.


Seppur di un'infinità di aspetti le nostre vite sono costellate,

è perché di un'infinità di sapori abbiamo vestito questi due:

Amore e malinconia hanno costruito Roma.

Henri Rousseau
Henri Rousseau

"A lungo durerà il mio viaggio

e lunga è la via da percorrere.

Uscii sul mio carro ai primi albori
dei giorno, e proseguii il mio viaggio
attraverso i deserti dei mondo
lasciai la mia traccia
su molte stelle e pianeti.

Sono le vie più remote
che portano più vicino a te stesso;
è con lo studio più arduo che si ottiene
la semplicità d'una melodia.

Il viandante deve bussare
a molte porte straniere
per arrivare alla sua,
e bisogna viaggiare
per tutti i mondi esteriori
per giungere infine al sacrario
più segreto all'interno del cuore.

I miei occhi vagarono lontano
prima che li chiudessi dicendo:
«Eccoti!»

Il grido e la domanda: «Dove?»
si sciolgono nelle lacrime
di mille fiumi e inondano il mondo
con la certezza: «Io sono!»"

Tagore


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